'ASPETTANDO L'ALBA' di Emma Bianchi


*Attenzione! La lettura di questo racconto è consigliata ad un pubblico adulto.*


Bombay, 1927

La luce del sole la colpì come un pugno allo stomaco.
Era arrivata.
Il caldo, appiccicoso e pesante, le mozzò il respiro appena uscita dalla cabina. Si massaggiò le tempie con due dita, nel tentativo di alleviare il cerchio di dolore che le impediva persino di respirare in modo regolare. La testa le era diventata improvvisamente di piombo, le gambe molli e le palpebre pesanti. Per un attimo, uno soltanto, si chiese cosa diavolo ci facesse lì e perché mai avesse deciso di porre un intero continente fra sé e l’unico posto al mondo che aveva imparato a considerare casa.
Silenziosamente, ma con un certo trasporto, si diede della stupida.
Sarebbe stata davvero una sciocca e ingenua ragazzina se, proprio ad un passo dalla meta, avesse permesso ai rimorsi di tormentarla. Magari più tardi. Magari nel buio delle sue notti solitarie. Ma certo non in quel momento. Si era imbarcata, letteralmente e in piena coscienza, in un’impresa che non pochi avrebbero esitato a definire azzardata e adesso le pareva un po’ troppo tardi per qualsiasi tipo di ripensamento.
Una lieve sensazione di vertigine si impadronì  allora di lei, offuscandole per qualche istante la vista. Barcollò all’indietro, cercando di ritrovare l’equilibrio e una calma che, francamente, non credeva più di possedere. Dubitava in realtà di averla mai posseduta. Probabilmente la fredda risolutezza che aveva ostentato, fin dalla partenza dal porto di Tilbury Docks, non era stata che una delle tante maschere indossate della disperazione. Una disperazione, nel suo caso, tetra e umida. Proprio come erano state le interminabili giornate londinesi degli ultimi tre anni della sua esistenza.
Una disperazione acuminata, prepotente, implacabile. Una disperazione spietata. Ma lei aveva promesso a se stessa di esserlo di più. E ci era quasi riuscita.
Quei pensieri cupi rispolverarono ricordi ormai creduti sepolti che, a loro volta, acuirono il dolore al centro del suo petto. Scosse la testa con decisione. Ancora una volta, non era quello il momento per lasciarsi andare. Doveva aspettare o sarebbe andata in pezzi.
Si costrinse a raddrizzare la schiena, cacciando via quel miscuglio confuso di emozioni.
Mosse qualche passo in direzione del ponte della nave mentre inconsciamente le sue mani correvano a sistemare la tesa dell’elegante cappellino di paglia. Un gesto automatico per una donna che era stata educata, fin da bambina, ad essere sempre e comunque impeccabile. Una vera signora con tanto di espressione languida e caviglie sottili. E, nonostante tutto, si ritrovò comunque vergognosamente impreparata ad accogliere lo scenario che le si presentò alla vista.
Sbatté le palpebre e spalancò gli occhi, ammutolita.
L’India era davanti a lei, immensa e sterminata. Pulsante, viva, reale.
Un tesoro ritrovato, il primo alito dell’autunno, la neve fresca, la rugiada sui prati, il canto delle onde. Era tutto questo e molto di più.
Era come l’anima di un uomo messa a nudo, appena bagnata dalla pioggia.
E lei, come la vide, se ne innamorò perdutamente.
Pareva non avere confini. Pareva essere sempre esistita da qualche parte nel suo cuore, nella sua mente e non capiva come potesse essersene accorta solo in quel momento.
Lasciò che la travolgesse e, avida, prese tutto quello che aveva da offrire.
Un caleidoscopio di colori, intensi e vibranti, riempivano l’orizzonte fin dove era possibile spingere lo sguardo. Ne rimase incantata. Sembravano sciami di farfalle impazzite, bolle di sapone che esplodevano ad ogni angolo spargendo luce. Era qualcosa di indescrivibile.
A terra, i suoi sensi furono completamente assorbiti dal mondo che la circondava.
C’era vita ovunque. Negli splendidi sari delle donne indiane; nelle grida gioiose dei bambini, poveri, sporchi e coperti di stracci; nella polvere che si sollevava ad ogni scalpito di piedi.
Una voce gentile e dal tono basso si intromise in quel caos di suoni e odori, distraendola e riportandola alla realtà.
- Lady Winston? - Si percepiva appena una nota di incertezza in essa.
Delia voltò il capo. Un giovane indiano, dagli straordinari occhi neri, aspettava nel bel mezzo della strada mentre l’ultimo dei suoi bagagli veniva scaricato accanto a lei. Le sorrise e i suoi splendidi denti bianchi crearono un contrasto perfetto con la carnagione scura. Ricambiò con la stessa timida cortesia, stringendo a sé la borsetta. Ancora stordita, spostò lo sguardo verso il cielo e tirò un sospiro che era insieme di sollievo e stanchezza.
D’improvviso sentiva una gran voglia di ridere, di urlare e allargare le braccia al cielo perché nonostante la paura, sentiva di essere un po’ più libera. Un po’ più saggia. Le catene erano ancora ai suoi polsi, ma non erano più così strette, né così pesanti. Nulla poteva fermarla ormai.
- In persona - rispose.


Il club, a quell’ora del mattino, era sempre affollato. Quel giorno, in particolare, vedeva la presenza di un nutrito gruppo di ufficiali dell’esercito britannico in licenza ed evidentemente decisi a non sprecarne neppure un minuto.
Aidan sorseggiò il suo brandy e con aria annoiata diede un’occhiata in giro.
Falsi sorrisi, piani meschini, pregiudizi, tracolli finanziari imminenti, ottusità. Ecco quello che vedeva riflesso sui volti della più alta società inglese di Bombay. Un palcoscenico che cadeva a pezzi, popolato da vecchie marionette che parevano uscite dai peggiori incubi dei bambini.
Nient’altro che un misero cumulo di bugie.
Forse era tempo di cambiare.
Per mesi aveva relegato quell’idea in un angolo della sua mente ma adesso … adesso sentiva di non poter più andare avanti in quel modo. La sua vita era diventata un meccanico susseguirsi di eventi insignificanti che, tuttavia, gli rubavano giorni e ore preziosi. Non li avrebbe riavuti indietro.
Si stava lasciando sfuggire qualcosa e ne era dolorosamente consapevole.
Anche la sua presenza a Bombay non aveva più  alcun motivo d’essere.
La situazione stava cambiando in India. Il vento portava promesse e speranze nuove, mai sentite prime.
Aidan, come molti altri, sentiva giorno dopo giorno le fondamenta del grande Impero Britannico sfaldarsi e scricchiolare. Non aveva dubbi che, prima o poi, tutto sarebbe vergognosamente crollato. E, più di molti altri, credeva che questo sarebbe accaduto prima di quanto si potesse pensare.
Si, era tempo di cambiare.
- Milord? -
Uno dei camerieri si era avvicinato silenziosamente, tanto che Aidan rischiò quasi di macchiare la camicia inamidata con qualche goccia di liquore. Gli fece un breve cenno col capo e quello continuo: - Una signora aspetta di essere ricevuta -
Inarcò un sopracciglio - Ha lasciato un nome? -
- No, Milord. Ha detto che non era fondamentale -
Ancora più perplesso disse al cameriere di lasciarla passare.
Era curioso. Non riusciva a immaginare di quale signora si potesse trattare. In linea di massima non aveva rapporti con le donne inglesi del posto, perché si trattava quasi sempre della moglie o della figlia di un conoscente. Ed Aidan non provava alcun piacere nel sedurre moglie annoiate o figlie viziate con niente di meglio da fare che riempire i pomeriggi fra un the e l’altro. Aveva avuto una o due amanti indiane ma erano stati tutti degli incontri occasionali, dalla durata limitata. Non aveva voglia di intraprendere relazioni prolungate, gli bastava soddisfare velocemente quelle necessità che non poteva ignorare a lungo. Il desiderio del corpo di un altro essere umano accanto al suo, la notte, quando era più difficile sopportare la solitudine; il bisogno di colmare quel freddo vuoto che sentiva crescere dentro di sé; la necessità di dimenticare quello che non poteva essere dimenticato.
C’era solo una donna al mondo di cui gli fosse mai importato qualcosa e, ironicamente, era anche l’unica ad odiarlo con un’intensità tale da spezzargli il cuore. Ma quella donna era lontana miglia e miglia e soprattutto, non era più sua.
Anche se l’aveva sposata.
Nell’attesa prese il giornale dal tavolino accanto alla poltrona e cominciò a sfogliarlo facendo finta di leggere. Si trovava in una piccola saletta privata contigua alla Hall del Club, vicino all’ampio terrazzo dell’edificio. Un luogo tranquillo che, attraverso le porte aperte, gli permetteva tuttavia di controllare la situazione. Poteva sentire il suono secco dei tacchi della sconosciuta avvicinarsi sempre più. Poteva sentire il suo profumo spargersi lentamente nell’aria quando, poco dopo, la donna fece il suo ingresso nella saletta. Era un profumo costoso.
Il profumo di una donna abituata ad avere tutto e a non chiedere nulla.
- Avrei scommesso metà del mio guardaroba, compreso il mio vestito di chiffon verde, che vi avrei trovato qui, Lord Winston e Dio solo sa quanto tenga a quel vestito -
Punteggiato da un reticolo di minuscole lentiggini, il viso che Aidan si ritrovò a fissare, con stupore,  era il viso che per anni aveva perseguitato le sue notti. La voce era quella che tormentava i suoi momenti di veglia. Ed appartenevano entrambi alla sola donna al mondo capace di piegarlo, confonderlo, incantarlo.
La sola che contasse per lui.
Alzandosi con un unico fluido movimento, rimase a fissarla da lontano.
- Delia - disse soltanto. In quella parola era racchiuso un guscio di sofferenza e spasmodica attesa. Attesa che non si era mai reso conto di provare.
Lei sorrise ma era un sorriso che non arrivava agli occhi, a quegli splendidi occhi castani impreziositi da migliaia di pagliuzze dorate.
- Oh, molto bene - esordì allegramente - È già un grande passo in avanti che dopo tutti questi anni ricordiate ancora il mio nome, Winston. Riuscite sempre a stupirmi. Anche perché, se la memoria non mi inganna, avevate problemi a ricordarlo anche all’epoca -
Quel torrente di parole lo investì in pochi attimi ma Aidan quasi non se ne accorse, perché era ancora impegnato a guardarla. Era piccola e magra, più magra di quanto ricordasse. Le tracce dell’adolescenza erano completamente sparite. I lineamenti del viso e le curve del corpo rivelavano una donna adesso. Voleva riuscire a catturare in un solo sguardo tutti i particolari di lei: dalla sfumatura rosa delle guance ai bottoni di madreperla della camicetta che indossava.
Quella che aveva davanti non assomigliava affatto alla timida creatura dallo sguardo spaventato che tre anni prima era stato costretto a condurre fino all’altare. Le innocenti trecce erano sparite, così come gli anonimi e del tutto ordinari abiti dai colori spenti, sostituiti entrambi da un irriverente caschetto di capelli neri e da un minuscolo quanto raffinato completo di mussola bianca, confezionato certamente su misura. Ma non era solo l’aspetto esteriore ad aver subito una radicale trasformazione. Qualcosa di indecifrabile, inafferrabile e oscuro aveva preso il posto della dolcezza nei suoi occhi. Qualcosa che assomigliava terribilmente al dolore.
Quando era arrivata? E perché lui non ne aveva saputo nulla?
- Vi starete sicuramente chiedendo il motivo della mia presenza qui e ancor di più, il motivo che vi ha permesso di rimanere all’oscuro del mio viaggio -
Un silenzio imbarazzate si intromise fra loro, costringendoli a fronteggiarsi per la prima volta dopo troppo tempo. Alla fine fu Aidan a spezzarlo.
- In effetti è proprio quello che mi stavo domandando -
Sedette e con un gesto che apparve molto più  brusco di quel che era in realtà, la invitò a fare altrettanto.
Delia non accolse l’invito, ai suoi occhi più simile ad un ordine, e lo ignorò dandolo chiaramente a vedere. Si scambiarono una lunga occhiata, occhi chiari contro occhi scuri. Alla fine, stanca di quel gioco, decise di andare subito al dunque. Non aveva tempo da perdere.
- Non temete - iniziò - Non la farò lunga. Meglio sbrigare subito questa faccenda -
Aidan non la interruppe.
La sua schiettezza, il modo diretto con cui si rapportava con le persone e col mondo in generale senza mai curarsi della posizione di chi aveva di fronte, l’aveva sempre irritato e insieme affascinato. Aveva temuto quel carattere aperto e sincero, tanto diverso dal suo, fin dal primo momento. Aidan era stato educato secondo rigidi principi di forma e morale. La ragione guidava la sua mente, il calcolo disegnava i suoi piani. Non c’era posto per altro.
- È bastato poco per nascondere ai vostri amministratori i miei progetti di partenza per l’India - disse Delia non nascondendo una certa nota di autocompiacimento nella voce - Giusto qualche accortezza da parte mia e un po’di sana imbecillità da parte loro. Come si dice, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, no? Non hanno sospettato neppure per un minuto quali fossero i miei piani e probabilmente, a quest’ora, saranno ancora occupati a cercarmi per tutta Winston House. Per il resto, è stato sufficiente tenere la bocca chiusa e spedire le vostre sorelle in Scozia per un breve soggiorno dalle zie. Ho fatto quasi più fatica a scegliere cosa mettere in valigia nonostante tutto -
Delia fissò il marito, cercando di mascherare il disagio che la sua presenza le metteva addosso.
Se ne stava seduto, apparentemente tranquillo come se nulla stesse succedendo e non sembrava minimamente toccato dal suo racconto. Un ciuffo di capelli chiarissimi gli ricadeva sulla fronte alta e ben delineata. La mascella era decisa, i tratti del viso scolpiti,  il naso un po’ storto alla radice. Non era bello nel senso classico del termine. C’era troppo carattere in quei lineamenti. Ma era un uomo  affascinante, il genere di uomo capace di convincere qualsiasi donna ad alzarsi le sottane con un semplice sguardo.
- Beh, non avete nulla da dire? - domandò irritata.
- Avrei molto da dire ma confesso di avere qualche indecisione a proposito del dove iniziare -
Lei rise, inclinando leggermente il capo. Il collo, lungo e pallido, era arrossato appena dal caldo insopportabile di quella mattina. Aggraziato e sinuoso, una vera opera d’arte si ritrovò a pensare lui. Un velo di lucido sudore ricopriva la pelle dalla base dell’orecchio fin sotto la linea sottile delle clavicole. Aidan non osò distogliere lo sguardo. Era così bella, così dannatamente bella. E vicina, troppo vicina. Non riusciva ancora a credere che gli sarebbe bastato allungare la mano per sfiorare la sua, per sentire la consistenza della sua pelle, la vita che vi scorreva al di sotto.
Per toccarla finalmente dopo aver soltanto sognato di farlo. Ma non l’avrebbe fatto.
Lottò con tutta la ferocia di cui era capace per rimanere seduto.
- Ho sempre trovato divertente questa abitudine tutta inglese di dire tutto e nulla nella stessa frase. Divertente ed esasperante a dir il vero - continuò Delia, più per tranquillizzare se stessa che altro.
Con movimenti lenti e studiati aprì la borsetta in cerca del suo astuccio delle sigarette.
Aidan non sopportava le donne che fumavano. E ancora meno quelle che lo facevano in pubblico.
Delia inspirò e gettando indietro la testa espirò voluttuosamente il fumo dalla bocca.
Lui non le staccò gli occhi di dosso neppure per un instante.
Era infastidito, lo percepiva ma percepiva anche qualcos’altro. Un’energia nascosta, una volontà implacabile sembrava scorrergli nelle vene. Nonostante la freddezza, che esibiva con tanta presunzione, Delia aveva sempre intuito che in lui quella fosse soltanto una facciata.
Un modo per tenersi al sicuro. Per proteggersi.
Durante i primi tempi del loro matrimonio, quando era ancora una timida e ingenua ragazzina infatuata dell’affascinante e aristocratico marito inglese, era stata decisa a non perdersi neppure uno dei suoi gesti, neppure una delle sue parole. Lo osservava di nascosto infilarsi la camicia e annodarsi la cravatta, all’alba, fingendo di dormire dopo che era venuto a trovarla la notte; a tavola, lo spiava mentre sorseggiava il caffè e sfogliava le pagine del giornale; a letto rimaneva alzata quasi per tutta la notte soltanto per guardare il ritmo del suo respiro.
L’aveva adorato e ne aveva pagato il prezzo.
Lo vide inarcare impercettibilmente un sopracciglio biondo e perfetto.
- Quasi come la tremenda abitudine, tutta americana, di esprimere la propria opinione indipendentemente dal luogo e dalla circostanza -
Delia serrò le labbra in un sorriso che aveva ben poco di un sorriso e molto di una sfida.
- Inconcepibile per un inglese - disse - me ne rendo conto. Siete così bravi ad offendervi a vicenda con i modi più cortesi da non avere bisogno di ricorrere ad altro -
- Se avevate tanta voglia di usare quella vostra bella lingua affilata non avevate bisogno di percorrere tutti questi chilometri -
Gli occhi di Delia si ridussero a due fessure mentre quelli di lui continuarono a fissarla con raggelante impassibilità.
- Avete proprio ragione. Non sono certa venuta fin qui per accertarmi della vostra salute –
- In effetti, madame, il motivo della vostra presenza qui continua a sfuggirmi. Potreste gentilmente illuminarmi? - L’ironia delle sue parole era pacata ma non per questo meno tagliente.
Delia trasse un profondo respiro e nel silenzio della sua anima lanciò una preghiera al cielo.
- Voglio il divorzio - disse.
La sua espressione non cambiò. Nessuna emozione, nessuno scatto.
Solo freddo. Freddo e ghiaccio, come quello che sentiva dentro di sé. Attese impaziente ma lui continuò a fissarla con la più garbata delle attenzioni.
- No -
Delia sbatté le palpebre. - Cosa avete detto? -
- Ho detto no, signora e con questo ritengo chiusa la questione -


Seduta sul letto, con le mani strette a pugno e poggiate sul grembo, Delia si sentiva ancora avvampare per l’indignazione. Aidan non l’aveva neppure ascoltata. Si era limitato a trascinarla via dal club, rinchiuderla nella sua grande e lussuosa dimora di Bombay e ignorarla per il resto del giorno. Quando finalmente udì dei passi risuonare nell’altra stanza, aveva ormai le idee più che chiare. Stava fissando il pavimento e non lo vide entrare. Doveva rimanere calma.
La voce alla sue spalle fu più che sufficiente a confermarle quanto sapeva già.
- Rimarrete qui il tempo necessario e quando sarà possibile, vi metterò sulla prima nave diretta in Inghilterra -
A quelle parole, pronunciate con tanta indifferenza, Delia reagì alzandosi di scatto. Lo squadrò furiosa e dirigendosi verso l’elegante comò beige, afferrò il primo oggetto che le capitò fra le mani
Aidan si scansò appena in tempo.
Il raffinato vaso di porcellana si infranse sul muro a pochi centimetri dalla sua testa.
- Siete forse impazzita? - chiese lui, imperturbabile.
- No - disse lei - Voi lo siete se pensate di potermi trattare come uno dei vostri tanti “impegni”, da risolvere il prima possibile e nel modo più conveniente. L’avete fatto una volta ed io ho giurato a me stessa che non ve l’avrei permesso una seconda. Non mi importa di sapere cosa pensiate. Me ne andrò subito, con tutta l’intenzione di non mettere più piede in questa casa o in qualunque altro luogo di vostra proprietà. Otterrò il divorzio e me ne infischio di quanto mi costerà. Vi avverto, non c’è niente che possiate dire o fare per fermarmi. Addio. -
Fece per andare verso la porta ma lui glielo impedì  bloccandola per un braccio.
- Voi non andrete proprio da nessuna parta - sibilò, tanto vicino da sfiorarle il viso – a costo di legarvi al letto -
Delia provò a liberarsi, offesa e infuriata allo stesso tempo - Provateci - lo sfidò.
Una luce bellicosa le brillava negli occhi. Una luce ribelle che Aidan non aveva mai visto.
- Siete molto cambiata - disse invece lui.
- Vi sbagliate - gli ringhiò contro - Sono sempre la stessa -
Quando gli occhi di lui, due pozze di ghiaccio, si posarono su di lei, l’interno universo parve vacillare. La stava guardando con un’intensità che la lasciava nuda, vulnerabile.
- Voi non mi amate, non mi avete mai amato. Lasciatemi andare e continuate la vostra vita -
Non le rispose. Erano distanti soltanto pochi centimetri, poco più di un soffio.
All’improvviso Aidan la prese per il bavero della camicia e la spinse buttandola sul letto.
Rapido, prima che lei potesse reagire, con una mano le bloccò le braccia sopra la testa.
Le dita dell’altra risalirono fino all’orlo della gonna, insinuandosi sotto di essa, sfiorando le cosce pallide e snelle. Delia si agitò, cercando di spingerle vie ma la presa di lui si fece d’acciaio.
- Non potevi davvero pensare di provocarmi e non subirne le conseguenze –
Le prese il mento fra le dita e la costrinse a guardarlo.
L’azzurro di quegli occhi, così puro, era accecante. Il suo sguardo era magnetico, duro, quasi crudele. Non poteva nascondersi, non poteva scappare. Era in trappola.
Delia si irrigidì ma quando la lingua di lui scese sulle sue labbra capì di non poter fingere ancora per molto. Con lentezza e maniacale precisione Aidan prese a seguirne il contorno, assaporando il loro gusto dolce e salato. Un turbine di sensazioni dirompenti si impadronì di lei, scuotendola con forza. Come se una semplice scintilla si fosse immediatamente trasformata in un incendio.
Stava bruciando.
Delia dischiuse le labbra e lui subito ne approfittò per invadere la dolce cavità della sua bocca. Con le mani ancora bloccate sopra la testa, lei lottò per resistere all’attacco ma presto quel bacio divenne qualcosa di più. Aidan sembrava divorarla, lasciandole appena il tempo per respirare.
Il suo profumo era inebriante e avvolgeva Delia in una nuvola di calore e piacere.
Una parte di lei voleva ancora fuggire ma un’altra parte pregava per rimanere. Temeva che la seconda stesse per prendere il sopravvento. Non poteva permetterlo.
Si divincolò sotto il suo peso e quando lui non accennò a spostarsi gli morse il labbro più forte di quel che avrebbe voluto. Lui si fermò, sorpreso. Delia fissò affascinata il rosso che emergeva dalla carne tenera. L’espressione confusa del marito fece esplodere un’eccitazione incontrollabile dentro di lei. Senza quasi rendersene conto, sollevò il visto e leccò quel liquido dal sapore metallico.
Riscuotendosi dall’immobilità, Aidan la spinse rudemente di nuovo indietro sui cuscini.
Con uno sguardo impenetrabile, la fissò per qualche istante. Poi, da un cassetto del comodino, tirò fuori una lunga sciarpa di seta. Si guardarono in silenzio, un silenzio estremamente denso.
Aidan le lasciò liberi i polsi e in quell’istante Delia capì di essere stata posta di fronte ad una scelta. Poteva andarsene, ottenere quello per cui era venuta e non tornare mai più. Poteva dimenticare anni di umiliazione e abbandono e rifarsi una vita. Oppure poteva rimanere. Rimanere e scegliere ancora una volta di riporre la propria fiducia nelle mani dell’unico uomo per il quale avrebbe rischiato tutto. Non disse niente ma lui capì e dopo averla legata alle sbarre del letto, tornò da Delia.
Premette il corpo contro quello morbido e accogliente di lei, soffocando le sue grida con un bacio che sembrava una punizione. Con un ginocchio le allargò le gambe. La sua mano scivolò sotto i mutandoni di seta, muovendosi con deliberata lentezza. Sfiorò la pelle all’interno della coscia, lasciando correre i polpastrelli per tutta la sua lunghezza. Delia fu scossa da un brivido.
- Fidati di me - le sussurrò contro il collo.
Cos’altro potrei fare?
La sua mano si posò a coppa sul suo seno e lo strinse con forza, strappandole un gemito.
Delia sentì i bottoni della camicetta staccarsi con un suono secco mentre Aidan lacerava l’impalpabile tessuto con una facilità disarmante. L’aria fresca le sfiorò la pelle bollente.
Lo sentì chinarsi su di lei e baciare ogni singola costola, spingendosi giù fino al ventre e ai fianchi stretti. Quando la sua bocca si avvicinò finalmente ad uno dei capezzoli doloranti, Delia trattenne il respiro. La lingua di lui saettò sulla pelle ruvida e contratta, lasciando una lieve scia di saliva.
Un calore liquido si diffuse in lei. Nelle braccia, nella gambe, al centro della sua femminilità. Ovunque lui la toccasse.
Era come essere in balia delle onde nel bel mezzo di una tempesta.
Delia si sentiva sommergere dalle sensazioni.
Si sentiva annegare.
Le abbassò la gonna e la biancheria con un unico gesto e glieli fece scivolare lentamente lungo le gambe.
Delia osservò quelle mani abbronzate e ruvide accompagnare il tessuto con movimenti calcolati, posati, privi di fretta. Aidan cercò il suo sguardo ma Delia chiuse gli occhi.
Legata, non aveva altro punto di riferimento che lui. Il suo tocco, il suo odore muschiato, di tabacco e di brandy. Aidan. Solo Aidan.
- Delia - sussurrò lui, chinandosi fra le sue gambe - Mia bellissima moglie. Apriti per me. -
Con i palmi le spalancò le cosce umide e facendoli poi scivolare sotto le natiche, la sollevò verso la sua bocca. Si preparava a banchettare. A dissetarsi del succo della sua passione. Delia, a quel pensiero, sentì i muscoli interni contrarsi in uno spasmo incontrollato e un rivolo di liquido caldo stillare da lei. L’alito di Aidan soffiava a pochi centimetri dalla sua apertura segreta e la costringeva ad uno sforzo enorme per impedire ai fianchi di andargli incontro.
Aidan depose una scia di piccoli baci all’interno di ogni coscia. Quel contatto le procurava un delizioso tormento. Delia ansimò. Doveva sentire quella labbra posarsi al centro del suo essere o sarebbe morta.
Lui allargò con le dita le labbra gonfie, e come una conchiglia, rivelò la perla che nascondevano.
Le sue labbra si chiusero attorno a quel piccolo fascio di carne e cominciarono a succhiarlo delicatamente, come un filo d’erba d’estate.
Delia lanciò un grido, strattonando quella corda di fortuna che le teneva immobilizzate le mani. Voleva spingere quella testa bionda contro il proprio sesso dai riccioli scuri e umidi, alleviare la tensione che l’attanagliava e soddisfare quella brama che non riusciva a controllare più.
 - Come puoi pensare di poter vivere senza di me quando ti riesce così facile abbandonarti a me? – le parole di Aidan furono come fuoco su altro fuoco.
Quando si allontanò per liberarsi anche dei vestiti, Delia sentì un freddo straziante.
Lo vide sfilarsi la camicia, rivelando un possente torace ricoperto da una fitta peluria chiara.
Lo sguardo di lei scese in basso, verso la grossa protuberanza all’altezza del cavallo del pantaloni. Senza rendersene conto, si leccò le labbra.
Il membro di lui svettava fiero e puntava direttamente verso di lei.
Aidan si avvicinò al letto in poche, grandi falcate. Delia cercò di sollevarsi e riuscì a posizionarsi in modo che la sua bocca fosse soltanto a pochi centimetri dalla punta del membro.
Con un ginocchio poggiato alla sua destra e un altro alla sua sinistra, Aidan la sovrastava.
Prendendola per i capelli, la spinse verso di lui.
Delia lo accolse con gioia nella propria bocca. Lo sentì gemere e nonostante fosse legata e impossibilitata a toccarlo, fu invasa da un grande senso di potenza.
Rilassò i muscoli e lo prese per tutta la sua lunghezza ma Aidan si tirò immediatamente indietro, ansimando. Non poteva perdere un minuto di più.
Scivolò fra le sue cosce spalancate.
Delia vide la grossa punta del suo pene, gonfia e pulsante, accarezzare delicatamente su e giù la vulva spalancata. Ad ogni passaggio sfiorava il clitoride terribilmente esposto, strappandole piccoli gemiti disperati.
Erano carne contro carne adesso.
Quando finalmente la prese le sembrò di essere nata proprio per quello.
Aidan entrò in lei con un’unica spinta. Scivolò  dentro il dolce canale facilmente, riempiendolo all’istante. Acciaio rivestito di velluto.
Trattenne il fiato e incrociò il suo sguardo velato.
Non era gentile, né tenero. Ma, in una frazione di secondo, Delia comprese che non era questo quello che voleva, quello che aveva cercato. Non desiderava la gentilezza ma l’audacia. Non bramava tenere carezze ma un tocco ardente che potesse risvegliarla.
Passione. Fuoco. Tormento. Ecco cosa voleva.
Delia sussultò sentendosi totalmente e completamente posseduta.
Le mani di Aidan l’afferrarono saldamente per i fianchi e le imposero un ritmo lento e cadenzato.
Era stretta. Deliziosamente stretta. Calda come l’inferno e bagnata come nessuna donna era mai stata per lui. Si ritirò  da lei quasi del tutto per poi tornare a penetrarla con un’altra spinta selvaggia.
Un singhiozzo sfuggì dalle labbra socchiuse di Delia mentre arcuava la schiena per sentirlo ancora più in profondità. Ancora più intensamente.
Aidan la tenne ferma sotto di lui, inchiodata al materasso dal suo membro in una posizione che costringeva Delia a fissarlo dritto negli occhi.
Sentiva le carni tenere e incandescenti di lei tendersi per accoglierlo, contrarsi violentemente per trattenerlo, desiderarlo ad ogni affondo sempre di più.
Insieme si spinsero sempre più in alto.
Non erano più due estranei ma due anime smarrite che si ritrovavano. Videro riflesso negli occhi dell’altro l’amore negato, lo sentirono scorrere fra i loro corpi uniti e lo avvertirono esplodere in un’estasi senza nome.
In passato, non avevano avuto fiducia in quel sentimento, troppo fragile per essere lasciato solo a se stesso, troppo indifeso. Lui non aveva lottato e lei si era arresa fin troppo presto.
Quanto erano stati codardi e orgogliosi e arroganti. Adesso Delia capiva.
Nessun uomo al mondo poteva prendere, nel suo cuore, il posto di quel marito così freddo e scostante e così adorabilmente imperfetto.
Rimasero in silenzio per un tempo indefinito, ascoltando il rumore del vento.
- E adesso che facciamo? - chiese Delia, sollevando appena il viso dall’incavo della sua spalla.
Lui abbassò la guardò e avvicinandola a sé, la strinse come se non la volesse più lasciare andare.
- Aspettiamo l’alba - le sussurrò tra i capelli.
E così fecero.

FINE


CHI E' L'AUTRICE
EMMA BIANCHI è lo pseudonimo sotto cui si nasconde una giovane scrittrice siciliana, Alessia Lo Bianco, che le lettrici del blog già conoscono per le sue diverse fortunate partecipazioni a diverse rassegne di racconti. Studentessa universitaria a pieno ritmo, coltiva la passione per la lettura e i libri fin da quando le fu regalato il primo romanzo. Da allora non si è più fermata e alla naturale propensione alle lettura ha visto subentrare l’inevitabile conseguente passione per la scrittura. 


TI E' PIACIUTO ASPETTANDO L'ALBA? COSA NE PENSI? LASCIA UN COMMENTO.

11 commenti:

  1. Cassandra Rocca22/11/12, 08:43

    Scritto bene ed elegante. Sensuale più che erotico, e per me è un pregio!
    Complimenti!
    Cassie

    RispondiElimina
  2. Complimenti!!
    Esotico e sensuale...personaggi ben caratterizzati (che promettono bene per un futuro romanzo, e scrittura fluida e molto piacevole !!
    Brava!!
    Juliet

    RispondiElimina
  3. Cristina M22/11/12, 11:27

    Bello, coinvolgente. Erotico e sensuale quanto basta.
    Brava!

    RispondiElimina
  4. Mi spiace ma mi ha lasciata con un senso di aspettativa insoddisfatta. Complimenti per il talento, ma l'ho trovato poco erotico, sensuale solo nella parte "fisica". Forse era impostato per essere un lavoro molto più lungo...

    Libera

    RispondiElimina
  5. Bello, bello, bello..come piace a me
    Erotismo elegante e sensualità.
    Complimenti.
    PATTY

    RispondiElimina
  6. Nonostante sia un racconto breve la storia mi è piaciuta molto ho trovato la giusta dose di erotismo e sensualità, leggerei molto volentieri il seguito. Complimenti a Emma.

    RispondiElimina
  7. Bello finora è il racconto che mi è piaciuto di più.Peccato fosse corto,leggerei volentieri il seguito.
    Pelly

    RispondiElimina
  8. Concordo con chi mi ha preceduta, nn è un vero e proprio racconto erotico, però è talmente sensuale, l'attrazione sessuale tra i due protagonisti è così potente da risultare ugualmente molto intenso.
    Incantevole e romantico il significato letterario e metaforico del finale, prosa inusuale, sciolta e raffinata al contempo.

    RispondiElimina
  9. Come prima cosa vorrei ringraziare tutte voi per aver trovato il tempo e la pazienza di leggere e commentare il mio racconto. Grazie!

    In realtà il racconto non è nato per trasformarsi in un lavoro più lungo; è nato piuttosto, come spesso mi succede, da una sorta di idea-sensazione. La prima cosa che ho immaginato, infatti, è stato il legame fra i due protagonisti, l'emozione alla base del loro rapporto. Forse proprio per questo la parte erotic nel racconto è piuttosto minima e compare solo alla fine. Volevo più che altro descrivere una sorta di tensione amorosa/sessuale. Volevo raccontare una storia, per quanto possibile. L'ambientazione e il resto sono venuti da sè in seguito, ispirati dalla visione di un film "Il Velo Dipinto" e dalla lettura di un historical romance che mi ha molto colpita "Not quite a husband" di Sherry Thomas.
    Purtroppo il limite di battute mi ha impedito di continuare, costringendomi a lasciare in sospeso alcune cose. Ho cercato comunque di impostare un finale romantico e, per quanto possibile, chiaro. Spero di esserci riuscita, almeno in parte! E spero soprattutto di essere riuscita a trasmettere su carta quello che sentivo di voler trasmettere.

    Grazie ancora a tutte!

    Emma Bianchi

    RispondiElimina
  10. Io ritengo che sia il migliore fino ad adesso. Il rapporto tra i due protagonisti è qualcosa che travalica la passione fisica, non la esclude, ma al contempo va oltre e mostra seduzione, amore e ambientazione esotica. Questo è quello che voglio trovare in un racconto/romanzo e in questo l'ho trovato! Veramente complimenti!
    Anna

    RispondiElimina
  11. Io adoro questo raffinato modo di scrivere, di legare la persona che legge nella trama. Ma anche a me il tutto mi ha lasciata un pochino insoddisfatta, l'effetto della bocca asciutta. Essendo una serie di racconti erotici, all'inizio mi è mancato questo erotismo che mi aspettavo. Ho seguitato a leggere solamente perchè malgrado ciò mi sono sentita trasportare dalla lettura dando per perso il fattore "Erotismo"

    Gradirei leggere ancora di più di Emma :)
    Grazie!!

    RispondiElimina

I VOSTRI COMMENTI ARRICCHISCONO IL BLOG! GRAZIE. (Se li lasciate ricordatevi di firmarli, ci piace sapere chi siete!)
I commenti contenenti offese o un linguaggio scurrile verranno cancellati.

SEGUITE TRAMITE EMAIL

I RACCONTI RS SELEZIONATI DAL BLOG ORA IN EBOOK!

I MIEI PREFERITI / ROMANZI A 5 CUORI !

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

I contenuti e le immagini sono stati utilizzati senza scopo di lucro ai soli fini divulgativi ed appartengono ai loro proprietari. Pertanto la loro pubblicazione totale o parziale non intende violare alcun copyright e non avviene a scopo di lucro. Qualora i rispettivi Autori si sentano lesi nei propri diritti, sono pregati di contattarmi e in seguito provvederò a rimuovere il materiale in questione.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

VENITECI A TROVARE SU FACEBOOK

VENITECI A TROVARE SU FACEBOOK
Clicca sull'immagine e vai alla nostra pagina FB

NOI CON VOI...GUARDA IL VIDEO!