GLI ALTRI ROSSOFUOCO: 'SUONA PER ME' di Cassandra Rocca


Sentiva il suo sguardo sulla pelle, pungente come spilli acuminati. Lo sentiva penetrare a fondo, senza sosta, surriscaldando e illanguidendo ogni terminazione nervosa.
  Avrebbe voluto alzarsi e scappare a gambe levate, sottrarsi a quel tormento, non sentirsi turbata da quella presenza inaspettata. Non poteva cadere vittima di quella bramosia: non lì, non ora, non davanti a tutta quella gente.
  Quella festa era in onore del suo fidanzamento, e lei si stava lasciando incantare dagli occhi blu di un altro uomo.
  Mia accavallò le gambe sotto il tavolo, a disagio. Alla sua destra, il suo futuro marito scherzava con gli ospiti, ignaro del suo turbamento. E se anche lo avesse avvertito, lo avrebbe scambiato per imbarazzo, conoscendo il suo riserbo.
  Era abituata ad avere gli occhi della gente puntati addosso. Era stata al centro dell'attenzione da bambina, in quanto figlia di uno spacciatore; e da adolescente, a causa dell'amicizia con un uomo maturo e influente, che non aveva mai convinto nessuno. Era fuggita da Camden e dalla vita priva di senso e prospettive, riuscendo a costruirsene una nuova a New York. E lì aveva ripreso ad avere gli occhi puntati su di sé, ma stavolta per qualcosa di piacevole: il suo talento.
  Era stata proprio l'amicizia con Samuel Harris a salvarla. Ex musicista, Sam aveva insegnato nella sua scuola per un breve periodo. Aveva notato in lei una passione bruciante e un dono non comune per la musica, e si era innamorato del suo talento al punto tale da chiederle di seguirlo a New York, dove l'avrebbe trasformata in una pianista di successo.
  In un attimo, Mia aveva visto profilarsi dinnanzi a sé un mondo ricco di opportunità e privo di stenti. Allontanarsi da Camden rappresentava la risposta alle sue preghiere, il sostegno di Sam l'avrebbe fatta sentire protetta, vivere per la musica avrebbe colmato il vuoto che aveva nel cuore, ed elevarsi socialmente avrebbe compensato ciò che era stata costretta ad essere fino a quel momento. Non poteva rifiutare quell'offerta.
  E non lo aveva fatto. Ma era stato difficile partire, proprio a causa di quegli occhi blu.
  Adam Tyler l'aveva segnata. Il ricordo dei mesi passati insieme a lui le era bruciato dentro a lungo, come un incendio fuori controllo. A diciannove anni, le attenzioni di quel ragazzo l'avevano conquistata, la sua passione l'aveva travolta, la sua sensibilità latente le aveva fatto battere il cuore. Ma lui non l'aveva capita fino in fondo. Non aveva compreso quanto fosse forte il suo amore per la musica, quanto viscerale fosse il bisogno di allontanarsi dalla vita di tutti i giorni.
  Le aveva chiesto di non partire. E non aveva preso bene la sua decisione.
  “Non ti perdonerò mai” era stata la sua ultima, vibrante minaccia.
  E l'aveva mantenuta.
  Desiderando un po' di conforto strinse la mano di Sam, ignara del gelo che divampò negli occhi blu che la fissavano senza pietà. I ricordi degli ultimi otto anni premevano per venire a galla e tormentarla, ma cercò di impedirlo per rispetto verso Samuel.
  Doveva tutto a quell'uomo buono. L'aveva salvata da una vita mediocre, l'aveva trasformata in una donna nuova, le aveva regalato un sogno. La loro amicizia non era mai vacillata, Mia gli aveva sempre voluto bene. Passare dall'essere la sua alunna preferita, la sua protetta, a futura moglie era stato quasi un passaggio doveroso. Sam la adorava, come artista e come persona, e Mia non poteva far altro che donargli se stessa. Con Sam non doveva temere di essere giudicata o ferita, poteva essere serena e continuare a vivere il suo sogno musicale. Per anni aveva creduto che l'amore fosse diverso, che fosse passione, cuore in tumulto e farfalle nello stomaco, ma si era arresa ben presto alla realtà: quelle emozioni così violente non erano sinonimo di amore eterno; portavano, piuttosto, ad una febbrile dipendenza e ad un successivo enorme vuoto. Per questo si era convinta ad accettare la proposta di matrimonio di Samuel: la stima che aveva per lui non sarebbe mai vacillata, l'affetto che provava era sincero. Gli doveva molto e le piaceva stare in sua compagnia.
  Era molto più di quanto avessero alcune coppie di sua conoscenza.
  Tuttavia, chi aveva sospettato che lei fosse l'amante di Harris fin dai tempi della scuola non avrebbe creduto ad una decisione presa solo negli ultimi mesi.
  E l'accusa implicita negli occhi di Adam Tyler rispecchiava in pieno quel pensiero.
  Il suo sguardo tornò su di lui, come attratti da un magnete. Adam la stava ancora fissando e questo le fece correre un brivido lungo la schiena. Si costrinse a non abbassare lo sguardo: non era più una ragazzina in fuga dai giudizi altrui, era libera e poteva tenere alta la testa senza paura.
  Eppure, quell'uomo riusciva sempre a piegarla al suo volere con una sola occhiata.
  Era bello da spezzare il fiato. I tratti, virili e affascinanti, sembravano scolpiti nel granito: il naso dritto e perfetto, le labbra carnose e sapientemente disegnate, la mascella volitiva. Il suo corpo, un tempo alto e atletico, era diventato più saldo e muscoloso, emanando una prorompente mascolinità. I capelli scuri, lievemente arricciati, sembravano diventare sempre più folti e morbidi, e la sua voce, bassa e suadente, era in grado di far impazzire una donna.
  Solo gli occhi erano rimasti immutati. Occhi intensi come l'oceano più profondo, frangiati da folte ciglia scure. Occhi capaci di trascinare chiunque li guardasse nei meandri più nascosti di quell'anima disordinata. Il fascino che esercitavano su di lei era forte, riuscivano ad accendere fiammelle di desiderio in ogni punto del suo corpo, facendola sentire colpevole, imprigionata, deviata. Ed era così ogni volta che lo incontrava.
  Quando aveva lasciato Camden, aveva creduto di non rivederlo mai più. Per anni le loro vite erano proseguite separatamente, ognuna sulla propria strada. Mia si era dedicata alla carriera, buttandosi anima e corpo nella musica, sforzandosi di dimenticare l'unico uomo che fosse mai riuscito a toccarla nel profondo, ma soffrendo all'idea di essere diventata solo un brutto ricordo nella sua mente.
  Rivederlo era stato uno shock. Era successo durante il suo primo concerto da solista, tre anni dopo la fine della loro storia. Lo aveva scorto fra il pubblico, seduto in una delle prime file del teatro, e l'agitazione che l'aveva colta per poco non aveva mandato all'aria la serata. Era rimasta così sconvolta da rimanere immobile davanti al pianoforte per qualche minuto di troppo, facendo correre un mormorio confuso fra il pubblico in attesa. Ansiosa di non deludere tutti coloro che avevano dato fiducia ad una giovane esordiente, ma soprattutto di mostrare ad Adam ciò che aveva perso con la sua orgogliosa testardaggine, aveva chiuso gli occhi e si era lasciata trascinare dalla musica, dimenticandosi di tutto ciò che la circondava... o quasi.
  A concerto ultimato aveva lasciato vagare lo sguardo in sala, senza trovarlo. Per un attimo aveva creduto di essersi immaginata tutto; poi, la delusione cocente le si era rovesciata addosso in modo tale da farla infuriare: non poteva dargli un tale potere su di lei! Adam non l'aveva mai amata abbastanza da capire il suo bisogno di allontanarsi dal New Jersey e diventare qualcuno di cui poter stimare il riflesso allo specchio. Ma per lei era stato vitale, e infine ci era riuscita: era diventata una persona forte e indipendente, mentre lui si trincerava dietro il suo ego ferito, e non avrebbe permesso a nessuno di intaccare quella nuova realtà.
  Ma una volta in camerino, mentre esaminava i biglietti di congratulazioni degli ammiratori, un brivido caldo aveva attraversato la sua pelle, spingendola a voltarsi. E lui era lì, in piedi contro la parete, le braccia incrociate al petto e un'espressione impenetrabile sul volto maschio.
  " Come sei entrato?   "  gli aveva chiesto, in un soffio.
    "  Ciao Mia, anche io sono felice di rivederti.   "  Adam si era staccato dal muro, avvicinandosi senza fretta. Per Mia era stato come trovarsi di fronte ad una tigre pericolosa, era rimasta immobile sulla sedia ad osservarlo avvicinarsi, senza riuscire a muovere un muscolo.
  Lo aveva lasciato ragazzo, acerbo, arrogante e bellissimo, e si ritrovava di fronte un uomo più maturo, più bello e ancor più arrogante. In lei, invece, la maturità non aveva operato nessun cambiamento: aveva provato un'attrazione intensa per lui, in passato, e questa era rimasta immutata. Un'attrazione di tipo pericoloso, debilitante.
    "  Credevo che non ti avrei mai più rivisto.  " 
    "  Era quello che pensavo anch'io, ma mi sono imbattuto in un manifesto che pubblicizzava il tuo concerto e non ho saputo resistere.  "  Adam aveva sorriso, un sorriso freddo, incapace di raggiungere gli occhi.  Ero curioso di sapere se fosse valsa davvero la pena di coltivare la tua tanto proclamata passione per la musica... a discapito di tutto 
il resto."
  Mia si era alzata, per non sentirsi braccata dal suo magnetismo. Il tono derisorio con cui Adam aveva pronunciato quelle parole aveva fatto pulsare più in fretta il suo sangue, affrettandole il respiro.   "  Valeva la pena, sì. La mia passione per la musica è qualcosa che non svanirà mai, al contrario di... tutto il resto  " 
  Una fitta di colpevolezza si era fatta largo in lei, nel notare un muscolo guizzare sulla mascella rigida di Adam. Non era stata sua intenzione sminuire ciò che vi era stato fra loro, ma quel ragazzo era in grado di accenderla come una torcia, si trattasse di rabbia, entusiasmo o desiderio, e lei non riusciva a controllarsi.
  Adam aveva infilato le mani in tasca, gli occhi fissi nei suoi.   "  Ho visto il tuo amante, in sala. Mi è sembrato di vederlo addirittura piangere a metà concerto, che tesoro.   " 
  Sam non è il mio amante!, aveva sbottato mentalmente Mia. Non era mai riuscita a fargli capire che per lei Samuel era solo un caro amico e un maestro: Adam aveva sempre avuto il sospetto che il professor Harris fosse ben più di una presenza amichevole nella sua vita.
  Si era irrigidita, nel sentirsi nuovamente messa in dubbio.  "  Quello che Sam prova per me è puro, e la sua sensibilità non ha eguali. Lui condivide la mia passione, la comprende e l'asseconda.   "  lo aveva sfidato, sollevando il mento in un moto d'orgoglio. Adam glielo aveva afferrato fra le dita con fare deciso.
   "  Pover'uomo, mi fa pena   "  aveva detto, piano, fissandole la bocca.
    "  Non vedo perché.   " 
    " Ti ho osservata sul palco, poco fa: vibravi. La tua passione brucia e consuma tutto ciò che ti circonda, persone comprese, e tu non te ne accorgi nemmeno.  " 
   " La mia passione per la musica non ha effetti collaterali per nessuno, oltre me.   " 
    "  Non sono d'accordo.   " Chinando rapidamente la testa, Adam l'aveva baciata.
  Non era stato un bacio dolce o delicato, ma un assalto febbrile, profondo, famelico. Le aveva insinuato la lingua fra le labbra, spingendosi dentro la sua bocca con prepotenza, invadendola e assaporandone ogni angolo, rubandole la ragione. In un lampo si era ritrovata schiacciata contro la parete con il corpo di Adam addosso, le mani virili serrate sui fianchi, decise a spingerla più vicina al suo palpitante desidero.
  Mia non era riuscita a contenere la scintilla di pura lussuria che l'aveva colta. Aveva potuto solo assecondarlo.
  Quando aveva sentito le sue dita salire oltre l'orlo della gonna, sorpassare il pizzo del reggicalze e sfiorarla tra le gambe, aveva ringraziato il cielo di essere sorretta dal suo braccio forte. Non era mai riuscita a capire cosa avesse di speciale quell'uomo per scatenare in lei una tale quantità di emozioni contrastanti. Una parte di lei desiderava giurargli amore eterno, chiedergli di restare con lei per sempre, perché lui soltanto era in grado di far vibrare le corde del suo cuore. Ma l'altra parte ne aveva timore; fra le sue braccia perdeva la testa, si sentiva totalmente esposta, e nel trovarsi lontana da lui avvertiva un vuoto così doloroso da lasciare senza fiato.
  Non voleva aver bisogno di lui. La musica era la migliore alternativa, l'unica cosa in grado di soddisfare la sua anima senza ridurla in pezzi...
  Un discreto bussare alla porta aveva riportato un briciolo di lucidità nella sua mente annebbiata. Aveva pensato di non rispondere, di girare la chiave nella toppa e lasciare che Adam la prendesse lì, su quella parete, mentre amici e fan aspettavano fuori per congratularsi con lei. Ma la voce di Samuel aveva fatto irrigidire entrambi, e Adam l'aveva scostata da sé con un movimento brusco.
  Mia lo aveva guardato attraverso le palpebre appesantite dal desiderio, riuscendo a connettere abbastanza da strattonare l'orlo della gonna verso il basso. Sapeva di avere le labbra gonfie, l'acconciatura completamente distrutta, la camicetta aperta fin quasi all'ombelico e i capezzoli turgidi, visibili attraverso la seta leggera. Lo sguardo bruciante di Adam aveva sfiorato ogni dettaglio di pari passo con il suo inventario mentale.
    " Mia?  "  La voce di Sam era parsa ansiosa, e questo l'aveva spinta a reagire. Con dita tremanti era riuscita a rassettare i vestiti e sciogliere i capelli, poi si era avvicinata ad un'uscita secondaria che portava direttamente alle quinte del teatro.   "  Vattene  " aveva detto ad Adam, riuscendo ad mantenere un tono fermo.
    "  Hai paura che il tuo amante veda quanto sei schiava delle tue passioni?   " 
   "  Cosa vuoi dimostrare, Adam? Che sai eccitarmi più di lui?  "  Divisa fra dolore e rabbia, Mia aveva piegato le labbra in una smorfia gelida.  Deve esserci molto più di un'attrazione fisica, in una coppia.   " 
  Lui le aveva rivolto uno sguardo così bruciante da spingerla a stringere le gambe per proteggersi istintivamente dalle reazioni del proprio corpo. Poi era uscito, e lei non lo aveva rivisto per circa due anni.
  Si era ripromessa di non cadere mai più nella trappola di quegli occhi di ghiaccio, ma al secondo incontro non era stata in grado di mantenere quel proposito. Tanto meno al terzo.
  Il ricordo di quei momenti di intensa passione le bruciava ancora dentro come un acido.
  Il motivo per cui Samuel lo avesse invitato ad una cena così intima, quella sera, restava un mistero. Alla festa erano presenti altri personaggi famosi con i quali Sam aveva avuto a che fare nel corso della sua passata carriera, ma il fidanzato non aveva mai conosciuto Adam, se non di sfuggita ad una mostra d'arte, e non era a conoscenza della relazione intercorsa fra lei e il pittore. Doveva averlo invitato in buonafede, forse su consiglio altrui.
  Adam, invece, lo conosceva, e il fatto che fosse in quella stanza, a fissarla senza ritegno con un'espressione di maligna aspettativa, la metteva in agitazione.
  Si crogiolò nella sicurezza data dal forte ascendente che sapeva di avere sul futuro marito: sarebbe bastata una sola parola all'orecchio di Sam per far cacciare Adam Tyler dalla sala. Non le piaceva approfittare di quel potere, ma era confortante sapere di averlo.
  Lei aveva bisogno di un tipo tranquillo come Sam, che non la sovrastava con la sua presenza e non la privava dell'intelletto con un solo sguardo. Con Adam, invece, si era sempre sentita in balia di emozioni incontrollabili e priva di volontà propria.
  Per questo doveva stargli alla larga.
  Distolse lo sguardo a fatica, decisa a non lasciarsi distrarre ulteriormente, e si scusò a bassa voce per andare a rinfrescarsi. Mentre si allontanava sentì su di sé uno sguardo attento che sembrò perforarla, ma si costrinse a non voltarsi, avviandosi verso il bagno delle signore, dove sperava di poter ritrovare un certo contegno.

  Doveva a lei quella serata.
  Aveva sempre avuto una predisposizione per l'arte e un talento non comune, certo; amava i colori, gli odori tipici della sua professione, dipingere gli era sempre venuto naturale. Ma la sensazione che si provava nell'immortalare un'emozione su tela, quella no. L'aveva scoperta solo grazie a lei.
  Forse avrebbe finito con l'intraprendere comunque quella strada, ma con il tempo si era reso conto che non bastava saper dipingere per essere considerato un pittore: la passione doveva bruciare dentro, l'ispirazione doveva scorrere nelle vene insieme al sangue.
  Mia Fillmann era la sua ispirazione.
  Gli si era insinuata dentro dopo un solo incontro, e non era più riuscito a rimuoverla. Ricordava ancora la prima volta in cui l'aveva vista, seduta sulla spiaggia con i piedi dolcemente lambiti dall'acqua, i capelli neri svolazzanti nella brezza serale e lo sguardo perso nel tramonto. Ascoltava della musica con le cuffie, le dita esili si muovevano nell'aria suonando un pianoforte invisibile, e sembrava rapita... esattamente come lui nel guardarla.
  La conosceva, di fama. La storia della sua famiglia era di dominio pubblico nel quartiere, e la sua presunta relazione con Samuel Harris, l'illustre professore di musica, aveva fatto il giro della scuola. Mia sembrava non curarsi delle voci in circolazione, o forse nascondeva bene il proprio imbarazzo. Era schiva e silenziosa, sempre sola, e l'unica cosa che sembrava interessarle era la musica.
  Adam aveva ascoltato le chiacchiere sul suo conto ma non vi aveva dato peso. E dopo un solo minuto passato in compagnia di quella ragazza aveva dimenticato ogni altra cosa, consumato dal fuoco che bruciava in quei suoi occhi dorati.
  Le aveva proposto di posare per lui. Senza preamboli, senza lusinghe: si era avvicinato e le aveva chiesto di poterla ritrarre. Mia aveva rifiutato, dicendo di non voler essere imprigionata in nessun posto, nemmeno su una tela, e di voler essere lasciata in pace."
   " Il solo guardarti mi invade di sensazioni che devo riportare su tela     aveva insistito Adam.  " Forse puoi capirmi: quando si è così ispirati da sentire il sangue scorrere come un fiume in piena, non si può non seguire la corrente. La musica non ti fa sentire così?   " 
  Quelle parole avevano colto nel segno. Mia lo aveva fissato a lungo, studiandolo, poi aveva annuito. Ma non era stata comunque felice di essere ritratta, e così erano giunti ad un compromesso: Adam avrebbe dipinto solo le sue mani.
  Lui abitava poco distante, e possedeva una vecchia tastiera in cantina. Aveva allestito un angolo perfetto per ritrarla, in terrazza, proprio il giorno seguente. Mia si era seduta seguendo le sue indicazioni e aveva posizionato le dita sui tasti, rigida e silenziosa. Era stata talmente innaturale che, perfino attraverso l'euforia di averla davanti, Adam aveva compreso che non vi era alcuna magia in quel momento.
    "  Suona per me   "  le aveva chiesto, allora, sperando di metterla a suo agio.
  La trasformazione era stata incredibile. Mia si era concentrata un solo istante, prima di chiudere gli occhi e lanciarsi nel famoso brano di Nyman che aveva invaso l'aria, e Adam era stato travolto da ogni sensazione possibile. Ispirazione, adrenalina, tenerezza e lussuria si erano alternate in lui; e mentre dipingeva in modo frenetico quelle dita che volavano sulla tastiera, aveva capito che Mia Fillmann doveva essere sua.
  Quando lei aveva smesso di suonare, Adam aveva lasciato cadere il pennello a terra e l'aveva raggiunta in un lampo, tirandola in piedi e baciandola con trasporto. L'aveva sentita irrigidirsi ma non si era fermato; al contrario, aveva intensificato il bacio. Aveva desiderato che Mia capisse quanto fosse grande il suo bisogno di lei, voleva lasciarsi consumare dalla sua passione. Se lei lo avesse respinto, sarebbe impazzito.
  Ma Mia non lo aveva respinto. Dopo il primo momento di sorpresa si era lasciata andare, e il bacio era diventato quasi doloroso tanto era dirompente.
  Mentre il sole spariva dietro l'orizzonte, Adam l'aveva fatta sua per la prima volta. E nei successivi sei mesi non aveva fatto altro che amarla e ritrarre le sue mani, alle quali si sentiva ormai incatenato. Solo dopo la loro ultima notte aveva capito di non aver mai realmente posseduto quella ragazza.
  Mia apparteneva solo a se stessa e alla sua musica. Poteva farsi travolgere da una passione sfrenata, ma alla prima occasione vantaggiosa per la sua carriera si sarebbe lasciata ogni altra cosa alle spalle. Era successo proprio questo, quando il suo amante le aveva proposto di seguirlo a New York: se n'era andata, lasciandolo senza alcun rimorso.
  Da quel momento la vita di Adam era cambiata. La rabbia e il dolore provati gli erano serviti a dargli la giusta determinazione per arrivare in alto. I suoi quadri emanavano sofferenza e angoscia, e non erano passati inosservati. Quando si sentiva privo di ispirazione ripensava a lei, a come lo aveva fatto sentire, nel bene e nel male, e sfogava su tela ciò che nel resto del tempo teneva segregato in fondo al cuore.
  Non aveva saputo resistere all'idea di rivederla quando, anni dopo, si era imbattuto nel cartellone che pubblicizzava il primo concerto di Mia. Aveva desiderato guardarla e cercare di capire in favore di cosa lei lo avesse abbandonato.
  Era talentuosa e ardente, sul palco, riusciva ad incantare chiunque l'ascoltasse e la guardasse. A dispetto della rabbia che ancora gli bruciava dentro, era stato così ammaliato da lei da decidere di abbandonare la sala. Ma non era riuscito ad impedirsi di raggiungerla in camerino, o di risvegliare la sua innata passionalità.
  E lo stesso aveva fatto durante il loro secondo incontro, stavolta sul suo territorio. Mia era stata invitata alla sua mostra d'arte assieme all'immancabile accompagnatore, e vederla con Harris lo aveva reso furioso. Essere l'amante di un ex concertista famoso doveva essere un vantaggio irrinunciabile, per Mia, eppure lui non riusciva ancora a capacitarsi di come lei potesse sacrificare la propria bellezza e giovinezza accanto ad un uomo tanto più grande, per puro interesse.
  Quei pensieri lo avevano reso cupo e nervoso, e quando lei si era allontanata dalla sala per prendere un po' d'aria in giardino, l'aveva seguita.
  All'ombra di un gazebo fiorito aveva nuovamente ceduto al bisogno di stringerla fra le braccia, e il desiderio li aveva travolti, portandoli a fare l'amore in fretta, resi quasi folli dal piacere che il pericolo di essere sorpresi aveva aggiunto al loro incontro. Mia non era rientrata in sala sforzandosi di portare a termine la serata, come aveva fatto lui. Aveva inscenato un malessere improvviso e si era fatta portare via dal suo cane da passeggio in completo firmato.
  L'ultima volta che l'aveva vista, invece, erano stati ospiti nello stesso albergo per due giorni. L'aveva intercettata in corridoio e l'aveva quasi trascinata nella propria stanza, senza nemmeno darle il tempo di ribellarsi o pronunciare parola. Per un'intera giornata l'aveva avuta tutta per sé, donandole, e donandosi, un godimento senza pari. Aveva desiderato marchiarla, farle capire che, nonostante tutto, Harris non avrebbe mai avuto accesso a quella parte della sua anima, che solo lui riusciva a far volare in alto. Si era stordito così tanto con il suo profumo e con il sapore della sua pelle, da abbassare la guardia e commettere lo sciocco errore di chiederle di restare con lui per tutta la notte. Sdraiata accanto a lui, sfinita dal piacere e con le palpebre pesanti, Mia aveva ricordato di avere un impegno di lavoro e aveva scosso la testa. Gli si era rannicchiata contro, però, accarezzandogli languidamente il petto, e gli aveva detto che si sarebbe liberata il giorno seguente.
  Furioso per l'ennesimo rifiuto, Adam l'aveva inchiodata sotto di sé per un ultimo orgasmo, così intenso da privarla di ogni logica. Aiutandola a rivestirsi, poi, aveva notato i segni rossi che le aveva inflitto sulla pelle.
    "  Avrai qualcosa di mio addosso per un po' " aveva detto, con maligna soddisfazione.  "Ti consiglio di non scopare con il nonnino per qualche giorno, o se ne accorgerà.  " 
  Mia si era irrigidita, ma Adam le aveva fatto perdere il filo del discorso con un ultimo, languido bacio.  "  Mi hai promesso di essere libera domani. Non dimenticarlo,  " aveva mormorato sulle sue labbra gonfie.
  Lei aveva annuito ed era uscita. La sera stessa, Adam aveva lasciato la città.
  Ogni volta che si ritrovava davanti a quella donna diventava stupido e debole, e la ferita che lei gli aveva inflitto, con il primo abbandono, tornava ad aprirsi e bruciare ogni volta che avvertiva l'ennesimo rifiuto. Era preferibile mettere più distanza possibile fra loro.
  Da quell'ultimo incontro era passato un anno. E, quella sera, l'essere invitato a quella dannata festa di fidanzamento gli era sembrata quasi una punizione divina.
  Lei se ne stava seduta accanto a quello che aveva sempre detto di considerare solo un caro amico e un maestro, pronta a diventare per sempre sua... e la sola idea lo faceva impazzire di rabbia! Aveva accettato l'invito proprio per farsi del male, e provare a cancellare ogni piccola traccia di sentimento ancora esistente in lui, quel bisogno che la lontananza non era riuscita a soffocare. Ma la gelosia si univa alla bramosia che lei sapeva accendergli dentro, e metteva a dura prova tutti i suoi buoni propositi.
  L'idea malsana di rovinarla gli balenò nella mente. Sarebbe bastato pochissimo per mandare all'aria quella stupida farsa: avrebbe potuto seguirla in bagno e provare a sedurla, conscio di saperci riuscire come nessun altro, sperando di essere scoperto mentre si faceva la futura sposa di Harris. O poteva semplicemente andare dal vecchio e dirgli tutto...
  Odiò la scintilla di colpevolezza che lo assalì a quel pensiero. Mia non si era mai fatta scrupoli nell'usarlo e poi rifiutarlo, spezzandogli il cuore: non meritava il suo rispetto.
  Ricominciò ad ascoltare le chiacchiere che lo circondavano, non appena lei uscì dalla stanza, e la voce di Harris gli arrivò dritta e chiara all'orecchio. Parlava con una donna e discuteva sul regalo più adatto da fare a Mia per il loro fidanzamento. Fu allora che qualcuno gli propose un ritratto.
    "  Va molto di moda farsi ritrarre, in questo periodo. Non è propriamente una sorpresa, ma è qualcosa di originale e duraturo.   " 
    "  Un ritratto, che idea fantastica! Sto facendo arredare quella che diventerà la sua stanza della musica, nella mia nuova casa a Manhattan, e un ritratto di Mia sarebbe perfetto su una parete.   "  Samuel annuì, soddisfatto. Poi si rivolse proprio a lui.   "  Signor Tyler, la sua presenza capita proprio a pennello! Ricordo i suoi lavori, ho visto una sua mostra qualche anno fa. Si occupa anche di ritratti? O potrebbe indicarmi il nome di qualcuno a cui affidare questo progetto?   " 
  Adam strinse i pugni all'idea che fosse qualcun altro a ritrarre Mia, soprattutto dal momento che lui non vi era mai riuscito. Il sapore dolce della vendetta lo invase, quando capì di avere Mia in pugno.
   " L'ho già fatto in passato  "  sorrise, cercando di rilassarsi.   " Sarebbe un onore, per me, ritrarre la grande Mia Fillmann.  " 
    "  Sono sicuro che le piacerà. Ammira molto il suo lavoro, ho avuto modo di notarlo in più occasioni.  "  Harris sorrise, contento, e Adam provò quasi pena per lui.
  Il viso di Mia perse parecchie gradazioni di colore nell'apprendere la notizia. Adam la vide impallidire, scuotere la testa e provare a far cambiare idea al fidanzato, ma Harris era troppo su di giri per mollare. Quando le disse che sarebbe stato proprio lui, il pittore di cui spesso aveva seguito la carriera, a occuparsi del ritratto, il colore tornò prepotentemente sulle sue guance. Gli rivolse un'occhiata furente, ma nascose in fretta i propri sentimenti per lasciarsi accarezzare una guancia dal futuro marito, e infine accettò la proposta pur di renderlo felice.
  Adam serrò i denti così forte da farli quasi scricchiolare. Per mesi le aveva chiesto di posare per lui, quando stavano insieme, e Mia gli aveva concesso solo le mani. Ora sarebbe stata a sua disposizione per tutto il tempo necessario, ma la cosa non lo entusiasmava: era per il fidanzato che Mia aveva accettato di posare, non per lui. Forse ciò che provava per quel tale era più forte di quel che scaturiva fra loro ad ogni incontro.
  Dev'esserci molto più dell'attrazione fisica in una coppia, gli aveva detto anni prima.
  Che sciocco era stato a sperare che lei lo amasse quanto l'amava lui.

°°°

Aveva studiato tutto nei minimi dettagli. Aveva stabilito il numero delle sessioni di posa, insistito affinché si svolgessero nel suo attico e, per ovviare alla mancanza di un pianoforte che avrebbe reso impossibile realizzare il dipinto, ne aveva addirittura acquistato uno. Si era informato sugli impegni di Samuel per essere certo che le ore perse per il ritratto non “rubassero tempo al suo fidanzato”. In realtà, Mia era sicura che Adam avesse scelto giorni e orari in cui Sam aveva da fare solo per averla a suo piacimento, senza distrazioni.
  Era ancora furiosa con lui per il modo in cui aveva manovrato la situazione pur di averla nel suo letto. Perché era questo che Adam voleva: era solo sesso ciò che li legava. In passato avevano unito la passione artistica a quella fisica, dando vita ad una relazione intensa e coinvolgente che li aveva appagati anima e corpo. Ma non era stato sufficiente a tenerli insieme. Erano mancate la comprensione, la fiducia, forse persino l'amore, anche se ciò che lei provava per quell'uomo era più forte e viscerale della semplice attrazione.
  Quando pensava a lui, non erano solo gli amplessi selvaggi a tornarle in mente. Sentiva la mancanza del suo profumo sulla pelle, del modo in cui la osservava, delle sue carezze e di quel sorriso meraviglioso. Desiderava svegliarsi accanto a lui e fare tutto ciò che fa una coppia normale. La sua antica visione dell'amore aveva il volto di Adam e, pur essendo convinta di poter solo soffrire accanto a lui, sarebbe stato così per sempre.
  Ma Adam non l'amava. Voleva solo possederla, marcare il territorio, dimostrarle che, nonostante tutto, era riuscito a tenerla prigioniera per tutti quegli anni. E, anche se la tentazione di abbandonarglisi fra le braccia finché l'avesse voluta era forte, Mia non voleva cedere. Non poteva accontentarsi di niente di meno del suo cuore.
  Perciò si costrinse ad essere rigida e distaccata in sua presenza, mettendo in chiaro, con il proprio atteggiamento, che passava del tempo con lui solo per far felice Sam.
  Fu la prova più difficile della sua vita. Niente era mai stato tanto complicato quanto resistere al richiamo di quegli occhi, mantenere la concentrazione senza lasciarsi distrarre dalla presenza di Adam e dai voli pindarici della propria fantasia. L'appartamento era invaso dal suo profumo virile e speziato, unito al sentore dei colori a olio e dei prodotti che lui usava per dipingere, un odore che le dava alla testa.
  Le sedute avrebbero dovuto essere tre. Inizialmente, Adam ne aveva concordate sei, ma dopo la prima aveva improvvisamente dimezzato gli appuntamenti. Non le parlava durante le sedute, lavorava in modo sicuro, senza toccarla, senza stuzzicarla. Ma i suoi occhi la osservavano in continuazione, spogliandola di tutto, lasciandola nuda e indifesa.
  Il pomeriggio del terzo appuntamento, il temporale che spazzava la città riecheggiava solo lontanamente il tumulto interiore di Mia. Era così nervosa da desiderare che lui facesse qualcosa, qualunque cosa, purché le permettesse di dar sfogo alle emozioni che la tormentavano. Voleva sentire la sua voce, litigare con lui se necessario. Desiderava veder brillare di desiderio i suoi occhi, essere trascinata giù da quello sgabello e presa in modo selvaggio. Sperava che lui le chiedesse di nuovo di restare, come l'ultima volta in quell'albergo di Parigi; confessargli che si era pentita amaramente di non aver accettato, e che si era sentita persa quando aveva scoperto che lui se n'era andato.
  Avrebbe dato tutto pur di non restare lì seduta a fissarlo con amore, immobile e consapevole che quello poteva essere il loro ultimo incontro.
  Alzò lo sguardo e i loro occhi si incrociarono: quelli di Adam sembravano disperati.
    "  E' uno schifo!   "  sbottò lui all'improvviso, alzandosi e lanciando la tela sul pavimento.
   Sorpresa, Mia andò a chinarsi accanto ad essa, studiandola. Adam l'aveva dipinta come Sam aveva desiderato: seduta al pianoforte, i capelli raccolti, chiusa in un abito blu elegante e raffinato. Era il ritratto di una donna di classe, intenta a fare ciò che amava. Ma Mia non provò nulla davanti a quella tela: i suoi occhi mancavano di luce, il sorriso era finto, il corpo impresso per sempre in una posa che le stava stretta.
  Per la prima volta in tanti anni si chiese se non si fosse imprigionata con le proprie mani.
    " Spogliati   "  disse Adam, raggiungendola alle spalle.
  Mia si rialzò, il cuore in tumulto.   "  Come?   " 
    "  Non ho intenzione di rovinarmi la reputazione firmando una simile merda.   "  Il suo sguardo era rabbioso.   "  Se il tuo amico pensa che questo vestito, i capelli castigati e quella posa inutile ti rendano giustizia, allora è un imbecille. Gli mostrerò io la vera Mia.  " 
    "  Ed è per questo che devo spogliarmi, vero? Perché la vera Mia, per te, è solo un corpo nudo da scopare quando vuoi!  "  Mia strinse i pugni lungo i fianchi, furiosa e addolorata.
  Adam la fissò, in silenzio. Allungò una mano a scioglierle i capelli, sistemandoglieli sulle spalle con dita tremanti e incredibilmente dolci. Mia si sentì fondere a quel contatto, ma quando Adam posò la mano sulla cerniera dell'abito si irrigidì.
  Lui sorrise, letale.   " Non hai mai capito niente di me, ma non importa. Togliti questo straccio o giuro che te lo strappo di dosso, e con estremo piacere.   " 
  "  Non puoi obbligarmi a posare nuda!   "  protestò Mia.
  Adam si avvicinò ad una cassettiera in fondo alla stanza, dalla quale estrasse un indumento.   "  Metti questo   "  le disse, lanciandole un corto babydoll di seta bianca.
  Il pensiero di un'altra donna con indosso lo stesso indumento incendiò il sangue di Mia. << Non ho intenzione di mettermi addosso gli stracci delle tue amanti! >> sbottò, lanciandoglielo.
  Ridacchiando, Adam le si parò davanti e tornò a porgerle il babydoll.   "  Lo ha indossato una modella per un quadro che ho dipinto tempo fa. Non è un capo di alta sartoria come quelli a cui lui ti ha abituata, ma è pulito. O vuoi forse farmi credere di essere gelosa?   " Approfittò del suo sussulto indignato per tirare giù la lampo dell'abito blu, che cadde a terra fluttuando.
  Rimasta in biancheria intima, Mia si sentì pervadere dall'abituale languore sotto il suo sguardo famelico. Tutti i suoi sensi si riacutizzarono, accelerandole il battito cardiaco; e mentre si allontanava con l'indumento tra le mani, seppe di aver già perso la battaglia.

  Adam preparò una seconda tela e abbassò le luci. Nella sua testa scorrevano veloci le immagini dell'opera finita che intendeva realizzare, ma rischiò di perdere del tutto la concentrazione non appena la vide. Scalza, i capelli sciolti sulla schiena, vestita solo di seta, rabbia e passione, era così bella da far male al cuore.
  "  Siediti al piano   "  disse, roco. Organizzò il proprio lavoro mentre lei prendeva posizione, ma non smise di guardarla. Sexy e fiera, se ne stava immobile a restituirgli lo sguardo, con un viso così espressivo che era difficile perfino per lui riuscire a captare tutto ciò che racchiudeva. Si avvicinò per toccarla, incapace di trattenersi, e si sistemò alle sue spalle, poggiandole le mani sulle braccia e facendo scivolare una delle sottili spalline di seta. Proseguì poi la discesa lungo il busto, carezzevole, fino a posare i palmi delle mani sulle cosce calde. Sollevando appena l'orlo del tessuto, si godette ad occhi chiusi il suo respiro affrettato. Forse non ne avrebbe mai posseduto il cuore, ma il corpo di quella donna gli apparteneva.
  Le prese il viso fra le mai e lo inclinò all'indietro per posarle un bacio leggero sulle labbra.   "  Suona per me  "  sussurrò.
  Mentre si sistemava davanti alla tela, Mia attaccò i tasti d'avorio, spandendo nell'aria le note di un brano di Kater, note cupe e struggenti che lo conquistarono.
  La magia ricominciò. Più lei suonava e più Adam impazziva. Le immagini reali si confondevano con quelle vorticanti nella sua mente; il bisogno di imprimere quella bellezza, quel fuoco e quella melodia sulla tela si amalgamava a quello di toccarla per assicurarsi che lei fosse reale.
  Si avvicinò di più, sempre di più, per poterla guardare, respirare. Quando capì che il pennello non sarebbe bastato a tracciare tutte quelle emozioni, usò le mani. Le note del Trilogy divennero più intense e rapide, echeggiando il suo respiro, e la sua smania divenne incontenibile.
  Mia lo guardava dritto in faccia, il viso quasi in estasi, rapita dalla melodia che scaturiva dalla sua anima attraverso le mani. Adam allungò un dito per sfiorarle una guancia, lasciandovi una scia di colore, e proseguì la carezza sulla mascella e il collo. Mia inclinò il capo per facilitargli il compito e Adam scese ancora, trasferendo sulla pelle chiara il colore che aveva sulle dita, mentre l'altra mano ne imitava il tragitto sulla tela.
  Dolorosamente eccitato si alzò, abbandonando il cavalletto per inginocchiarsi alle spalle di Mia. Poggiò le mani sulle cosce, scoprendole fino ai fianchi, macchiando la seta immacolata. Si chinò sul suo collo, stuzzicandolo con la punta della lingua. Mia ansimò e fermò le mani sui tasti, ma lui la strinse più forte.
  "  Non ti fermare   "  le sussurrò all'orecchio, facendole correre brividi ovunque.
  La melodia ripartì, esitante, poi sempre più sciolta, e così fecero le mani di Adam. L'accarezzò al di sotto dell'indumento, il palmo aperto per sentirla appieno; si fermò sul seno pieno, stringendolo piano e godendosi la sensazione che gli diede il contatto con i capezzoli eretti e roventi sotto le dita.
  Mia si inarcò, poggiando la nuca sulla sua spalla. Quando Adam percorse a ritroso la sua pelle, fermandosi fra le sue gambe, le dita divennero incerte sui tasti, mancando qualche nota.  "  Lascia che ti tocchi...  "  lo implorò, il respiro affrettato e il corpo in fiamme.
  "  Lo farai   "  mormorò lui, continuando a stuzzicarla con sapiente maestria. Attese, con il corpo e la mente in tumulto, che Mia portasse a termine il brano, senza smettere un istante di toccarla. Quando lei gli ricadde contro si alzò, trascinandola con sé, e la strinse al proprio corpo pulsante in un abbraccio erotico e tormentato. Con una mano si slacciò i pantaloni, liberando l'incontenibile erezione e lasciando che entrasse in contatto con le natiche nude e bollenti di Mia, che gemette e prese a muoversi su di lui, lenta ma decisa, rischiando di spezzare il suo già fragile autocontrollo. Le sfilò il babydoll e la voltò fra le sue braccia, baciandola con ardore crescente. Mia gli sbottonò la camicia e insinuò una mano fra i loro corpi, per prenderlo in mano. Rabbrividì a quella stretta e la fermò: se l'avesse lasciata fare sarebbe venuto all'istante, e le loro menti avrebbero ripreso a funzionare lucidamente. Non voleva pensare a nulla, non ora.
  La sollevò di peso e la depositò sulla coda del pianoforte, allineando i loro volti. Si perse per un momento in quegli occhi d'oro annebbiati di passione, poi riprese a baciarla, tracciando una scia infuocata dalle labbra alla clavicola, spostandosi verso il petto. Prese in bocca un capezzolo, mordicchiandolo piano, e le dita di Mia si avvinghiarono ai suoi capelli, spingendogli la testa affinché osasse di più. Adam si dedicò volentieri ad entrambi, felice di sentirla gemere piano. Non voleva solo farla gridare di piacere, voleva donargli tutto ciò che possedeva, anima compresa.
  Sostituì le mani alle labbra, coprendo per intero il seno di Mia in tutta la sua squisita pienezza, e scese con la bocca e i denti lungo l'addome piatto, aggirando l'ombelico, fino ad arrivare al triangolo scuro fra le gambe.
  Al primo contatto con la sua lingua, Mia gridò. In preda a spasmi incontrollabili, si lasciò andare ad un orgasmo violento che la lasciò tremante. Adam tremò a sua volta per lo sforzo di contenere il proprio desiderio, continuando a tormentare il corpo morbido e cedevole che aveva sotto di sé. Mia riuscì a mettersi seduta, circondandogli il viso con le mani.
  "  Ti voglio dentro di me   "  gli disse, prima di baciarlo con urgenza.
  Adam la serrò fra le braccia, subito avviluppato dalle gambe di lei. Non riuscì a muovere più di un passo e finì per stenderla sul tappeto, lasciandola solo il tempo necessario a sfilarsi i jeans.
  Divenne suo schiavo per quello che parve un tempo infinito. Mia si prodigò nel restituirgli ogni bacio, ogni carezza, fino a quando lui, al limite della sopportazione, non la fece rotolare sul proprio grembo, entrando in lei con un unico, deciso movimento. Si sentì accogliere nel suo umido calore e pensò che avrebbe voluto restare lì per sempre. Fare l'amore con Mia era come affrontare un lungo e avventuroso viaggio per poi ritrovarsi finalmente a casa, al sicuro. Ma quel pomeriggio fu molto di più: fu un'unione carnale e spirituale, come se entrambi volessero diventare parte integrante l'uno dell'altra, abbattendo ogni confine.
  Il piacere gli esplose nei lombi e nel cuore come un colpo di cannone, inondando entrambi di luce abbagliante. Quando Mia gli piovve addosso, i suoi occhi erano umidi per l'intensità del momento appena vissuto.
  
  Dopo una doccia, calda in ogni modo possibile, e un secondo amplesso nel suo letto, Adam rimase a vegliare il sonno di Mia, senza riuscire a smettere di guardarla.
  Accarezzando i lineamenti di quel viso tanto amato, capì che sarebbe morto se l'avesse persa ancora. Il suo cuore si sfaldava ogni volta che la vedeva allontanarsi da lui, portandosi via un pezzetto della sua anima saldamente impigliata a quelle sue magiche mani. Si era domandato spesso cosa sarebbe successo se non l'avesse costretta a scegliere fra la loro storia e il suo sogno, anni prima. Anziché dimostrarle il proprio amore cercando di tenerla legata a sé, avrebbe dovuto lasciarla libera di decidere. Invece si era preoccupato solo dei propri bisogni.
  Non avrebbe commesso una seconda volta lo stesso errore.
  Scivolò fuori dal letto, tornando nel salone. E, accompagnato dal rumore del temporale, terminò il ritratto lasciato a metà, sfogando in esso tutto ciò che aveva nel cuore.

°°°

Il pacco arrivò tre giorni dopo, suscitando in Mia la prima vera emozione da quando, dopo essersi svegliata al suono del telefono nell'appartamento di Adam, aveva capito che lui se n'era andato.
  Era stato peggio di uno schiaffo in pieno viso. Solo dopo aveva capito che era stato lui a telefonarle, per svegliarla e permetterle di tornare a casa da Sam. Ma non le aveva detto nulla: dalla cornetta, Mia aveva udito provenire solo un lieve sospiro, prima che riattaccasse.
  Il quadro era sparito con lui. Di ciò che era successo fra quelle pareti non era rimasto altro che un vago ricordo, e Mia aveva capito che non ne sarebbero seguiti altri. Non avrebbe sopportato l'ennesima sparizione di Adam, e il suo recente fidanzamento le imponeva di mettere la parola fine a quegli incontri saltuari. Voleva Adam nella sua vita in modo duraturo, non solo dentro di lei ad intermittenza. E se lui non era dello stesso avviso, era meglio chiudere in modo definitivo.
  Il solo pensiero le aveva rubato la vita. Per tre giorni si era chiusa in casa senza quasi aprire bocca, e nemmeno la musica l'aveva salvata dalla sofferenza. Solo l'arrivo di quel pacco dalla forma inequivocabile riuscì a svegliarla dal torpore.
  Sam era con lei in salotto quando arrivò, e lo sguardo preoccupato che aveva avuto nelle ultime ore si schiarì nel vederla rianimarsi.   "  Sono felice di rivedere un po' di colore sul tuo viso, piccola. Stai bene, me lo assicuri?   "  Al suo cenno d'assenso indicò il pacco e sorrise gentilmente.   "  Vuoi aprirlo tu?   " 
  Mia si immobilizzò. Cosa avrebbe visto scartando quel pacco? Cosa aveva ritratto Adam? Quelle tela avrebbe rappresentato realmente un regalo, una vendetta o un semplice impegno portato a termine?
    "  No, fallo tu.   "  rispose, fermandosi alle spalle di Sam. Attese, con lo stomaco stretto per l'ansia, che lui scartasse il quadro. Sussultò quando un sospiro gli sfuggì dalla bocca.
   "  Non era ciò che avevo chiesto, ma... E' toccante.  "  mormorò Sam, poggiando il ritratto alla parete e allontanandosi per osservarlo meglio.
  Mia gli si affiancò, fissando il proprio volto sulla tela. Quei tratti delicati racchiudevano miriadi di emozioni contrastanti: amore, passione, estasi, ma anche dolore e paura. I suoi capelli sembravano muoversi davvero nel vento che soffiava sull'enorme pianoforte sistemato sulla spiaggia. Sulla destra, il sole moriva dietro l'orizzonte di un mare in tempesta.
  Non fu la perfezione di quelle pennellate a colpirla, ma il significato. Dalle sue dita, intente a suonare, un sottile filo azzurrino si dipanava fino a formare una figura evanescente alle sue spalle, della quale si intuiva vagamente un volto: un volto confuso, che la fissava con un amore quasi palpabile.
  Un singhiozzo le sfuggì dalle labbra, mentre Sam restava immobile al suo fianco.
    " Provi le stesse cose per lui?   "  le chiese piano. Al suo cenno d'assenso le porse una busta con il suo nome scritto sopra.   "  Era attaccata alla tela, credo ti appartenga.  " 
  Mia l'aprì con dita tremanti, e all'interno della busta trovò un semplice messaggio:

Vorrei che suonassi per me. Per sempre.

  "  Non so come potrò mai farmi perdonare da te, Sam.   "  pianse, guardando il suo più caro amico.
  Egli sorrise tristemente.  " Avrei dovuto capirlo prima. Sapevo cosa ti spingeva a restarmi accanto, ma ne ho approfittato ugualmente. Attraverso te rivivevo emozioni ormai sopite, e non è stato giusto da parte mia. Perciò va' da lui. Quel quadro esprime qualcosa di molto più forte di ciò che avrei mai potuto darti io.   " 
  Mia lo abbracciò, afferrò il quadro e corse via, il cuore in procinto di esplodere tanta era la felicità che provava.
  Una volta in taxi afferrò il cellulare e compose il numero dell'appartamento di Adam. Nell'udire la sua voce sorrise, rilassandosi contro il sedile, ma rimase in silenzio.
  Avrebbero avuto tutta la vita per le parole: in quel momento era sufficiente lasciar parlare il cuore.

FINE


L'AUTRICE

Cassandra Rocca  è il nom de plume di un'autrice siciliana di nascita ma genovese d'adozione ( vive a Genova dall'età di tre anni).  Scrivere è una delle sue passioni più grandi, assieme alla lettura e alla fotografia. Ha iniziato a scrivere racconti all'età di 14 anni, quando  inventava storie d'amore su commissione per le sue compagne di classe, ma poco alla volta un paio di pagine non le bastarono  più e si rese conto che doveva dedicarsi a qualcosa di più lungo.
Le sue scrittrici preferite sono molte e diverse tra loro (Nora Roberts, Kathleen Woodvisse, Cecelia Ahern,Diana Gabaldon, Sophie Kinsella, Federica Bosco) ma il suo romanzo preferito resta “Paradise”, di Judith McNaught, che avrà letto almeno 30 volte, tanto da saperlo quasi a memoria. Prossimamente un suo racconto uscirà nell'antologia 365 storie d'Amore edita da Delos Books a cura di Franco Forte.

Vedi la sua pagina Facebook, qui: http://www.facebook.com/cassandra.rocca.3


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2 commenti:

  1. Uno dei racconti più belli letti quest'anno. Cassandra ha uno stile fluido, che promette bene. Mi piace il modo in cui i suoi personaggi sono delineati, e il racconto non è mai scontato. Mi piace.
    Francy M.

    RispondiElimina
  2. Che sorpresa! *.*
    Grazie davvero, Francy M. :) Il tuo è un complimento che mi va dritto al cuore!
    Cassie

    RispondiElimina

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