DELIRIO D'AMORE A NATALE di Ornella Albanese

 

Matthew odiava il Natale.
In passato, suo fratello Nathan era riuscito più volte a rovinargli la festa. Quando era piccolo con i suoi capricci eclatanti e da grande con qualcosa che preferiva non ricordare.
Si affacciò alla grande vetrata del suo studio. La città era un tripudio di luci che però non si riverberavano nel buio del suo cuore.
Perché Nathan ci aveva provato di nuovo. Nonostante tra loro ci fosse ormai la distanza di quasi quattrocento miglia. Ci aveva provato con quella stupida partecipazione color avorio.
Matthew le aveva appena dato uno sguardo, prima di abbandonarla sul ripiano della scrivania.
L’emozione era stata fortissima e faceva male, come un pugno in pieno petto.
Ma poi, dal momento che in fondo gli piaceva guardare in faccia la realtà, si avvicinò con passi decisi e l’aprì di nuovo, leggendo lentamente le poche parole con cui suo fratello e  Rachel annunciavano il loro matrimonio.
Di traverso, con la sua calligrafia decisa e un po’ spavalda, Nathan azzardava: Mi faresti da testimone?
Matthew non riusciva a crederci. Dopo tre anni di lontananza e di assoluta assenza di contatti, lui osava addirittura proporgli di fare da testimone alle nozze. Le sue nozze con Rachel. Una cosa che non stava in cielo e neppure in terra.
Ma d’altra parte suo fratello non aveva mai capito un accidente di lui.
Nathan era esuberante, superficiale e non si curava di nulla che non fosse se stesso. Galleggiava nel mare della vita, senza mai nessuna immersione in profondità. Però era bello. Fin dalla nascita era stato in vantaggio su di lui perché aveva occhi azzurri, capelli biondi e un sorriso affascinante, requisiti più che sufficienti per conquistare qualsiasi donna desiderasse. Le ragazze si prenotavano per fare coppia con lui e aspettavano pazienti che arrivasse il loro turno.
Matthew però era convinto che Rachel cercasse altro, in un uomo. Che a lei non bastassero occhi azzurri e fisico scolpito. Che pretendesse di più.
Lui era l'opposto di Nathan: era bruno con occhi castani e sorrideva poco. Quello che aveva da dire spesso se lo teneva per sé. Preferiva le profondità alle superfici.
Così lo aveva esaltato il fatto che una ragazza bella e corteggiata come Rachel avesse investito parecchio del suo tempo per conoscerlo. E quando lui finalmente si era aperto, rivelandole il suo carattere, Rachel gli aveva detto felice che non immaginava avesse tante qualità nascoste e gli aveva dichiarato il suo amore.
Era seguito un periodo di totale felicità. Le emozioni che viveva con lei erano forti e stordenti, gli riempivano la vita. Non c’era un solo attimo della giornata che non desiderasse averla accanto. 
Se una ragazza così ama proprio me, pensava, devo pur valere qualcosa.
La sua autostima aveva cominciato ad acquistare sicurezza e, proprio quando si era convinto che nulla avrebbe potuto incrinare la perfetta bolla di cristallo in cui entrambi vivevano,  la delusione era arrivata inattesa e sferzante. Nathan era tornato, dopo un periodo di vagabondaggi, per festeggiare il Natale in famiglia.
Era stato un attimo e Matthew lo aveva avvertito nitidamente. Rachel, ti presento mio fratello. I loro sguardi si erano incontrati e c’era stato un istante di sospensione, come un respiro trattenuto. Le luci dell'albero si accendevano e spegnevano irridenti, colorando i loro volti estasiati di blu, di rosso, di viola. Dalla strada arrivavano le note di un canto natalizio.
Per farla breve, la donna della sua vita era stata colpita al cuore dal fascino di Nathan e lui dal fascino di Rachel. Una storia di stupidi cuori trafitti. I cuori sbagliati, a suo avviso, ma questo si era rivelato un dettaglio ininfluente.
A quel punto era stato chiaro che in fondo Rachel non era diversa da tutte le altre: anche lei, come le decine di ragazze che l’avevano preceduta, aveva alla fine preferito le qualità ostentate di Nathan alle qualità nascoste di Matthew. Una delusione da schiantare il cuore di un uomo. E infatti il suo cuore ne era rimasto schiantato.
Da quel Natale erano passati tre anni.
Lentamente, con due dita, come se scottasse, Matthew riaprì la partecipazione.
Nathan e Rachel annunciano il loro matrimonio.
Rachel. Solo leggere il suo nome gli procurava una sofferenza acutissima, come una ferita aperta e ancora sanguinante. Figurarsi come sarebbe stato rivederla. Salutarla. Farle gli auguri. Stringerle la mano. Forse baciarla. Di sicuro baciarla, se doveva fare da testimone allo sposo. Impossibile da affrontare.
Matthew era stato innamoratissimo di lei. Di sicuro lo era ancora. In quei tre anni aveva avuto un certo numero di relazioni, ma veloci come meteore, non facevano in tempo a cominciare che già erano finite. Le donne gli sembravano tutte inadeguate, continuava a paragonarle a Rachel, un vero tormento. Lei era la perfezione assoluta, la creatura eletta, quella da amare per tutta la vita senza ripensamenti. Peccato che invece lei, senza ripensamenti,  si fosse innamorata di un altro. E che adesso stesse per sposarlo.
Il matrimonio non l’aveva previsto. Nei suoi pensieri convulsi e vendicativi il loro matrimonio non era contemplato. Lui immaginava che fosse una storia come tante, Nathan era volubile e istintivamente infedele, possibile che fosse arrivato alla decisione di mettere su famiglia? Allora si trattava davvero di amore. Non riusciva a crederlo.
Seduto a quella scrivania, con la partecipazione tra le dita, Matthew fantasticò di non arrendersi, di combattere per lei, di andare al loro matrimonio per convincerla e, se non si fosse convinta, per rapirla. Si vide con un’armatura scintillante su un fiero cavallo bianco.
Merda, era in pieno delirio.
Allontanò da sé la partecipazione e chiuse piano gli occhi. Ma fu anche peggio, perché l’immagine di Rachel gli apparve sfolgorante, con i suoi capelli ramati, il sorriso luminoso, gli occhi più azzurri di un cielo estivo. Perché l’aveva perduta? Quali segnali non aveva colto? Eppure avrebbe dovuto prevederlo. Nessuna donna sana di mente riusciva a resistere al fascino di suo fratello Nathan.
 Matthew si alzò di scatto dalla seggiola e tornò davanti alla vetrata. A guardare le luci di quel crudele Natale. Persino più crudele di tutti quelli che l'avevano preceduto.
La partecipazione era arrivata in studio, nessuno della famiglia conosceva il suo indirizzo privato. Una volta deciso di tagliare i ponti, era stato inflessibile. Se avessero avuto bisogno di lui, l’avrebbero cercato sul cellulare. Il suo patrigno aveva una nuova compagna che Matthew neppure conosceva, sua sorella lavorava a Londra e si sentivano spesso in chat, di Nathan non sapeva nulla e avrebbe volentieri continuato a non sapere nulla. Senza la dannata partecipazione, sarebbe andato avanti a ignorarlo per chi sa quanto tempo ancora.
Invece adesso suo fratello gli aveva creato un altro problema. Guarda caso proprio a Natale. Lo stava obbligando a prendere una decisione. A fare una scelta. E anche piuttosto in fretta, dato che il matrimonio era fissato per la settimana successiva. Sì, proprio per la settimana successiva, ribadì dopo aver controllato la data. Evidentemente Nathan era stato fino all’ultimo in dubbio sull’opportunità di invitarlo e così adesso a lui toccava risolversi in fretta su cosa fare.
Strappare la partecipazione e non pensarci più?
Decisamente infantile.
D’accordo, cedette, solo due righe, con distaccata cortesia: sono spiacente ma un impegno di
lavoro mi impedisce di accettare invito e proposta. Non ci crederanno, naturalmente, ma almeno la forma è salva.
Bene, aveva preso la sua decisione e si rilassò. Inserì la busta tra le pratiche da evadere e cominciò, decisamente di cattivo umore, la sua giornata lavorativa.

§

Però quella sera il suo pensiero tornò lì, all’elegante partecipazione inevasa. Senza dubbio, quell’invito lo stava costringendo ad affrontare il passato. Erano trascorsi tre anni da quando era andato via da casa e in quei tre anni era diventato un’altra persona. Non c’era più nulla in lui del ragazzo chiuso e introverso che Rachel aveva lasciato. Era stato capace di reagire e aveva acquistato sicurezza in se stesso: dal momento che sul lavoro era un vincente, aveva cominciato a esserlo anche nella vita. Si era scoperto persino brillante nei rapporti con gli altri, conquistandosi la stima di molti amici e l’amore di molte donne. Da quando aveva smesso di inseguirle, erano state loro a inseguire lui. Non aveva più gli occhiali e il suo fisico era decisamente cambiato con un’ora di piscina ogni giorno, prima del lavoro. Guadagnava molto e adorava spendere. Aveva un guardaroba esclusivo e sapeva che Rachel aveva sempre apprezzato l’eleganza, in un uomo. Nathan aveva rilevato il negozietto del nonno e di sicuro le sue entrate gli permettevano a malapena una vita dignitosa, figuriamoci se poteva acquistare capi di un certo livello. Per la prima volta nella sua vita, analizzando a mente fredda la situazione, Matthew si sentì superiore a suo fratello. E non di poco.
E così realizzò che gli sarebbe piaciuto maledettamente far conoscere a Rachel l’uomo che era diventato. Una sottile, perversa soddisfazione alla quale scoprì di non voler rinunciare.

§

La mattina dopo arrivò in studio con piglio risoluto. Avrebbe scritto quelle due righe, ma diverse da come aveva stabilito. Non avrebbe cortesemente rifiutato l’invito, ma altrettanto cortesemente lo avrebbe accettato.
Sono lieto di farvi da testimone. Arriverò la sera prima del matrimonio. Cari auguri.
Rilesse, dubbioso. Era stato sufficientemente gentile e noncurante? C’era qualcosa in quelle frasi che potesse lasciar trapelare la sua sete di rivalsa? Avrebbe detto di no. Eppure avvertiva una leggera stonatura. Qualcosa che non lo convinceva.
… Arriverò il giorno prima del matrimonio…. Arriverò…
Ecco la nota stonata.  Chiara e stridente. Arriverò. Sarebbe stato un errore presentarsi da solo. E un errore ancora più grande suggerire, anche se in modo velato, di essere ancora single. Di non avere una compagna. Come se, dopo Rachel, non ci fosse stata più nessuna per cui valesse la pena.
Tutte cose verissime, ma che suo fratello e la sua futura moglie non dovevano assolutamente sospettare.
Chiuse piano gli occhi per riflettere meglio. Per concentrarsi sul problema.
Aveva bisogno di una donna, concluse dopo un paio di minuti. Della quale mostrarsi innamoratissimo e che sembrasse innamoratissima di lui.
Ma al momento non disponeva di una donna così. Certo, molte sue amiche si sarebbero calate nella parte con entusiasmo, ma lui desiderava evitare fraintendimenti e illusioni. Né dare vita ai soliti giochetti che sapeva già di non avere alcuna voglia di reggere. Il dannato problema non offriva neppure una misera vita d’uscita.
Ma poi gli venne in mente Tess.
Tess era una ragazza bella e di temperamento, senza contare che era una vera amica. Non c’erano mai state melensaggini tra loro, un rapporto sempre franco e diretto. Si raccontavano tutto senza disagio e qualche volta andavano insieme a vedersi una partita di basket perché tifavano entrambi per la stessa quadra. Lei non si sarebbe fatta idee strane se le avesse chiesto di spacciarsi per la sua fidanzata.
Prese il telefono e digitò il numero. Un attimo più tardi gli rispose la voce allegra di Tess.
– E’ un’emergenza – esordì Matthew. – Hai due minuti?
– Giusto due. Sto per andare in palestra.
Tess era molto attiva. Stava sempre per andare da qualche parte.
– Mi faresti un favore? Si sposa mio fratello, non sto a dirti con chi…
– Rachel?
– Proprio lei. Capisci anche tu che non posso andare al loro matrimonio da solo. Ho bisogno di una fintafidanzata.
– Certo che capisco, ma non posso aiutarti. Non conosco nessuna che si presterebbe.
Lui fece una risatina. – Veramente pensavo a te.
– A me? Vuoi scherzare?
– Evidentemente no. Sei un’amica e pensavo che me lo avresti fatto, questo favore.
Lei non si fermò a riflettere neppure un secondo. – Ecco, appunto, sono un’amica. Non sarei mai credibile come fidanzata. Mi scapperebbe da ridere il più delle volte.
Matthew pensò a un modo di aggirare l’ostacolo. – Ma scusa, non studiavi recitazione l’anno scorso?
– Certo, ma sai anche tu che ho lasciato perdere perché non avevo talento.
– Insomma, mi stai dicendo di no? Hai il coraggio di lasciarmi da solo in questo guaio?
Tess non aveva difetti, a parte la cocciutaggine. – Non prendertela, ma mi conosci, farei qualcosa di sbagliato e ti metterei in un guaio ancora più grosso. Perché non ti rivolgi a una professionista?
Per un attimo Matthew pensò di aver capito male. – Una cosa?
Non aveva capito male. – Una professionista. Ci sono agenzie, sai, che forniscono accompagnatrici per certe occasioni.
– Agenzie che forniscono accompagnatrici…? – articolò, completamente scioccato. – Tess, non puoi parlare sul serio.
– Perché no? Un contratto e un lavoretto impeccabile, da professionista appunto. Ti costerà un po’, ma vuoi mettere la soddisfazione? – Fece una risata chiaramente divertita. – Spero di averti convinto perché adesso devo proprio scappare. E tienimi al corrente, va bene?
La comunicazione fu tolta senza che lui riuscisse ad articolare neppure un monosillabo di risposta. Digrignò i denti, furioso. Poi alzò la testa e si impietrì. Aveva incrociato lo sguardo con quello imperturbabile della nuova tirocinante. I suoi denti scricchiolarono sinistramente. Da quanto tempo era lì?
– Suppongo che non si sia perduta neppure una parola – tirò a indovinare, gelido.
– Neppure una – confermò lei, insondabile. – A partire da ho bisogno di una fintafidanzata.
Se ne stava lì, quasi sull’attenti, capelli tirati, occhiali dalla montatura pesante, ridicolo tailleur che persino sua nonna avrebbe considerato antiquato.
– Ha finito quella relazione? – Occhi feroci e tono minaccioso.
– Eccola qui.
– Come mai non ha bussato?
– L’ho fatto, ma nessuno ha risposto e ho creduto che lei fosse fuori ufficio.
Parlava tranquilla, sicura di essere nel giusto.
– Va bene – tagliò corto Matthew. – Lasci pure qui.
Lei poggiò la cartella sulla scrivania e poi, invece di girare i tacchi, se ne rimase immobile a guardarlo.
Infastidito, lui inarcò un sopracciglio. – Può andare.
– Mi scusi, ha un minuto? Come le dicevo, non ho potuto fare a meno di ascoltare. Se lei… insomma, se lei ha bisogno di una fintafidanzata, io ho bisogno di un lavoro.
– Le ho detto che può andare.
– Perché non assume me? Serietà e professionalità garantite. E se mai non dovesse essere soddisfatto, le prometto la completa restituzione della cifra spesa.
Matthew non credeva alle sue orecchie. Ancora un po’ e sarebbe partito anche uno spot pubblicitario.
– E’ per caso impazzita?
– Perché mai? Lei ha bisogno di un servizio e io sono disposta a fornirglielo. Dietro un giusto
compenso, è ovvio. Immagino sia al corrente che per il tirocinio in questo studio non sono retribuita.
Matthew ne era al corrente, ma decise di non lasciarsi intenerire dalla circostanza.
Afferrò il primo foglio da una pila e glielo tese brusco. – Ne faccia quattro copie – disse, anche se non gliene serviva neppure una. Ma voleva ristabilire le distanze e chiudere l’argomento. – Entro cinque minuti. – E il ruggito gli era venuto proprio bene.
Lei annuì efficiente, prese il foglio e si eclissò.
Ma Matthew aveva già capito di aver commesso un errore. Perché cinque minuti più tardi lei era di nuovo lì.
– Ecco le copie – disse compunta e poggiò i quattro fogli sulla scrivania, esattamente sopra la relazione che aveva portato prima. – Ha pensato alla mia proposta?
Lui sollevò di scatto la testa e incontrò il suo sguardo interrogativo dietro gli occhiali dalle lenti spesse.
– Perché insiste? – le chiese, esasperato. – Non voglio ferirla, ma il tipo di donna che ho in mente per questo… ehm… lavoro, non ha nulla a che vedere con lei.
Invece di prendersela, lei sorrise divertita. – Posso capirlo. Non ha nulla a che vedere con la sua tirocinante. Ma fuori di qui io sono diversa, si fidi.
Matthew tacque, incerto. Poi annuì perché le pazze pericolose non vanno mai contraddette. – Certo, capisco.
– Per cominciare non porto gli occhiali e non mi pettino mai con questo ridicolo chignon da zitellina.
– Certo, sì.
– E considero questo tailleur una specie di tuta da lavoro, capisce cosa intendo? Che quando esco da qui me lo tolgo con grande sollievo.
Matthew pensò che quella conversazione non aveva alcun motivo di essere. E decise di troncarla con energia.
– Il mio tempo è prezioso, signorina. – Ma come accidenti si chiamava? – E anche il suo in questo studio. Immagino che ci siano numerosi compiti che l’aspettano.
– E’ così, avvocato Ranney. Volevo solo farle presente che spesso l’apparenza inganna. E poi ho anche un amico che cura l’immagine di certi vip. Mi aiuterebbe a essere perfetta, per quello che le serve. Si fidi, io sono diversa.
A quel punto della storia, Matthew era così irritato, stufo ed estenuato da non sapere più cosa gli serviva né perché.
Non andrò al dannato matrimonio, decise mentre congedava la ragazza con un perentorio cenno della mano.
Ma una rapida indagine gli confermò che la sua risposta alla partecipazione era già partita. Matthew si sentì ribollire di inutile collera. Cosa gli stava capitando? Proprio non riusciva a gestire quella stramaledetta situazione?
Neanche a dirlo, non riuscì a concentrarsi sul lavoro, nonostante ripetuti e sempre più irritati tentativi. Cercò sulle pagine gialle un’agenzia di accompagnatrici ma non riuscì a completare il numero, quando provò a digitarlo. Avrebbe dovuto fidarsi di perfette sconosciute, oppure presiedere a una specie di selezione. Il ridicolo della circostanza era imbarazzante. Senza contare la perdita di tempo.
 Con una specie di ringhio esasperato, sollevò il telefono interno e chiamò la sua tirocinante della quale, nel frattempo, si era ricordato il nome. Alexandra qualcosa. Bastava Alexandra.
Un attimo più tardi lei entrò nel suo ufficio, precisa, efficiente e decisamente anonima. No, non avrebbe mai funzionato.
Quanto diversa? – le chiese.
A lei scappò un sorriso. – Totalmente – lo rassicurò. – Mi provi.
– Eh?
– Mi provi. Domani sera potremmo vederci fuori per un aperitivo. Lei è bravo a valutare le persone, il tempo di un aperitivo sarà sufficiente.
Dopotutto, perché non farlo? Lei era una quasi sconosciuta, finito il tirocinio sarebbe sparita dal suo studio e dalla sua vita. Però prima doveva essere rassicurato.
– Posso contare sulla sua discrezione?
– Veramente sono io che conto sulla sua. Sarò a breve un famoso avvocato, non mi piace che si sappia in giro dei miei inizi… come dire?,  incerti.
Il ragionamento non faceva una grinza. Matthew si rilassò.
– Perché non stasera? – propose, perché voleva togliersi il pensiero prima possibile.
– Dipende da quello che lei cerca. Vuole una fidanzata solo molto affascinante o una fidanzata che fa tramortire di passione al primo sguardo?
– Per cominciare voglio una fintafidanzata – puntualizzò lui, più seccamente di quanto avesse voluto.
Lei si smarrì un attimo. – Certo, era quello che intendevo. Una fintafidanzata per l’appunto.
– La voglio elegante, di classe e… sì, se  facesse tramortire di passione al primo sguardo sarebbe perfetto.
– Allora sarà per domani. Di mio, sono solo molto affascinante. Per far tramortire di passione al primo sguardo dovrò lavorarci un po’. E chiedere una consulenza a quel mio amico.
Questa ragazza è da neurodeliri, pensò Matthew, in allarme. E anch’io, dal momento che sto qui ad ascoltarla. Già si vedeva braccato, minacciato, ricattato da una scialba tirocinante che credeva di essere Sharon Stone. Cercò disperatamente un pretesto per annullare tutta quella demenziale faccenda, ma lei non gliene lasciò il tempo. – A domani sera, allora.
Ancora dubbioso, lui lanciò uno sguardo all’agenda. Il giorno successivo era sabato. – D’accordo, facciamo alle otto al Moonlight. Le dedicherò mezz’ora. – Alle nove, non lontano da lì, aveva appuntamento per cena con Chantal Dubois, una modella parigina, quella sì bella da tramortire. Aveva investito molto tempo, la sua perfetta conoscenza del francese e astute strategie di seduzione perché accettasse il suo invito, e già avvertiva una certa dose di eccitazione al pensiero. Una ragazza stupenda che camminava come se sfilasse, occhi da pantera e corpo incredibile. Respirò. E poi, con riluttanza, si costrinse a seguire quello che la sua tirocinante gli stava dicendo.
– Bene, avvocato Ranney. Parleremo dei dettagli economici solo quando si convincerà che il servizio che le offro è perfetto.
– Molto ragionevole.
– Perché al momento mi sembra un tantino scettico.
– Assolutamente scettico.
Lei annuì, comprensiva. – A domani, allora.
Matthew la osservò mentre si allontanava con passi decisamente legnosi  e così notò che calzava un paio di mocassini piatti e rigidi. Come se tutto il resto non fosse già abbastanza.
Scosse la testa e pensò che stava stupidamente perdendo del tempo prezioso.

§

Alexandra scese dall’auto e raggiunse rapidamente la porta di casa. Lì trovò il suo amico Jim che la stava aspettando.
– Spero che tu abbia un valido motivo per avermi tirato giù dal letto! – l’affrontò lui, niente affatto di buon umore. Jim lavorava di notte e dormiva di giorno, quindi essere svegliato prima che suonasse la sua sveglia lo rendeva nervoso.
– Vieni su – disse lei, passandogli davanti già con la chiave in mano.
Jim la seguì e, mentre  l’ascensore saliva, non smise un attimo di scrutarla torvo, studiandola con un certo puntiglio. – Stai meditando qualcosa di sconsiderato, se ti conosco bene – concluse, mentre l’ascensore si fermava al piano con un piccolo tonfo.
– E’ così evidente? – Alexandra uscì sul pianerottolo e si diresse verso il suo appartamento. – Del resto, sono secoli che non faccio niente di sconsiderato. – Entrarono, lei lasciò borsa e cappotto su una seggiola e si diresse verso la cucina, sempre tallonata da Jim. – Non so tu, ma io ho bisogno di una tisana rilassante.
– Non provarci! – si oppose l’amico, strappandole il bollitore di mano. – Le tisane addormentano gli entusiasmi e spengono la grinta. Invece tu hai bisogno di tutta la tua grinta, se davvero vuoi fare qualcosa di sconsiderato.
Alexandra rinunciò docile alla sua tisana. – Ti ho raccontato, no?, dell’avvocato per cui lavoro.
– Quale dei due, lo sciupafemmine o il tenebroso?
Lei rise. – Il tenebroso, naturalmente. E ti ho raccontato che ho letteralmente perso la testa per lui...
– Non a chiare lettere, ma era facile intuirlo. A meno che non avessi fatto un voto di castità, non vedo altri motivi per la tua vita da misogina degli ultimi tempi.
Lei rise di nuovo, ma non si lasciò distrarre. – Insomma, oggi ho fatto una pazzia. Gli ho proposto di essere io la fintafidanzata che cercava.
– Oh, la pazzia ti deve essere venuta facile, dal momento che non sei in grado di connettere. Di cosa diavolo stai parlando? Fintafidanzata?
– Sì, una fidanzata per finta. Devo solo sembrarlo, capito? Almeno così mi ha detto. Anche se poi non mi ha spiegato perché. Ma intanto, con questo giochetto, riuscirò a trascorrere il fine settimana con lui, al matrimonio di non so chi. E' molto più di quanto potessi sperare in cento anni di tirocinio.
– Ma parli sul serio? Non ti accorgi che stai delirando? Fintafidanzata, non riesco a crederlo. E se volesse attirarti in una trappola? Sai, quelle belle trappole da serial killer, per intenderci.
Alexandra scosse la testa. – Questo lo escludo. Sono io che gli sto dando il tormento per essere assunta, perché lui invece non vuole saperne.
– Assunta…? – La voce di Jim si spense nello sbigottimento.
– Certo, lui meditava di rivolgersi a un’agenzia di professioniste. Dice che non sono il tipo adatto per fare la sua fintafidanzata. Capirai, mi ha sempre vista abbigliata così. Però alla fine ha accettato di provarmi.
– Provarti??? – Jim doveva essere completamente scioccato perché continuava a ripetere le sue parole. Come se non riuscisse a trovarne di sue.
Lei scoppiò in una bella risata. – Non certo nel senso che stai pensando. Solo un aperitivo domani sera, mi gioco tutto in mezz’ora. E sai che per convincerlo mi sono inventata di avere un amico che cura l’immagine dei vip?
Lui strabuzzò gli occhi inorridito. – Io???
– Certo, tu. Non fai il fotografo a tempo perso? Ne saprai qualcosa di immagini.
A quel punto Jim smise di sbigottirsi e cominciò a entusiasmarsi. – Ho capito cosa vuoi. Devo essere la tua fata turchina e trasformarti in principessa…
Jim era sempre molto pericoloso quando si entusiasmava.
– Veramente, volevo soltanto un consiglio sul vestito da indossare.
– Certo, io so meglio di te cosa accende la fantasia di un uomo.
Alexandra lo guardò raggelata. – Ho cambiato idea. Faccio da sola.
– Rilassati, dolcezza. Indosserai qualcosa di più consistente dei sette veli, ma di altrettanto sensuale. Ti fidi di me?
Alexandra non si fidava affatto, ma poi si lasciò scappare un sorriso. Jim avrebbe fatto quello che lei in fondo desiderava, solo con un pizzico di temerarietà in più. Bastava dargli carta bianca.

§

La sera dopo, alle sette, Matthew era già pronto. Considerando che in un quarto d’ora sarebbe tranquillamente arrivato al Moonlight, dovette ammettere che aveva calcolato male i tempi perché era esageratamente in anticipo. Cosa che non gli capitava mai. Guardò l’orologio, per la terza volta in pochi minuti. Ma cosa diavolo gli era preso? Cos’era quello strano, irritante  nervosismo?
Inutile barare con se stesso, pensò. La singolarità della situazione lo intrigava. Era davvero impaziente di vedere come una donna alla quale, in una situazione normale,  lui non avrebbe dedicato neppure uno sguardo, potesse trasformarsi tanto da riuscire a recitare in modo credibile la parte di una fintafidanzata il più possibile decorativa.
Ma piantala, si intimò, irritato. Stava dando troppo credito a una ragazzetta furba che voleva soltanto approfittare della situazione per tirare su un po’ di soldi. Lei aveva per caso ascoltato qualcosa che non doveva e, invece di scusarsi e di eclissarsi all’istante, si era affrettata a rivolgergli una proposta a dir poco insensata. E lui, invece di troncare tutto alla prima sillaba, l’aveva seguita nel suo gioco improbabile e pericoloso.
Le telefono per annullare l’appuntamento, decise. Ma poi si rese conto di non aver pensato a farsi dare un recapito telefonico. Chiederlo a Paul Cooper, il suo socio, o alla loro segretaria, era decisamente fuori luogo, avrebbe scatenato un inferno di ipotesi, insinuazioni e congetture. Se voleva davvero annullare il dannato appuntamento, doveva andare a farlo di persona.
Guardò di nuovo l’orologio. Poi prese la giacca e le chiavi della macchina. Avrebbe fatto un giro per la città prima di dirigersi verso il Moonlight.
Quando salì in auto, realizzò con autentico orrore di non aver mai pensato, mai neppure una volta in tutto il pomeriggio, al suo mitico appuntamento con Chantal Dubois. Incredibile, ma quella ragazzina svitata gli stava facendo perdere il senso della realtà e delle proporzioni.
Accese il motore e partì. Doveva solo guidare piano e senza meta per una mezz'ora. E poi sperava che sarebbe stato sufficientemente rilassato per affrontare al meglio i due appuntamenti della serata.

§

Naturalmente non c’era.
Girovagando per le strade del centro, straripanti di traffico natalizio, Matthew aveva poi finito per arrivare in ritardo, quindi lei avrebbe già dovuto essere lì. Si guardò intorno un’altra volta nel locale dalle luci soffuse e sperò ardentemente che avesse cambiato idea.
Forse, si entusiasmò, forse aveva capito da sola che, per quanti sforzi facessero, sia lei sia il suo amico curatore d’immagine, non avrebbe mai potuto neppure avvicinarsi al tipo di donna che lui cercava. Una fintafidanzata sfolgorante e piena di fascino che tutti al matrimonio gli avrebbero invidiato.
C’erano solo coppie nel locale, a parte due donne sole, una bionda e una bruna. La prima a un tavolo, la seconda al bancone. Nella penombra del locale provò a metterle a fuoco. Notevoli entrambe, elegantissime e molto glamour. Distolse con una certa riluttanza lo sguardo da quella bionda, la cui scollatura vertiginosa sulla schiena lo aveva catturato, e guardò di nuovo verso la porta.
Un cameriere si avvicinò e lui chiese un tavolo per due. – Aspetto un’amica per ordinare – aggiunse, mentre si sedeva dove l’uomo gli aveva indicato.
Un altro sguardo alla porta, e poi un altro alle due donne sole. La bruna al bancone era stata raggiunta da un uomo. La bionda, al tavolo, stava bevendo un cocktail e intanto inarcava la splendida schiena dorata che un drappeggio dell’abito color ardesia metteva in risalto.
Poi, lentamente, con una sensuale torsione che gli bloccò il respiro, la donna si girò e il suo sguardo percorse adagio la sala fermandosi proprio su di lui. A quel punto a Matthew sembrò di essere dentro un film. Ne avvertiva persino la colonna sonora. Perché lei non solo lo stava guardando, ma gli sorrideva luminosa e bellissima.
Quando fu di nuovo in grado di connettere, lui ricambiò il sorriso.
Accidenti, pensò, quella fata vuole rimorchiarmi.
Al diavolo l’appuntamento con la svitata, al diavolo anche l’appuntamento con la mitica Chantal Dubois. Lui non sarebbe uscito dal locale senza avere quella meraviglia aggrappata al braccio.
A quel punto si rese conto di aver smesso di respirare da un po’. Era praticamente in apnea. Si affrettò a riprender fiato e poi si bloccò di nuovo. La splendida creatura aveva sollevato una mano e lo stava salutando. Salutava proprio lui? Matthew si girò di scatto, per verificare che non ci fosse qualcun altro alle sue spalle, destinatario di sguardo e sorriso.
Ma proprio in quell'attimo l’ombra di un sospetto si fece largo nel suo povero cervello congestionato.
E se…?
No, impossibile, assolutamente insensato.
Tornò a guardare la ragazza, incerto.
A quel punto lei gli fece un cenno inequivocabile. Gli indicò l’orologio e poi gli mostrò le dita. Dieci? Forse perché erano dieci i minuti del suo ritardo?
Si alzò in piedi stralunato. Mosse un passo e urtò il cameriere. Un tintinnio pericoloso di bicchieri sul vassoio.
– Mi scusi – farfugliò. – La ragazza che aspettavo è già qui, la raggiungo al suo tavolo.
Un attimo più tardi era davanti a lei, completamente incredulo. – Cavolo, quel suo amico deve essere un mago degli effetti speciali.
Lei gli sorrise. – Glielo avevo detto che è bravo.
Sì, però anche lei ci aveva messo del suo. Nobilissima materia prima. Dove accidenti nascondeva quel seno perfetto, quelle spalle eleganti, quella vita sottile? Probabilmente sotto gli orribili tailleur che la infagottavano in ufficio.
Ma anche gli occhi dietro gli occhiali e i capelli nel rigido chignon. Occhi e capelli incredibili, non aveva mai visto nulla del genere, prima di allora. Occhi di smeraldo e capelli dorati e lucenti, simili a una matassa di fili di seta.
– Li ho un po’ schiariti – affermò lei, sorseggiando il suo cocktail. – Cosa dice? Ho superato l’esame?
Lui raddrizzò le spalle e si studiò di assumere un’aria distaccata. – Direi di sì. Si consideri sotto contratto. Sarà per il prossimo fine settimana, partiremo venerdì pomeriggio, il matrimonio si celebrerà sabato e domenica torneremo. Ci sono domande?
– Più o meno un centinaio. Dalla telefonata ho capito solo che aveva bisogno di una fintafidanzata. Mi sfugge però il motivo.
– Il motivo è ininfluente. Lei dovrà essere bella, affascinante e innamorata. E’ tutto quello che le si chiede.
– Fintainnamorata, intende dire?
Lui si smarrì per una frazione di secondo. – Certo, fintainnamorata, intendevo questo.
– Perfetto. E adesso parliamo dell’aspetto economico. Abbiamo solo pochi minuti.
– Pochi minuti? Ma se non ho nemmeno ordinato….
Alexandra gli sorrise con molto fascino. – E’ stato lei ad arrivare in ritardo, non io. E poi tutto quel tempo per riconoscermi. Si era parlato di mezz’ora, no?
Lui la guardò, capelli d’oro, occhi di smeraldo, labbra morbide. E abito troppo elegante per un semplice aperitivo. – Ha un appuntamento, per caso?
– Esattamente come lei.
– Come fa a saperlo?
Ecco di nuovo quel sorriso. Mancò poco che Matthew tramortisse davvero di passione ai suoi piedi. – Facile. Lei segna i suoi appuntamenti privati sull’agenda, insieme con quelli di lavoro.
Quindi sapeva di Chantal Dubois. Ma quante altre cose di lui sapeva?, si interrogò sgomento. Per fortuna, però, ignorava la più mortificante. Che il brillante avvocato Matthew  Ranney  era innamorato perso di una donna che non l’aveva voluto.

§

L’appuntamento con Chantal Dubois fu un completo fallimento.
Per quanto cercasse di concentrarsi sulla celebrazione di quell’evento, Matthew si scoprì inevitabilmente distratto e più di una volta Chantal dovette ripetere le sue domande prima di ottenere uno straccio di risposta. Il francese di Matthew, poi, esageratamente fluido quando si era trattato di strapparle un appuntamento, continuava a incepparsi miserevolmente. Insomma, per tutta la durata della cena ci fu una conversazione stentata e un po’ avvilente e, arrivati al dessert, Chantal era così inviperita per l’incredibile fatto che il suo cavaliere avesse altro a cui pensare, che la serata finì in modo piuttosto brusco e senza possibilità di appello.
Così Matthew si ritrovò solo a casa, con lo stereo in sordina e un buon libro in mano. Ma un minuto più tardi aveva già chiuso il libro, e qualche attimo dopo anche gli occhi.
E adesso?, si interrogò. Dal momento in cui era arrivata la dannata partecipazione, tutto il suo mondo sicuro e organizzato aveva cominciato a ingarbugliarsi. E lui continuava a fare cose che solo un paio di giorni prima gli sarebbero sembrate assurdità.
Merda, aveva davvero accettato l’invito di suo fratello? Gli avrebbe davvero fatto da testimone, nonostante lo odiasse ancora con ogni fibra del suo essere perché gli aveva rubato la donna che amava? E aveva davvero assunto una ragazza perché lo accompagnasse al matrimonio in qualità di fidanzata? Cioè di fintafidanzata. Roba da pazzi. Ed era stato proprio lui il povero idiota che aveva mandato all’aria l’appuntamento dell’anno con la mitica Chantal Dubois?
Matthew non riusciva a capacitarsi. E ancora, era accaduto davvero quell’incredibile incontro al Moonlight dove una scialba tirocinante gli era apparsa bella come una diva? Era possibile che la diffusa penombra di quel locale lo avesse tratto in inganno. O l’incantesimo si era davvero compiuto?
Matthew trascorse come in trance la domenica, aggirandosi per casa senza combinare nulla di utile. Lunedì mattina uscì prima del solito e guidò nervosamente, irritandosi per ogni semaforo rosso.
Era davvero curioso di rivedere Alexandra. Senza ingannevoli giochi d'ombra. Nell’atmosfera fredda e impersonale del suo studio. Per rendersi finalmente conto che stava fantasticando su una bolla di sapone.
Quando lei entrò, fece un gran respiro di sollievo. Era la solita, sbiadita Alexandra, che non avrebbe mai potuto in nessun modo turbare i suoi sogni. La esplorò con una certa minuziosità mentre metteva ordine in uno schedario. Mocassini piatti, goffo tailleur color tortora, camicetta abbottonata fino al collo. E più su occhiali pesanti e capelli tirati e raccolti nel solito chignon. Ma lì trattenne il respiro. Primo, perché i capelli con erano più castano spento ma lucenti come oro. E secondo, perché un riccio leggero era sfuggito alle forcine e adesso le danzava lieve vicino all’orecchio.
Matthew deglutì. Ecco, quel riccio dorato apparteneva in modo inequivocabile alla bellissima donna che era stata con lui al Moonlight, due sere prima.
Quindi c'era davvero.
Quindi non aveva sognato.
Quella splendida donna esisteva da qualche parte, ben nascosta sotto occhiali e tailleur.
Il gioco lo intrigò. Scoprire tracce dell’affascinante creatura che lo aveva colpito al cuore, nella solita Alexandra che aveva davanti. Colse un luccichio di smeraldo dietro le spesse lenti e sogghignò. Bene. Poi osservò il tailleur. Frugò piano nell'ampiezza della giacca cercando le linee morbide che ricordava. Fu difficile, ma poi riuscì a individuare la curva dei seni, la vita sottile. Era di nuovo in pieno delirio.
 E anche irritato oltre ogni misura. Perché quell’imbroglio? Perché mortificava così la sua bellezza? Non riusciva a capirne il motivo.
 – Alexandra. – Gli era venuto spontaneo chiamarla per nome. D’altra parte erano due giorni che pensava a lei senza troppe formalità.
La ragazza chiuse l’anta dello schedario e si girò verso la scrivania. – Dica, avvocato.
Matthew si schiarì leggermente la gola. – Sono sinceramente incuriosito da lei. Può dirmi il motivo di questo imbroglio?
 – Intende il mio look da ufficio?
– Esattamente quello.
Lei gli rivolse un sorriso, preciso identico a quello che due sere prima gli aveva fatto tremare il cuore. – Quando lavoro, preferisco passare inosservata.
– E ci riesce benissimo. Ma perché?
– E’ facile, non desidero complicazioni. Le assicuro, ne ho decisamente molte, quando sono me stessa. 
Matthew non stentava a crederlo. Qualsiasi uomo con neuroni funzionanti l’avrebbe corteggiata anche insistentemente.
– Tengo molto a questo periodo di tirocinio – continuò lei. – E mi hanno detto che il suo socio rende la vita difficile alle tirocinanti di bella presenza.
Matthew annuì. Il suo socio era un libertino spudorato e, al contrario di lui, non segnava una rigida linea di confine tra vita privata e lavoro.
– Dopotutto sono qui per lavorare, non mi importa affatto apparire poco attraente – concluse convinta, mettendolo definitivamente ko.

§

Quella fu una settimana davvero bizzarra per Matthew. Praticamente tutto ruotò intorno alla singolare situazione che lui aveva creato. Non riusciva a pensare ad altro che non fosse Alexandra. Gli piaceva seguirla con lo sguardo, adorava cercarle gli occhi attraverso le spesse lenti, sperava che qualcosa la facesse sorridere. Cominciò ad affidarle compiti più impegnativi e scoprì che era brillante e preparata. Sollecitò suggerimenti e fu colpito dalla sua lucidità nel cogliere il punto essenziale delle questioni.
A fine settimana era praticamente innamorato di lei alla follia. Aveva contato i giorni in attesa del venerdì perché era ansioso di rivedere l'altra Alexandra. Quella bella, seducente e sofisticata. Quella con i capelli in libertà, gli occhi di smeraldo e il corpo slanciato ed elegante. Quella che per due giorni sarebbe stata la sua splendida fintafidanzata.
Passò a prenderla da casa e lei arrivò con un cappotto color tabacco e un piccolo trolley. Era perfetta. I suoi capelli di seta sembravano illuminare quella giornata grigia. La bocca, con un gloss corallo, appariva morbida e piena.
– Cominciamo col darci del tu – disse lui, efficiente, mentre caricava il trolley nel portabagagli.  – Non vorrei che al matrimonio mi chiamassi avvocato Ranney.
Alexandra rise divertita. – Non capiterà.
Lui chiuse il portabagagli e la guardò dritto negli occhi. Poi disse d’un fiato. – Si sposa mio fratello. Con una certa Rachel che è stata la mia fidanzata finché non ha conosciuto lui.
– Avevo pensato a qualcosa del genere. – Alexandra sollevò impercettibilmente un sopracciglio. – Quindi l’ami ancora. Non avresti organizzato tutto questo delirio di fintefidanzate, altrimenti.
Matthew si prese un paio di secondi prima di rispondere. – Probabilmente sì, ma non ne sono più così sicuro. Sto andando a scoprirlo.
– Conta pure su di me – disse lei, bellissima e collaborativa. – Sarò perfetta.
– Non troppo, però. Altrimenti Nathan pianterà Rachel per sposare te.
   Ecco fatto. Aveva espresso con parole semplici e chiare il suo incubo ricorrente.
– Anche questo non capiterà – lo contraddisse lei, sicura. – Quelli che rubano la donna al proprio fratello non sono il mio tipo.
Lui aprì la portiera dell’auto e aspettò che salisse, poi andò a sedersi al posto di guida. Si sentiva in un modo curioso, leggero, rilassato ma con una strana euforia. Un miscuglio di sensazioni che somigliava moltissimo alla felicità.
D'accordo, Natale, sfidò, squadrando gli alberi decorati che fiancheggiavano la strada. Ti darò un'altra chance.

§

Matthew fu molto contento di aver deciso alla fine di partecipare al matrimonio di suo fratello. Perché quella circostanza gli fece capire un sacco di cose.
Prima di tutto che Rachel non era niente di speciale. Carina, ma piuttosto noiosa, alla lunga non avrebbe funzionato. Certo, il suo sguardo intenso su di lui e poi sulla sua compagna non poté non lusingarlo, ma solo per una frazione di secondo. Poi non ci pensò più.
In secondo luogo, scoprì che non odiava più suo fratello. Altrimenti il loro abbraccio non sarebbe venuto così bene. Un bell’abbraccio caldo e forte che cancellava il passato. Era valsa la pena andare fin lì solo per quello.
E infine scoprì che la sua fintafidanzata recitava così bene la parte da insinuargli un intrigante sospetto.
Era capitato la sera del loro arrivo. Non lo immaginava, ma trovò suo fratello e Rachel che li aspettavano in albergo. Era stato in quella circostanza che lo sguardo di Rachel lo aveva acceso di sacrosanta soddisfazione. E che l'abbraccio gli aveva restituito il fratello.
Poi aveva capito che non poteva sottrarsi, avrebbe dovuto affrontare la prova più difficile.
– Abbiamo riunito qualche amico a casa – aveva detto Nathan. – Una serata tranquilla, invece del solito festino a base di alcol e di spogliarelliste.
Il Nathan di una volta non si sarebbe perduto un addio al celibato per nulla al mondo.
Così Matthew si ritrovò nella casa in cui era cresciuto e in cui aveva sperato di non rimettere più piede. Il suo patrigno aveva sogghignato nel vederlo, la sua compagna era ancora troppo giovane per lui, come le altre che l'avevano preceduta. Rimpianse con una fitta acuta quando in quella casa vivevano i suoi genitori e lui era ancora un bambino molto felice. La sala era addobbata con un avveniristico albero di un lilla fosforescente, che detestò subito. Aveva ancora nella memoria la fragranza di resina del grande albero della sua infanzia.
– Qualcosa non va? – Alexandra si era leggermente stretta a lui. Davvero attenta alle sue reazioni per essere una fintafidanzata. E infatti aveva subito aggiunto: – Perché te lo chiedo? E' chiaro che tutto non va.
– Odio non riuscire a liberarmi del passato – bisbigliò.
– Perché liberartene? In fondo ti ha reso quello che sei.
Lui trattenne il respiro. Era vero. Tutto quello che lo aveva ferito, in fondo, aveva finito per renderlo più forte e più determinato. Le sorrise. – Sai che non avevo mai considerato questo aspetto?
Una luce le guizzò nello sguardo. – Noi fintefidanzate riusciamo a valutare le situazioni con  fredda obiettività.
Matthew, suo malgrado, si oscurò. – Se vuoi sapere come la penso, mi sembri tutt'altro che fredda.
Lei sorrise misteriosa.
C'erano alcuni amici e lui ne conosceva solo un paio, ma fu ugualmente una serata piacevole. Almeno fino a quando non uscì sul terrazzo per fumarsi una sigaretta. Aveva smesso di fumare da un paio di anni, ma quella era una sera particolare e così ne aveva presa una dalla scatolina d'argento sul basso tavolo del salotto.
Era fuori a guardare la luna della sua infanzia, nitida tra i rami della magnolia, quando avvertì dei passi leggeri avvicinarsi.
E' Alexandra, pensò, con una buffa capriola del cuore.
– Che strana situazione, vero?
La voce morbida di Rachel, invece. Si irrigidì.
– Perché strana?
Senza voltarsi. Gli occhi sempre alla luna.
– Tu qui con un'altra e io che sposo un altro.
A quel punto si girò. Profilo nitido, profumo di vaniglia. Una volta aveva adorato quel profumo, adesso lo trovò caramelloso.
– Alexandra non è un'altra, è la mia donna. E Nathan non può essere definito un altro dal momento che lo stai sposando.
Lei rise piano.
Una volta aveva adorato anche quel suo modo di ridere.
– Dai, hai capito cosa intendevo. Perché non sei mai tornato?
– La mia vita è da un'altra parte, ormai.
– Nuova vita, nuova donna. Sei felice?
Quella domanda meritava un attimo di riflessione.
– Sì – disse. E non si trattava di una patetica menzogna. Da quando era salito in auto con Alexandra, lui era davvero molto felice.
Aveva pensato di dover recitare una parte, invece stava vivendo una storia.
Una storia?
Per vivere una storia si deve essere in due.
– Torniamo dentro – disse. – Non vorrei che mio fratello si facesse strane idee.
E anche Alexandra.
– Tuo fratello non è un santo. E mi sposa solo perché aspetto un bambino.
Matthew si irrigidì di nuovo. Ecco perché così in fretta. Ecco perché la data natalizia. – Mio fratello ti sposa. A me basta questo.
Si girò a disagio verso la portafinestra e, proprio in quell'attimo, la sua fintafidanzata uscì nel terrazzo e avanzò sicura verso di loro con i suoi capelli di luce. Aveva due calici di champagne in mano.
– Brindiamo agli sposi – disse. – Alla loro felicità.
Matthew pensò che era una perfetta fintafidanzata. Il sorriso non raggiungeva gli occhi, dolcemente temibili quando si posarono su Rachel. Che subito si scostò leggermente da lui.
– Splendida idea – disse Matthew, prendendo il calice. Poi lo sollevò leggermente verso la sposa. – Alla vostra felicità.
– Che bel pensiero – flautò lei. Anche il suo sorriso non raggiungeva gli occhi. – Ma adesso devo rientrare. Nathan si starà chiedendo dove sono finita.
Quando il rumore dei suoi passi si fu allontanato, Alexandra fece una breve risata. – Ho sbagliato a intervenire? Prima ho pensato di non immischiarmi, poi mi sono detta: diavolo, solo io e te sappiamo che sono una fintafidanzata. E allora ho fatto quello che ci si aspetta da una fidanzata vera.
– Sei stata perfetta, davvero. Quella luce nei tuoi occhi... sembrava autentica gelosia.
– Te l'avevo detto che sarebbe stata una prestazione professionale.
– Non avrei potuto scegliere una collaboratrice migliore.
Lei fece un piccolo respiro e si appoggiò al parapetto della terrazza. – Che cielo limpido. E questa mi sembra la luna più grande che abbia mai visto.
– E' la luna della mia infanzia. Mi sono appena reso conto che posso ritrovarla solo qui. La mia infanzia felice. – Fece una breve risata aspra.
Lei gli si fece leggermente più vicina, così Matthew poté avvertire il lieve tremito che l'aveva scossa.
– Hai freddo? E' gelido qui fuori.
– Non è il freddo – disse lei.
Allora le circondò le spalle con il braccio e la strinse a sé.
– Nel caso qualcuno lanciasse uno sguardo sul terrazzo – disse.
Lei annuì piano. – Siamo molto osservati, se non te ne fossi accorto.
– Me ne sono accorto, ma mi fido della tua abilità professionale.
E infatti lo sguardo di Alexandra affondava con rara intensità dentro i suoi insignificanti occhi castani. Davvero molto professionale.
– Le tue iridi sembrano oro fuso – disse.
Il suo anonimo castano oro fuso? Lo pensava davvero?
La strinse più forte, la bocca a un soffio da quella di lei.
– Nessuno ci sta osservando così tanto – bisbigliò Alexandra, senza allontanarsi, ma senza neppure farsi più vicina.
Le sue labbra erano così morbide, così sensuali nel non offrirsi.
Lui tirò indietro la testa di scatto. – Torniamo dentro.
Nel cuore, uno scompiglio emotivo senza precedenti. Poteva comportarsi come il suo dissoluto socio e approfittare della situazione?
Matthew si maledisse per non essere come il suo dissoluto socio.

§

Ma quella sera, quando tornarono in albergo, non riuscì più a mantenere il faticoso controllo che si era imposto. Accompagnò Alexandra alla sua camera e si fermò sulla soglia. 
– Direi che è andata bene – disse. – Tutti hanno creduto ciecamente che sei innamorata di me. Il mio patrigno, la sua scaltra compagna, gli amici, mio fratello, persino Rachel… E sai una cosa? – Si spinse appena in avanti e le bisbigliò all’orecchio: – Mi piacerebbe da morire crederci anch’io.
– Tu non puoi – obiettò Alexandra seria. – Sei il mio datore di lavoro, ricordi? – Sorrise. – E forse non puoi anche perché... Lo hai poi risolto quel dubbio su Rachel?
La sua voce era noncurante ma gli occhi di smeraldo tradivano una piccola ansia, una trepidazione che nessuna fintafidanzata è tenuta a provare.
Lui sentì il cuore battere contro le costole come un tamburo africano. – Rachel è passato remoto. Non mi ricordo neppure più cosa mi piacesse di lei. Di te invece mi piace... mi piace che mantieni le promesse. – La voce si incrinò mentre il suo sguardo cercava gli occhi luminosi di Alexandra. Mai così luminosi come in quel momento. – Infatti, se vuoi saperlo, con te sono davvero tramortito di passione al primo sguardo.
Piombarono in camera come due adolescenti ingordi che non possono aspettare. Si liberarono furiosamente degli abiti segnando un intrigante sentiero fino al letto.
Si baciarono come se quello fosse il loro primo bacio e anche l'ultimo. Avida passione e morbida tenerezza, tocchi gentili e sfrenata lussuria. E allo stesso modo si amarono.
– Sono felice che tu abbia scelto me come fintafidanzata – bisbigliò lei. Le labbra premute contro il suo collo, lo abbracciava come aveva desiderato fare ogni istante, da quando aveva cominciato il tirocinio nel suo studio.
– Annullo il contratto – bisbigliò lui in risposta. E intanto la teneva stretta a sé come aveva desiderato fare ogni istante, da quando l'aveva vista quella sera al Moonlight. – Domani al matrimonio, non dovrai fingere affatto.
FINE
CHI E' L'AUTRICE...

Ornella Albanese è nata a Giulianova, in Abruzzo, e vive  nel centro storico di Bologna con il marito e i due figli. Ornella ha iniziato a pubblicare a sedici anni, collaborando alla narrativa di alcune riviste (Gioia, Bella, Milleidee) con una vasta produzione di racconti gialli e rosa. Anche attualmente scrive per Intimità romanzi brevi e a puntate. Dal 1997 ha pubblicato otto romanzi per la casa editrice Le Onde con lo pseudonimo di Alba O’Neal. Infine ha scoperto il Romance storico e così è cominciata la sua collaborazione con Mondadori e la conseguente pubblicazione di otto titoli nella collana I Romanzi.
"Nelle mie storie", osserva l'autrice, " tutto si gioca sull’incertezza, perché sono convinta che l’attrattiva di una narrazione stia proprio nel fatto che i protagonisti si misurano, si inseguono e si combattono in sfide che non hanno certezze. Se l’amore, infatti, diventa sicuro e appagato, smette dal punto di vista letterario di essere interessante. Ed è in quel preciso momento che si conclude il romanzo."

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TI E' PIACIUTO DELIRIO D'AMORE A NATALEPARTECIPA A CHRISTMAS IN LOVE 2015 LASCIANDO I TUOI COMMENTI FIRMATI AI RACCONTI CHE VERRANNO PUBBLICATI SUL BLOG NEI PROSSIMI GIORNI FINO AL 6 GENNAIO. A FINE RASSEGNA, ELEGGEREMO IL RACCONTO NATALIZIO PREFERITO DALLE LETTRICI ED ESTRARREMO PREMI A SORPRESA FRA CHI AVRA' COMMENTATO.




25 commenti:

  1. Wooow!! non c'è niente di meglio di un dolcissimo racconto per iniziare un tediosissimo lunedì mattina lavorativo.. andro' in ufficio con una marcia in piu' :)
    Cry Trilly

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  2. Una Ornella Albanese molto interessante, fuori dallo storico. Anche se ho già letto i suoi scritti contemporanei, devo dire che questo racconto mi ha afferrato e catturato fino alla fine.

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  3. Pure io ho letto alcuni storici di Ornella, ma anche questo intreccio classico è piacevole e scorrevole, in grado di allietare un grigio lunedì. Che la Dea vi benedica

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  4. Bellissimo ed intrigante. Grazie Ornella.Milena

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  5. bellissimo, mi è piciuto moltissimo. intrigante, divertente e romantico, ma soprattutto scritto molto bene. quest'anno sarà durissima fare una scelta per decretare il vincitore

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  6. Vi ringrazio tutte dei bei commenti, ragazze! Anche il mio grigio lunedì ne è allietato!
    Ornella A.

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  7. Bello, iniziassero così tutte le settimane!!!

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  8. Perfetto ed avvincente, come sempre: mi ha tenuta incollata fino alla fine, con un racconto che è quasi un romanzo: anche la narrazione, che spesso nei racconti, risulta affrettata, quì ha rispettato i tempi: un finale perfetto. Anche la storia è ben strutturata, e i personaggi sono belli ed irresistibili.

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  9. Divertente e romantico, ben scritto e con quell'irriverente punta di ironia che nelle storie di Ornella non manca mai.
    Sara

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  10. L'insicurezza di Matthew lo rende un protagonista inusuale e perfetto, questo racconto è, tra i "Christmas in Love", uno di quelli che mi sono piaciuti di più. D'altronde l'autrice è tra le mie preferite e non perdo un uscita.......

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  11. Una bellissima storia....mi sono identificata nell'intrigo(non certo nella bellezza)avendo escogitato una cosa simile per far ingelosire un uomo...quindi devo dire un racconto anche molto reale. Bravissima Ornella!!!

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  12. Mi è piaciuto moltissimo questo racconto, davvero intrigante, romantico e sensuale. Rientra sicuramente tra i miei preferiti.
    La telefonata di Matthew mi aveva tratta in inganno su chi potesse assumere il ruolo di fintafidanzata (e protagonista del racconto), ruolo che alla fine è ricaduto su un'alternativa decisamente più originale, lasciandomi piacevolmente stupita.

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  13. Adoro il lieto fine, che sia Natale o meno. E qui ci sta davvero bene, perché è bello leggere di un ricongiungimento tra fratelli dopo tanta freddezza. La trama può essere un po' scontata, ma il personaggio di Alexandra così determinata e positivamente furba la rende cmq molto piacevole

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  14. Un racconto stuzzicante, divertente e molto dolce. Davvero una bella favola natalizia. Piacevolissima come sempre la scrittura di Ornella Albanese.

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  15. Sono passata di nuovo per ringraziare dei nuovi commenti. Un abbraccio a tutte!
    Ornella A.

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  16. Ho divorato questo racconto. Mi e' piaciuto molto. Nel periodo natalizio preferisco storie divertenti che im facciano sorridere e che mi mettano di buon umore e quando ho finito Di leggere il racconto sorridevo a 34 denti. Complimenti all'autrice. Il racconto e' sicuramente uno dei miei preferiti

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  17. Semplicemente perfetto. Mi è piaciuta ogni singola parola. Mi sa che lo stamperò per studiarlo! :D

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  18. Pur non amando il romance contemporaneo ho letto tutto d' un fiato questo piacevolissimo racconto. Mi è piaciuto molto il depistaggio messo in atto da Ornella: soltanto dopo la telefonata si è capito dove voleva andare a parare. Molto bello. :)

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  19. Grazie anche a voi, di cuore!
    Il depistaggio è la parola chiave, Fernanda. Adoro depistare, sia che scriva un racconto di 2000 battute, sia che scriva un romanzo di 450 pagine. Tutto è già stato scritto, ma il depistaggio è la nostra arma ;)
    Ornella A.

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  20. Sempre bravissima la nostra Albanese. Un racconto molto piacevole.
    Miriam Formenti

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  21. Davvero bello e piacevole. Eh, queste finte fidanzate...

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  22. Commento un po' in ritardo, ma questo racconto mi è piaciuto tantissimo. Ornella è una garanzia, riesce sempre a coinvolgermi ed emozionarmi. E poi il personaggio di Matthew... Wow!!! Affascinante da morire. Adoro i bei tenebrosi.

    RispondiElimina
  23. Commento un po' in ritardo, ma questo racconto mi è piaciuto tantissimo. Ornella è una garanzia, riesce sempre a coinvolgermi ed emozionarmi. E poi il personaggio di Matthew... Wow!!! Affascinante da morire. Adoro i bei tenebrosi.

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  24. Wauuuuuuuuuuu Matthew è devvero molto affascinante e tenebroso mi ha conquistato. ....Ornella mi sarebbe piaciuto leggere di più sulla loro storia complimenti

    RispondiElimina
  25. Veramente una bella storia, come piacciono a me. Spero che vinca perché è quella che ho apprezzato di più. Complimenti all'autrice

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