GLI ALTRI ROSSOFUOCO: 'UNA SERA A TEATRO' di Cristina Contilli




Ludovico era alto e magro e, anche se vestiva sempre di nero, solo una piccola croce d’argento che portava sul bavero della giacca poteva ricordare a chi non lo conosceva la sua condizione di sacerdote. Carlotta a Milano aveva sentito su di lui opinioni contrastanti, ma tutte le contraddizioni che sembravano riassumersi in Ludovico erano passate in secondo piano per lei di fronte ai suoi occhi, al suo sguardo intenso e malinconico.

“Ci sono occhi in cui ci si perde e occhi in cui ci si ritrova. Io nei vostri occhi mi sono perso e non mi sono più ritrovato” Così più o meno avrebbe scritto alcuni anni dopo, in versi, Alfred De Musset, riferendosi agli occhi della donna amata e ,a parti capovolte, a Carlotta era accaduta la stessa cosa, una sera a Mantova, dove lei recitava in una tragedia scritta da Ludovico, si era persa nei suoi occhi e, a distanza di sei anni da quel momento, poteva dire di non essersi ancora ritrovata, perché le bastava che Ludovico la fissasse per avere il desiderio di stringerlo tra le braccia e dimenticare tutto ciò che avrebbe potuto separarli.
Quella sera a Mantova, nonostante alcune settimane di prove serrate e nonostante il suo impegno, la tragedia di Ludovico non aveva avuto una buona accoglienza, ma proprio per far comprendere a Carlotta che non la riteneva responsabile di quell’insuccesso, Ludovico si era recato nel suo camerino a ringraziarla e a salutarla, prima di lasciare il teatro in compagnia dei suoi amici.

Quando Carlotta istintivamente aveva abbracciato Ludovico, per fargli capire che quella sera non gli importava nulla dei fischi del pubblico né del fatto che avrebbero potuto avere qualche conseguenza nella sua carriera di giovane attrice in ascesa, gli importava solo fargli capire che teneva a lui e che sì, la pensavano allo stesso modo: era colpa di un pubblico di provincia, che preferiva le commedie alle tragedie, i testi classici come personaggi e struttura a quelli più moderni e innovativi, se la tragedia era caduta, ma l’avrebbero riproposta a Milano e sarebbe andata meglio… Carlotta ne era certa, quasi certa perché, per quanto fosse la prima attrice di una delle poche compagnie stabili italiane dell’epoca, restava sempre una giovane di diciannove anni soltanto che aveva di fronte a sé una promettente carriera sulle scene.

Quella sera, a Mantova, Carlotta non era ancora la Marchionni, la prima attrice tragica italiana secondo le riviste teatrali e secondo alcuni famosi viaggiatori stranieri che avrebbero parlato alcuni anni dopo di lei, no, lei in quel momento era soltanto, Carlotta, anzi, Carlottina come l’avrebbe di lì a poco ribattezzata Ludovico poiché era molto più giovane e molto più bassa di lui e Ludovico non era ancora uno scrittore conosciuto e discusso, ma era solo l’abate di Breme, l’ex cappellano della corte napoleonica, l’amante secondo qualche male lingua milanese della viceregina Augusta Amalia.
Ci sono sere, però, che cambiano le vite delle persone e quella sera del 1815 cambiò la vita di Ludovico e Carlotta.

Quando l’aveva abbracciato, Carlotta si era accorta, infatti, che Ludovico era nel pieno di un’erezione e così gli aveva sussurrato: “Non credevo di farti questo effetto!”
“Sono un uomo anche io!” Le aveva risposto Ludovico, come se volesse giustificare la reazione del proprio corpo su cui in fondo poteva avere un controllo piuttosto limitato se una donna, giovane e graziosa e di cui stava iniziando ad innamorarsi, si prendeva la libertà di abbracciarlo, mentre erano soli.

“Proprio perché sei un uomo anche tu, non meriti di soffrire così.” Gli aveva sussurrato Carlotta, sfiorando con le dita il punto in cui i pantaloni di Ludovico erano più tesi, prima di liberare con un gesto inaspettato il suo sesso dalla stretta sia dei pantaloni sia della biancheria intima.

Se fosse stato solo, Ludovico a quel punto avrebbe iniziato a percorrere con le dita il proprio membro fino a raggiungere il piacere, ma si vergognava a fare lo stesso di fronte a Carlotta e, così, aveva deciso di lasciar condurre a lei il gioco, pensando che, se aveva preso l’iniziativa, aveva anche sufficiente esperienza con gli uomini per condurlo al piacere.
Quando Carlotta si era inginocchiata di fronte a lui e l’aveva baciato sulla punta, il membro di Ludovico aveva avuto un sussulto e si era sollevato in tutta la sua fierezza.
Anche se non aveva molta esperienza Ludovico aveva già sperimentato forme alternative alla penetrazione, sapendo quali conseguenze spiacevoli avrebbe avuto nella sua condizione una gravidanza della donna che amava e così aveva assecondato più che volentieri l’iniziativa di Carlotta, prendendo il proprio pene tra le dita e dicendole: “Accarezzalo con la lingua sulla punta, vedrai che ti piacerà.”

Mentre Carlotta faceva scorrere la lingua sul suo glande rosso e fremente, Ludovico aveva cercato di ritardare il momento dell’eiaculazione per prolungare le sensazioni intense che stava provando, ma, alla fine, non era più riuscito a trattenersi e il suo sperma era uscito, bagnando la lingua di Carlotta, mentre Ludovico raggiungeva il piacere.
Dopo aver aiutato Carlotta a rialzarsi, Ludovico aveva chiuso di nuovo il proprio sesso nella stretta dei pantaloni e aveva confidato a Carlotta: “Credo che mi sto innamorando di te, spero che questo non ti spaventi, considerando la nostra differenza d’età, ma soprattutto la mia condizione.”

“Non lo so se mi spaventa, so soltanto che a me sta accadendo lo stesso. Sono stata educata in collegio e, da quando l’ho lasciato cinque anni fa, ho avuto un solo uomo prima di te. Spero che tu non abbia pensato che faccio quello che ho fatto con te stasera a tutti gli autori di cui recito le tragedie.”
“Ho sentito parlare di te a Milano e so che non sei così, in più mi sono accorto che tua madre veglia su tutta la composita truppa della compagnia Belloni-Meraviglia ma soprattutto veglia su di te.”
“Se sai tutto questo, Ludovico, allora promettimi che sarai sempre sincero con me e che cercherai di non farmi soffrire.”

“Io ho un carattere particolare, Carlotta, forse, Silvio te ne ha parlato. Amo la vita mondana, ma poi passo intere settimane lontano da Milano nella solitudine del lago di Como o chiuso a meditare nell’abbazia piemontese di Novalesa.”
“Quando hai bisogno di stare da solo, allontanati pure da me, ma non lasciarmi per settimane senza scrivermi due righe o farmi sapere come stai perché, se sei uno di quegli uomini che si comporta così, allora è meglio che tra noi finisca tutto già da stasera.”
“No, Carlotta, questo no. Non puoi promettermi la felicità e poi negarmela.”
Carlotta, in fondo, era ancora ingenua e, a parte uno dei due capocomici della compagnia di cui faceva parte, non era mai stata con un uomo e così aveva paura dell’attrazione che la legava a Ludovico, si rendeva conto, infatti, che era bastato che restassero soli perché la tensione che c’era tra loro da giorni si manifestasse in gesti carichi di desiderio e di passione, se non fosse stato per il timore di insospettire chi li circondava, Carlotta sapeva che sarebbero rimasti chiusi ancora nel suo camerino e avrebbero continuato a esplorare i propri corpi, cercando di donarsi reciprocamente il piacere.

Nell’autunno dell’anno successivo Ludovico e Silvio erano nel pieno di una polemica che non era solo letteraria, ma anche filosofica perché proponeva un rinnovamento stilistico ed etico della letteratura italiana che da troppo tempo viveva delle proprie glorie passate senza aprirsi davvero alle altre letterature europee. In quel frangente era giunto a Milano lord Byron, discusso scrittore inglese, preceduto non tanto dalla fama delle sue opere quanto dalla scandalo del suo divorzio che gli aveva chiuso in faccia le porte della buona società londinese, costringendolo di fatto a lasciare la propria patria.

A Milano Byron era stato ospite del palco alla Scala e della casa di Ludovico e una sera, tornando dal teatro, i due scrittori avevano finito per entrare in confidenza.
“La tragedia del vostro amico Pellico è davvero buona, ma credo che debba parte del suo successo anche alla bravura della Marchionni. Siete fortunato ad essere amato da una donna così sensibile e passionale, anche se le donne sono sempre delle creature complicate. Quando ti sembra di averle rese felici, ti rendi conto, infatti, che è solo una tua convinzione e che hanno comunque qualcosa da rimproverarti.”

“A Carlotta pesa la clandestinità del nostro rapporto, dovuta al fatto che io sia un sacerdote, ma per il resto non posso lamentarmi di lei perché si è sempre donata a me con una generosità incondizionata di cui spesso noi uomini non siamo capaci.”
“Io non penso che non ne siamo capaci, piuttosto ci hanno insegnato a non palesare mai troppo i nostri sentimenti, anche se in questo l’Italia mi sembra molto diversa dall’Inghilterra, ma, se si fosse davvero liberi di mostrare il proprio cuore, si scoprirebbe che siamo capaci di una complicità e di una sincerità, sconosciute al sesso femminile.”
Nel frattempo, George e Ludovico erano giunti a casa e Ludovico stava per congedarsi dal suo ospite quando George gli aveva chiesto se poteva trattenersi con lui per avere qualche spiegazione su alcune espressioni usate da Pellico nella sua Francesca che aveva avuto qualche difficoltà a capire e tradurre.

Mentre stavano rileggendo insieme alcuni stralci della tragedia di Pellico, George aveva osservato da vicino Ludovico, accorgendosi che, se non fosse stato per la sua eccessiva magrezza, sarebbe stato anche un bell’uomo: alto, con un’aria elegante, uno sguardo malinconico e inquieto, sì, decisamente, era un uomo interessante e non solo per la molteplicità dei suoi contatti culturali che superavano i confini dell’Italia, ma aveva già un’amante, più giovane di lui e che lo guardava con occhi estasiati come aveva notato George, vedendo che Carlotta sollevava lo sguardo verso di lui, mentre recitava, come se volesse cercare la sua approvazione.

“Avete fatto bene a scegliere come amante una donna molto più giovane di voi che vi ammira senza riserve.” Aveva, dunque, osservato, dando una forma ai propri pensieri.
“Io non ne sono così certo, Carlotta ha la forza e l’impeto della giovinezza che io non ho più anche a causa della debolezza della mia salute e inoltre, essendo un’apprezzata attrice, non le mancano i corteggiatori e quindi un giorno potrebbe stancarsi di me e tra i due io sarei quello che soffrirebbe di più. Ho già sofferto per amore e so bene che è come scendere in un abisso di cui non si conosce la profondità, senza la certezza di poter risalire a veder la luce.”

George aveva pensato che l’Italia era davvero un posto dove le cose girano all’incontrario, visto che stava traducendo una tragedia che parlava di un adulterio insieme ad un sacerdote che sperava di non essere lasciato dalla propria amante! Ma, forse, era il suo luogo ideale proprio per questo: in  un  mondo dove la morale era relativa i suoi comportamenti sarebbero stati maggiormente tollerati di quanto gli era accaduto in Inghilterra e in più questi scrittori italiani, per quanto fossero, a volte, troppo presi da polemiche, veementi all’interno del loro piccolo mondo e quasi sconosciute al mondo esterno, sapevano essere gentili ed accoglienti come Ludovico che gli aveva aperto la propria casa.

“Siete molto legato a Silvio, vero?” Dopo quasi un’ora che lavoravano sulla sua tragedia era passato senza accorgersene da “Pellico” a “Silvio”.
“Sì, perché è una persona timida, ma sincera e sa comprendere i sentimenti degli amici senza tante inutili parole.”
“Non sono qualità da poco!”
“Sì, è vero, non lo sono, anzi io direi che sono piuttosto rare nell’ambiente letterario.”
“Sono qualità rare anche in altre ambienti, ma essenziali in amicizia e ancora di più in amore.”
“Ma non si può perdere ciò che è certo come l’amicizia per ciò che è incerto come l’amore.”
George non era sicuro di aver capito bene le parole di Ludovico, anche se vi aveva letto un’allusione al fatto che non volesse perdere l’amicizia di Silvio.
Nei giorni successivi Ludovico non era stato bene ed era rimasto a letto, affidando di fatto alla servitù  i propri ospiti, tanto che ad un certo punto George aveva iniziato a pensare che non fosse una scusa, ma fosse davvero malato.
Entrare nella sua camera gli sembrava tuttavia un gesto di eccessiva confidenza anche se poteva capitare che i nobili, quando erano malati, non rinunciassero del tutto alle visite e ricevessero nella propria stanza chi li andava a trovare.

E così, aveva pensato che la sua fama di eccentrico lo aveva preceduto al suo arrivo in Italia e una stranezza o un’imprudenza in più non l’avrebbero né migliorata né peggiorata.
Con questo spirito si era fatto accompagnare da un servitore nella camera di Ludovico che riposava con due cuscini dietro la schiena e un’aria pallida e assente.
“Mi devo scusare con voi, ma la mia salute non è mai stata molto solida e ogni tanto ho dei giorni in cui non ho neppure la forza di alzarmi dal letto.”
“Scusatemi voi, se mi permetto di darvi un parere, pur non essendo un medico, ma io non credo che passare interi giorni immobile su un letto vi possa aiutare a riacquistare le forze.”
“Il medico è venuto ieri e mi ha applicato un paio di sanguisughe sul petto perché la notte non respiravo bene… le sanguisughe ora non ci sono più, ma in compenso mi è rimasta una ferita che è stato necessario fasciare… e ora, se non vi dispiace, vorrei restare solo..”
La richiesta di Ludovico, anche se fatta con tono flebile, aveva qualcosa di perentorio eppure George aveva l’impressione di non riuscire ad andarsene dalla sua stanza e così aveva fatto tutto il contrario di quello che gli era stato chiesto e si era seduto sul letto di Ludovico.

“Ho viaggiato diversi mesi in compagnia di un amico, medico e scrittore e anche se era malato più spesso di me, a forza di stargli accanto,  non ho potuto fare a meno di imparare qualcosa di medicina!”
Ludovico che aveva già poca fiducia nei medici veri, compreso il famoso Rasori, amico di Foscolo, ma anche di Silvio, ne aveva ancora meno in quella di inglesi che mescolavano medicina e scrittura come Polidori, da cui dubitava fortemente che Byron avesse potuto imparare qualcosa di utile.
D’altra parte, il suo temperamento era fatto di accessi di passione, ma anche di pazienti rassegnazioni e così era rimasto a vedere, quasi spettatore di se stesso, a cosa si sarebbe spinto il suo ospite inglese.

Aveva dimenticato, però, nella stanchezza della malattia che sotto le coperte era mezzo spogliato e così quella mattina era finita in modo davvero imprevedibile.
Quando aveva scostato la coperta, per vedere la fasciatura che Ludovico aveva sul petto George si era accorto che portava i mutandoni aperti sul davanti e così non aveva potuto fare a meno di gettare uno sguardo sul suo sesso, suscitando una reazione stupita di Ludovico: “Io sono malato ai polmoni, non comprendo perché mi fissate molto più in basso, esiste forse qualche innovativa teoria medica che lega parti del corpo così lontane?”
“Io non credevo che…”
“Che fossi ridotto così male… è questo che volete dire?”
“No, al contrario, siete troppo magro, è vero, per la vostra altezza, ma avete altre qualità.”
L’imbarazzo per la situazione in cui si stavano incartando entrambi era sempre più palese e nessuno dei due per un istante sembrava sapere come uscirne finché George aveva detto: “Se vorrete allontanarmi dalla vostra casa, dopo quello che sto per fare, non vi biasimo, ma preferisco avere una discussione con voi piuttosto che lasciare Milano con dei rimpianti.”
Dopo aver detto così, George aveva rischiato il tutto per tutto, iniziando ad accarezzare con una mano il membro di Ludovico.

Temeva che l’amico l’avrebbe cacciato dalla propria stanza, Ludovico, invece, si era limitato a dirgli: “Milano non è Londra, ma non è neppure Parigi, perciò è meglio che chiudete la porta a chiave, io e Carlotta lo facciamo sempre, quando siamo soli.”
Incoraggiato da quelle parole George aveva chinato il viso e aveva iniziato ad accarezzare con la lingua il pene di Ludovico, dicendogli: “Avete un uccello magnifico, ora capisco meglio la vostra Carlottina e quasi la invidio.”
“E fate male perché io sono debole di salute e alcuni mesi fa Carlottina è stata sul punto di lasciarmi.”
Nonostante il pessimismo di Ludovico, George aveva una certa esperienza in fatto di fellatio e così aveva stimolato il membro di Ludovico fino a farlo diventare turgido. A quel punto aveva fatto scivolare il glande di Ludovico nella propria bocca e, quando Ludovico aveva eiaculato, non aveva esitato a succhiare e ingoiare il suo liquido.
Ludovico, però, nel momento in cui si era lasciato andare aveva detto qualcosa che lo aveva ferito profondamente tanto che, dopo aver lasciato andare il suo sesso, Geoerge lo aveva rimproverato, dicendogli: “Poco fa mi avete chiamato Silvio. Se siete innamorato del vostro migliore amico, lo posso capire, ma non vi rendete conto che è umiliante per chiunque sentirsi chiamare nell’intimità col nome di un’altra persona?”

“Mi dispiace per quello che è accaduto, avrei dovuto fermarvi in tempo, invece di permettervi di andare fino in fondo, ma sapevate bene che io non provavo nulla per voi. Non mi sembra di avervi mai fatto intendere qualcosa di diverso.”
“No, avete ragione, sono io che ho fatto tutto da solo.” Aveva concluso George, uscendo con impeto dalla camera di Ludovico.
Nei giorni successivi entrambi si erano comportati come se non fosse accaduto nulla di strano tra loro: Ludovico perché  si sentiva in imbarazzo per il momento di debolezza che aveva avuto e George perché gli bruciava ancora il fatto di essere stato chiamato nel momento supremo del piacere con il nome di un altro uomo e così George aveva lasciato pochi giorni dopo Milano per Venezia, ringraziando Ludovico per averlo ospitato nella propria casa e augurandogli ironicamente: “Siate felice assieme al vostro Silvio e alla vostra Carlottina di cui possedete l’amore anche se non lo meritate!”

FINE


L'AUTRICE

Cristina Contilli è nata a Camerino nel 1977, nel 2001 si è laureata in lettere e nel 2006 ha concluso il dottorato di ricerca in italianistica, discutendo una tesi su Silvio Pellico, autore a cui ha dedicato i libri “Le passioni di Silvio Pellico: amicizia, amore e scrittura nella vita di un poeta dell’800” (Torino, Carta e Penna, 2006), “Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita” (Viareggio, Giovane Holden, 2008, Morning Star, 2010, Lulu.com, 2010), “Un amore mai dimenticato: Silvio Pellico e Cristina Archinto Trivulzio” (scritto in collaborazione con la romanziera genovese Laura Gay, Lulu.com, 2010). Ha scritto inoltre diversi historical romance che raccontano le vicende del conte e ufficiale della marina francese Alain De Savoia-Soissons e di sua moglie, la marchesina Juliette De Sade. Ha tradotto in inglese le prime 5 puntate della saga di Alain e Juliette oltre alle biografie romanzate: “Gli amori della contessa Giulia” (“The countess Julia and her lovers”, Italianromances-Lulu.com, 2010) e “La contessa rivoluzionaria” (“In love and in exile”, Italianromances-Lulu.com, 2010), tutti in vendita su amazon.com. Dal giugno 2010 è iscritta all’Ordine dei giornalisti del Veneto e lavora come free lance. L'ultimo suo libro, Milano 1816: Carlotta e Ludovico è uscito nell'aprile del 2012. VEDI QUI i suoi libri.





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