Summer In Love 2017: "BATTICUORE ROCK" di Laura Inzerillo




1

L’altoparlante gracchiò e il primo pilota parlò in inglese:
«Gentili signori e signore, allacciate le cinture. Stiamo per atterrare sulla pista di Milano».
L’uomo lo ripeté anche in francese e in italiano, mentre Nicholas sospirando prese la cintura di sicurezza e l’agganciò. Spostò lo sguardo fuori dal finestrino per ammirare il cielo, che l’aereo gradatamente stava lasciando. Dinnanzi a loro si profilò un’immensa pianura con una lunga striscia asfaltata, che divenne sempre più nitida. Gli occhi di Nicholas non stavano realmente osservando lo scenario che avevano davanti, perché i suoi pensieri erano rimasti a chilometri di distanza. La sua mente era ancora a Los Angeles in quella giornata di fine maggio, quando la sua vita era cambiata.
Il sole splendeva per le strade trafficate della città californiana rendendole roventi. Nicholas non ci fece nemmeno caso a quel clima così fastidioso, perché era concentrato sulla serata che aveva organizzato per la sua ragazza. Quel giorno aveva finito prima le prove per l’ultimo concerto a Los Angeles e voleva raggiungere al più presto Angie, dato che la settimana successiva sarebbe dovuto partire con la band per l’Europa dove gli NJN-UP erano attesi per una serie di concerti, in cui avevano fatto il tutto esaurito.
Con un sorriso sulle labbra seguì l’incolonnamento del traffico, perché quella sera avrebbe portato Angie nel suo ristorante preferito e le avrebbe chiesto di sposarlo. L’anello con un grosso brillante incastrato in una fede d’oro era all’interno di una scatoletta azzurra nella sua tasca del jeans.
Dopo venti minuti di traffico Nicholas parcheggiò il suo SUV davanti al portone color salmone della casa della ragazza. Scese dall’auto e sorridente si diresse verso l’uscio con il vetro smerigliato sull’arco. Le note incalzanti della loro ultima hit fuoriuscivano dall’abitazione. Nicholas corrugò la fronte perché Angie non ascoltava mai la loro musica, dato che lei privilegiava la dance. Scuotendo il capo colpì con il pugno il battente e attese senza ricevere una risposta, così poggiò la mano sulla maniglia tonda  e provò a girarla. La serratura scattò e la porta si aprì.
Il basso, la chitarra elettrica e la batteria rombavano nell’assolo musicale, tanto da coprire la sua voce mentre la richiamava per la casa. Nel pianoterra Nicholas non trovò la sua fidanzata, così salì le scale per il piano superiore e sulla voce roca di Jack si frapposero respiri ritmati, che gli lasciarono poco spazio all’immaginazione. La curiosità però lo spinse a raggiungere la stanza da dove provenivano quei rumori e vide la sua Angie a cavalcioni sul suo manager.
«Signore?! Signore?!»
Nicholas aprì le palpebre e voltò il capo verso la voce femminile che l’aveva distratto dal ricordo di quella serata. Un viso abbronzato con sottili e arcuate sopracciglia nere, occhi castani, labbra piene e rosso fuoco e i capelli neri stretti in uno chignon nascosto da un berretto verde da hostess gli sorrise e gli domandò in italiano:
«Signore, si sente bene?»
«Sì, grazie» le rispose nella lingua, che sua madre gli aveva sempre parlato, ricambiando il sorriso.
«Allora venga che l’accompagno all’uscita dell’aereo» lo incoraggiò raddrizzando la schiena.
Nicholas sganciò la cintura, si spostò e si alzò dal sedile. Sollevò le braccia verso l’alto per sgranchirsi e notò che lo sguardo dell’hostess lo seguiva in ogni suo gesto. Quando incontrò gli occhi della donna, capì che la vacanza dalla nonna avrebbe dovuto attendere ancora qualche ora.
2

La sveglia trillò sul comodino e Francesca fece scivolare un braccio fuori dalle lenzuola e il piumone per interrompere il suo fastidioso rumore. Un brivido le fece riportare il braccio nel tepore del letto. Non poteva credere che a fine giugno ci fossero ancora dei posti in Italia, dove l’estate non aveva ancora fatto capolino. Francesca sbuffò, contò fino a dieci e sgusciò dal suo giaciglio indossando rapidamente la vestaglia imbottita, che non aveva nessuna intenzione di riporre con gli abiti invernali. Infilò i piedi nelle pantofole e strisciò fino al cucinino, dove si mise a trafficare con la caffettiera. La depose sul fornello e si diresse nel salottino per afferrare il suo smartphone, che connesse a internet per vedere la temperatura esterna di quella mattina.
Nove gradi! Se avesse saputo che sarebbe finita in quel posto così freddo, non avrebbe minimamente partecipato al concorso. Doveva ammettere però che non avrebbe mai rifiutato il suo lavoro per niente al mondo, anche se era in un paese un po’ fuori mano, che le faceva desiderare ogni giorno di tornare nella sua città.
Il fischio della caffettiera la richiamò nel cucinino, spense il gas e l’aroma del caffè le fece dimenticare tutte le cose negative che la riguardavano. Francesca aprì l’anta dello scolapiatti, in punta di piedi afferrò la tazza con i cuoricini e la riempì con la bevanda scura. Ci lasciò cadere una zolletta di zucchero, girò il caffè con il cucchiaino e ne bevve subito un sorso. Il gusto amarognolo le fece sentire la nostalgia di casa, della mamma, che era l’unica a saper preparare il caffè migliore del mondo, e di suo padre, con il quale faceva le gare di chi bevesse più caffè nella loro terrazza, dalla quale si intravedeva il mare.
Francesca sospirò desiderando passare del tempo con la sua famiglia, la sua migliore amica e stare come un pesce lesso sulla spiaggia a prendere il sole e ogni tanto farsi una nuotatina in mare. Con quei pensieri raggiunse il salottino, si sedette sulla poltrona e sorseggiò il caffè organizzando le sue giornate nelle imminenti vacanze, che avrebbe potuto fare. All’improvviso il silenzio della casa venne interrotto dallo squillo dello smartphone. Francesca trasalì e tenendo la tazza in una mano sola con l’altra prese il cellulare. Aprì il messaggio e lo lesse:
“Sei sveglia?”
Rapidamente le rispose:
“Sì, fra mezz’ora devo essere in biblioteca. Tu invece come va con la tua discoteca?”
Francesca continuò a bere tenendo fermo il cucchiaino e arrivò un altro messaggio:
“Sono appena uscita e questa sera é andato tutto bene. Come si sta in quel posto sperduto a più di settecento metri?”
Francesca ridacchiò e le scrisse:
“Guarda, Silvia, che non é così sperduto come posto, altrimenti non ci sarebbe una biblioteca…invece come si sta lì a Genova?”
Sospirando si alzò dalla poltrona, tornò in cucina, dove lavò la tazza e il cucchiaino, poi si diresse nella camera da letto e spostò le lenzuola e il piumone; nel frattempo l’amica le spedì la risposta alla sua domanda:
“Ti dico solo che in un termometro ho letto ventidue gradi e sono solo le otto e mezza, puoi immaginare a che temperature arriveremo nella giornata…infatti se ci riesco vado a prendermi un po’ di sole”
Francesca strinse le labbra in una smorfia di invidia e pestò le dita sullo schermo dello smartphone.
“Che invidia! Qui, come minimo, ci sarà ancora la nebbia bassa e ci sono nove gradiL Non vedo l’ora di venire giù per le vacanze estive”
Lasciò il cellulare sul comodino e rifece il letto; dopo di che si intrufolò in bagno per fare una rapida doccia, dato che anche in casa si percepiva il freddo esterno. Sotto il getto dell’acqua si ricordò di procurasi della legna per la stufa, perché non avrebbe mai immaginato che alla fine di giugno si dovessero accendere ancora i riscaldamenti.
Stretta nell’accappatoio Francesca tornò in camera e afferrò lo smartphone, dove l’attendeva una domanda di Silvia.
“Quando torni giù?”
Sedendosi sul letto le rispose:
“Il quattro luglio per due settimane”
Francesca si mise in piedi, si vestì rapidamente e il trillo dello smartphone l’avvisò di un nuovo messaggio. Con un gesto rapido aprì la cartella e lo lesse:
“Bene, bene! Così il 10 possiamo andare a festeggiare il tuo compleanno, anche perchė ti ho fatto un regalo…”
“Cosa mi hai regalato?” domandò di botto.
Si risedette sul materasso fissando lo schermo del cellulare e battendo il piede sul pavimento sentì la curiosità montarle dentro. Silvia ogni anno aveva una fantasia nella realizzazione dei regali e rimanere nell’ignoto la faceva rodere per la curiosità.
Appena lo schermo si illuminò, Francesca guardò il messaggio:
“Ah! E’ una sorpresa! Posso solo anticiparti che riguarda Milano ed è una cosa che ti piace da morire”
Francesca ridacchiò e ribatté:
“Grazie…ci sono tante cose che mi piacciono da morire. Dimmi di più”
Si alzò, indossò il giubbottino, un foulard intorno al collo e la borsetta sulla spalla, spense le luci e uscì dalla mansarda della casa bifamigliare in cui viveva in affitto.
La nebbia era ancora spessa e il freddo pungente la costrinse a mettere le mani in tasca, dopo aver azionato la sua playlist sullo smartphone. Le note ritmate di un basso accompagnate da una batteria le riempirono le orecchie e dopo poco una voce rauca iniziò a cantare in inglese. Sbuffando lasciò la strada statale e si incamminò per le rampe collinari del paese.
La musica rock si interruppe per permettere il trillo dei messaggi, così Francesca lo sfilò dalla tasca e lesse le parole dell’amica:
“Mmm…fammi pensare a degli indizi da dirti senza rivelarti troppo…Non ci sei mai andata però hai sempre sognato di essere lì a muoverti per la cosa che ti piace da morire. Può andare bene come spiegazione?!”
Francesca rise e digitò il messaggio per Silvia:
“Me lo farò andare beneJ Ora ti saluto che il lavoro mi aspetta. A prestoJ
Con lo smartphone in una mano e la musica nelle orecchie continuò a camminare per le stradine del borgo. Il saluto dell’amica arrivò subito, così si fermò in mezzo alla salita a pochi passi dalla biblioteca e aprì il messaggio dell’amica:
“Alla prossima bibliotecaria;)”
Il pezzo rock riprese a riempirle le orecchie; intanto un SUV a tutta velocità stava correndo per la salita, in cui lei si era fermata. Il basso emise un’ultima nota e Francesca udì il ronzio del motore. Sgranando gli occhi appiattì la schiena contro il muro di una casa, mentre il SUV le sfrecciò davanti e lei gli urlò dietro:
«Deficiente! Vai piano!»
Il SUV però era già scomparso alla vista. Francesca inspirò ed espirò nel tentativo di riportare il battito cardiaco alla normalità. Con le gambe molli percorse gli ultimi metri ed entrò nel municipio per poi accedere alla biblioteca.

3

Nel trambusto della guerra i due protagonisti finalmente si ricongiunsero. Rita chiuse il libro e sfilandosi gli occhiali da lettura ammise che la giovane bibliotecaria aveva avuto ragione a consigliarle “Un posto per te nel mio cuore”. Barbara Taylor Bradford sapeva andare nella profondità dei sentimenti.
Rita si alzò dalla sua vecchia poltrona, abbandonò il libro sulla seduta e dopo aver sbirciato l’antico orologio da muro contorse le labbra in una smorfia. Quel bell’imbusto di suo nipote non si era ancora fatto vedere, quando le aveva rassicurato che per le undici di sera sarebbe stato a casa sua.
Erano le nove di mattina e di lui non c’era nessuna traccia. Per giunta non l’aveva nemmeno chiamata, quando i giovani avevano quegli apparecchi supertecnologici che fra un po’ potevano comunicare anche con i marziani.
Sbuffando andò in cucina e si mise a pulirla in attesa che il nipote si facesse vivo. Quando ebbe riposto le spugne, Rita udì degli pneumatici arrestarsi sul vialetto in terra battuta davanti al portone di casa sua. Si affacciò alla finestra e da una grossa auto scese un ragazzo alto, massiccio e con pesanti occhiaia sotto gli occhi.
Rita annuendo con il capo si diresse verso l’uscio e aprendo la porta trovò il nipote con il braccio alzato in procinto di suonare il campanello.
«Ti sembra l’ora di arrivare Nicholas!» esclamò mettendo le mani sui fianchi.
L’uomo sgranò gli occhi per un istante e con il suo marcato accento americano si giustificò:
«Scusa nonna…ma ho avuto un contrattempo in aeroporto»
Rita scrutò i suoi occhi della stessa tonalità della figlia e rilassandosi si scostò dalla porta.
«Forza entra! Ma non ti abituare a questo trattamento. Potevi chiamarmi perché anch’io ho un telefono» sentenziò indicandogli con il mento l’apparecchio telefonico.
Rita richiuse la porta e Nicholas borbottò:
«Scusa nonna…comunque sei proprio come ti descrive la mamma»
«Che cosa dice mia figlia?» domandò facendogli segno di seguirla.
Nicholas entrò nella spartana cucina della nonna e le spiegò:
«La mamma mi ha raccontato dei tuoi modi…ferrei e delle tue regole che non potevano essere violate»
«Bisogna avere delle regole perché non si può vivere da hippy» constatò indicandogli la sedia.
Nicholas si accomodò sulla seduta di paglia e osservò sua nonna preparargli la colazione. Rita poi imbandì la tavola con fette biscottate e marmellate fatte da lei. Riempì una grossa tazza con il latte e il caffè e gliela posizionò davanti con il barattolo dello zucchero.
«Grazie, nonna» le disse zuccherandosi la bevanda.
Rita si sedette di fronte a lui e affermò con le mani giunte:
«Sono contenta che tu abbia deciso di fare le tue vacanze estive qui da me…»
Nicholas la interruppe dicendole:
«Mi dispiace che possa rimanere solo una settimana, ma martedì devo essere a Milano per le prove del concerto»
«A me fa comunque piacere averti qui con me, però – si fermò attendendo che lui la guardasse e quando lo fece proseguì – Ci sono delle regole che devi seguire»
Nicholas deglutì il boccone e borbottò:
«Quali regole?»
Rita sollevò un dito ad ogni regola.
«Primo non puoi fare tardi la sera. L’orario massimo é mezzanotte»
Nicholas ridacchiò dicendo:
«E’ troppo presto per me»
«E invece no! Vedrai che ne troverai giovamento»
«Ma, nonna, ho trentadue anni!» esclamò con gli occhi sgranati.
«Le mie regole valgono per tutte le età! – sentenziò ed elencando con le dita tornò alle sue regole – Secondo dovrai alzarti presto per aiutarmi con l’orto e le galline e terzo dobbiamo concordare degli orari precisi per quando ti dovrai esercitare con la batteria, così avviso i vicini. Ora ti lascio fare colazione e poi mi dovrai accompagnare in paese prima che tu sistema le tue cose»
«Ai tuoi ordini, nonna!» esclamò raddrizzando la schiena.
Rita rise uscendo dalla cucina, mentre Nicholas borbottò prima di bere latte e caffè:
«Forse era meglio dimenticare Angie alle Maldive».

Francesca ripose nella giusta posizione il libro che aveva riconsegnato un signore. Uscì dal corridoio creato dagli scaffali e tornò dietro al bancone. Appena si sedette, la porta si aprì per fare entrare la signora Rita. Francesca le sorrise alzandosi dalla sedia e spostando lo sguardo dietro la signora notò un nuovo lettore. Non poteva credere ai suoi occhi, ma quell’uomo alto con i capelli neri e mossi e gli occhi grigi con le pagliuzze blu assomigliava molto al batterista degli NJN-UP. Scosse la testa scacciando dalla mente l’eventualità di avere davanti l’uomo, di cui aveva il poster nella sua camera a casa dei genitori.
Rita non si accorse dello stupore della bibliotecaria, così esordì entusiasta:
«Avevi ragione, Francesca, quando mi ha consigliato questo libro! Ora me ne devi suggerire un altro che sia all’altezza di questo qui»
Francesca concentrò tutta la sua attenzione sulla donna evitando di riportare lo sguardo sull’uomo, che la stava fissando con un sorriso malizioso. Lei afferrò il libro, che le stava porgendo Rita, e uscendo dal bancone disse:
«Forse ne ho uno che sicuramente le piacerà»
Francesca scappò in mezzo agli scaffali perché l’intenso sguardo dell’uomo la imbarazzava. Nicholas rise per la scena, sua nonna si voltò verso di lui e guardandolo di sottecchi lo rimproverò:
«Non fare il bambino, Nicholas O’Brein!»
Un tonfo li riscosse e spostando lo sguardo verso gli scaffali videro Francesca con gli occhi sgranati, che si affrettò a raccogliere il libro con le guance in fiamme. Rita le domandò con la fronte corrugata:
«Va tutto bene, Francesca?»
«Sì, sì. Tutto a posto, grazie» rispose frettolosamente tornando dietro al bancone.
Nicholas, intanto, si avvicinò alle due donne e poggiando le mani sul ripiano osservò la bibliotecaria. Era una donna che doveva essere poco più giovane di lui, con lunghi e lisci capelli castano scuro, il naso dritto e leggermente largo dalle narici e gli occhi, che in quel preciso istante si posarono su di lui, erano azzurri e intorno alla pupilla c’era una sfera gialla. Francesca arrossì ancora di più sentendo lo sguardo del batterista su di lei. Con mani tremanti svolse tutte le operazioni per il prestito, mentre Rita sorrise per quell’interesse reciproco che i due giovani dimostravano. Sorrise ed esordì:
«Che maleducata che sono stata!»
I due la osservarono con la stessa espressione di stupore. Rita continuò:
«Non ho pensato a fare subito le presentazioni…comunque rimedio subito. Allora, Francesca ti presento mio nipote Nicholas. Non so se sai…»
Francesca la interruppe allungando la mano verso l’uomo:
«E’ il batterista degli NJN-UP. Complimenti per la nuova hit “Crazy palpitations”. Non riesco a non muovere la testa al ritmo del basso»
Nicholas le strinse la mano ridacchiando e ammise:
«Bé, il merito del sound e delle parole della canzone é tutto di Nate…comunque martedì prossimo gli porterò i tuoi complimenti»
«Grazie» bisbigliò con le guance arrossate per il calore che rilasciava la mano dell’uomo.
Francesca sentì un batticuore forsennato nel petto come nella hit degli NJN-UP. Nicholas invece sollevò il sopracciglio e rimase ammagliato dagli occhi brillanti della donna. Rita con un sorriso malizioso decise di intromettersi dicendo:
«Che ne dici, Francesca, di accompagnare Nicholas un po’ in giro»
«Io?!» chiese lasciando la mano dell’uomo per poggiarsela sul petto.
Rita annuì dicendole:
«Sei giovane e conoscerai dei posti dove portare mio nipote a divertirsi, dato che é in vacanza e si é già lamentato di non fare molto»
Francesca deglutì e guardando prima la donna e poi l’uomo bisbigliò:
«Okay…»
«Bene, bene! Allora ti verrà a prendere alla fine della tua giornata lavorativa, così potrete uscire fuori a cena» parlò Rita afferrando il nuovo libro che aveva preso in prestito.
Francesca annuì e rivolse un mezzo sorriso a Nicholas, che ridacchiava per l’audacia della nonna. Rita raggiunse la porta, che aprì e prima di uscire la salutò:
«Ciao Francesca, ci vediamo appena avrò finito “Il giardino degli incontri segreti”»
«Arrivederci…» replicò con un cenno della mano.
Nicholas attese che sua nonna uscisse e sporgendosi portò le labbra vicino all’orecchio destro di Francesca. Con voce roca bisbigliò:
«Non vedo l’ora che arrivi il momento della nostra serata»
Francesca spalancò gli occhi e deglutì sentendo un brivido correrle lungo la schiena. Con il cuore impazzito nel petto riuscì solo ad annuire con la testa perché aveva perso le parole per l’emozione; intanto Nicholas si allontanò e prima di uscire si voltò per sorriderle. Francesca ricambiò con uno tremulo e quando lui scomparve balbettò:
«O…Oh mio Dio! U…uscirò con il b…batterista degli NJN-UP…E ora che faccio?!»
Tremante per l’incontro e la futura uscita con Nicholas afferrò lo smartphone e si mise alla ricerca di ristoranti e locali all’altezza di una rockstar abituata alla movida di New York o Los Angeles.


4

Il cameriere servì il dessert a Nicholas e Francesca, mentre ridevano gioiosamente. L’uomo si allontanò e Francesca commentò:
«Gli NJN-UP ne hanno combinate di bravate in giro per il mondo»
«Bé, le rockstar devono condurre delle vite eccentriche – ammise continuando a ridacchiare e sollevando un sopracciglio le confessò – Anche se dopo tredici anni sulla cresta dell’onda Nate e Jack si sono calmati parecchio»
«Davvero?!» replicò portandosi il cucchiaino ricolmo di mousse al cioccolato alla bocca.
Nicholas deglutì quando vide le sue labbra avvolgere il cucchiaino e si ritrovò a muoversi sulla sedia, eccitato da quel gesto semplice ma per lui sensuale. Francesca si portò un’altra cucchiaiata di dolce in bocca e non ricevendo risposte alla sua domanda lo guardò con la fronte corrugata. Nicholas scosse il capo e affermò:
«Da quando si sono sposati, non fanno più tante sciocchezze»
«Ho letto che si sono sposati nel giro di tre mesi l’uno dall’altro e ho visto le foto delle mogli, che sono veramente bellissime! Sono delle modelle?» gli chiese inclinando la testa da un lato.
Nicholas osservò il suo tiramisù ancora integro e riguardando la donna senza artifici davanti a lui rispose:
«Sono delle modelle e attrici che abbiamo conosciuto quando abbiamo girato il video di “Struck by lightning”»
«Quella canzone mi piace da morire! E’ rock allo stato puro» esclamò con gli occhi brillanti.
Nicholas le fece un sorriso sghembo e infilando il cucchiaino nel tiramisù ricordò quel giorno, in cui girarono il video e lui conobbe Angie, la ragazza con la quale aveva recitato. La sua bellezza snella e bruna lo aveva incantato e, se non avesse scoperto il suo tradimento, a quest’ora l’avrebbe anche sposata. Nicholas si portò alla bocca il dolce e il sapore cremoso con una leggera nota alcolica lo distrasse da quei tristi ricordi facendolo esclamare:
«E’ paradisiaco questo tiramisù!»
«Davvero?! Lo sapevo che avrei dovuto scegliere il tiramisù, invece ho voluto fare l’alternativa…ma per un’amante del caffè come me sarebbe dovuta essere una scelta obbligata…» parlò scuotendo la testa dispiaciuta.
Nicholas rise e spingendo la coppetta verso di lei la invitò:
«Se vuoi assaggiarlo, prendi pure»
Francesca scrutò attentamente il viso dell’uomo e poggiandosi la parte concava del cucchiaino sulle labbra borbottò:
«Dici sul serio?»
«Certo. Se sei curiosa di assaggiarlo, non vedo perché tu non possa farlo» rispose con un sorriso, che contagiò anche Francesca.
Con gesti lenti lei raccolse un po’ di tiramisù e portò il cucchiaino alla bocca. Il dolce miscuglio le fece chiudere gli occhi e mugugnare:
«Mmm, é buonissimo!»
Nicholas si mosse nuovamente sulla sedia. Se Francesca avesse continuato con quei gesti sensuali, non avrebbe più avuto pazienza e le sarebbe saltato addosso. Per distrarsi da quei desideri abbassò lo sguardo e si riportò la coppetta davanti concentrandosi sul tiramisù. Calò il silenzio e Francesca sentendosi a disagio lo spezzò chiedendogli:
«Se non ricordo male anche tu sei fidanzato, giusto?»
Nicholas deglutì l’ultimo pezzetto di dolce e le rispose senza guardarla:
«Avevo una ragazza ma…adesso é acqua passata»
«Mi dispiace… – borbottò e non volendo vedere quell’espressione triste sul viso del suo musicista preferito lo consolò sorridente – Sono comunque convinta che una rockstar come te resterà per poco tempo single»
Nicholas rise e guardandola negli occhi ammise:
«In effetti la compagnia non mi manca, ma alla mia età é tempo di sistemarsi»
«Ma dai! Mica sei un vecchio decrepito! – esclamò ridacchiando e scuotendo la testa gli rivelò – Dicendo questa frase mi hai ricordato le parole della mia amica Silvia che continua a ripetere che siamo quasi trentenni e non abbiamo uno straccio di fidanzato da sposare»
Nicholas ridacchiò e le domandò:
«Perché quanti anni avete?»
«Ne facciamo ventinove, io il 10 luglio e lei il 23 dicembre…comunque a differenza sua io non mi sento per niente vecchia da sentirmi…spacciata. Se capiterà di sposarmi bene, altrimenti amen»
Il cameriere fece capolino e interruppe i loro discorsi. Recuperò le coppette vuote e chiese:
«Volete un caffè o un liquore?»
«Il conto, per favore» risposero in coro.
I loro occhi si incontrarono e il resto del mondo svanì. Entrambe avevano il cuore che batteva forte e Nicholas notò che aveva lo stesso ritmo che doveva fare con la batteria per eseguire “Crazy palpitations”. Non avrebbe mai creduto possibile che anche al suo cuore potesse succedere quello che era accaduto a Nate quando aveva visto sua moglie. La canzone dell’amico era adatta anche a lui e non poteva credere che una semplice bibliotecaria con indosso un paio di jeans e un maglioncino accollato fosse colei che gli provocava un batticuore forsennato.
Francesca sentì il cuore battere forte, tanto da percepirlo anche in gola. Forse perché non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe incontrato l’uomo, il cui poster era appeso vicino al suo letto da quando aveva sedici anni, e che sarebbe uscita con lui divertendosi, come non le era mai successo con altri uomini. Il cameriere ritornò con lo scontrino poggiato su un piattino ed esordì:
«Ecco il conto!»
Entrambe trasalirono e tornarono alla realtà. Nicholas con mano lesta afferrò il biglietto e sollevando la natica prese il portafoglio dicendo:
«Offro io, non si discute»
Francesca sollevò un sopracciglio e rassegnandosi disse:
«Okay…io però pagherò l’entrata all’osservatorio»
«L’osservatorio?!» ripeté passando la sua carta di credito al cameriere.
«Sì – rispose e raddrizzando la schiena gli spiegò – Ho fatto una ricerca su internet e ho scoperto che a meno di un chilometro da qui c’é un osservatorio, in cui si possono ammirare le costellazioni di questo periodo. E ho pensato che fosse una cosa carina da vedere, visto che finalmente le nuvole ci hanno abbandonato e tu sei abituato a…le cose più disparate»
Nicholas rise e scuotendo la testa le confessò:
«Sai, Francesca, sei una donna molto simpatica!»
«G…grazie» balbettò arrossendo e abbassando lo sguardo sulla tovaglia azzurra del tavolo.
Il cameriere restituì la carta di credito a Nicholas e li ringraziò con un sorriso radioso:
«Grazie per aver scelto il nostro ristorante»
«Grazie a lei per il servizio» ribatté Nicholas mettendosi in piedi.
Il cameriere fece un cenno con la testa e se ne andò lasciandoli di nuovo soli. Francesca afferrò la borsetta e stava per spingere indietro la sedia, quando Nicholas lo fece al suo posto. Poi si mise davanti a lei e porgendole il braccio la sollecitò:
«Andiamo a vedere queste stelle»
Francesca gli sorrise e poggiando la mano sul suo avambraccio si lasciò guidare fuori dal ristorante.

Il SUV si arrampicò sulla dura rampa della salita, poi Nicholas svoltò a sinistra e si fermò davanti ad un cassonetto della spazzatura.
«Secondo il Gps siamo arrivati» spezzò il silenzio spegnendo il motore.
Francesca scrutò il parcheggio intorno a lei e corrugò la fronte notando l’assenza di altre auto. Nella recensione che aveva letto su internet assicuravano la visibilità delle costellazioni del periodo e l’osservatorio era sempre pieno di visitatori soprattutto d’estate, ma quella sera l’unica auto presente nel parcheggio era quella di Nicholas. Francesca aprì la portiera e uscì dall’abitacolo venendo investita dalla fresca brezza. Rabbrividì incrociando le braccia al petto e, quando si trovò Nicholas al fianco, si incamminò verso il portone dell’osservatorio. Rimasero in silenzio fino a quando Francesca non lesse il cartello degli orari.
«Non è giusto!» esclamò scuotendo la testa.
«Che cosa è successo?» le domandò passandosi una mano fra i capelli.
Francesca sospirò e guardandolo disse con voce rammaricata:
«E’ che sono deficiente! Oggi è lunedì ed è il giorno di chiusura dell’osservatorio»
Nicholas ridacchiò e poggiandole una mano sulla spalla la rassicurò:
«Non vuol dire. Possiamo guardare le stelle da quella panchina»
Francesca gli rivolse un mezzo sorriso, poi voltò il capo verso la direzione indicatagli dal mento di Nicholas e tornandolo a guardare bisbigliò:
«Vediamole da lì»
Nicholas le fece un sorriso sghembo e mettendole una mano dietro la schiena la guidò verso la panchina. Francesca sentì un formicolio dietro la nuca accompagnato da un intenso calore nel punto in cui era poggiata la mano dell’uomo. Deglutì e intimorita dalla reazione del suo corpo si divincolò da quel tocco; coprì gli ultimi passi velocemente e si sedette con un gesto secco sulla panchina.
Nicholas si accomodò con calma alla sua sinistra e deliberatamente fece aderire la sua coscia a quella della donna. Francesca sgranò gli occhi a quell’ennesimo contatto e dopo aver scosso la testa sollevò il mento verso il cielo blu notte. Nicholas sbirciò brevemente le stelle chiare in contrasto con il cielo per spostare subito dopo lo sguardo sul profilo della donna, che stava tremando visibilmente. Lui corrugò la fronte e le domandò:
«Hai freddo?»
Francesca lo guardò e persa nei suoi occhi grigi annuì con il capo. Nicholas le fece un mezzo sorriso e con un gesto rapido le circondò le spalle con un braccio attirandola a sé. Francesca spalancò gli occhi ritrovandosi con l’orecchio sul suo petto e il respiro regolare e il calore corporeo dell’uomo la tranquillizzarono.
Rimasero immobili senza parlare per un bel po’ e le stelle vennero presto dimenticate lasciando spazio alle sensazioni che stavano provando. Nicholas all’improvviso fece scorrere su e giù la mano sul braccio destro della donna provocandole la pelle d’oca. Francesca osservò quel semplice gesto e desiderò che non finisse mai. Senza accorgersene piegò leggermente il collo scrutando i lineamenti decisi dell’uomo e, quando si soffermò sulle sue labbra piene, deglutì sentendosi invadere da un calore in tutto il corpo. Nicholas percependo il suo sguardo posò i suoi occhi su di lei e anche lui venne travolto dalla stessa reazione della donna. Stufo di quella sorta di corteggiamento, troppo lungo per i suoi gusti, chinò il capo toccandole le labbra con le sue. Una scarica elettrica investì entrambe e all’unisono aprirono la bocca per permettere di approfondire quel bacio, che fece arrivare tutte e due alle stelle.

Epilogo

Il treno correva veloce lungo le pianure per recuperare il ritardo accumulato. Silvia chiacchierava entusiasta per la sorpresa che aveva organizzato per l’amica, mentre Francesca, che le sedeva di fronte, annuiva occasionalmente con la testa, anche se i suoi pensieri erano altrove.
Erano passati dieci giorni, ma quella settimana trascorsa con Nicholas era viva nella sua mente e per la prima volta nella sua vita poteva affermare di essere stata bene con un uomo, che non fosse suo padre. Dopo quel primo bacio nel parcheggio dell’osservatorio, ce n’erano stati tanti altri che se chiudeva gli occhi poteva ancora sentire sulle labbra. In quel preciso momento avrebbe voluto tornare al pomeriggio afoso in cui Nicholas le aveva dato il bacio rovente che li aveva portati a fare l’amore. Il ricordo del suo corpo sul suo la fece rabbrividire di piacere e sospirò rammaricata che non sarebbe più potuto succedere. Silvia interruppe il suo chiacchiericcio udendo quel sospiro e osservando attentamente l’amica intuì che la sua sorpresa le sarebbe piaciuta molto.
Jack stava scaldando la voce accompagnandosi con la sua chitarra elettrica, Nate era stravaccato sulla poltroncina bianca del salottino muovendo la testa al ritmo di musica e Nicholas camminava avanti e indietro nel poco spazio della stanza. L’unica porta del salottino si aprì e il viso di una donna con gli occhialoni da vista e delle cuffie calcate sulla testa apparve esclamando in inglese:
«Cinque minuti e siete in scena!»
Nicholas, che aveva interrotto il suo andirivieni per ascoltare la donna, riprese a camminare appena lei se ne andò via. Jack finì il suo riscaldamento e osservò Nate, che aveva appena imbracciato il suo basso. I loro occhi si scambiarono un messaggio segreto, poi Nate afferrò le bacchette e si piazzò davanti a Nicholas. Lui si fermò sgranando gli occhi e prendendo le sue bacchette rivolse un sorriso sghembo all’amico. Nate inclinò la testa da un lato e gli domandò:
«Sei sicuro che ne valga la pena?»
Nicholas fissò gli occhi glaciali dell’amico e annuendo con il capo ammise:
«Non posso perderla perché…ho passato con lei la vacanza estiva più bella della mia vita e…non ho mai provato per nessuna quello che provo per lei»
Jack apparve al loro fianco e poggiando una mano sulla spalla di ognuno di loro disse:
«Ora è tempo di andare a spaccare quel palco là fuori! E tu…fa fare un batticuore forsennato a quella donna!»
I tre amici risero e la donna di prima li richiamò all’ordine:
«E’ ora!»

Silvia scese dall’autobus con un balzo trascinandosi dietro l’amica, che la rimproverò sfilando la mano dalla sua:
«Ma che modi sono questi, Silvia?! Ti ricordo che oggi è il mio compleanno e dovresti avere un po’ più di riguardo nei miei confronti!»
«Quando avrò compiuto la mia missione!» borbottò riprendendola da un polso.
Silvia ritornò a trascinarla con più fermezza e Francesca si lamentò opponendo un po’ di resistenza. Appena arrivarono davanti ad un palasport, da cui fuoriusciva della musica rock, Francesca si bloccò con gli occhi sgranati costringendo Silvia a fermarsi, che la esortò:
«Dai forza! Che il concerto è già cominciato!»
Francesca sentì il suo cuore battere molto forte e bisbigliò:
«Non so se…ce la faccio»
«Certo che ce la fai! – esclamò e mettendole le mani sulle spalle le disse – Lui ha una cosa importante da dirti»
Francesca spalancò gli occhi e aprì e chiuse la bocca diverse volte, fino a quando Silvia non rispose alla sua muta domanda:
«Mi ha cercata qualche giorno fa perché voleva vederti per dirti una cosa che…non posso anticiparti»
Francesca ridacchiò con le lacrime agli occhi e Silvia le riagguantò la mano per trascinarla nel palasport. Entrarono e spingendo qua e là le persone, che saltavano al ritmo di “Struck by lightning”, raggiunsero i piedi del palco.
Jack cantò le ultime parole della canzone e insieme agli altri due si lasciarono andare nel pezzo musicale. Urli e fischi di apprezzamento si elevarono fra i fan, poi Nicholas rullò sui tamburi della batteria e Nate lo accompagnò con le note stregate del basso. Jack seguì il ritmo cantando:
«When I’m alone, my mind turn on and every thing fly away ‘cause I tell, I tell palpitations crazy, crazy, crazy palpitations for you…»
Tutte le persone cantarono insieme al cantante e in quel frangente Nicholas spostò lo sguardo sotto il palco. Francesca era lì che cantava a sua volta, anche se da quando era arrivata non aveva mai smesso di guardare il batterista degli NJN-UP. I loro occhi si incatenarono e i loro cuori seguirono il ritmo forsennato della canzone; continuarono a fissarsi anche quando le ultime note di “Crazy palpitations” svanirono nel palasport e i fan strepitarono per lo spettacolo.
Jack staccò il microfono dal supporto voltandosi verso i suoi amici, mentre Nicholas lo raggiunse. L’amico glielo passò e con gli occhi fissi in quelli azzurri di Francesca Nicholas parlò in italiano rimbombando nel palasport:
«Ciao a tutti! Di solito sto alla batteria ma oggi devo dire una cosa importante ad una persona speciale»
La platea si zittì in attesa delle parole del loro musicista preferito e Francesca arrossì violentemente. Nicholas rivolgendosi ai body guard chiese indicando la donna, da cui non riusciva a staccare gli occhi:
«Potete portarla su?!»
Due uomini con dei bicipiti enormi circondarono Francesca e con due mosse la depositarono sul palco. Nicholas coprì la poca distanza che li divideva e prendendole una mano affermò:
«Lo so che quello che sto facendo è un comportamento esagerato…da rockstar come diresti tu»
Francesca ridacchiò annuendo con la testa. Nicholas con il viso serio si schiarì la voce e le dichiarò senza mai distogliere lo sguardo dai suoi occhi:
«La settimana che abbiamo passato insieme è stata la più bella della mia vita e ogni giorno e ogni notte non faccio altro che pensare ai momenti passati insieme a te. Desidero baciarti per il resto dei miei giorni, così…Vuoi sposarmi?»
Francesca sentì un batticuore forsennato nel petto e lacrime di gioia le rigarono il viso. Sorridendogli e annuendo con la testa bisbigliò:
«Sì»
Nicholas allargò le labbra in un sorriso luminoso e le coprì subito la bocca con la sua in mezzo agli applausi dei fan.


 FINE

CHI E' L'AUTRICE

Laura Inzerillo è nata nel 1988 a Genova, dove vive con la sua famiglia. E’ laureata in Esperto in processi formativi e con Youcanprint si è auto pubblicata “A passo di tango” (2013), “Un magico matrimonio” (2014), “Per colpa di mamma” (2015) e “E alla fine…” (2016). La Mia Biblioteca Romantica ha pubblicato il suo racconto “Un meraviglioso zombie” nel 2015. 
Per saperne di più sull’autrice potete visitare il suo sito blog:


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9 commenti:

  1. Racconto fresco e piacevole con protagonisti simpatici, autentici e "normali" nonostante si parli di una rock band. Brava all'autrice.

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  2. Un bel racconto, leggero, spensierato, forse un pochino azzardato nell'epilogo ma decisamente piacevole

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  3. Bello e romantico, un racconto veramente delizioso.

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  4. Racconto dolce e chiusura romantica! Si può sognare!

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  5. Vorrei ringraziare di cuore chi gestisce questo bellissimo blog per avermi permesso di partecipare a questa entusiasmante avventura; inoltre voglio ringraziare anche chi ha letto e commentato "Batticuore rock", rendendo questa esperienza ancora più piacevole. Grazie mille:)

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  6. Racconto piacevole, personaggi interessanti. Una fiaba rock nel cuore.

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  7. Racconto piacevole, personaggi interessanti. Una fiaba rock nel cuore.

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  8. molto carino, adoro la nonna lettrice :-D
    lei lavora in biblioteca e lui è un musicista: mi piace questo connubio libro-musica, perchè sono entrambe due mie passioni!

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  9. Racconto grazioso. C'è da dire però che io preferisco il genere storico...

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