QUEL SOLO BACIO di Aina Sensi




Hands Held High – Linkin Park

«Scusa!»
Lei si volta con aria interrogativa, io mi avvicino affannato. Per poco non mi sfuggiva!
Aggrotta la fronte e si guarda attorno furtiva, forse per individuare quanti aiuti potrebbe ricevere se  si mettesse a urlare all’improvviso. Le ragazze sono così, hanno paura anche di giorno. E fanno bene, la stazione è un posto di merda. I passeggeri stanno defluendo ormai verso l'uscita, un'orda anomala nella bruma del mattino invernale, stiamo rimanendo soli.
Alzo le mani all'altezza del petto. Del resto, non sono il solito straccione che ti può puntare una siringa alla gola. Porto un cappotto costoso, sono pettinato, perfino una punta di gel, e non ho neppure la barba. Mi crescerà, prima o poi…
«Volevo solo chiederti una cosa»
«Ho fretta» 
«Sì, lo so, anch'io. Solo una domanda.»
«Dimmi.»
Il tono risoluto è una forzatura per fingersi più forte, lo so perché fa tanto a pugni con la ragazza che ho visto nell'ultimo mese due volte al giorno; ma la curiosità è femmina.
«Ecco, io…»
Oddio… da dove comincio? Me l'ero preparata: il sorriso giusto, la posa giusta, il movimento della mano, fluido e seducente, ma ora è tutto diverso. È il cappotto, che mi ingombra.
«Mi chiamo Dario, tu come ti chiami?»
Sbuffa, un mezzo sorriso sulle labbra.
«Sono impegnata.»
«Aspetta!»
Si volta di nuovo, la testa piegata. È talmente dolce che non riesce neppure a dirmi ‘che accidenti vuoi ancora’. Aspetta, rassegnata, mediamente scocciata. E curiosa. Lo vedo da quelle lucette negli occhi, dagli spigoli delle labbra che puntano un po' all'insù. Dai, che alle donne piace che si insista un po’! Vai!
«Lo so che una ragazza carina come te… però volevo chiederti… E se ti chiedessi di uscire?»
«Se non mi conosci neppure.»
Dubbio. Paura. ‘Chi accidenti sei?’ me lo potrebbe pure dire.
Vai, vai, vai! Come se non ci fosse un domani.
«Sai, ti vedo ogni giorno in corriera. Campogalliano – Modena, non so… tu di dove sei?»
Non risponde, e continuo prima che cambi idea e smetta di regalarmi attenzione.
«Mi sei sembrata carina, sei la ragazza più bella che io abbia mai visto. Mi sembri una ragazza dolce, gentile, credo che tu sia il tipo di ragazza giusta per me. Per questo vorrei conoscerti.»
Per Dio, lanciata! Ora attendo la deflagrazione. Lei rimane a bocca spalancata. Ho puntato in alto, vero? Fissa il mio sospiro di sollievo. Non esiste un domani. Carpe diem, cazzo, e io l'ho colto.
«Non c'è bisogno che rispondi subito, puoi pensarci su. Ti…»
«Sono fidanzata.»
Il suo tono è un misto tra superiorità e tenerezza. Si sta trincerando dietro quella parola. Fidanzata, che cavolo vuol dire?
«Magari state per rompere?»
«Direi di no», si mette a ridere.
«Nessuna possibilità? Neppure un litigio?»
Scuote la tesa. Ride. Le sto simpatico. Battute idiote, ma le sto simpatico. I maschi sono fatti per questo, no? Per fare ridere, ci viene così naturale che a volte non facciamo neppure apposta.
Sembra finita. Lei tentenna ancora prima di andare. C'è ancora qualcosa da dire, sguardi curiosi, un'opportunità sospesa in questo attimo che sta per finire, ma esiste ancora. Ancora per poco.
Storce le labbra in un sorriso un po' malinconico, alza la manina e si avvia.
«Aspetta, un'ultima cosa!»
Torna indietro, la testa piegata su un lato. Vorrei poterla rubare, quant'è bella.
«Posso chiederti un bacio?»
Rotea gli occhi, ma lo vedo che si sente in colpa per il suo rifiuto. Non può lasciarmi col cuore in frantumi, è proprio a quel lato da crocerossina che sto cercando di rivolgermi.
«Sulla guancia…»
«Beh, certo», fa lei.
La guardo. Mi guarda. Come se non ci fosse un domani. Non c'è un domani, perché questo è il paradiso.
Le sue labbra si appoggiano lievi sulla guancia, inspiro il profumo dei suoi capelli. Con la mano le sfioro il fianco. Si è mai visto un bacio senza un abbraccio?
«Grazie», la saluto, con il palmo a conservare per altri minuti il suo aroma su di me.
«Grazie a te», risponde tenera, mentre sbatte contro un paio di persone, le gote arrossate.
«Mi dispiace!», tenta di farsi sentire attraverso la folla che ora esce per il tram delle 9.07. Un attimo dopo sparisce, fagocitata, direzione Foro Boario. Lo so.
Si ricorderà di me? Almeno per oggi?


Il Bacio – Giovanni Allevi

Un mese prima

Mi metto qui, potrebbe esserci la crocetta su questo mattone. È il suo posto, strano che non sia già arrivata, non avrà avuto un seminario?
Lei sa esattamente dove si ferma. Lei e l'autista avranno un feeling particolare, una linea immaginaria su una lunghezza d'onda visibile solo da loro.
E infatti. Salgo, quant'abbondanza, è tutto vuoto. Seconda fila, seggiolino esterno. Destra se possibile. E destra sia.
Mi lascio andare a un sospiro. Oggi no.
La processione di passeggeri sfila diretta verso il fondo, la parte più ambita dall'età delle elementari.
Un vecchietto si siede davanti a me, e io trattengo a stento un'imprecazione. Tutto il posto che c'è, eccheccazzo.
Eccola. Laggù ai margini della tettoia. Di corsa, saluta un'amica, fa un cenno all'autista che aspetti a chiudere le porte.
Raccolgo al volo lo zaino e mi tuffo sulla sinistra.
«Scusi! Ops, scusi!» Seconda fila, finestrino.
L'ultima cosa che vedo prima di fissarmi sul pavimento di vetroresina è la chioma castana che sale i tre gradini. Solo quando lo schienale davanti al mio naso fa un balzo all'indietro spinto dal suo peso mi rilasso.
La grande borsa tra le gambe, il fiato grosso, e inizia a sciogliersi il nodo della sciarpa.
Possiamo partire.

Uno, due, e tre gradini. Un cenno all'autista e punto al secondo posto, lato finestrino, sinistro.
Benedico la visione periferica e il suo essere così beatamente persa nel suo mondo da ignorarmi. Queste sono le giornate che iniziano col piede giusto. Oggi sì.
Osservo il suo riflesso nello specchio centrale, dove campeggia la scritta “vietato parlare all'autista”. I gesti inconsapevoli mentre si raccoglie i capelli in una lunga coda, e poi alla cieca tenta di sistemare le ciocche che sono sfuggite.
«Stai benissimo così, lascia stare.» Che faccia farebbe se glielo dicessi?
Il lucidalabbra entra ed esce dalla borsa passando sul suo viso in un gesto istantaneo. «Nessuno ti ha vista, tranquilla.» Io sono nessuno. E lei è meravigliosa.

«Scusa, non ho fatto apposta.»
E invece sì, ci ho provato a sfiorarla mentre sistemavo il giaccone.
Metto le cuffie e mi appoggio al vetro. Oggi no.
Muto. Fermo. Non deve supporre.
La cerco nel riflesso del vetro, ma è distrutta e sprofonda nel sedile, la sua ombra coperta dalla mia, davanti alle foglie scure che scorrono troppo veloci per essere distinte. Brutta giornata?


Febbraio.

Prima fila, preferibilmente lato destro, esattamente davanti alle porte. Li vedo sfilare ogni santissimo giorno, uno dopo l’altro, all’andata e al ritorno. Lui non c’è.
Non è più venuto, non che io l’abbia mai notato salire o scendere…  ma ora lo riconoscerei. Lo saluterei.
E che altro? Che altro mi posso permettere di desiderare? Lo farei inutilmente sperare, soffrire.
Povero ragazzo, deve vergognarsi come un cane. Se solo sapesse che cosa davvero ho provato quel giorno! Nessuno mi aveva mai detto cose del genere. Mi sono sentita così speciale.
Troppo forse. Lui non lo sa neppure, chi sono.
Mi sono sentita una dea per tutto il giorno. E da allora continuo a scrutare i viaggiatori, cercando quegli occhi che non ho più dimenticato, quello sguardo così intriso di speranza che ad ogni parola volgeva alla mortificazione.
Nessuno ha mai lottato per me. Ho inseguito il mio ragazzo per due mesi, prima che se ne accorgesse e ci mettessimo insieme. E lui non è tipo da tirar fuori le unghie per tenermi. Si arrabbierebbe, certo, se sentisse odor di tradimento. Ma per ragioni di principio, un codice morale violato. Si arrabbierebbe e mi manderebbe via lui per primo.

Prima fila. Destra. Dal fondo. Oggi voglio sparire. E chissà, forse pure vomitare, dato che soffro il mal d’auto.
Brutta giornata. Brutto litigio. Domani è San Valentino, e io continuo a pensare che farei meglio ad essere single che a buttare la mia vita.
C’è di meglio là fuori. Merito di meglio, non dovrei accontentarmi così. Soffrire così.
Mi accuccio al finestrino e mi rannicchio ginocchia al petto.
Sono cinque anni che stiamo insieme. Da tre non mi bacia. Un bacio serio, intendo, non lo sfioramento delle labbra che accompagna il saluto.
Un bacio vero, che fa tremare le gambe. Magari sulla guancia…
Quello.
Posso ancora sentire il formicolio del tocco.
Un ragazzo comune, carino, all’apparenza timido. Eppure è stato abbastanza ardito da giocare le sue carte, da osare fino in fondo.
Per me.
Io che sono invisibile.
E lui mi ha vista.
Dove sarà? Avrà davvero rinunciato?


Bon De Doer – Mario Biondi

Seconda fila. Dal fondo.
Evito accuratamente di passare davanti ai finestrini anteriori e, una volta dentro, di alzare il naso per qualsiasi motivo. M’infratto tra i sedili e sparisco.
Non ha più senso questa tratta, sto seriamente valutando l’idea di trasferirmi a ingegneria, Reggio. Altra destinazione, altro autobus.
Metto gli auricolari, appoggio il mento alle nocche e chiudo gli occhi.
Il sedile si muove, i motore romba fastidioso, e neppure l’audio nei timpani riesce a coprirlo.
Avverto un paio di colpetti al ginocchio.
La corriera è vuota, accidenti, proprio qui? Fingo di dormire. Un attimo dopo  un auricolare scivola dal padiglione e una voce, la riconoscerei fra mille: «È occupato?»
Il cuore perde un battito mentre tento di mettere a fuoco.
Lei. Com’è nei miei sogni, nei miei ricordi di quel solo giorno.
La stessa luce negli occhi, la stessa dolcezza nell’espressione.
Ma un sorriso che non ho mai visto. Speranza? Timore?
Scosto il piede liberandole il posto, incapace di rispondere.
È il momento di illudersi? 
«Mi chiamo Claudia. Non te l’ho detto…»
Un blocco alla gola trattiene risposte idiote e domande banali. Una fortuna, direi.
Lei apre e chiude la bocca un paio di volte, lo sguardo che passa da me alle sue mani troppo velocemente per essere voluto.
«Cosa ascolti?», sussurra, alla fine.
Le allungo il destro, che pende ancora abbandonato sul petto. Si avvicina e se lo accosta all’orecchio, con una piega innaturale del collo: il cavo è troppo corto.
Ascolta. Ascolta. Sorride. Le piace? Lo trova adatto a me? Adatto a lei?
Scivola sul sedile e poggia il ginocchio contro lo schienale di fronte; cerca una posizione che le eviti un attacco di cervicale, e non so come, mi ritrovo la sua nuca appoggiata alla spalla. Ora posso morire felice.
Il mio cuore rincorre la cavalleria all’assalto, mentre il profumo di shampoo al mirtillo mi solletica le narici e lo stomaco.
È tutto perfetto. Non c’è bisogno di parole o di gesti.
Le note parlano per noi e i fili giustificano il calore del suo corpo sul mio. Il mio respiro è un sibilo sottile e impercettibile, tanto temo che il sollevarsi del petto possa rovinare la posa perfetta.
Liscio la mia fermata. Liscio la successiva. Lisciamo qualsiasi fermata, probabilmente anche la sua, fino a quando ci ritroviamo in un grande piazzale. L’autista percorre la corsia, le dà un colpetto sulla spalla. «Capolinea», poi scende a fumare.
Lei si scuote, mi guarda preoccupata, io alzo le spalle e sorrido fino alle orecchie. Farei andata e ritorno tutta la notte, accanto a lei.
Appoggio una mano sulla sua, intenta a rendermi l’auricolare.
Tienilo, vorrei dire. Vuoi la mia giacca? La mia mano? Prenditi tutto di me. Ma mi basta avvicinarmi, annusare il suo respiro, scrutarle le labbra, sentire il suo tremito.
Gliele sfioro con le mie, una volta, delicato. No, non mi è bastato. E dire che è molto più di quanto avessi avuto l’altra volta.
Sanno di lampone, la stessa voglia di stuzzicarle coi denti.
Rimango all’ombra del suo respiro, a metà tra il lecito e l’intimo. E poi non so più fermarmi.
Le bacio gli angoli della bocca, quelli che quando si tendono verso l’alto le danno un’espressione da bambina curiosa.
Mi nutro del contatto tra noi, adagio. Le labbra che non vogliono lasciarsi andare, umide.
Assaporo fino in fondo ogni tocco della sua carne sulla mia, concedendomi il tempo di  fissarlo nella memoria. Non voglio dimenticarlo mai più.
Lecco dolcemente il suo labbro inferiore. Lei me l’avvolge con le sue, gonfie di desiderio, e in un gioco atavico si aggrappano le une alle altre.
La scopro irruente nel cercarmi e nel chiedermi di più, e mi scopro privo di timidezza nel violarla con la mia lingua.
Prima che l’autista ritorni si stacca, fa per andare, la tengo agganciata a me.
«Aspetta», è il nostro richiamo, ormai. «Ci sarai domani?», mormoro a fior di bocca.
«Seconda fila, dal fondo», e il viso s’illumina.
Cerco ancora il suo sapore, prima di sfilare le mani dai suoi capelli.
Se ne va. Di nuovo. Ma stavolta è un inizio.

FINE


L'AUTRICE DICE DI SE'...

Aina Sensi è uno pseudonimo che ho deciso di adottare per mantenere la massima libertà d’espressione, e allo stesso tempo consentire a mio figlio di diventare un adolescente ignaro.
Scrivo da sempre. Da quando ho trafugato la matita del ragazzino che mi piaceva alle medie, e con quella ho tracciato le prime parole del mio nuovo diario da Young Adult. Una matita grigia smangiucchiata che ai miei occhi era una piuma d’oca e scaturiva parole e cuoricini.
Le storie si sono sempre affollate nella mia testa, e quando non uscivano su carta mi si aggrovigliavano dentro fino a confondermi. È solo recentemente che ho accettato l’idea di condividere le mie fantasie più intime con lettori sconosciuti. Perché anche se i racconti non sono autobiografici, chi scrive lascia molto di più, lascia le sue emozioni.


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9 commenti:

  1. ops ancora un regalo magnifico dal blog più romantico del mondo
    Buon San Valentino romantiche

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    Risposte
    1. Grazie, mi fa piacere che ti sia piaciuto ^_^

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  2. ops ancora un regalo magnifico dal blog più romantico del mondo
    Buon San Valentino romantiche

    RispondiElimina
  3. Racconto dolce e romantico, brava! Mi è piaciuto molto, e considerando che di solito non amo le storie con i protagonisti troppo giovani, è un doppio complimento. Spero di leggere ancora qualcosa di quersta autrice, magari con protagonisti (e sentimenti) meno acerbi, che sono più nelle mie corde.

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    Risposte
    1. Grazie Eva! Qualcosa in cantiere c'è. Non troppo avanti con gli anni, in realtà, ma con alcune esperienze in più e un po' di veli in meno. :)
      A presto

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  4. Che racconto delizioso! Davvero un bell'esordio qui a LMBR :)

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    Risposte
    1. Grazie <3
      Mi fa piacere ti sia piaciuto.

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