Summer in Love 2017: "RICOMINCIARE" di Anna Paola Rossi


La sera estiva stava calando tranquilla, il Lago Maggiore era immobile, venato di colori accesi che si riflettevano dalle nubi illuminate dall’ultimo sole. La sponda opposta ancora risplendeva nell’aria tersa che il temporale del tardo pomeriggio aveva ripulito.
La giornata era stata calda ma Lisa era rimasta a poltrire sulla sdraio sotto il grande ombrellone bianco ad ammirare il panorama mozzafiato fino allo scatenarsi del temporale.
Il tratto della parte nord del lago era circondato da sponde disseminate di paesini e casette, le vele bianche sull’acqua increspata si spostavano leggere e il traghetto, che passava ogni tanto, non rovinava la pace a chi si soffermava a godersi quella meraviglia.
Ora, dopo l’acquazzone, Lisa era uscita nuovamente a godersi il fresco della sera e l’odore di terra e muschio che saliva dal giardino, un odore più prepotente del profumo amaro degli oleandri che ogni sera invadeva la casa.
La casa.
Lisa si girò a guardarla. Una vecchia casa gialla e grande con le persiane socchiuse e il balcone di ferro battuto.
Era stata la “loro” casa di vacanza per parecchi anni e avrebbe dovuto essere la “loro” casa una volta che un giorno avessero deciso di ritirarsi. Vi avevano investito tanto, non solo in termini di denaro ma più ancora in termini di emozioni e sentimenti che lì dentro avevano sempre lasciato scorrere liberi.
Giorgio le diceva sempre scherzando che quando avrebbe avuto da parte un piccolo gruzzolo avrebbe mollato il lavoro e si sarebbero trasferiti a vivere lì. Lisa aveva sempre creduto che il sogno presto si sarebbe realizzato e aveva messo impegno e amore nella casa sul lago.

Ma adesso Giorgio non c’era più. E non sarebbe tornato.

Non aveva senso conservare la casa e soprattutto i ricordi per un futuro che, sapeva bene, non sarebbe mai arrivato. Giorgio non avrebbe mai avuto un futuro da passare con lei nella casa gialla. Era morto ancora nel fiore degli anni e aveva lasciato lei, nel fiore degli anni, più sola che mai. La casa, che conservava tanto di loro, adesso per lei era una spina nel cuore, lì tutto le ricordava Giorgio e per quanto amasse quegli ambienti ampi e arredati con gusto, ritornare lì ogni volta era come riaprire una ferita che con il tempo stentava a rimarginarsi.

Adesso però, dopo due anni dall’incidente, Lisa voleva ricominciare, voleva tornare a vivere. Voleva tornare ad avere un futuro. Non sapeva se il destino gli riservasse un altro uomo da amare come Giorgio ma in ogni caso sentiva la voglia di darsi una possibilità.
Negli anni a venire voleva ricostruire la sua vita.
Voleva smettere di piangere, non aveva più lacrime, e ricominciare a pensare al futuro che non fosse solo il giorno o il mese seguente.
Voleva un futuro da costruire magari con qualcuno al fianco, qualcuno che, se non come Giorgio, comunque la amasse e la facesse sentire meno sola.
Era pronta ad accontentarsi, una vedova non aveva molto ‘mercato’ tra gli uomini liberi, non si illudeva. Una vedova aveva pur sempre alle spalle un passato doloroso che non sempre riusciva a dimenticare.
Lei non sarebbe riuscita a farlo del tutto e questo lo sapeva, il dolore provato le toglieva quella spensieratezza che a trentacinque anni avrebbe dovuto ancora avere nell’affrontare il mondo e che invece aveva sepolto in un freddo cimitero in un giorno di pioggia insieme a lui.

Era decisa però. Avrebbe messo in vendita la casa il prossimo autunno. Forse qualcun altro avrebbe trovato tra le sue mura e nel suo giardino la felicità che a lei era stata negata.
Lentamente si ritirò in casa con la testa vuota e una lacrima che indugiava nell’angolo dell’occhio senza decidersi se scendere a rigarle la guancia.

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L’indomani era un giorno splendido con un sole caldo, l’aria tersa e i colori brillanti e vivi. Il lago come carta stagnola abbagliava la vista e rifletteva i raggi caldi del sole.
Lisa aveva ancora qualche giorno di vacanza prima di rientrare a Milano. Decise di darsi da fare e optò per una ripulita al garage. In canottiera e pantaloncini si mise di buona lena al lavoro sapendo che anche li dentro i ricordi l’avrebbero presto sopraffatta.

Ora di metà pomeriggio era sfinita, sporca e sudata. I capelli biondi raccolti alla bellemeglio in cima alla testa le davano un’aria hippy  e un segno nero le attraversava una guancia. Agognava una bella doccia e un momento di relax sulla sdraio sotto l’ombrellone ma il garage era pulito e una parte del contenuto eliminato ben impilato in un lato del cortile.
Ultimo sforzo, portare il secchio con il vetro da riciclare al cassonetto al di là della strada.

Arrivata al cassonetto iniziò a inserire nell’apposita apertura bottiglie e vasetti vuoti che si erano accumulati su uno scaffale.
Con la coda dell’occhio vide avvicinarsi un’altra persona, probabilmente con le stesse sue intenzioni, ma non si voltò continuando il lavoro.
“Vuole un aiuto?” le disse una voce calda e bassa in italiano. L’accento non era tedesco come si sarebbe aspettato ma più rotondo, forse inglese.
“No grazie. Ho finito.” Rispose senza guardare lo sconosciuto. Nella vita non era mai stata abituata a farsi aiutare. Era determinata e cocciuta e aveva imparato a fare da sola.
Poi si voltò. Due occhi grigi e tranquilli la stavano osservando, o meglio la stavano esaminando attentamente con uno sguardo acuto e indagatore percorrendole il volto e poi più giù il corpo.
Lisa distolse lo sguardo imbarazzata da quegli occhi insistenti passando più giù a una bella bocca piena e sensuale e ad un accenno di barba sulla mascella forte e squadrata.
Trattenne il respiro quando percepì il suo odore di sandalo e spezie misto a sudore e terra ma non sgradevole, un odore maschio che le risvegliò ricordi lontani.
D’istinto si chinò a prendere il secchio vuoto che giaceva a terra vicino ai suoi piedi e nel farlo gli percorse con lo sguardo il corpo tonico sotto una maglietta stinta e macchiata, il ventre piatto e due lunghe gambe muscolose in un paio di jeans tutti stracciati.
Si rialzò stringendosi il secchio al petto come se fosse stato uno scudo intanto che un brivido partito dalla gola la percorreva tutta fino al ventre.
Rifissò gli occhi grigi incapace di articolare parola e si confuse in quel colore non colore che pareva leggerle dentro tanto era l’intensità con la quale la stavano guardando.
“Buongiorno “ le disse la voce calda di poco prima e Lisa la sentì vibrare dentro lo stomaco come se fosse stata un qualcosa di materiale.
 “Buongiorno” articolò a fatica con un breve cenno del capo e con tre lunghi passi attraversò la strada verso il suo cancello.
Tornò in garage e si fermò nell’ombra a respirare.
Da quando Giorgio non c’era più mai aveva avuto una reazione simile di fronte a un uomo. Non era più una ragazza, era una bella donna nel fiore degli anni e lo sguardo di un uomo non avrebbe dovuto scombussolarla tanto. Un crampo allo stomaco e il rossore che si sentiva sulle guance la fecero sentire viva. Si toccò il viso sudato e si meravigliò delle sensazioni che quello sguardo aveva provocato. Malinconia e rassegnazione avevano riempito negli ultimi due anni la sua mente e il suo cuore ma adesso per la prima volta essi ritornavano a vibrare come quando era una ventenne.
Ma adesso….. Sbirciò oltre il cancello : la strada era deserta.
Passò il resto della giornata in attesa come una quindicenne alla sua prima cotta e una languida sensazione che le scaldava il cuore. Che le stava succedendo? I begli occhi grigi intravisti per pochi istanti erano stati più devastanti di qualsiasi incontro che aveva fatto ultimamente. Cercò di conservare la bella sensazione il più a lungo possibile.

Nei giorni che seguirono Lisa scoprì, frequentando i negozi in paese e le sue conoscenze, che lui era inglese e aveva una casa nella via che si apriva dinanzi al suo cancello e che saliva nella vegetazione fino ad una frazione sopra al paese. Lungo questa strada vi erano numerose seconde-case nascoste nei giardini rigogliosi.
Iniziò a sbirciare sulla strada non appena sentiva un rumore e scoprì che spesso lui passava a piedi per scendere in paese o salirne e, se lei era in giardino, lo vedeva attraverso il cancello. Lui sempre le faceva un cenno di saluto con due dita alla tempia e lei ricambiava con un cenno del capo e un sorriso. Sempre senza scambiarsi una parola.
In ogni caso Lisa non sarebbe stata in grado di articolare nessuna parola di fronte a quegli occhi grigi che la sondavano ogni volta come a volerle scavare nell’intimo. Lui manteneva un freddo distacco e l’espressione pareva sempre assorta e un po’ triste.
Ma quello sguardo e quel fisico l’avevano davvero scombussolata. Aspettava in giardino di vederlo passare e quando lui compariva cercava di imprimersi nella mente ogni attimo, ogni movimento dei muscoli tonici sotto i pochi abiti estivi. Cercava i suoi occhi ai quali si allacciava per pochi istanti perdendosi in quello sguardo che alla iniziale tristezza aveva aggiunto ora un lampo di malizia e un mezzo sorriso.

Poi Lisa rientrò a Milano e il lavoro la prese come sempre.
Ritornò alla casa al lago per un week end a fine luglio ma di lui nessuna traccia.
Lo vide ad agosto solo un giorno che risaliva dal paese con le borse della spesa e lo salutò come sempre ma poi con il finire dell’estate perse di nuovo le sue tracce.

Ogni volta che tornava nella casa del lago Lisa passava giornate in giardino a sbirciare dal cancello per vederlo e salutarlo con un cenno del capo e un sorriso. Le bastava vederlo per rincuorarsi e sentirsi subito meglio anche se avrebbe voluto a questo punto trovare il coraggio per scambiare qualche parola con lui ma lui pareva sempre di fretta e mai aveva accennato a fermarsi. Si ritrovava sempre più spesso a fantasticare di lui e con lui. A mente fredda si dava della stupida ragazzina per essersi infatuata di un uomo che neanche conosceva ma la sensazione che provava, la sensazione che la rinfrancava e la riempiva quando lo vedeva, erano per lei preziosissime e conservava nel cuore quel piccolo sentimento con grande cura. Dopo più di due anni stava ricominciando a provare qualcosa che non fosse solo tristezza e malinconia e pertanto quel piccolo bozzolo di felicità era per lei ancora più prezioso. Si stava infatuando ? Di uno sconosciuto ? Forse sì, o forse no. Non era capace neanche lei di dirlo ma non avrebbe rinunciato per nulla al mondo alla bella sensazione che la situazione le dava.

Finì l’estate e con settembre il giardino richiedeva maggior impegno. Tutti i week end e spesso anche in settimana, quando era libera, Lisa era al lago.
Con la fine della bella stagione anche i turisti che possedevano case diradavano le visite fino alla primavera successiva e forse anche lui non sarebbe più ricomparso fino al nuovo anno.
Un pomeriggio ancora caldo era chinata in un cespuglio di ortensie che troneggiava vicino al cancello e stava lavorando di cesoie quando una voce la paralizzò:
“Sempre tanto lavoro in giardino, vero?”
Lisa riconobbe la nota bassa e sensuale e si raddrizzò in mezzo ai fiori che le arrivavano al petto. Si scostò un ciuffo di capelli che le cadevano sulla fronte e con un sorriso gli rispose:
“Sì, vero!”
Lui la scrutò ancora in istante quasi indeciso e poi continuò: “Oggi è una giornata ancora calda.”
Lisa si prese qualche secondo per rispondere tanto era persa nei suoi occhi grigi e respirava appena appena.
“Non vedo l’ora di finire.” disse in un soffio, con il cuore che voleva balzarle fuori dal petto.
“Ho appena comprato una bella bottiglia di vino.” disse facendo un cenno al sacchetto della spesa che teneva in una mano “Le andrebbe un bicchiere come aperitivo più tardi?”
Lisa aveva le gambe molli incapace di articolare verbo. Occhi negli occhi passò qualche secondo. Ma che ti sta succedendo si disse. Non fare la ragazzina, su rispondi accidenti a te!
“Bhè grazie” articolò con la bocca secca “Volentieri”
“L’aspetto per le sette su a Casa Felice, il terzo cancello sulla destra salendo.”
Lisa annuì sorridendo.
“Ah, io sono Peter” gli occhi socchiusi e un mezzo sorriso a rendere ancora più sensuale la sua bella bocca.
“Lisa” gli uscì con un sospiro.
Lui si voltò e con pochi rapide falcate sparì su per la strada verso casa.

Lisa era trepidante come una debuttante. Erano due anni che non usciva più con un uomo e mai avrebbe pensato che la vita le avrebbe riservato la possibilità di sentirsi ancora così dopo che Giorgio l’aveva lasciata. Non si riconosceva ma godeva di questa nuova sensazione positiva che la invadeva dopo tanta mestizia.
Aveva la testa vuota e il cuore in tumulto nell’attesa dell’appuntamento con Peter.
Si preparò con cura con un bel vestito giallo e uno scialle sulle spalle e alle sette precise, quasi già all’imbrunire, si presentò al cancello, che spalancato sulla strada, sembrava aspettarla. ‘Casa Felice’ diceva una mattonella di ceramica murata nel pilastro a destra dell’entrata.
Fece qualche passo nel giardino e lo vide venirgli incontro con passo elastico e un sorriso accennato. Una polo e un paio di jeans gli davano un’aria forse più giovane e la barba appena accennata gli conferivano un aspetto vissuto e molto maschio. Doveva avere qualche anno più di lei ed era in splendida forma.
“Benvenuta” la voce baritonale di lui la avvolse come un abbraccio.
“Che giardino magnifico !” rispose lei sinceramente ammirata mentre procedeva nel viale e scopriva ad ogni passo alberi imponenti, cespugli, aiuole fiorite e persino un piccolo stagno circondato da vegetazione rigogliosa e sorvolato da libellule variopinte. Un posto incantato.
“Sono contento che sei venuta” e gli rivolse uno dei suoi sorrisi a metà. La sua voce come miele caldo che compensava il freddo grigio dei suoi occhi che rimanevano sempre un po’ tristi.
Lisa si sentì arrossire e abbassò gli occhi per poi rialzarli immediatamente e riperdersi nel suo sguardo. Anche lei accennò un sorriso.

Lui le si affiancò e passeggiarono un po’ tra le piante.
Iniziarono a parlare di camelie ed azzalee.
Lui illustrava le essenze e lei rispondeva, si meravigliava, si rallegrava di quella varietà vegetale. Aveva trovato un terreno comune e con lui scoprì che era facile conversare.
Chiacchierarono di fiori e a poco a poco passarono a informazioni più personali.
“Il tuo giardino è meraviglioso, lo segui tutto da solo ?” domandò.
“Quando posso sì. Lavoro per una multinazionale inglese e viaggio molto ma seguire il giardino mi rilassa e quindi cerco di passare qui più tempo che posso” le rispose fissandole negli occhi.
Era piacevole ascoltare la sua voce calda tanto sensuale con il suo accento british.
Lui aveva sempre quel mezzo sorriso che la intrigava ma i suoi occhi freddi si erano a poco poco illuminati e adesso sorridevano al posto della bocca. A Lisa si scaldò il cuore. A poco a poco acquistarono più confidenza e Lisa  si ritrovò a pensare di conoscerlo da molto tempo. Sentiva a pelle un feeling con quell’uomo come non le era mai capitato prima.

Con il procedere della passeggiata nell’immenso giardino si rilassarono entrambi.
I gesti di Peter erano misurati ma più di una volta le sfiorò il gomito, il braccio, il fianco e Lisa percepì come questi gesti non fossero solo il frutto del caso ma che lui deliberatamente l’aveva toccata mentre procedevano nella passeggiata. Come se lui stesse provando che lei esisteva veramente e quasi timoroso di toccarla veramente.
Lisa avrebbe voluto che quei tocchi e sfioramenti diventassero qualcosa di più. Avrebbe voluto le sue mani grandi su di lei, provarne il tocco, forse deciso, forse delicato. Lo desiderava come non aveva mai desiderato un uomo in vita sua. Improvvisamente non le importava più del suo passato, voleva vivere il presente e Peter era lì nel presente con lei.
Il caldo languore che l’aveva accompagnata tutta l’estate ad ogni incontro con lui adesso si stava facendo più presente, la invadeva e la stordiva leggermente. Agli sfioramenti di lui il suo corpo reagiva come se fosse stato investito ogni volta da un brivido caldo che la percorreva e per un attimo le toglieva il respiro. Ogni più piccola terminazione nervosa del suo corpo si sovreccitava in quei momenti.

Dopo un lungo giro nel giardino si avvicinarono alla fine alla casa che emergeva più avanti tra gli alberi ed era la tipica costruzione anni sessanta abbastanza ben tenuta ma un po’ triste.
Tanto il giardino era allegro e vitale, tanto la casa appariva dismessa e sola.
Lisa percepì questa differenza con una punta di rammarico.
Il patio era deserto e l’ombrellone, le sdraio, il tavolo non venivano usati da molto tempo. Un barbecue in un angolo era coperto da ragnatele.

Peter la guidò sulla scala esterna e sulla terrazza intanto che le ombre della sera calavano veloci e le luci sul lago iniziavano ad abbellire la sponda opposta.
La vista dalla terrazza, ampia e protesa sul davanti della casa, era mozzafiato.
Se ne stettero un momento uno accanto all’altra a rimirare lo spegnersi del giorno. Nello spazio di poco più di un’ora si erano ritrovati molto più che conoscenti o amici ma intimi senza volerlo e Lisa percepiva un’affinità con l’uomo che le stava accanto che forse neanche con Giorgio aveva mai avuto. Si stupì lei stessa di quel sentimento. Lo conosceva da pochi minuti e già ne era catturata. Lo osservava di sottecchi mentre ammiravano il lago. Non era bellissimo ma aveva un fascino innegabile e ogni suo gesto era fluido e sensuale. Ne era completamente presa. La donna razionale era improvvisamente sparita per lasciare posto ad una diciottenne al primo vero amore: cuore a mille, fiato corto e palmi delle mani sudate.

Lisa stringeva le mani sulla balaustra e sentiva il suo profumo di sandalo e spezie accanto a lei, il suo calore che le sfiorava il corpo e per un attimo chiuse gli occhi per imprimersi nella mente quell’attimo.
Ultimamente si era chiesta sempre più spesso se avesse potuto essere nuovamente felice.
Poter ricominciare una nuova vita, ricominciare a vivere con accanto un altro uomo, sentirsi ancora bella e viva per qualcuno.
Giorgio era stato tutto per una gran parte della sua esistenza ma forse Peter era la persona che le avrebbe dato modo di traghettare verso un cambiamento che sentiva ogni giorno più necessario.

“E’ bellissimo qui.” Sussurrò inalando il profumo dell’osmanto in fiore piantato appena sotto di loro.
“A breve metterò in vendita la casa.” le rispose la solita voce calda e sensuale con tono neutro.
Lisa fu colpita da una stilettata gelida. Si volse verso di lui e trovò come sempre quegli occhi grigi che la sondavano fin nel profondo, un po’ malinconici, e non potè fare altro che distogliere lo sguardo.
“Vado a prendere il vino.” le disse lui e si diresse all’interno della casa attraverso la porta finestra che dava su un ampio salone dove solo un lampada era accesa in un angolo.

Lisa era rammaricata. Per tutta l’estate aveva sperato che l’incontro con quell’uomo un po’ misterioso e solo potesse davvero significare la svolta di cui aveva bisogno per incamminarsi in una nuova vita, senza Giorgio. Ci aveva sperato, fantasticato. Si era innamorata…
Ma adesso si sentiva sconfitta dalla vita. Come lasciarsi alle spalle quel sentimento che l’aveva finalmente riportata in vita?

Peter era scomparso e Lisa fece alcuni passi all’interno della casa attratta da alcune cornici che brillavano a lato del grande camino.
Peter non aveva parlato troppo di sé e neanche lei lo aveva fatto del resto. Aveva taciuto di Giorgio e anche lui non aveva accennato a nessuna famiglia.
Magari qualche foto le avrebbe detto di più di lui.
Si avvicinò alle immagini e fu attratta da una bella foto un po’ sbiadita che ritraeva una donna bionda con tre ragazzini sullo sfondo del lago. Sorridenti con vestiti estivi e un cane fulvo seduto davanti a loro. Anche le altre foto ritraevano lei e i bambini e in alcune Peter troneggiava su di loro , un po’ più giovane, con gli occhi ridenti come Lisa non glieli aveva mai visti e un sorriso aperto che non gli aveva mai visto in volto. La sua famiglia……
E allora che ci faceva lì con lei?
Lo aveva sempre visto solo. Aveva passato tanto tempo quell’estate in quella casa ma sempre solo. Poteva forse essere divorziato?
Mente si stava facendo queste domande lo senti ritornare.
“Eccomi.” lo sentì dire con una nota allegra che gli rese la voce calda ancora più sensuale.
Lisa si voltò lentamente strappata ai suoi pensieri ma quello che vide la raggelò.
Peter stava cambiando lentamente espressione come se avesse visto un fantasma. Il mezzo sorriso gli morì sulle labbra e le sue pupille si dilatarono a cancellare il grigio dei suoi occhi.
Se ne stava lì in piedi immobile con due bicchieri in  mano e pareva pietrificato. Il volto cinereo, pareva invecchiato improvvisamente.
Lisa si immobilizzò a sua volta e dopo alcuni infiniti secondi ruppe il gelo che era calato nella stanza e si obbligò a muovere qualche passo nella sua direzione. Gli prese un calice dalle mani e quel gesto parve scuoterlo.
“Grazie.” disse Lisa e proseguì verso l’esterno sulla terrazza.
Lui la seguì e si fermò accanto a lei che guardava il paesaggio senza vederlo, imbarazzata e con i nervi tesi perché non capiva cosa fosse successo.

Peter non parlò per alcuni lunghi minuti. Lisa attendeva senza capire ma l’incanto si era rotto, era evidente. Qualcosa aveva infranto la bolla di complicità che si era creata tra loro. Il freddo della sera la fece rabbrividire.

Dopo aver preso un sorso di vino per farsi coraggio, Lisa si voltò verso di lui e guardandolo in quegli occhi grigi tornati nuovamente tristi gli disse:
“E’ stata una bellissima serata. Grazie per l’invito. Adesso devo proprio andare.” e mentre pronunciava quelle parole già se ne pentiva.
Avrebbe voluto prendergli il viso tra le mani e accarezzare quella sua espressione amareggiata. Sentire la sua barba pungergli le dita e il calore della sua pelle abbronzata.
Avrebbe voluto cancellare con un bacio quell’espressione afflitta o meglio sconfitta che aveva dipinta sul volto e che tante volte aveva visto quell’estate. Una tristezza infinita la invase e una parte del suo cuore, quella che si stava innamorando di Peter, si raffreddò come quella dove conservava il ricordo di Giorgio. Freddo accanto a freddo.

Non volendo arrendersi si protese verso di lui sollevando una mano ma Peter si ritrasse come se temesse un contatto e lei si bloccò. Si fissarono per un lunghissimo secondo poi Lisa si scostò da lui, appoggiò il bicchiere su un basso tavolo e scese la scala fino al giardino. Lui la seguì, le si accostò e le disse “Ti accompagno.” in tono tranquillo.
Lisa non voleva essere accompagnata. Voleva stare sola. Era stata una stupida. Si sentiva ridicola. La testa immersa in mille pensieri contrastanti e lo stomaco chiuso come se avesse inghiottito cemento.

Uscirono dal giardino e iniziarono a scendere la strada buia resa ancora più nera dagli alberi che la fiancheggiavano.
Peter le camminava a fianco in silenzio. Lisa inspirò l’aria della notte e il canto dei grilli l’aiutò a ricacciare indietro le lacrime che sentiva formarsi copiose negli occhi.
Arrivati al suo cancello, con la luce delle stelle sopra di loro, Lisa si voltò verso di lui e iniziò a salutarlo.
“Grazie ancora per….”
Non finì la frase. Le braccia di lui calde e forti la presero per la vita, le sue labbra piene si posarono sulla sua bocca e Lisa socchiuse gli occhi mentre una calda sensazione la invadeva. Posò le sue mani sulle braccia di lui e percepì la forza dei suoi muscoli agili sotto la pelle.
Peter approfondì il bacio e Lisa presa alla sprovvista prese fuoco immediatamente. Socchiuse le labbra e Peter non si fece pregare oltre iniziando a esplorarla e stuzzicarla con passione.
Lisa si abbandonò a quel turbine. Iniziò a rispondere colpo su colpo e per alcuni secondi ci furono solo le loro bocche che parlavano la lingua della seduzione. Era il paradiso.
Poi improvvisamente Peter si scostò da lei e con un moto quasi di stizza le disse “Scusami… Non dovevo.” E si girò incamminandosi verso casa a passo veloce.
Lisa rimase sola, impalata a guardare il buio della strada dove lui era scomparso con una lacrima che gli scivolava sulla guancia ancora rovente per l’emozione del bacio. Si sfiorò le labbra con le dita quasi a volersi sincerare che davvero quel bacio non era stato tutto un sogno. Sentiva ancora in bocca il sapore di lui e chiuse gli occhi quasi a volerlo rendere indelebile nella sua memoria.

Quella notte, nel grande letto che troneggiava nel mezzo della stanza che era stata sua e di Giorgio, Lisa pianse piena di tristezza e di amarezza. Pianse per se stessa e per Peter perché aveva intuito che dietro la sua espressione sempre triste e i suoi occhi grigi che la sondavano sempre c’era un qualcosa che lo faceva soffrire oltre ogni immaginazione. Lei si era innamorata di lui, lo capiva adesso che aveva la testa confusa e il cuore spezzato.
Ma lui quella sera aveva fatto una scelta ben precisa le era sembrato. Il cedimento del bacio era sembrato passeggero e Peter aveva voluto correggerlo appena se ne era reso conto. Un tale comportamento non dava speranza a future evoluzioni.
Non ci sarebbero stati altri incontri ne era sicura.

+++++++++

Novembre. L’autunno era stato bello fino a quel momento ma Lisa era stata poco alla casa al lago. Aveva sistemato in un week end il giardino per l’arrivo dell’inverno ma ancora non si decideva ad andare in agenzia per la messa in vendita. Doveva farlo. Non aveva più senso tenere la casa che le ricordava Giorgio e adesso anche Peter. Peter che non aveva più visto da quella sera di settembre. La Casa Felice chiusa e il cancello sbarrato con le foglie autunnali che si erano accumulate lì davanti come a segnare la condizione disabitata e quasi abbandonata del luogo.
Solo il cartello VENDESI attaccato sulle sbarre, nuovo fiammante, faceva intendere che la proprietà non era del tutto abbandonata ma significava anche che non avrebbe più rivisto il suo proprietario.

Anche Lisa si sentiva un po’ più abbandonata dopo il calore che aveva suscitato l’incontro con Peter durante l’estate. Aveva avuto voglia di ricominciare, ricominciare a vivere e per un momento si era illusa che potesse farlo con lui che gli trasmetteva sensazioni positive e calde ogni volta che lo vedeva. Ma non aveva funzionato e doveva farsene una ragione anche se l’immagine di lui e i suoi occhi grigi faticavano a lasciare il suo cuore e rimanevano in un angolino quasi in attesa e ogni tanto le balzavano alla mente facendola sussultare. Ora, con l’arrivo della brutta stagione anche il suo entusiasmo stava scemando e Lisa si stava rimettendo sulla carreggiata della sua solita vita fatta di lavoro e poco altro.

Contattò telefonicamente l’agenzia immobiliare di Giovanni, un amico di lunga data, e inviò le foto della casa che aveva fatto durante l’estate. Doveva solo passare da lui per alcuni particolari.
Così si fece forza e un bel sabato novembrino arrivò a Verbania. Prima ancora di arrivare a casa, si fermò all’agenzia sul lungo lago.

Entrò e mentre si toglieva gli occhiali da sole si accorse che la persona seduta di spalle alla scrivania di Giovanni era Peter. Non si meravigliò di trovarlo lì e trattenne per un attimo il respiro ma lui non si voltò.
Giovanni le fece un cenno e lei si preparò ad aspettare sulle poltrone accanto alla porta a debita distanza dai due che parlavano a bassa voce.
 
Lisa era quasi imbarazzata per la situazione e cercò di pensare ad altro ma ad un tratto Giovanni le fece un cenno con la mano e disse a Peter:
“Lisa è pratica di questi posti e sa dove si trova questa località. Io purtroppo ho già un altro impegno ma se vuole vedere subito la villa forse Lisa può aiutarla a trovare la proprietà che è proprio bella e merita di essere vista in una giornata di sole come questo.”
Lisa spalancò gli occhi e incontrò lo sguardo limpido e sempre un po’ triste di Peter che si era voltato verso di lei.
La sua bella bocca che lei aveva assaggiato, si aprì in un mezzo sorriso e non poté fare a meno di rispondere a quel gesto con un sorriso quasi fosse una riconciliazione a cancellare l’imbarazzo della sera del bacio.

Quando Lisa e Peter uscirono insieme diretti all’auto di lui, l’imbarazzo era palpabile tra di loro.
“Mi fa piacere incontrarti di nuovo.” la accarezzò la sua voce sensuale e calda. Il suo accento british un po’ più marcato come se fosse tanto tempo che non parlava italiano.
“Anche a me.” mormorò lei sincera salendo in auto. “Devi comperare un’altra casa qui?” gli chiese un po’ titubante non riuscendo a capire perché allora aveva messo in vendita l’altra.
“Sì. Ho bisogno di un posto dove fermarmi ogni tanto quando rientro dai miei viaggi.” gli rispose lui senza guardarla e avviando il motore.
Si erano diretti sulla strada litoranea verso nord.

Lisa lo sbirciava di traverso non osando fissarlo apertamente.
“Ma la tua famiglia…..” le sfuggì detto mordendosi poi il labbro per essere stata così sfacciata.
“Io non ho più una famiglia.” le rispose Peter stringendo il volante fino a sbiancare le nocche e mutando espressione.
Lisa trattenne il respiro, l’abitacolo dell’auto divenuto improvvisamente soffocante. Avrebbe voluto fuggire ma poi improvvisamente tutto fu chiaro. L’aria sempre malinconica di lui, i begli occhi grigi sempre un po’ tristi, i sorrisi sempre un po’ trattenuti e la casa di lui che appariva dismessa e non era più Felice come recitava invece il suo nome.
Immaginò un divorzio tumultuoso e i figli lontani, quasi perduti.

“Ti capisco….” Le venne da dire senza pensarci.
Lui scosse il capo con lo sguardo fisso alla strada che aveva iniziato a salire, in un gesto come a significare che era oltre la comprensione umana.
Rimasero in silenzio, poi Lisa gli diede alcune indicazioni e Peter si fermò dopo una curva davanti a un grande cancello di ferro.
Scesero e Lisa si tenne qualche passo dietro di lui immaginando che non amasse averla vicino in quel momento. Peter armeggiò con le chiavi che aveva avuto in agenzia sul lucchetto che chiudeva una pesante catena.
Il cancello girò cigolando sui cardini ed entrarono su un viale di ghiaia in mezzo a due enormi cespugli di camelie invernali che avevano iniziato ad aprire i primi meravigliosi fiori purpurei.
Avanzarono nel giardino assolato con il solo rumore dei loro passi sulla ghiaia e il cinguettio degli uccelli nei rami degli alberi più alti.
Il posto era notevole. Un enorme albero di ginko con le foglie già tutte gialle segnava il confine in un angolo oltre un bel prato verde e cespugli di varie essenze punteggiavano il giardino.
L’autunno aveva alleggerito le chiome degli alberi più grandi vestendole di colori sgargianti.
La casa era un poco discosta dal viale. Non tanto grande, di inizio novecento e non messa bene pensò Lisa.
Due piani di persiane serrate, muri macchiati e una torretta con parafulmine. Sul davanti verso il lago si intravedeva una grande terrazza a pian terreno con la balaustra in pietra.
Peter aprì la vecchia porta ed entrarono.

Iniziarono a percorrere le stanze vuote in silenzio arrivando alla terrazza con grandi vetrate a tutt’altezza.
Lisa si fermò ad ammirare lo spettacolo del lago che si estendeva dinanzi a loro nella luce calda del sole novembrino.
“Che ne pensi?” Esordì Peter spalancando le braccia come a ricomprendere il grande spazio del salone.
“Non so quanto è il prezzo ma ha del potenziale.” gli sorrise Lisa sinceramente colpita dagli ambienti ampi e luminosi e dalla splendida vista del lago.
Lui la guardò interrogativo con un mezzo sorriso inarcando le sopracciglia e allora lei si sentì libera di illustrargli come avrebbe sistemato gli spazi : l’architetto che era in lei si era risvegliato a quel gesto inatteso.
“Bhè” iniziò un po’ titubante….. Lui le fece un gesto con la mano come a invitarla a continuare.

“Vale la pena mantenere il pavimento in marmo che è notevole ma gli ambienti li modificherei aprendo gli spazi verso la terrazza per realizzare un grande soggiorno-pranzo. Lascerei la cucina sul lato della casa anche se la immagino moderna e con un angolo per la colazione affacciato sul cortile dove ci può essere posto per un tavolo esterno e magari un barbeque…..”
Peter l’ascoltava attento.
“E questa stanza” disse lei muovendosi verso l’ingresso con lui alle calcagna “La terrei com’è adesso, come studio. Questo caminetto sarebbe perfetto in inverno.”
Lisa continuò parlando per dieci minuti buoni girando per gli ambienti con Peter silenzioso che la seguiva attento, poi d’un tratto si zittì. Pensò di aver esagerato.
“Non è però casa mia.” aggiunse, “Scusa se mi sono permessa…..” e lo guardò di sottecchi temendo il suo commento.
Peter le rispose con un mezzo sorriso e i suoi occhi brillarono di un qualcosa che Lisa vedeva per la prima volta ma che poteva anche essere felicità.  Il cuore di Lisa si scaldò a quella vista e deglutì per sopportare la consapevolezza di trovarsi lì proprio con lui.

Improvvisamente lui la prese per mano “Andiamo a vedere com’è di sopra.” le disse trascinandola su per lo scalone che si apriva nell’ampio ingresso. Lisa si abbandonò a quella mano asciutta, grande e forte e sperò che lo scalone non finisse mai.
Arrivati al piano superiore non le lasciò la mano. Ma girando con lei iniziò a esaminare le varie stanze.
“Ehi quante stanze in questa casa… Forse troppe.” disse ad un certo punto Peter quando arrivarono ad una grande stanza in fondo al corridoio con un bel bovindo che affacciava sul lago.
“Dipende da quanta gente vuoi ospitare. Potresti trasformarne una in un lussuoso bagno e un’altra in una cabina-armadio.” Suggerì Lisa. “E questa potrebbe essere la camera padronale, la vista è mozzafiato quassù.” disse avvicinandosi al bovindo e spalancando la finestra centrale.
L’aria frizzante dell’esterno entrò prepotente nella stanza e lei chiuse gli occhi e alzò il viso al sole.
Improvvisamente sentì Peter dietro di lei. Lui posò le mani sul davanzale ai lati del suo corpo e lentamente ma con decisione si appoggiò a lei aderendovi perfettamente.
Lisa si irrigidì. Non si aspettava un tale gesto.
Lui di rimando le scostò i capelli e posò la bocca sul collo sotto l’orecchio iniziando a baciarla lento ma deciso. Le labbra calde sulla sua pelle sensibile.
Lisa ebbe un singulto a quel tocco, rimase in attesa sospesa.
“Lisa.” mormorò Peter e le sue mani salirono prima al ventre e poi sotto la maglia fino al seno di lei.
Lisa a quel tocco si sentiva diventare di burro. Aveva il respiro affrettato e non sapeva come arginare tutte le sensazioni che la vicinanza di lui e i suoi baci le stavano scatenando in corpo.
Doveva lasciarsi andare a quella marea che la stava travolgendo? Voleva lasciarsi andare! Ma come poteva…..
Quasi non conosceva quell’uomo prestante che la stava facendo impazzire premuto contro di lei ma non le importava. Aveva bisogno di quei baci e di lui. Lo voleva, in quel momento era il solo pensiero che riuscisse a formulare il suo cervello ormai anestetizzato dal corpo caldo che la avvolgeva e dalla bocca sensuale che la assaggiava.

Il un lento languore dei primi baci si era trasformato ora in un desiderio bruciante che proveniva dal basso ventre e si irradiava in tutto il suo essere, corpo e mente.
Alzò una mano a toccargli i capelli mentre lui continuava a baciarla inesorabile sul collo, sull’orecchio, sulla mandibola.
Lisa avvertì la sua erezione che le premeva le natiche. Non si era mai sentita tanto eccitata.
Girò la testa e incontrò la bocca di lui. E fu incendio. Un fuoco divorante che le bruciò ogni pensiero lasciandola solo in balia delle sensazioni estreme che Peter le stava scatenando dentro.
Lui spostò un mano più in basso e gli premette una  mano sul sesso in un gesto che voleva essere di possesso e di eccitazione insieme.
Lisa si accorse di essere un lago nel momento in cui lui la toccò lì ma lo lasciò fare non desiderando altro.
Le loro bocche continuarono ad esplorarsi adesso più lente perché l’attenzione di entrambi si era spostata un po’ più in basso. Peter iniziò a muoversi contro di lei volendo comunicarle la sua eccitazione.
Lisa si sentiva i capezzoli doloranti sotto le dita di lui e il sesso fradicio.
Poi improvvisamente lui le pizzicò il clitoride turgido e Lisa si staccò dalla bocca di lui trattenendo il fiato e fissandolo negli occhi grigi.
“Lo vuoi Lisa?” gli chiese lui nell’orecchio con la sua voce calda e sensuale fermando la mano in attesa di una risposta.
Lei annuì “Oh sì.” gli rispose quasi come una supplica, ogni pudore perso nei suoi occhi.
Peter riprese a baciarla inesorabile e anche le sue mani più giù continuarono la loro opera.
Lisa non resisteva più. Aveva i sensi sovraeccitati e ormai in corto circuito. Tutto il suo corpo le mandava segnali di piacere che si accavallavano e si gonfiavano uno sull’altro come le onde su una spiaggia.
Fu come un fuoco d’artificio che le esplose dentro improvviso. Lisa inarcò la schiena contro Peter e la testa sulla sua spalla mentre un gemito le scaturiva dalle labbra gonfie e l’orgasmo la scosse più volte. Si stava sorprendendo di lei stessa per quella reazione inaspettata del suo corpo ma era un vero paradiso in terra e non vi avrebbe rinunciato per nulla al mondo.

Poi finalmente si rilassò tra le braccia di lui e Peter la sostenne contro di sé e contro la sua erezione che Lisa sentì ancora prepotente dietro di lei.
Appena Lisa riprese il controllo del suo corpo e si tenne ferma sulle sue gambe si voltò a guardarlo negli occhi. Grigi e torvi questa volta come un mare in tempesta. Occhi che la volevano non c’era alcun dubbio. E lei lo voleva non c’era alcun dubbio. Ogni remora e ogni paura scomparse come per magia. Solo la voglia di stare bene con lui.

Lisa abbassò un mano sulla sua erezione che sentì bollente anche sotto lo strato del jeans. Non vedeva l’ora di sentirlo dentro di lei e già il suo sesso si stava contraendo di piacere.
Rimasero così alcuni istanti a fissarsi negli occhi, i corpi a contatto, Lisa con i capelli arruffati e le labbra tumide per i baci ricevuti, era il ritratto della lussuria.
Poi Peter socchiuse gli occhi con un gemito di sofferenza, Lisa si irrigidì capendo che qualche cosa non andava. Passarono alcuni secondi, lui la lasciò improvvisamente scostandosi, si girò di scatto stringendo i pugni e allontanandosi.
Lisa rimase interdetta. Nelle orecchie il rumore dei passi che si allontanavano.

Si appoggiò al davanzale scossa.
Per la seconda volta qualcosa aveva turbato il momento magico e l’incantesimo si era rotto.
Ma questa volta Lisa non voleva soprassedere. Seguì l’eco di lui e lo trovò in una stanzetta in piedi a gambe larghe con le ampie spalle volte alla porta e le braccia strette al petto quasi volesse proteggersi, la testa chinata e gli occhi a terra.
Lisa gli si mise dinanzi e fece per accarezzarlo su una guancia come aveva già provato a fare in passato. Voleva trasmettergli un po’ di calore e della magia che un attimo prima lui aveva trasmesso a lei. Ma Peter si scostò di nuovo.
“Dobbiamo andare.” le disse senza guardarla tenendo gli occhi a terra e voltandosi.
Non le restò da fare che seguirlo fuori dalla casa.

Lisa non riusciva più a pensare. Il cervello in corto circuito per quello che era appena successo. Guardava fuori dal finestrino senza vedere nulla di quello che passava accanto all’auto. Percepiva solo la presenza di Peter accanto a lei, il suo calore le arrivava ancora ma lui appariva concentrato alla guida. Il rientro fu silenzioso e arrivati davanti all’agenzia immobiliare e dette due parole di saluto Peter aggiunse:
“Sono in debito per la consulenza.” e le sfiorò la guancia con la mano. Lisa si scostò a quel gesto inaspettato. Si meravigliò della sua stessa reazione ma nel momento di grande confusione il gesto era stato così inaspettato che aveva avuto paura del suo tocco.
“Non c’è di che.” gli rispose con tono freddo che stentò lei stessa a riconoscere come suo. Poi decisa aprì la portiera e si allontanò senza voltarsi cercando di mantenersi salda sulle gambe che sentiva cedere ad ogni passo.

Riuscì ad arrivare a casa come un automa ma quella notte Lisa non pianse e all’alba si alzò per chiudere la casa. Voleva tornare a Milano. Voleva mettere un po’ di chilometri tra lei e Peter. Voleva ricominciare ma evidentemente Peter non era la persona giusta anche se quando lui le era accanto lei si incendiava come mai era capitato in passato, neanche con Giorgio, doveva riconoscerlo.
Il suo corpo reagiva a Peter come mai le era capitato. Il sesso tranquillo e dolce con Giorgio, che tanto aveva apprezzato in passato, era adesso pallido e insignificante in confronto alle sensazioni violente che provava con Peter. La sua reazione era anomala con lui, di una intensità sconvolgente. E c’era di più.
Il sentimento che provava per lui e che era nato a poco a poco nei mesi passati, le aveva scaldato il cuore e dato l’illusione che con lui avrebbe potuto andare avanti lasciandosi alle spalle la tristezza del lutto. In quel momento il suo cuore però sanguinava. Lo sentiva contrarsi ogni volta che ripensava alla reazione di lui, ai suoi occhi grigi, al suo sorriso trattenuto. Era amore va bene, ma un amore per un uomo che conosceva troppo poco, con troppi lati oscuri. Si era innamorata più dell’illusione di quello che Peter poteva essere che del vero Peter. E poi quello che era successo…
L’ennesima situazione per lei incomprensibile l’aveva completamente spiazzata e ormai disillusa come mai prima le era capitato con un uomo. Forse non stava riponendo la sua fiducia nella persona giusta, forse il suo cuore si stava sbagliando. Chi voleva illudere ? Solo se stessa a questo punto.
Decise che non sarebbe tornata indietro questa volta, lei voleva andare avanti, voleva ricominciare a vivere. Il suo cuore ammaccato da questa storia avrebbe faticato un po’ a riprendersi ma ce la poteva fare anche se gli occhi grigi e tristi di Peter l’avrebbero accompagnata per molto molto tempo. Il sonno la prese quasi all’alba.

++++++++++

Venne l’inverno e passò.
Peter tornava spesso nei pensieri di Lisa e anche in sogno gli era apparso qualche volta ma di lui ricordava solo lo sguardo perso e triste, gli occhi grigi senza espressione.
La malinconia la accompagnava sempre in questi momenti, si chiedeva dove fosse finito e cosa stesse facendo ben sapendo che era comunque un capitolo chiuso del suo passato che doveva lasciarsi alle spalle.

Poi conobbe ad un congresso un collega, Marco, che la invitò un paio di volte ad uscire con lui per una cena, un teatro e lei, con l’intento di dimenticare Peter una volta per tutte, pensò che forse aveva trovato l’uomo giusto per provare a ricominciare.
Marco era gentile, premuroso, attento, l’aveva baciata….. ma non aveva scatenato in lei il fuoco che aveva provato con Peter.
Avevano in programma un week-end in Toscana al casale che lui possedeva laggiù. Lisa sapeva cosa questo significava per lei ma non aveva voglia di voltarsi a guardare indietro. Avrebbe avuto modo di conoscere meglio Marco e forse innamorarsi. Voleva un futuro e Marco gliene stava dando la possibilità senza intoppi, dubbi, silenzi, comportamenti strani.

Una mattina di giugno Lisa ricevette una telefonata da Giovanni. L’amico dell’agenzia immobiliare le diceva che aveva dei clienti stranieri interessati alla casa e che avrebbe dovuto riaprirla, sistemare il giardino e renderla presentabile per la visita di lì a due settimane.
A fine telefonata aggiunse:
“Mi ha poi chiamato Peter Seawell. Mi ha chiesto il tuo numero di telefono. Mi ha detto che l’aveva perso. Siccome avevo capito che eravate vicini di casa a vi conoscevate glielo ho dato.”
Lisa non rispose. Non aveva mai dato il suo numero a Peter.
“Ho fatto male ?” aggiunse Giovanni.
“No, no, figurati” Lisa liquidò sbrigativa la cosa sperando che Giovanni terminasse lì la conversazione.
“Mi ha fatto anche domande su di te e mi sono permesso di dirgli di Giorgio”
Lisa restò muta.
“Forse non dovevo ?”
“No, no, Giovanni. Niente di male….” Era talmente stupita della cosa che il cervello faticava a pensare con razionalità perso dietro a mille pensieri.
“Sai poi lui ha comprato la casa…. Il giorno stesso che tu lo accompagnasti lassù. Un tipo strano…..”
Non dirmelo pensò Lisa.
“Certo che con la sua storia…..” Giovanni voleva spettegolare.
“Che storia?” chiese allora lei più per cortesia che per curiosità.
“Non ti ricordi quell’incidente aereo in Spagna alcuni anni fà….”
“Vagamente…..” disse Lisa.
“Bhè in quell’incidente Seawell perse tutta la sua famiglia. Moglie e tre figli.”
Lisa non rispose.
Giovanni non aveva altro da dirle, la salutò e la telefonata finì lì.

La tristezza che albergava sempre in quegli occhi grigi adesso aveva un perché….
Non un divorzio ma un tremendo lutto erano l’ombra che sempre aleggiava su Peter.
Rimase un lungo momento a pensare a lui con malinconia…
Poi si riscosse.
Le dispiaceva per Peter, lei aveva provato la stessa perdita sulla sua pelle.
Il sentimento per lui le solleticò un attimo il cuore ma lei lo ricacciò in un angolino, era rimasto lì tutto l’inverno e non aveva voluto lasciarla neanche all’arrivo di Marco.
Lisa stava organizzando il week-end in Toscana ma questa notizia l’aveva turbata riportandola al passato. Non doveva pensarci troppo decise alla fine. Voleva lasciarsi il passato alle spalle e Peter apparteneva al passato.
Però doveva sistemare la casa al lago…..
 
Si organizzò per avere il venerdì e il lunedì seguenti liberi così per quattro giorni si sarebbe dedicata alle pulizie e alla sistemazione del giardino, poi avrebbe lasciato le chiavi a Giovanni per i potenziali acquirenti. Quella casa ormai conteneva la sua vita passata e voleva solo liberarsene il prima possibile. Le dispiaceva solo per la perdita di un posto dove passare i week-end lontano da Milano, ma la nuova storia con Marco forse avrebbe portato delle novità.

Il lago era come sempre splendido a giugno con il cielo azzurro azzurro e qualche nuvoletta che galleggiava pigra nell’aria calda. I giardini fioriti di ogni qualità di piante rilasciavano nell’aria effluvi fioriti che varcavano le cancellate e i muri delle proprietà e si spandevano per le strade deserte. Il ritorno alla casa non fu doloroso come pensava e questo la confortò sul fatto che quella vendita sarebbe stata per lei un nuovo inizio.

Il primo giorno Lisa si dedicò alle pulizie di casa e il giorno seguente continuò con il giardino. Dopo mezza giornata a pulire le aiuole e piantare fiori, decise per una pausa sotto l’ombrellone con una bibita ghiacciata.
Il suo cellulare squillò. Non conosceva il numero ma pensò a una chiamata di lavoro.
Rispose tranquilla e si bloccò quando sentì la voce calda e sensuale di Peter. Il suo accento british era inconfondibile.
“Ciao Lisa.” esordì lui e rimase in attesa.
“Ciao Peter.” rispose lei in tono neutro mentre si era improvvisamente irrigidita sulla sedia.
“Sei al lago?” continuò con la sua voce per lei ipnotizzante.
“Sì.” disse lei subito pentendosi.
“E’ tanto che non ci sentiamo ma se ricordi ho un debito con te.”
Tanto che non ci sentiamo…. Sono solo 7 mesi che sei sparito…. ! Che scusa il debito per chiamarmi….. Lisa era decisa a non cadere nella trappola.
“Mi chiedevo se verresti a cena con me. Per sdebitarmi…..”
Lisa voleva rispondere di no. Aveva altro per la mente e non voleva che niente la turbasse e Peter l’avrebbe turbata di certo con i suoi strani comportamenti.
Lui continuò : “Questa sera, se ti va, passo a prenderti alle sette.”
Lisa era irritata. Peter dava per scontato che avrebbe accettato. Non era riuscita a formulare nessuna risposta intanto che lui parlava, era estremamente irritata e confusa, con il cuore che aveva accelerato il battito appena sentita la sua voce.
“Lisa ci sei?”
“Ok, ok.” disse in fretta e si pentì immediatamente.

Mille dubbi la assalirono nelle ore seguenti.
Una cena in un luogo pubblico non poteva indurre nessuno dei due in tentazione e poi ognuno per la sua strada, si disse per tranquillizzare sia la mente che continuava a pensare a lui sia lo sfarfallio che aveva iniziato a sentire nello stomaco dopo la telefonata. Ma né la mente né lo sfarfallio cessarono.

Lisa terminò alcuni lavori in giardino con poca concentrazione e poi si preparò indossando un abito leggero a fiori e dei sandali abbinati. Prese una pashmina e mentre scendeva nel soggiorno sentì il campanello del cancello suonare.
Peter era come se lo ricordava. Ma con una luce diversa negli occhi. Una luce più viva e maliziosa che Lisa ricordava di avergli visto solo il giorno della visita alla casa nuova.
Le prese la mano e la fece salire in auto.
Il contatto con la pelle calda di lui la lasciò senza fiato. Come poteva un semplice contatto di una mano lasciarla così in subbuglio?
Peter era allegro, chiacchierava e le sorrideva di continuo a mezza bocca mentre in auto scendevano al lago al ristorante.
Un Peter nuovo insomma che la lasciò sorpresa ma non dispiacque a Lisa anche se decise di non rivedere il suo proposito di concedergli solo quella cena.
Parlarono del più e del meno: Peter le disse dove era stato in viaggio nell’inverno passato, gli accennò che aveva comprato la casa che avevano visto insieme ma non approfondì l’argomento. La conversazione di lui era più aperta e brillante di quello che ricordava Lisa, sorrideva spesso e aveva anche fatto una battuta sul cameriere, cosa che la sorprese non immaginando una vena tanto arguta nel Peter di una volta.

Lisa rimase sul vago nei suoi discorsi ma arrivati al dolce gli disse di Marco.
Come parlò della sua nuova conoscenza, Peter la fissò per un istante, il grigio degli occhi si fece più cupo, non proferì verbo.
Lisa voleva mettere in chiaro le cose con lui fin da subito. Le piaceva molto il nuovo Peter allegro e brillante ma iniziava a covare un certo timore per come poteva evolversi la serata. Illusa e poi respinta. Non voleva succedesse più.  Le aveva fatto male e non voleva si ripetesse. Parlandogli di Marco voleva mettere in chiaro le cose con lui: lei non era una donna usa e getta, non si sarebbe fatta coinvolgere un’altra volta. Lo stava mettendo in guardia di non riprovarci.
In realtà, si disse, aveva paura di rischiare e concedergli una possibilità. La sicurezza tranquilla di Marco che la rassicurava o la sensuale forza di Peter che ogni volta che la sfiorava era come se le facesse fare un giro sull’ottovolante? No, non voleva rischiare, aveva paura del fallimento, non lo avrebbe sopportato dopo li lutto per Giorgio. Lo spirito di conservazione ebbe il sopravvento ecco il perché di quella puntualizzazione.

La serata era al termine e Lisa da un lato ne era felice. Avevano esaurito gli argomenti banali di conversazione, gli aveva parlato di Marco e lui si era limitato a sorseggiare il vino rimasto nel bicchiere come a soppesare la cosa ma non aveva fatto commenti e lei ne era rimasta contenta. Presto sarebbe stata di nuovo a casa, nella sicurezza della sua casa e non gli avrebbe dato modo di ferirla ancora.

In auto nel buio d’un tratto Lisa si accorse che la strada che avevano preso non l’avrebbe portata a casa sua ma nella nuova casa che lui aveva acquistato in autunno.
“Dove mi stai portando?” chiese facendo trasparire dalla sua voce una punta di risentimento.
“Ho una sorpresa.” Lisa vide nella penombra dell’auto il suo sorriso e gli occhi scintillanti.
Lei non rispose un po’ inquieta per la situazione non sapendo che aspettarsi da lui.
Arrivarono dove aveva pensato.
Il cancello si aprì automaticamente e Peter parcheggiò di fronte alla casa.
Lisa la riconobbe alla luce della luna ma la trovò anche completamente rinnovata: intonaco rifatto, luci esterne soffuse che ne delineavano la struttura, fiori ovunque. Immaginò che durante l’inverno lui l’avesse fatta restaurare.
Peter aprì la porta d’ingresso e le lasciò spazio per farla entrare ma lei rimase ferma due passi dietro di lui come a dimostrargli che non fosse contenta di essere stata condotta lì.
Peter non sembrò toccato dal gesto e la precedette all’interno accendendo le lui.
Lisa si decise a entrare e ... rimase senza fiato.

Peter aveva messo in pratica i suggerimenti di lei durante la loro visita di novembre. Aveva memorizzato tutto quello che lei aveva detto riguardo i diversi ambienti e lo aveva realizzato.
Lisa non aveva parole. Se ne stava impalata guardandosi attorno. Poteva immaginare la sua espressione stupita e sorpresa ma non riusciva a non esserlo.
 I colori, i mobili, tutto era come Lisa lo aveva descritto e rendevano la casa veramente splendida, degna di una rivista.
Il salone e il soggiorno erano ampi e si affacciavano sul lago che in quel momento era del colore aranciato delle nuvole che ricevevano l’ultimo sole. Gli arredi moderni ma accoglienti si abbinavano perfettamente ai dettagli d’epoca della villa, agli stucchi dei soffitti e delle porte restaurati e al grande camino di marmo tirato a lucido.
La cucina era un sogno dotata di ogni elettrodomestico. Lo studio era stato restaurato ed era diventato un ambiente caldo e intimo.
Peter sembrava divertito per l’espressione attonita di lei e i suoi occhi grigi non la lasciavano un secondo. Le sorrideva a mezza bocca senza parlare.
Poi la prese per mano come aveva fatto la volta prima e Lisa si ritrasse. Peter non sembrò meravigliarsi del gesto, anche lui doveva aver bene in mente quello che era successo lì a novembre.
“Voglio mostrarti il piano superiore.” disse lui tranquillo sempre con gli occhi fissi nei suoi.
Lisa non voleva essere scortese, fece un cenno del capo e lo seguì ma tenendosi a distanza di un passo.
Il piano superiore era proprio come Lisa lo aveva immaginato. Meno stanze e tutte splendide.
L’ultima in fondo al corridoio aveva la doppia porta spalancata e l’ultima luce del giorno illuminava l’interno come se fosse giorno.
“E questa è la stanza padronale.” le disse Peter precedendola all’interno.
Lisa entrando vide un enorme letto al centro con un moderno baldacchino minimalista e poi niente altro se non il bovindo con la finestra spalancata sul fresco della notte.
I ricordi l’assalirono.
Si fermò imbarazzata e si strinse al petto la pashmina che aveva sulle spalle.
Peter non accese la luce, il chiarore esterno era ancora sufficiente per illuminarli entrambi mentre se ne stavano uno di fronte all’altra, occhi negli occhi.
“Lisa, mia Lisa” esordì lui e le prese una mano.
A quel tocco Lisa ebbe un brivido. Non capiva la situazione ed era in attesa.
L’istinto le diceva di voltarsi e andarsene ma la presenza di lui era come un magnete che la tratteneva inchiodata lì.
“Tu sei speciale per me ma nello stesso tempo mi ricordi troppo una persona…”
Fece una pausa come per riordinare i pensieri. Lisa era in attesa tesa come una corda di violino e tratteneva il respiro aspettando che lui continuasse.
“Quella sera a casa mia, tu accanto al camino, … ho creduto per un momento che… mia moglie... Non volevo farti soffrire ma invece vedo che è stato proprio così… Voglio rimediare… Se me lo permetterai…” E tirandola per la mano la fece avvicinare di un passo, le appoggiò un palmo sulla nuca e si allungò a baciarla.
Lieve e caldo si posò sulle sue labbra e annullò le difese di Lisa come se non fossero mai esistite.
Il cervello di lei aveva smesso di collegare sinapsi non appena aveva sentito il suo fiato sulla bocca ancora prima di toccarla. Non si mosse ma socchiuse appena le labbra.
Peter si sentì autorizzato a proseguire e dopo il primo rapido tocco di labbra l’attirò di più a sé e il bacio diventò più profondo.
Lisa era come annullata incapace di muoversi ma le sensazioni, quelle sì che stavano esplodendo dentro di lei. Detonavano tutte insieme tanto che infransero in un attimo tutti i buoni propositi che aveva fatto riguardo a lui. Lo sfarfallio, che per tutta la sera aveva avuto nello stomaco, le arrivò nelle orecchie e la isolò dal mondo circostante mentre si concentrava solo su quel vulcano che Peter le stava scatenando dentro con quel bacio.
Peter esplorò la sua schiena con le mani grandi e forti, le sollevò il vestito e risalì le cosce fino ai glutei dove incontrò uno slip di pizzo che forse non si aspettava.
Anche Lisa lo toccava adesso esplorando con le mani i suoi muscoli tonici del dorso e il petto che scottava sotto il suo tocco.
Lui aveva smesso di baciarla e la guardava come se non l’avesse mai vista prima. Lisa era rapita da quello sguardo e attendeva, docile persa in quello sguardo di acciaio che nella penombra la inchiodava e la rendeva arrendevole.
Poi lui le abbassò la zip del vestito e glielo sfilò. Lei si lasciò sfuggire un lungo sospiro e Peter tornò a baciarla lieve e delicato intanto che lei gli sbottonava la camicia che cadde a terra.
Peter prese a toccarle la pelle sensibile del seno e si chinò a succhiarle i capezzoli attraverso il reggiseno di pizzo.
Lei inarcò la schiena e gettò indietro la testa con un gemito. Un piacere tanto intenso non poteva essere nascosto.
Lui sembrò contento di questa manifestazione e continuò più ardito a baciarla e succhiarla scendendo lungo lo stomaco, l’ombelico, il ventre fino a giungere al pizzo già bagnato degli slip. E lì si fermò per un po’ assaporando quell’angolo di paradiso e facendo salire in Lisa la tensione. Poi lui si sollevò e la sostenne contro di sé così che percepisse il suo membro eretto, duro e pronto. Voleva forse trasmettergli il suo desiderio quasi a chiedere un muto permesso.

Lisa era completamente in suo potere. Lo sapeva ma non gliene importava.
L’amore per Peter, che aveva confinato per tutto l’inverno in un angolino del suo cuore, adesso stava allagando tutto il suo essere raggiungendo anche la più remota cellula del suo corpo riempiendola di calore ed energia. Come investita da un’onda bollente raggiunse la consapevolezza che non poteva sfuggire a quell’uomo. Era il suo destino, ovunque l’avesse condotta.

Lo guardò implorante, gli occhi semichiusi e le membra abbandonate all’abbraccio di lui.
Peter capì.
Mise mano alla cintura dei pantaloni e lentamente l’aprì mentre la teneva stretta a sé con una mano. Si slacciò i jeans e la sua natura fu libera di ergersi già pronta e bagnata.
Lisa aveva ora la bocca asciutta, si lasciò guidare fino al letto sovrastata dalla forza prepotente che emanava da quell’uomo. Peter ve la distese sopra lentamente e le sfilò gli slip con un solo gesto.
La voleva.
Lisa glielo leggeva negli occhi infiammati da un’urgenza che era adesso anche la sua. Urgenza di unirsi, di diventare una cosa sola, perché solo così avrebbe avuto davvero per sé tutto quell’uomo complicato e misterioso.
 Lo voleva dentro il prima possibile e il più a fondo possibile. Voleva essere riempita da lui, non voleva più essere sola.

Ma Peter la sorprese e si chinò con la testa tra le sue gambe. Lisa si alzò sui gomiti e iniziò a guardarlo ipnotizzata mentre lui iniziò a scoparla con la lingua con movimenti lenti e precisi che stimolavano il suo piacere ma anche il suo desiderio di lui. Mai avrebbe pensato che fare l’amore con un uomo potesse arrivare a tanto.
Si rilassò all’indietro e attese che l’orgasmo le montasse dentro e poi la scuotesse tutta esplodendole nel ventre. Fu lacerante ma si ritrovò sulla vetta senza fiato prima di precipitare come da una grande altezza accasciandosi alla fine madida di sudore e sfinita.
Peter era ancora lì in piedi davanti a lei luccicante di sudore quasi avesse partecipato fisicamente all’orgasmo di lei. Il suo sguardo diceva che ora pretendeva la sua parte di piacere. La guardava adorante ma nello stesso  tempo voglioso. Era bellissimo nella luce della luna che risaltava i muscoli scolpiti come in una statua.
“Lisa mi fai impazzire” mormorò scuotendo la testa. La sua erezione pulsante mentre lui si accarezzava il membro.
Lisa ebbe un attimo di paura a vederselo lì davanti così grosso e agguerrito e il suo viso tradì quest’emozione per un momento.
“Tranquilla baby.” disse lui piegando un po’ la testa da un lato “Farò piano, non voglio farti male… ma è tanto di quel tempo che non lo faccio….”
Lisa si sollevò seduta e lo guardò intensamente con un sorriso a fior di labbra. Anche lei era tanto di quel tempo…
Lui sembrò capire e si chinò a darle un lungo bacio dolcissimo per rassicurarla.
Per entrambi era un nuovo inizio e una nuova emozione da lasciar fluire naturale e potente nella consapevolezza dei loro corpi e dei loro sentimenti che si stavano completando in quel momento di unione totale.

Peter la prese per le natiche e portando il suo sesso a livello del suo membro la penetrò lento lento ma fino in fondo. Lisa era pronta e così eccitata che si lasciò invadere senza resistenza godendo del calore che lui gli trasmetteva riempiendola completamente. Gli allacciò le gambe alla schiena e contrasse il suo sesso per fargli sentire quanto lo desiderasse.
Poi lui si ritrasse ma non distogliendo gli occhi dai suoi la penetrò nuovamente come se volesse provar di nuovo quella sensazione di entrare dentro di lei. Una sensazione che Lisa stava condividendo pienamente.
Iniziò a muoversi ritmico e lento e mentre lo faceva la fissava intensamente quasi a volersi accertare che lei fosse davvero lì e fosse reale, non un sogno mattutino.
“Peter…” Lisa aveva la voce incerta ma il tono era inequivocabile, lo desiderava intensamente e voleva fargli sapere che era lì per lui e con lui per raggiungere l’unione perfetta che solo un uomo e una donna innamorati possono raggiungere facendo l’amore.

Peter d’un tratto si fermò: “Sei mia Lisa e di nessun altro.” le disse tranquillo ma deciso.
Lisa capì il riferimento, socchiuse la bocca e spalancò gli occhi per trasmettergli un messaggio affermativo. Lui riprese a muoversi lento.
Peter non aveva gradito il suo accenno a Marco e stava avanzando il suo possesso su di lei.
Lisa era sopraffatta. Lui voleva farla sua e solo sua…

Si abbandonò completamente a lui e iniziò a muoversi a ritmo con le sue spinte.
Peter era davvero un amante instancabile ma ormai Lisa non poteva più aspettare e quel supplizio stava dando il tormento alle terminazioni nervose del suo sesso già sollecitate oltre misura quella sera.
“Ti voglio.” gli disse decisa “Ti voglio… Ti voglio…Ti voglio …”
Peter la trafisse con lo sguardo e perse il controllo. La penetrò con foga e iniziò a cavalcarla quasi con furore.
Lisa si abbandonò totalmente alle azioni di lui e realizzò che in quel momento erano una cosa sola. Uniti anima e corpo, non solo amanti ma complici… innamorati l’uno dell’altra. Per un tempo infinito rimasero così muovendosi al ritmo della loro passione.
Poi tutto esplose. Lisa si inarcò una, due, tre volte e Peter lanciò un suono rauco e prolungato quando si riversò dentro di lei continuando a montarla riempiendola di lui e del suo amore finché crollarono uno sull’altra con il fiatone e la realizzazione del miracolo appena compiuto.
Lui la abbracciò rimanendo dentro di lei e Lisa lo lasciò fare appagata di sentirlo così vicino mentre il suo sesso continuava a stimolarlo con le ultime contrazioni dell’orgasmo.

Lisa si era assopita dopo quell’uragano di emozioni e quando si ridestò si meravigliò di trovare ancora Peter al suo fianco nel letto.
La teneva abbracciata languido mentre lei aveva la fronte appoggiata alla sua spalla e quando si accorse che Lisa era sveglia le disse “Ti piace la casa?”
Lisa si meravigliò della domanda fatta in quel momento e si mise a ridere. Ma era troppo appagata da quello che era successo tra loro e semplicemente rispose “La tua casa è bellissima Peter.” con la voce un po’ roca.
“Se vuoi sarà la nostra casa… Per ricominciare… Insieme.” disse lui un po’ esitante per la prima volta da quando lo aveva conosciuto.
A Lisa mancò un battito e d’istinto capì quella dichiarazione d’amore un po’ singolare.
Non trovando cosa rispondere tanto il cuore le stava esplodendo in petto per la felicità, alzò il volto per baciarlo e confermargli che anche lei lo amava, non poteva più negarlo.
In quell’istante la gamba che teneva sull’inguine di lui gli trasmise l’inizio della sua erezione.
Il sesso di Lisa si contrasse, le loro bocche si ritrovarono e lei si preparò ad accoglierlo di nuovo… per ricominciare… insieme.
 FINE


CHI E' L'AUTRICE

Anna Paola Rossi è il nom de plume di un'autrice che vive da qualche anno sul Lago Maggiore solo dopo avere viaggiato e vissuto all'estero con il marito. Lavora come consulente quindi ha anche tempo libero da dedicare alla lettura e, da poco, alla scrittura. Anna ama cucinare, ricevere amici, fare giardinaggio come la protagonista del suo racconto e fare lunghe passeggiate con il suo gatto al seguito.

*****

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4 commenti:

  1. Strano, troppo strano. Non sono assolutamente riuscita a cogliere il senso di tutta la storia.... Entrambi maturi negli anni, ma infantili nei comportamenti. E le sparizioni di lui, per poi ritornare con casa e futuro pronti...bo.

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  2. Un bel racconto. Romantico, struggente, malinconico ma pieno di speranza per il futuro. Ho apprezzato entrambi i protagonisti, la loro paura di ricominciare ma allo stesso tempo la voglia e la speranza di lasciarsi il passato doloroso alle spalle. Loro, come molti, in attesa di una seconda possibilità di felicità. Bellissima l'ambientazione sul lago, uno scenario tra i miei preferiti in assoluto. Brava all'autrice.

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  3. Concordo con Lady MacKinnon, davvero un bel racconto . Mi è oiaciuta molto Lisa , una donna che pur avendo (e forse proprio per quello ) amato molto il defunto marito , si apre nuavamente alla speranza e all'amore. Brava!

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  4. Una seconda occasione per entrambi, maturata con sofferenza ma accettata con amore! Scenario stupendo!

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