GLI ALTRI ROSSOFUOCO: 'TRADIMENTO' di Alexandra Master



E SE…

14-03-10
H. 14:30
To: Diane
From: James

“ Dimmi una cosa che ti fa impazzire”

Dianne arrossì violentemente ma poi scrisse:
“Mi piace che mi si baci e accarezzi ovunque. E a te? Cosa piace all’uomo del mistero?”
“Anche a me piacciono i baci, ma non ovunque… chissà come sarebbero le tue labbra…”

Erano più di due settimane che James e Diane si scambiavano e-mail roventi e la loro resistenza era ormai agli sgoccioli.
Diane Harris, trent’anni, tre figli, sposata da dieci, era in crisi profonda. Un pomeriggio, cieca quindici giorni prima, dopo una battuta sagace fatta da James, trentacinquenne scapolo davvero carino, era iniziato uno scambio di e-mail dai pc dell’ufficio che era sbocciato in una relazione, momentaneamente solo virtuale, ma sempre più ardente.

“Hai mai tradito?” chiese James.
“Non mio marito, un ragazzo quando ero adolescente, ma è successo, non è stato programmato.”
“Adesso lo stai programmando, però.”
“Lo so, ma non mi importa. Non mi sento amata, né desiderata. Ho una vita triste e sono frustrata. Voglio fare qualcosa per me.”
“Dai!! Tuo marito ti ama”
“Dici? È quasi un anno che non facciamo l’amore, con la scusa della gravidanza prima e con Emily che non ci fa dormire, non mi ricordo nemmeno com’è andare a letto con un uomo.”
“A questo posso sempre rimediare io!”

Diane era stata felice per dodici anni, tutto il tempo che aveva trascorso con il marito, poi una mattina si era svegliata, dopo l’ennesima notte in bianco causata dalle coliche della piccola Emily, e si era sentita completamente, assolutamente vuota.
Dieci anni prima, a vent’anni, era rimasta incinta dopo due anni di fidanzamento e si era sposata in fretta e furia. Non che gliene importasse, amava Richard e formare una famiglia con lui era l’unica cosa che voleva. Poi la situazione le era sfuggita di mano. Prima Christine, poi Jacob e, alla fine inaspettatamente, Emily.
Non andavano a cena soli da un’eternità, quattro notti su sette uno dei bambini veniva nel lettone e poi l’ultima gravidanza aveva distrutto quel briciolo d’intimità che era rimasto.
Gli ultimi quattro mesi di gestazione erano stati a rischio e adesso che Emily aveva quasi sette mesi, Diane sentiva il desiderio di ritrovare l’intimità col marito che sospettava la tradisse o comunque non l’amasse più.
L’occasione che le si era presentata con James era più unica che rara. Si sentiva apprezzata, desiderata. Era solo Diane, non la moglie di Richard o la mamma di…
Aveva un bel fisico nonostante le tre gravidanze, certo era un po’ rotondetta ma aveva dei lineamenti stupendi e delle labbra che facevano venire i brividi a molti, la sua voce era calda e sorrideva sempre.
Ogni volta che James entrava nel suo ufficio lei gli leggeva il desiderio negli occhi e il cuore le batteva più forte. Aveva letto centinaia di romanzi rosa quando era adolescente e non aveva mai creduto alle belle protagoniste quando raccontavano di vedere gli occhi del partner scurirsi per il desiderio. Con James questo l’aveva sperimentato, quando la guardava il suo sguardo diventava cupo, intenso, bramoso. A ogni occhiata le toglieva un indumento. Fare l’amore con lui sarebbe stato stupendo.

Avevano deciso di darsi appuntamento a casa di lui di lì a due settimane. Il marito di Diane sarebbe stato fuori per tutto il mese e sua madre le avrebbe tenuto i bambini. Aveva detto che doveva andare via per un paio di giorni ma che contava di scaricare il viaggio di lavoro ad una collega e perdere solo mezza mattinata, assistendo soltanto alla prima riunione. In questo modo sarebbe tornata a casa quando avesse voluto.
Un martedì pomeriggio successe una cosa del tutto inaspettata: Diane e James si trovarono soli nel loro uffici adiacenti. Lavoravano in una piccola azienda e a volte capitava che qualcun restasse fino a tardi ma qual giorno rimasero in due. Il desiderio fu più forte di qualunque altra cosa. Non seppero resistere.

“Vado” scrisse lei dopo aver controllato che il breve tragitto tra l’ufficio e la toilette fosse libero.
“Vengo” rispose subito lui.
Dopo meno di due minuti furono soli nell’ampio bagno in attesa di qualche rumore.
Il cuore di Diane batteva furiosamente nel petto e prese la mano di lui per farglielo sentire.
“Sono un po’ imbarazzata” disse.
“E perché?” lui sorrise. Quel sorriso e quegli occhi che la fissavano ardenti la accesero e dimenticò di essere sposata, moglie, madre.
Lo attirò a sé mentre lui le sollevava la maglietta e le accarezzava dolcemente il seno.
“Sei perfetta”
Lei sorrise e lo baciò. Aveva labbra carnose e morbide, quando le loro lingue si toccarono dai loro corpi volarono scintille. Baciava benissimo, come Richard non avrebbe mai imparato a fare.
Senza neanche accorgersene Diane ansimava e freneticamente cercò la vita di lui. Cintura, bottone, cerniera e via i jeans. Era perfetto e pronto.
Le mani di lui lasciarono i seni e si insinuarono negli slip di lei. Bastò che le alzasse un po’ la gonna per sfilarglieli. Era già pronta. Diane soffocò un grido quando lui la sfiorò e in pochi minuti, mentre la accarezzava, si ritrovò a tremare e gridare il suo nome.
“Mi fai impazzire” le sussurrò lui all’orecchio.
“Sei tu che mi stai facendo perdere la testa” e si inginocchiò lentamente. Voleva assaggiarlo. Voleva tornare a casa quella sera, l’ennesima in cui avrebbe dormito sola, con il suo sapore in bocca.
La reazione di lui non si fece attendere. La implorò di non fermarsi e con un movimento deciso gridò il suo nome.
Quando lei alzò chi occhi a guardarlo, James aveva una faccia decisamente soddisfatta e le sorrise dolcemente.

Era la cosa più sporca e sbagliata che avesse mai fatto, ma il senso di appagamento derivato da quell’incontro era superato solo dalla curiosità di sentirlo sopra, dentro di sé.
Uscirono separatamente dal bagno con un sorriso ebete sulle labbra.
Il loro appuntamento ci sarebbe stato ancora?
Lei si augurava di si ma non ne era più tanto certa. James era un uomo e aveva ottenuto ciò che voleva, per quale motivo avrebbe dovuto richiamarla ora?
Sarebbe stato fuori per il resto della settimana e lei non avrebbe dovuto far altro che attendere una e-mail o un messaggio che forse non sarebbero mai arrivati.


A VOLTE RITORNANO

14-04-10
H. 15:30
To: James
From: Diane
“Stanotte ti ho sognato”
“E cosa hai sognato?”
“… Non ricordo i particolari (o forse non voglio dirteli!), ma di sicuro era un sogno molto piacevole e molto selvaggio”
“Interessante!”

Era passato un mese dal loro incontro in bagno e non c’erano stati altri contatti tra loro. L’appuntamento a casa di lui era saltato perché Jacob aveva preso la varicella per cui Diane non aveva avuto altre alternative se non quelle di anteporre la salute del figlio alla propria salute mentale.
Da parte di James non c’erano più state e-mail né messaggini e il marito continuava ad essere lontano per lavoro.
Quel giorno Diane decise di prendere il coraggio a due mani e mandargli una e-mail. In fin dei conti le stava anche bene che lui non volesse più avere nulla a che fare con lei, bastava che glielo dicesse. Odiava quel senso di incertezza, quel non sapere mai se e come interpretare gli sguardi di lui, i suoi sorrisi, le sue parole.
Continuava a guardarla, sempre, ogni volta che la incrociava. Le sorrideva, scambiavano qualche parola (non più di prima, non voleva che qualcuno in ufficio lo venisse a scoprire) e un paio di volte le aveva anche fatto l’occhiolino.
Era assurdo come riuscissero a guardarsi negli occhi senza alcun pudore dopo tutto quello che c’era stato tra loro, eppure era così, entrambi si comportavano come prima, ma nelle vene di Diane il sangue ribolliva ogni volta che lo vedeva. I ricordi premevano e le facevano affiorare sensazioni incredibilmente intense. Eppure niente era successo e, se non si fosse decisa lei, niente sarebbe mai successo.
Si sentiva molto insicura, d’altronde se lui aveva smesso di mandarle e-mail era molto probabile che volesse interrompere del tutto quel flirt, bisognava però anche dire che lui aveva messo sempre tutto nelle mani di lei, non l’aveva mai forzata, aveva rispettato i suoi tempi. E poi continuava a guardarla…

“Dai, dimmi qualcosa. Non puoi tenermi così sulle spine!!”
“Ok, visto che insisti… Ho tutta una serie di ricordi… Pronto? Ho un ricordo molto nitido della tua testa tra le mie gambe, mi esplori, mi assaggi e mi fai gridare. Ricordo le mie mani che ti frugano, le mie labbra e la mia lingua che esplorano il tuo corpo mentre ti cavalco, sempre di più, sempre più forte, fino ad esplodere. Mi sentivo piena di te mentre mi prendevi e il tuo respiro sul mio collo era fresco sulla pelle rovente, bramosa. La tua lingua tracciava cerchi di fuoco sul mio seno e impazzivo sentendoti godere.
Poi ricordo baci languidi, lunghe carezze, sospiri, brividi, sussurri.”
“Wow! Meno male che non ricordavi i particolari! Adesso ho ancora più voglia di te”
“Si? Pensavo non fossi più interessato, visto che non ti sei più fatto sentire…”
“Credevo, ma forse mi sbagliavo, che non avevi più voglia di incontrarmi”
“Si, ti sbagliavi.”
La lapidaria risposta colpì James come uno schiaffo. Era stato uno stupido a non cercarla più ma aveva deciso di mantenere le distanze. Per tutta una serie di motivi. In primo luogo, ottenuto quello che voleva e soddisfatto del risultato, non aveva più motivo di cercarla, poi non voleva complicare le cose. Lei era sposata per cui le implicazioni sentimentali da parte sue erano minime ma era una donna ed era meglio non rischiare.
Aveva trascurato il fatto che era lui che stava perdendo la testa. Non riusciva a non guardarla.

Diane era abbastanza soddisfatta di come si era messa la situazione. Lui la desiderava ancora, e questo non era difficile intuirlo, ma perché l’aveva ignorata?
C’era stati giorni in cui si era sentita ferita e in cui credeva di aver sbagliato, di essersi fatta usare. Ma, pensò ad un certo punto, il sesso tra persone adulte e consenzienti e senza implicazioni sentimentali, non è un usarsi a vicenda? Non aveva tratto “profitto” anche lei da quella scappatella in bagno? SI, SI E ANCORA SI. Era inutile scervellarsi, decise.

“Quando possiamo incontrarci?” chiese James dopo mezz’ora.
“Quando vuoi tu. Dimmi dove e quando e mi organizzo. Solo, non prendiamo tempi lunghi, non vorrei che stavolta venisse la varicella a qualcun altro…”
“ho sentito che vai in ferie, quando?”
“Lunedì. Ho preso una settimana per staccare un po’.”
“Potremmo fare qualcosa insieme”
“Sai che non posso spostarmi. Sanno tutti che sono in ferie”
“Si, lo so ma potresti dedicarmi una giornata con una scusa qualsiasi”
“Lasciami un paio di giorni per organizzarmi e ti faccio sapere. Ma tu come fai?”
“Il mio lavoro è decisamente più flessibile del tuo. Il capo sono io e decido io.”
“Che spaccone!!!!”

Il cuore di Diane sembrava volesse esplodere nel petto. Non poteva crederci!!!

Quella stessa sera a casa.

“Sei tornata presto, mamma!!”
Il piccolo Jacob le corse incontro abbracciandola. Aveva quasi sette anni. Lo seguiva Christine, 
dieci anni, con in braccio la piccola Emily.

“Ehi ma la nonna dov’è?”
“A casa” rispose Christine, “papà è tornato”
Ecco perché erano euforici, dopo trentacinque giorni negli States il caro Richard era tornato. WOW! Che allegria!
“Buonasera tesoro.” La salutò con un bacio. Sulla guancia.
“Ciao, Rick. Bentornato.”
“Grazie cara. Sto preparando la cena. Immagino tu sia stanca…”
Molto stanca e molto sola.
“Si, grazie. Vado a fare una doccia” e a pensare alle mani di James su di me…
-Sono proprio una stronza!!!- imprecò tra sé. Richard cercava di essere carino e si comportava normalmente e lei non riusciva a fare altro che pensare a tutti i modi in cui poteva scoparsi il suo collega…
Il bacio sulla guancia era stato l’ultima goccia. Non si vedevano da più di un mese e lui appena tornato cosa faceva? La baciava sulla guancia. Passione zero.

Che tristezza!!


E’ TUTTA UNA QUESTIONE DI ORMONI

Quella notte nel letto Diane finse di dormire mentre il marito la raggiungeva sotto le coperte. La cena era stata tranquilla e lei era riuscita a non pensare a James per tutto il tempo. Adesso voleva vedere come si sarebbe comportato il marito una volta che fossero rimasti da soli.
Lo osservò sottecchi mentre si spogliava e si metteva il pigiama. Era bellissimo. Certo non aveva il fisico scolpito di James, ma, a differenza del collega, Richard era alto e slanciato e nei suoi occhi Diane vedeva la scintilla che l’aveva fatta innamorare.
Quando lui scostò le coperte per infilarvisi lei sperò, anzi pregò, che lui la toccasse.
Rimase delusa, lui le diede un tenero e casto bacio sulla spalla.
“Buona notte, Didi.”
Fece finta di non sentirlo e strinse tra le braccia il cuscino piangendo calde lacrime per il suo matrimonio che forse volgeva al termine.
Quando lui si addormentò, fece una cosa che non aveva mai fatto in dieci anni di matrimonio: controllò tutte le sue cose, dal telefonino alle e-mail, dagli incartamenti di lavoro ai vestiti. Non trovò tracce di rossetto, come accade nei film né messaggini poco seri ma quello che trovò la sconvolse totalmente.
Tra i fogli dell’ufficio e i contratti stretti a San Francisco trovò una cartellina.

Jennifer Hamilton.
Study of gynecology. Dr Forrest
San Francisco

Questi caratteri che misero fine alla sua vita di moglie. Aprì la carpetta e vide una radiografia. Un neonato all’ottava settimana. Nel foglio accanto c’era scritto che era figlio di una certa Jennifer Hamilton, come aveva già annunciato la cartelletta nel frontespizio, e di Richard Green.
Non voleva parlarne o avere discussioni ma quando si girò con mani tremanti, vide che suo rito si era svegliato, per bere forse e si era diretto un cucina dove lei stava leggendo.
“Didi, tesoro, posso spiegare. Non è come pensi tu…”
“Ah, no? A quando il lieto evento? No, non me lo dire. Non voglio saperlo. Mi fai troppo schifo per poter anche solo pensare di perdonarti. Se mi avessi solo tradita, avrei anche potuto far finta di niente, ma una gravidanza con un’altra donna no. Non te la perdono.”
“Didi, non fare così! Tu… Emily… noi…”
“Io? Emily? Noi? Non mettere di mezzo i bambini. È da un anno che non facciamo l’amore. D’accordo, c’è stata la gravidanza e per un po’ non ne avevo voglia neanche io, ma desso Emily ha 8 mesi. 8 mesi Richard. Sono dimagrita e, francamente non faccio così schifo!! Ho solo trent’anni. Quanti anni ha lei?”
“22…ma questo non c’entra. Didi, ascoltami… io non volevo…”
“NON CHIAMARMI DIDI MAI PIU’. Nn m’importa. Domani mattina fai le valigie vai affanculo.”
Detto ciò si chiuse a chiave in camera da letto. Non pianse. Adesso voleva vivere. L’indomani mattina avrebbe chiamato James e si sarebbe goduta la compagnia di qualcuno che l’apprezzava. Non voleva un’altra relazione. Voleva solo sentirsi speciale per qualcuno e dimenticare…

15-04-10
H. 10:30
To: Diane
From: James

“Alla buon’ora stamattina, eh!! Ti sembra questa l’ora di arrivare???”
“Lascia stare, ho avuto una serie di problemi con mio marito…”
“E’ tornato? Spero niente di grave comunque”
“Lascia stare, non mi va di parlarne…”
“senti, sei sicura di non poter partire per qualche giorno?”
“Le cose sono un po’ cambiate. Credo di potercela fare. Fammi sentire mia madre”

15-04-10
H. 11:15
To James
From Diane

“Libera!! Dove mi porti, mio uomo del mistero???”
Andare con James non avrebbe risolto i suoi problemi ma adesso più che mai lo voleva.
“Volevo andare in un agriturismo, non molto lontano da qui. È un posto carino con sauna e tutte quelle cose che ti fanno rilassare… Certo per rilassarmi con te avrei in mente altre cose, ma le alternative non ci mancano… Quanti giorni puoi stare via?”
“Tutta la settimana, da Lunedì mattina a Domenica pomeriggio. Tu quanti giorni hai preso?”
“Tutta la settimana, da Lunedì mattina a Domenica pomeriggio… ma cosa dirai a tuo marito?”
“Niente. Vado fuori e lui sta con i bambini. Punto.”

Si misero d’accordo per andare insieme all’agriturismo. Diane non conosceva la strada e fare il viaggio in macchina con James l’allettava alquanto.
Il lunedì mattina all’alba lui le fece uno squillo sul cellulare e lei scese. Richard dormiva in salone, lo aveva fatto venire solo perché lei stava per partire.
Non ci fu bisogno di parole, quando lei montò in macchina lui la baciò con passione, tenendole la testa con la mano calda. Fecero la maggior parte del viaggio mano nella mano (che gran cosa il cambio automatico!!). Mentre attraversavano una strada di campagna, a metà mattinata, la mano di lui cominciò a salire lungo la coscia, sotto la gonna. La guardò in attesa di un segno di assenso o di diniego. Diane sorrise. La mano non indugiò e si infilò dentro gli slip di lei. Nel frattempo la mano di Diane era arrivata sulla patta di lui.
“Accosta” sussurrò lei.
James non se lo fece ripetere e imboccò un piccolo sentiero senza uscire la mano dalle mutandine di lei giocherellava distrattamente quasi con le sue parti intime facendola bagnare sempre di più.
Quando trovò il posto giusto fermò la macchina e uscendo la mano dagli slip si dedicò alla camicetta. Ad ogni bottone slacciato seguiva un bacio. Una volta aperta tutta la camicia slacciò il reggiseno e prese a leccare, succhiare e mordere i capezzoli già duri.
“Dimmi se vuoi che mi fermi perché da solo, non posso e non voglio farlo…”
“Non voglio che ti fermi per nessuna ragione al mondo!”
Le mani presero ad accarezzare, non si capiva dove finisse lei e iniziasse lui. Diane tirò il sedile all’indietro per fargli spazio quando lo vide spostarsi ma lui non si mise su di lei. La sorprese abbassando la spalliera del sedile e facendola salire. In quella posizione lei poteva divaricare le game e accogliere la lingua di lui che bramosa iniziò a penetrarla sempre più velocemente. E poi la mordicchiava e la succhiava. L’orgasmo al travolse e mentre veniva sentì lui sussurrarle una cosa che il marito mai le aveva detto perché mai l’aveva “assaggiata”.
“Il tuo sapore è una droga. Sei dolcissima e ti voglio sempre di più.”
Una voce roca e lontana, che doveva appartenerle disse : “Prendimi allora. Sono tua.”
A quelle parole James perse il controllo. Si slacciò i calzoni e li abbassò. Baciandole teneramente tutto il corpo fino ad arrivare alla bocca la penetrò dolcemente.
Diane aveva notato che era davvero grosso ma nell’altra circostanza non aveva avuto modo di constatarlo così bene. Non che Richard non fosse dotato… ma James era enorme.
Lui iniziò dolcemente a muoversi dentro di lei, a colmarla con la sua verga dura e calda finché Diane non prese il ritmo. Inarcando la schiena gli cinse la vita con le gambe, accogliendolo totalmente. James aumentò il ritmo. Voleva farla venire di nuovo ma era sempre più difficile per lui trattenersi. L’ultima goccia cadde quando sentì la vulva di Diane contrarsi nell’orgasmo ed avvolgerlo come un guanto. A quel punto, in mille frammenti, esplose dentro di lei.
Si aggrapparono l’uno all’altra come due naufraghi all’ultimo pezzo di porta della nave rimasto. Ansimavano e sorridevano. Era stato perfetto.

James fu il primo a parlare, dopo qualche minuto.
“Forse in macchina ti è sembrato un po’ squallido, ma per me è stato perfetto”
“Lo è stato anche per me e poi, non l’avevo mai fatto in macchina…
“Come no?”
“No, avevamo i nostri posti, Richard viveva da solo per cui non c’è mai stata necessità.”
“E prima?”
“Non c’è un prima. Il mio quasi ex marito è stato l’unico. Oltre te.”
“Quasi ex? ”
“Si, quasi ex. Ma non voglio parlarne. Voglio godermi questa settimana e poi, forse ti racconterò tutto. Per ora ci siamo solo io e te.”
Diane vide l’espressione di James cambiare. Non sapeva se era paura perché magari pensava che lei avesse lasciato il marito per stare con lui o delusione perché così era solo un ripiego. Così disse:
“Non voglio un’altra storia seria. Voglio vivere adesso, però è giusto che tu sappia che avrei passato questi giorni con te anche se non fosse successo tutto il casino che è successo a casa. Non sei un ripiego ma nemmeno l’uomo della mia vita.”
Non seppe per quale delle due affermazioni ma il viso di James si rilassò.
“Godiamoci il nostro tempo allora”. Disse sorridendo.

Restarono lì ancora un po’, poi ripartirono per l’agriturismo canticchiando dietro la radio e chiacchierando del più e del meno.
Quella che seguì fu una settimana fantastica di relax e tanto, sano e PERFETTO sesso.
Al domani ci avrebbe pensato una volta rientrata, decise Diane. 






L'AUTRICE

Alexandra Master ( è uno pseudonimo) ha 24 anni  e vive nella provincia di Catania. Studia Lettere all'Università di Catania e ama leggere romance da quando ha 15 anni. Ha scritto una trilogia che desidera veder pubblicata e posta racconti e one-shot sul forum Insaziabili letture. E' una lettrice pressocchè onnivora, legge dai romance ai fantasy, dai gialli agli urban fantasy ai rosa alla Sparks. Questo racconto è il primo mai scritto e risale a maggio 2011 .


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