DESIDERANDO TE di Jennifer Probst (Corbaccio)

Autrice: Jennifer Probst  
Titolo originale: Searching for Disaster
Traduttrice: E. De Medio
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Verily, New York (Usa)
Pubblic. originale: Pocket Books; Original edition (2015), 
pp.161
Pubblic. italiana: Corbaccio, coll.Secrets, 16 marzo 2017, €12,90 , pp.167
Parte di una serie: 5° serie Cuori solitari
Livello sensualità: Medio Alto
Disponibile in ebook? Si , €6,99


TRAMA: Sei anni prima Isabella MacKenzie aveva incontrato Liam al college: gentile, comprensivo affascinante: avevano trascorso una notte insieme. Una notte in cui era successo qualcosa di magico e indimenticabile. Una notte, tuttavia, in cui Isabella era entrata nel tunnel buio della droga e Liam si era volatilizzato. Sei anni dopo Isabella si è rifatta faticosamente una vita, adesso lavora come receptionist all’agenzia Kinnection e spera anche lei di trovare l’amore della sua vita. Finché non le compare davanti l’ufficiale William Devine… Liam. Anche lui è diverso ed è alla ricerca di una donna con cui stabilire un rapporto più vero e profondo. Non può farsi sfuggire questa seconda occasione e sarà disposto a fare di tutto per dimostrare a Isabella di essere l’uomo giusto per lei.

QUESTO ROMANZO POTREBBE PIACERVI SE...

...vi piacciono le storie sensuali e frizzanti, ma dove non mancano i problemi della vita vera.
 “Desiderando te” è la storia di Izzy e Liam, incontratisi anni prima ad una festa che li ha visti protagonisti di una notte di passione indimenticabile. Dopo alcuni stagioni si ritrovano scoprendo che l'ardore e il feeling provati quella volta  non sono mai svaniti. Izzy, ex tossicodipendente,  pur volendo vivere appieno la relazione con Liam ha paura di non essere sufficientemente stabile emotivamente. Riconoscendo da subito che quel che prova per lui è amore, frappone ostacoli e dimostra distacco emotivo verso la relazione , pensando  che Liam abbia bisogno di una compagnia diversa nella sua vita, una compagnia degna di essere al fianco di quel ligio tutore dell'ordine che lui è diventato.
Romanzo, secondo me, non del tutto all'altezza dei precedenti capitoli della serie: troppo corto per avere lo sviluppo necessario che le tematiche proposte avrebbero richiesto. Sembra  più una novella  integrativa della suddetta serie che un libro a sé  stante. Anche se la verve dell'autrice e la sua bravura nel creare storie contemporanee fresche e accattivanti rimangono  inalterate, la sensazione che manchi qualcosa all'intreccio rimane. GIUDIZIO: 4 / 5 Interessante.


COME INIZIA IL ROMANZO...



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Serie Cuori Solitari (Searching for...)
1. Searching for Someday (2013) -ed.italiana: CERCANDO TE, Corbaccio, ottobre 2014  -LEGGI QUI la ns recensione
2. Searching for Perfect (2014) - ed.italiana: SOGNANDO TE, Corbaccio, febbraio 2015  - LEGGI QUI la ns recensione
2.5 Searching for You (2014) - novella
3. Searching for Beautiful (2015) - ed.italiana: TROVANDO TE, Corbaccio, luglio 2015  
4. Searching for Always (2015) - ed.italiana: ASPETTANDO TE, Corbaccio, ottobre 2016 - LEGGI QUI la ns recensione
4.5 Searching for Mine (2016) - novella
5. Searching for Disaster (2016)- ed.italiana: DESIDERANDO TE, Corbaccio, marzo 2017 
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L'AUTRICE
Jennifer Probst vive nella ridente Hudson Valley nello stato di New York. Ha viaggiato molto ma è sempre ritornata tra le sue montagne. Dopo la laurea in discipline economiche, ha lavorato per il Mercy College. Ora le sue giornate sono soprattutto dedicate alla sua famiglia e ai suoi personaggi. Nella sua vita l'autrice ha fatto vari lavori: come agente di viaggio, insegnante di yoga , assicuratrice e avrebbe voluto essere pilota di aereo, ballerina, archeologa e produttrice di vino. Professioni che è riuscita a fare attraverso i personaggi dei suoi romanzi e intende intraprenderne molte altre.

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MATRIMONIO GEORGIANO


ALLA FINE (O ALL'INIZIO) DI OGNI ROMANCE STORICO CHE SI RISPETTI C'E' QUASI SEMPRE UN MATRIMONIO. DOPO AVERVI RACCONTATO USI E COSTUMI DI QUELLO REGENCY (QUI) , ABBIAMO PENSATO DI FARE LO STESSO PER LA FASTOSA EPOCA CHE IN TERRA INGLESE PRESE IL NOME DAI SUOI RE: IL PERIODO GEORGIANO (1714-1810). COM'ERANO I MATRIMONI NELL'INGHILTERRA DEL SETTECENTO? Ce lo racconta un interessante e divertente articolo firmato dagli storici Roy and Lesley Adkins (BBC History Magazine,2013) che abbiamo pensato di tradurre e condividere con voi.

GUIDA DI SOPRAVVIVENZA 
AL MATRIMONIO GEORGIANO

“Happiness in marriage is entirely a matter of chance…" 
La felicità nel matrimonio è interamente una questione di fortuna...scriveva Jane Austen nel suo romanzo Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813). Roy and Lesley Adkins condividono con noi alcuni consigli per un felice matrimonio Georgiano... ....from the veil to the grave...dal velo alla tomba.

Padrone di tutto: nel suo capolavoro datato  1750, Gainsborough rappresentava il ritratto di Mr and Mrs Andrews  con alle spalle la tenuta di Robert Andrews –  tenuta che era diventata più estesa grazie alla terra portata in dote dalla moglie . (National Gallery)

Il matrimonio nell'Inghilterra Georgiana era raramente materia per grandi storie d'amore, come quella rappresentata nel romanzo della Austen. Era un mondo dominato dagli uomini e quando si sposavano, le donne passavano dal controllo del padre a quello del loro marito.

Rimanere single era considerata una sfortuna e non era un'opzione valida per le donne di qualsiasi classe sociale. Chiamate da sempre con l'appellativo di 'old maids' , zitelle, le donne non sposate potevano andare incontro a una vita di stenti, anche quelle appartenenti a famiglie benestanti. Jane Austen, si sa , non si è mai sposata, e dopo la morte del padre dovette vivere in condizioni di relativa povertà e assenza di libertà, sempre dipendente dalla buona volontà dei fratelli.
L'età minima per sposarsi era di 12 anni per le donne e 14 anni per gli uomini, ma il consenso paterno per il matrimonio era necessario per chi non avesse ancora raggiunto i 21 anni. Anche se il fidanzamento aveva origine anni prima, solitamente le coppie non si sposavano prima dei vent'anni, quando avevano una maggiore indipendenza economica e gli apprendistati erano finiti. Gli apprendisti erano solitamente legati al loro apprendistato per sette anni ad iniziare dai 14 anni e durante quel periodo non era loro concesso " di commettere fornicazione nè di contrarre matrimonio."
Poichè il matrimonio era un contratto a vita, la scelta del partner richiedeva grande cura, soprattutto per le donne. 

Per chi contemplasse l'idea di sposarsi, ecco 10 consigli da tenere in considerazione...

1) La scelta del partner
Una litografia a colori del  1781  mostra  ‘Jack Oakham che lancia un segnale di fidanzamento’ – cioè un marinaio che mostra la borsa a una prospetta partner, probabilmente non con intenzioni del tutto onorevoli.

Superstizione, amore, finanze e convenienza erano tutti fattori importanti nella scelta dell'uomo o della donna ideale nel periodo Georgiano. Il matrimonio si celebrava per diverse ragioni: se la coppia era innamorata, se si trattava di un matrimonio di convenienza, per combinare finanze e famiglie e per fuggire la povertà e la solitudine.
Varie superstizioni potevano aiutare nella scelta del partner. La vigilia della festa di Santa Agnese (21 gennaio) il consiglio era:" prendi una fila di spilli ed infilali uno ad uno in una tua manica, dicendo un Padre Nostro, così sognerai colui o colei che sposerai." Camminare sotto alle scale, si diceva, "poteva non farti sposare per un anno".
Il sesso prima del matrimonio non era illegale, ma in seguito al Bastardy Act (Legge sui figli bastardi) le donne incinte non sposate erano obbligate a dire il nome del padre del loro bambino. Le coppie potevano essere forzate a sposarsi, come accadde ad Elizabeth Howlett e a Robert Astick nel gennaio 1787 nella chiesa di Ringland vicino a Norwich. La cerimonia fu ufficiata dal reverendo James Woodforde, il quale notò quanto  Robert fosse riluttante a sposarsi e si “comportasse in modo molto sconveniente all'altare". Per il reverendo Woodforde i matrimoni forzati erano una crudeltà: " è molto spiacevole per me sposare questo tipo di persone" scrisse qualche tempo dopo.

2) Rimanete nella vostra classe sociale

Sfoggiare un' amante di classe sociale inferiore era di gran lunga preferibile rispetto allo sposarsi al di fuori del proprio ceto. In un'epoca con pregiudizi sociali molto rigidi, era molto più semplice impalmare qualcuno dello stesso ambiente. In ogni caso se una donna non aveva una dote decente (in soldi, proprietà, terre) i pretendenti di buona famiglia erano probabilmente piuttosto scarsi. Sebbene gli uomini benestanti che avevano amanti di ceto inferiore non erano sanzionati socialmente, essi dovevano affrontare critiche e ostracismo sociale se decidevano di sposare qualcuna di classe inferiore. Nel 1810 Nelly Weeton era governante nel Lake District. Il suo padrone, Mr Pedder, aveva sposato la sua casara dopo la morte della prima moglie. Questa circostanza aveva portato Nelly a confidare ad un'amica:“ Se sapessi il dispiacere che una persona deve sopportare per essersi sposata con qualcuno a lei superiore, non avresti mai l'ambizione di sposare qualcuno al di fuori della tua stessa classe."
William Holland, vicario di Over Stowey nel Somerset, biasimava qualsiasi classe sociale inferiore che non mostrasse la dovuta deferenza rispetto a quelli 'migliori di loro'. Nel dicembre del 1800, quando il suo servitore Robert partecipò al matrimonio del fratello con la figlia di un fattore, Holland era preoccupato del fatto che la cosa avesse fatto "girare la testa del povero Robert che inizia a pensare che sia lui che la sua famiglia in poco tempo debbano annoverarsi con i grandi del regno."

3) Preparatevi per il grande giorno

La nozze erano affari pubblici, ma per gli amanti con destino avverso c'era sempre la possibilità
di fuggire insieme. Per le coppie abbienti la preparazione delle nozze significava preparare tutto per la nuova casa, dalle lenzuola alle carrozze. Un contratto di matrimonio poteva dare alla moglie un po' di indipendenza finanziaria, attingendo ad esempio dagli interessi della sua dote.
L' Hardwicke’s Marriage Act del 1753 stabiliva che la notizia del matrimonio ( the banns) doveva essere letta ad alta voce per tre domeniche successive nella parrocchia degli sposi. In questo modo si annunciava l'evento alla congregazione e si invitavano eventuali obiezioni al matrimonio da parte dei genitori dei futuri sposi, soprattutto se minorenni, o di altri. Quando il suo servitore Dyer lasciò la chiesa un po' imbarazzato prima che fosse letta notizia del suo matrimonio, il succitato vicario Holland commentò: “Questo è un tipo di modestia si confa molto bene al gentil sesso, ma non capisco perchè debba aver toccato lui... Uscendo così dalla chiesa si è fatto notare molto di più."
Quando una coppia era disperata di sposarsi contro i voleri dei genitori, l'elopement, cioè la fuga insieme  era l'unica soluzione , oltre il confine, in Scozia la legge sul matrimonio era meno restrittiva.

4) Godetevi l'occasione


Le nozze Georgiane erano di basso profilo, perfino gli abiti degli sposi erano un optional. C'erano giorni buoni e meno buoni durante l'anno per sposarsi e le domeniche e i giorni di festa erano da evitare. La maggior parte dei matrimoni venivano celebrati in chiesa, di mattina, ebrei e quaccheri potevano celebrarle con i loro riti. Era raro che gli invitati viaggiassero lunghe distanze per partecipare alle nozze. Era di moda per le spose, e a volte per le damigelle, vestirsi di bianco, ma il più delle volte le spose si vestivano semplicemente con il loro migliore vestito della domenica. I cosiddetti "matrimoni in camicia" (Smock weddings) che riguardavano solitamente le vedove erano più modesti perchè la sposa non indossava un abito, ma solo una lunga camicia/sottoveste ed era a piedi nudi. In questo modo il nuovo marito non veniva ritenuto responsabile per eventuali debiti di quello defunto.
Durante le nozze con il muratore Richard Elcock, presso la cattedrale di Waltham nel settembre del 1775, qualcuno osservò che la vedova Judith Redding “ andò in uno dei banchi, si spogliò rimanendo solo in sottoveste, e solo con quello si diresse verso l'altare e si sposò, con somma sorpresa di parroco, officianti, ecc."

5) Osservate i costumi locali

Andare in luna di miele era raro nel XVIII° secolo. Il giorno dopo il matrimonio le coppie si dedicavano alle gioie del focolare, come mostra questo quadro intitolato "Una donna e il suo Bello filano." 

La luna di miele in terre lontane era fuori questione per i novelli sposi. Se ci si poteva permettere di pagare i campanari, venivano fatte suonare le campane e poteva essere reso onore alla sposa, come ebbe modo di testimoniare il prete John Brand: "E' ancora di moda fra le classi medie e quelle più basse in varie parti d'Inghilterra per i giovani convenuti al matrimonio rendere omaggio, uno per uno, alla sposa quando la cerimonia è finita." Era anche considerato di buon augurio " se il sole brillava su una coppia alla loro uscita dalla chiesa dopo essersi uniti in matrimonio."
Ci poteva poi essere un pranzo o una cena di nozze, più tardi durante la giornata, con balli e giochi. C'erano diversi antichi riti che venivano celebrati per portare fortuna agli sposi, molti dei quali riguardavano la torta nuziale. I viaggi di nozze erano rari, la maggior parte dei novelli sposi ritornava al lavoro il giorno successivo.

6) Pianificate una grande famiglia

"The Baillie Family" (1784) del pittore inglese  Thomas Gainsborough. Olio su tela. London, Tate Gallery.
L'arrivo di un pargolo, se pur benvenuto, non era un evento che si potesse facilmente controllare.La ragione principale del matrimonio erano i figli. Gli uomini della classe più elevate avevano bisogno di eredi per poter trasmettere il nome e le fortune di famiglia, mentre le coppie delle classi lavoratrici volevano figli perchè potessero contribuire al reddito famigliare e fossero loro di sostegno in tarda età, visto che non esistevano le pensioni di anzianità. Gli uomini in cerca di una moglie spesso sposavano delle giovani vedove con figli perchè erano chiaramente fertili. Troppi figli potevano essere un peso, ma era difficile limitare il numero delle gravidanze perchè non esistevano contraccettivi affidabili. I profilattici erano usati principalmente con le prostitute, per evitare le malattie. Tuttavia, le grandi famiglie erano generalmente considerate una benedizione soprattutto perchè c'erano più probabilità che in caso di epidemie qualche figlio venisse risparmiato. In sole due settimane William Holland perse quattro dei suoi cinque figli a causa della scarlattina nel 1795, e poco tempo dopo ebbe un altro figlio.

7) Rimanete vivi

La morte del bambino durante il parto era un avvenimento comune e non solo una tragedia
limitata alle classi più basse.
Una delle minacce principali per i matrimoni più lunghi erano le morti di parto, Molte donne avevano un parto dietro l'altro e quella era la loro condizione per quasi tutta la loro vita matrimoniale. Per le donne delle classi più abbienti la gravidanza era semplicemente un disagio, mentre le donne più povere dovevano lavorare fino al giorno della nascita del bambino anche quando lavoravano in miniera. La maggior parte delle donne partoriva a casa, e anche se i problemi neonatali interessavano tutte le classi sociali, i poveri avevano più spesso " levatrici molto ignoranti, alcune delle quali sarebbe stato meglio non avere per niente", sostiene Charles White, un ostetrico di Manchester. Alcune donne di pochi mezzi erano ammesse per il periodo post parto in ospedali che le mettevano ad alto rischio di infezioni.
Dopo il parto alla madre veniva regalata una torta di buon augurio. Qualche settimana dopo, veniva sottoposta ad un "rituale di purificazione e ringraziamento" in chiesa ufficiato dal prete locale su compenso.

8) Prendetevi cura dei vostri figli

Nelle famiglie ricche il duro lavoro della cura dei bambini era affidato ad altri - in  questo quadro di George Morland una donna visita il suo bambino presso una bambinaia .

Il concetto moderno di infanzia spensierata era virtualmente sconosciuto in questo periodo. Era ancora abbastanza comune impiegare balie e persino mandare i neonati via da casa finchè non fossero svezzati. Le classi più elevate impiegavano balie e governanti; le famiglie dei lavoratori facevano quello che potevano finchè i figli fossero grandi abbastanza per essere mandati a lavorare. Bambini e bambine di cinque anni venivano fatti lavorare come apprendisti lontano da casa spesso senza compenso, ma come modo per risparmiare alla famiglia il loro sostentamento.
L'infanzia di Mary Puddicombe finì quando diventò apprendista in una fattoria di Bridford nel Devon. Il suo duro lavoro comprendeva " portare i tori al pascolo e riportarli; pulire le loro stalle e metterli a letto; lavare le patate e bollirle per i maiali; mungere... zappare e cavare le rape”.
Ad eccezione delle famiglie più ricche, il concetto moderno di infanzia era sconosciuto l'idea di adolescenza completamente inesistente.

9) Preparatevi alla morte o alla diserzione

Spilla commemorativa di un lutto
La perdita di un partner poteva portare una famiglia ad essere messa in una workhouse. Rimanere vedovi con molti figli poteva essere devastante sia per gli uomini che per le donne; il passo successivo più pratico era quello di trovare un nuovo partner da sposare il più presto possibile. Risposarsi velocemente dopo la morte di un coniuge non era considerato disdicevole, sebbene cominciasse a diventare di moda un periodo formale di lutto.
A parte la morte, le donne in particolare potevano soffrire la perdita di un marito se lui le abbandonava o se finiva in carcere o trasportato nelle colonie per qualche reato. Durante quest'epoca di lunghe guerre, molti uomini erano anche attirati o forzati ad arruolarsi nell'esercito o in marina. Queste mogli abbandonate non solo non potevano risposarsi o avere altri figli legittimi, ma potevano cadere in indigenza ed essere mandate in una workhouse (casa di lavoro).

10) E se tutto il resto fallisce...

Il matrimonio era un impegno per la vita, a meno che non potessi venderti la moglie. Le opzioni per coloro che si trovassero in matrimoni infelici erano piuttosto limitate, soprattutto per le donne che rischiavano di perdere le loro ricchezze e i loro figli ( poichè essi appartenevano al marito). Per ottenere un divorzio ci voleva un atto privato del Parlamento, il che lo rendeva qualcosa decisamente fuori dalla portata di molti. Le coppie 'scoppiate' potevano decidere di separarsi e stilare dei documenti legali in cui riconoscevano la loro separazione, ma non potevano risposarsi.
Le classi inferiori avevano come ultima spiaggia la 'vendita rituale delle mogli' sulla piazza del mercato, che veniva trattata come un'accettabile forma di divorzio. La moglie veniva invariabilmente condotta al mercato con una cavezza attorno al collo. Nel marzo 1815 " una scena molto vergognosa veniva presentata presso Cross, York, al mercato del giovedì...da un uomo di nome Tate, che aveva esposto la moglie in vendita, fra un grosso gruppo di persone, e quando gli furono offerti per lei 25 scellini, li accettò e lei venne n seguito portata via con la corda al collo.
Per la maggior parte delle coppie infelicemente sposate, però, l'unica via di fuga era la morte del coniuge.

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INSOMMA, NON SEMPRE LA REALTA' STORICA DEL MATRIMONIO GEORGIANO NON E' PROPRIO UGUALE A QUELLA IMMAGINATA NEI NOSTRI ROMANTICI LIBRI...


UN UOMO DA ODIARE di Miriam Formenti - Hall of Fame


OGGI FACCIAMO ENTRARE PER LA PRIMA VOLTA NELLA NOSTRA HALL OF FAME UN ROMANZO STORICO ITALIANO DI MIRIAM FORMENTIUN UOMO DA ODIARE - CHE MOLTE BIBLIOTECARIE ROMANTICHE ADORANO E PER L'OCCASIONE RIPUBBLICHIAMO LA NOSTRA RECENSIONE DI QUALCHE TEMPO FA, FIRMATA DA ADELE VIERI CASTELLANO. ADESSO DISPONIBILE ANCHE IN CARTACEO. SE NON L'AVETE ANCORA LETTO, NON LASCIATEVELO SCAPPARE!

Attenzione Giveaway! Una copia cartacea e un ebook di questo libro saranno estratti fra le lettrici che lasceranno un commento interessante a questa recensione entro il 2 APRILE.

Autrice: MIRIAM FORMENTI
Genere: Storico
Ambientazione: Lombardia, 1158
Pubblicazione: Miriam Formenti, 3^ edizione, gennaio 2017, pp.270; cartaceo € 8,31
Parte di una serie: No
Livello sensualità: MEDIO
Disponibile in ebook: Sì, euro 0,99

LA STORIA: Le guerre tra Federico I di Svevia e i comuni lombardi fanno da sfondo a una storia d’amore e di odio fra una giovane nobildonna milanese, ormai considerata solo merce di scambio, e il barone svevo a cui è stata donata. Lui desidera essere amato, lei vuole soltanto odiarlo. Un romanzo ricco di avvenimenti nel quale si intrecciano le vite di conquistatori e vinti, con i loro sogni e le loro vendette.“Lo desideravo tanto, ma non volevo accettare uno svevo. Sono stata una ribelle cieca e stupida, convinta che una milanese non potesse innamorarsi di un nemico. Ero piena di pregiudizi e non sapevo che per il cuore non esiste patria, non esiste orgoglio. Non sapevo che si potesse uccidere per amore”.


Mi conoscete ormai: quando recensisco un libro è perché ha toccato il mio cuore e vi posso dire, con il palmo della mano teso su questo organo che batte appassionato, che il romanzo della Formenti è uno di quei libri che lasciano il segno a qualunque età e in qualunque circostanza vengano letti. Il titolo già è saturo di sentimento e già svela, con un inequivocabile messaggio, che cosa troveremo in queste pagine.  
Un uomo. Uno di quelli che piacciono a noi forti, decisi, coraggiosi.
Un sentimento. L’odio. La catarsi, la nemesi stessa dell’Amore.
E come si può conciliare l’odio con l’amore?
“L’amore e l’odio sono due stelle gemelle che una tempesta ha separato e che tentano eternamente di congiungersi. Forse, quando si guarda l’odio, si contempla l’amore” è ciò che recita un proverbio arabo. Miriam sa raccontare, affabulare e ci dimostrerà che è una verità profonda questa, contenuta in una saggezza antica.
Miriam è seduta accanto a noi ma non la vediamo. E’ la sua voce che narra, attraverso la magia delle parole, tutto l’opposto dell’amore: ci trascina in un mondo lontano, ai tempi del Barbarossa, tra i comuni lombardi tormentati da guerre di conquista, strapazzati da un tiranno che viene dal nord che vuole possedere tutto, uomini e città. Tempi cruenti nei quali crudeltà, ingiustizia, violenza, ci investono sferzanti e ci fanno trattenere il fiato, di botto.  
Raccontaci Miriam.
Di Regina Celeste Balestrieri. bella, indomabile, fiera. Di questa eroina che buca le pagine per essere donna insieme a noi, reale come il battito del cuore. Raccontaci di Stephen, padrone, conquistatore. Di questo uomo che è nemico ma che non possiamo fare a meno di trovare affascinante.
Di Stephen Deinburg Barone di Hezen, guerriero, conquistatore.  forza bruta, violenza, ma anche onore, lealtà. 
Regina, Stephen: insieme non sono scintille di fuoco ma cristalli di ghiaccio che rifulgono di luce propria, lame di coltello, fredde guglie dell’inverno. Tagliano, feriscono, lasciano il segno. Ma, come il ghiaccio, alla fine si scioglieranno al calore di un sentimento che è più forte di ogni volontà, di ogni desiderio e sì, anche della storia.
Ugualmente forti, ugualmente battaglieri. Entrambi decisi a non cedere alle lusinghe del cuore, della passione ma inevitabilmente segnati dalla stigmate dell’Amore. Non importa ciò che faranno, non importa se soffriranno. Un destino ineluttabile li lega, una sofferenza che investe e che travolge le loro esistenze fino all’estremo, fino alla rinuncia, fino alla resa.
Copertina 1^ edizione
Nessuno conosce il misterioso arcano che fa sì che due persone siano unite da quella sottile e alchemica magia che si chiama Amore. Eppure, in ogni pagina, quella magia Miriam ha saputo infonderla e farla crescere, riga dopo riga. Lei sa trasmetterci il messaggio e lo fa con eleganza, sottigliezza, maestria. Lentamente l’odio cresce, sboccia, dilaga, si trasforma.
Pulsa.
E infine rifiorisce ma ha cambiato la sua natura, è trasformato: non è più odio è qualcos’altro e noi non ce ne siamo rese conto. Eravamo perdute nell’incantesimo delle parole, delle frasi, degli sguardi.
Regina riesce a sconfiggere ogni donna che Stephen ha tenuto tra le braccia. Ce lo dice lui stesso e questa, per un guerriero, è la più toccante delle confessioni.
Regina trionfa sul suo orgoglio, sulla sua testardaggine, sul quel suo essere maschio forte e quasi invulnerabile che tanto ci piace, che tanto ci ha colpito. Lo fa con la leggerezza di una piuma.
Lui che ha umiliato un popolo, lui che sbaraglia gli avversari, che non si piega né all’acciaio di una spada né alla crudeltà di una prigione troverà una fragile donna che gli insegnerà qualcosa in un modo tutto suo, anche se lui le ha inferto il peggior insulto, la peggiore delle umiliazioni.
Regina incide il suo cuore e anche la sua anima.
Che rabbia non potervi svelare nulla di più! Devo tener a freno le mie dita perché vorrei raccontarvi tutto, tutto! Come comincia, come si snoda la vicenda ma, soprattutto, come finisce.
Perché Miriam ha un dono e sa come devono finire le grandi storie d’amore. Le ultime pagine mi lucidano sempre gli occhi e mi fanno sospirare, non importa quante volte le ho lette, mi commuovo sempre.  
Miriam, svelami l’arcano… anzi, no! Non voglio sapere, non voglio conoscere i tuoi segreti. Perché li scoprirò da sola. Sono lì, tra le righe di quel libro meraviglioso, di un libro che parla di un uomo, di una donna, di odio, di guerra.
E di un Amore. Vero.  Indimenticabile!


LEGGI L'ESTRATTO...
Dal capitolo sesto, parte prima.Da ore la pioggia aveva ripreso a cadere, e il cielo si era ormai fatto scuro. Erano le quattro, forse le cinque, e Regina si chiese quando Stephan sarebbe venuto da lei. Che cosa gli avrebbe detto? Sarebbe riuscita a mentire? Ce  l’avrebbe fatta a ridere con lui come una sposa soddisfatta, ad accarezzarlo per prima, a stringersi a lui? Doveva riuscirci! E se mai col tempo si fosse innamorato di lei, la sua vendetta sarebbe stata persino sublime.  Con questo pensiero si addormentò, la testa reclinata sulla spalla contro il rigido schienale della sedia, avvolta dal tepore del fuoco che andava via via spegnendosi nel camino.  E, come spesso accadeva, sognò  Guido.Si trattava di un sogno ricorrente e  molto strano: lui le stava accanto nella solitudine della campagna del feudo, tenero e innamorato, come sempre. Le sue braccia forti la stringevano, le sue labbra  la baciavano, mentre gli uccelli, intorno, cinguettavano e parevano intonare  una canzone d’amore. Tuttavia, quando i baci si facevano più appassionati e le sensazioni più intense, il canto festoso veniva spazzato via dalla violenza del tuono; il cielo diventava nero e le braccia che la cingevano acquistavano una forza inquietante ma, al tempo stesso, ancora piacevole. Il bel viso bruno entrava in ombra e gli occhi che incontrava erano improvvisamente chiari  e beffardi.
- Amore mio… – sussurrò sentendo il calore di quelle braccia intorno a sé, vivo e reale.  Dopo aprì gli occhi e fissò uno sguardo ancora appannato sul viso del suo sposo.  -Tu -  mormorò  smarrita.
- E chi altri? -  sbottò Stephan, sollevandola e stingendola ancora più forte.
- Lasciami, mi fai male!
- Chi credevi fossi? Ti sei presa un amante qui al castello o stavi sognando il tuo innamorato milanese? È a lui che pensi quando fai l’amore con me?
Regina lo colpì sul petto con i pugni chiusi. – Oh… come osi sospettare simili indegnità! Io non penso a nulla quando tu mi usi. E non ho amanti! Mi hai disprezzata, presa, umiliata… e continui a farlo. Ma ricorda, Stephan, i miei pensieri mi appartengono, e così i miei sogni. Non potrai mai conoscerli, mai!
Rabbiosamente lui le strinse la gola con una mano, spingendole indietro il capo. – Se mai dovessi scoprire che mi tradisci, ti ucciderei con le mie mani! Ricordalo.  – E subito la lasciò, guardandola gelido.
- Sei geloso? – chiese sorpresa, sgranandogli in viso occhi increduli.
 - Geloso? Nessuno può prendersi quello che è mio. E tu sei mia. Sei stata solo mia e sarà sempre così – aggiunse con voce mutata.
Regina sentì il cuore batterle forte: poteva davvero ingannarlo?
- E io sono tua – ripeté in un sussurro.
- E’ mai possibile? – replicò lui con ironia.
In realtà non credeva potesse tradirlo con uno dei suoi uomini, ma forse con quel milanese, se si fossero mai rivisti, sarebbe stato diverso. Era stato il suo innamorato e, come aveva detto lei stessa, sarebbe stata la sua sposa se non ci fosse stata la guerra.
- Forse sono rassegnata a esserlo! – ribatté Regina, riprendendo con maggiore astuzia il suo gioco.
Improvvisamente Stephan  rise. Il milanese era lontano e lei era sua moglie. Era lui ad essere in vantaggio. - E’ naturale - disse. La strinse di nuovo a sé con passione, chinando la testa per baciarle la gola, che prima aveva stretto per spaventarla. - Rassegnata… dimostrami quanto sei rassegnata - ripeté, sciogliendole i lacci del corpetto e abbassandolo lentamente.Non si stancava mai di guardarla, e in quelle settimane era quasi impazzito dal desiderio di lei. Non aveva cercato nessuna delle sgualdrine del campo per lenire il tormento di quelle notti solitarie, perché sapeva che nessuna gli avrebbe fatto provare le stesse sensazioni che gli faceva provare lei. L’amava. L’amava a modo suo, ma la amava. Non si sarebbe mai inginocchiato ai suoi piedi implorando la sua devozione,  e forse l’avrebbe ancora mortificata soltanto per piegarla a sé;  ma l’amava,  come non aveva mai creduto di poter amare.
Le fece scivolare la veste lungo i fianchi e la lasciò cadere a terra; le sfiorò i seni con dita leggere, indugiando su un capezzolo che sì inturgidì e poi la sollevò per portarla sul letto, dove la depose con delicatezza.
Regina lo guardò smarrita quando lui si allontanò  all’improvviso per togliersi i vestiti. Sentiva la gola arsa e le mancava il respiro; le accadeva sempre così quando era a un soffio dall’intimità, e non aveva mentito: non pensava a nulla. Affascinata, fissò quel corpo muscoloso, di cui conosceva ormai ogni particolare: la forza delle braccia, e le cicatrici che gli solcavano la spalla destra e il ventre; il sapore della sua pelle e la potenza della sua virilità.
- Sei molto bella - le bisbigliò lui sulle labbra quando le si sdraiò a fianco. Dopo la baciò, sussurrando parole dal suono dolce, che Regina non comprese.
La ragione non voleva, ma il suo corpo cedeva  troppo in fretta, mentre le dita che la sfioravano e le labbra che seguivano lo stesso cammino la lasciavano senza fiato, ansiosa di rivivere quegli attimi meravigliosi che solo lui poteva darle. Promesse e doveri del passato, giuramenti rabbiosi e inganni immaginati soltanto  poche ore prima svanirono, cancellati da quei baci esperti e da quelle carezze.
- Stephan… ti voglio - si trovò a bisbigliare in un soffio, quasi una preghiera, mentre lui baciava ogni parte del suo corpo, anche le più nascoste, impaziente di sentirlo dentro di sé.  E quando lui si sollevò per penetrarla,  d’istinto inarcò la schiena  e allargò le cosce per meglio accoglierlo,    scoprendo che il piacere poteva essere ancora più esaltante e completo di come ricordava.  Un piacere che la faceva sentire ancora più donna.
Quando giacque esausto accanto a lei, Stephan le sfiorò la gola con le labbra e le posò la testa sul seno. Era soddisfatto, quasi felice:  quella sera Regina gli si era concessa completamente. L’aveva sentita sua, e l’aveva sentita a sua volta felice. Forse stava vincendo una battaglia. Un giorno sarebbe riuscito a farsi amare e anche il ricordo  dello sconosciuto milanese sarebbe stato spazzato via.
Si sollevò per guardarla . – Moglie, mi piace molto la tua  rassegnazione.
Lei arrossì, vergognandosi . Non aveva finto come si era prefissa di fare. Aveva goduto fra le sue braccia  e ora si sentiva persino serena stretta in quel cerchio caldo,  ancora languida  per il piacere provato. E la voce di lui era stata tenera e scherzosa, non beffarda. Diede un sospiro e gli accarezzò le spalle. – Credo piaccia anche a me – mormorò.
Lui rise. La baciò ancora, poi la sciolse dal suo abbraccio e si alzò. - Certo sarebbe stato diverso se ti avessi portato con me a Roncaglia.
Quelle parole turbarono la dolcezza di quell’intimità.  Roncaglia…  Senza dubbio, tra le cortigiane al seguito di Federico,  doveva essercene stata almeno una pronta a soddisfarlo. Lieselotte le aveva descritto la corte dell’imperatore: raffinata, lussuosa, ma anche corrotta.
- Ho un regalo per te – disse lui interrompendo quei pensieri.
 - Un altro?-  improvvisamente , anche se non avrebbe voluto, tornò a sentirsi felice. - Ho già visto il baule.
Stephan le tornò vicino. Si inginocchiò sul letto tenendola prigioniera tra le sue gambe, e le allargò sul seno una pesante catena d’oro.
Regina sfiorò la pietra del pendente con trepida emozione. Era troppo buio per vedere se fosse uno zaffiro, un rubino o uno smeraldo; ma che importanza poteva avere? Il gioiello che aveva creduto dovesse ornare il collo di un’altra era invece per lei.
- Questa volevo essere io stesso a dartela.
- Mi ringrazi come faresti con una meretrice?- sussurrò Regina. Ma non c’era asprezza nella sua voce.
Stephan rise.  – Ti sbagli. Non è così che si ringrazia una meretrice.
- E di queste cose tu conosci molto?
- Forse; ma non avevo mai incontrato una vergine prima di te.
Lei sussultò appena, ricordando brutalmente quanto fosse infame il modo in cui lui l’aveva avuta, e quale era ora il suo scopo. Fece per sfuggirgli, ma lui la fermò stringendola tra le gambe.
- Sembri gelosa - bisbigliò chinandosi per baciarla sul collo - e invece sei soltanto rassegnata.
Rassegnata, infatti, questo solo doveva essere. Alzò le braccia e gli circondò la nuca, mentre la collana scivolava lentamente sul lenzuolo.
Era il primo gesto dettato dall’astuzia da quando lui aveva cominciato a spogliarla. ...



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LEGGI QUI LA NOSTRA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA EDIZIONE EBOOK DI UN UOMO DA ODIARE CON UNA INTERVISTA ALL'AUTRICE.


L'AUTRICE DICE DI SE'...
Sono nata Brescia, ma all’età di vent’anni mi sono trasferita a Milano e lì mi sono sposata. Ho sempre avuto molta fantasia e fin da ragazzina immaginavo storie che per la verità non mettevo mai su carta. Amavo molto leggere ma non avevo mai creduto, né sognato, che un giorno sarei potuta diventare una scrittrice. Questo fino a quando, quasi per gioco, ho scritto le mie prime pagine.
Ho scoperto che era divertente scrivere e lo facevo ogni volta che potevo, rubando magari anche un po’ di tempo alla famiglia. Non ho mai considerato quanto scrivevo solo mio, quindi, terminati quasi contemporaneamente due romanzi, ho fatto il mio tentativo con una casa editrice e ho avuto la sorpresa, ma anche la soddisfazione, di vederli accettati. Da quel momento ho pubblicato altri romanzi contemporanei, romance storici e più di quattrocento fra racconti e romanzi brevi per due fra le più importanti riviste di narrativa femminile.

Sarò felice di ricevere le vostre visite sul mio sito: 
www.miriamformenti.altervista.org  ,  e per chi lo desidera può contattarmi su Facebook o al  mio indirizzo di posta formentimiriam@gmail.com.

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UN PICCOLO INFINITO ADDIO di Emily Pigozzi

UN PICCOLO INFINITO ADDIO
Autrice: Emily Pigozzi
Editore: Self- publishing
Pagine: 137
Formato: solo in E- book,€ 0,99
Genere: contemporaneo
Ambientazione: Italia

TRAMA: E se l’uomo che credevi di odiare fosse l’unico in grado di scaldarti il cuore?
Lara Corsini è un medico: ha poco più di trent’anni, ma vive un’esistenza solitaria e costellata di ricordi. L’unico sentimento vero che prova è l’odio per Cesare Marano, ex ragazzo scapestrato e primo amore di sua sorella, la dolce e bellissima Susanna, ma anche il colpevole della sua morte prematura.
Da allora sono trascorsi vent’anni. Dopo il carcere, di Cesare si sono perse le tracce.
Il suo improvviso ritorno in città risveglierà sentimenti mai sopiti, ma Lara dovrà fare i conti con una eventualità imprevista: Cesare è un uomo ferito, completamente diverso, e la ragazza sente crescere verso di lui un’attrazione irresistibile. I due saranno capaci di lasciarsi alle spalle i dolori del passato e credere in un nuovo, travolgente amore? Una storia dolce amara sulla sofferenza e la rinascita, e sugli imprevisti e le passioni che possono cambiare l'intero corso di una vita. Una storia dolce amara sulla sofferenza e la rinascita, e sugli imprevisti e le passioni che possono cambiare l'intero corso di una vita.

«Io… la conosco bene, la solitudine. È qualcosa di nero, di profondo. E per quanto se ne dica, non è mai una scelta. La si subisce sempre.» Sbatto la tazzina sul piattino, e faccio per alzarmi. Tu sei la causa della mia solitudine, grida silenziosamente ogni fibra del mio corpo mentre cerco di andarmene. Peccato che nel mio tentativo di fuga, come nella migliore tradizione, incespichi finendo proprio tra le braccia del mio nemico. Mi rialzo, avvampando, mentre il suo profumo maschile mi avvolge. Le nostre labbra si richiamano disperate, bramano di conoscersi, sono sempre più vicine. E si sfiorano prima timide, impacciate, poi sempre più esigenti. Vorrei non lasciarlo più andare, e avverto che per lui è la stessa cosa: sento le mani stringermi le braccia, mentre i sensi cedono. Mi rimane un ultimo baluardo di coscienza: mi stacco veloce, e senza una parola corro lontano da lui. Non sono mai stata innamorata in vita mia, ma non mi serve per comprendere che non c’è una ragione in certe cose. Non c’è mai.
Alla fine della sinossi di questo libro c'è questa frase:
"Una storia dolce amara sulla sofferenza e la rinascita, e sugli imprevisti e le passioni che possono cambiare l'intero corso di una vita."
Poche parole che mettono in risalto il succo della storia.
I personaggi principali: Cesare Marano, ragazzo scapestrato che sta imboccando una brutta strada e che quando conosce Susanna Corsini vuole meritarsi il suo amore, la sua stima e la sua fiducia; e infine Lara, sorellina di Susanna, una bambina che vive attraverso di lei l'amore travolgente che coinvolge gli altri due protagonisti.
In un rovinoso incidente in moto Susi perde la vita, Cesare va in carcere e scontata la pena va in giro per il mondo, ma per le due famiglie inizia un periodo di disperazione. Lara cresce odiando il ragazzo di sua sorella, ma quando lo rivede dopo 20 anni capisce che questo ragazzo, diventato uomo, ha dentro di sé un'amarezza e un senso di colpa enormi.
L'autrice alterna i vari capitoli sul passato e sul presente raccontando in prima persona, attraverso i protagonisti, le gioie e i dispiaceri di ognuno. Non è certo un libro allegro, la malinconia la fa da padrona, ma man mano che il racconto va avanti comincia a nascere la speranza e di nuovo l'amore.
Una storia realistica pregna di sentimenti positivi e negativi. Nel leggere questo libro mi sono trovata a fare il tifo per Lara e Cesare perché ambedue hanno vissuto senza "vivere" per 20 lunghi anni. Legati al passato, ricordando Susanna in modo quasi ossessivo, hanno paura di poter essere felici e la Pigozzi è riuscita a trasmettere le angosce dei due, ma nello stesso tempo a creare una positività intorno a loro, per poter finalmente "vivere" e per dare un dolce addio agli anni bui.
Ho trovato questa storia molto coinvolgente, mi ha appassionato fin dalla prima pagina. Alcune cose sono state tralasciate, ma forse perché l'autrice ha dato risalto alla rinascita dei personaggi principali.
Lo consiglio decisamente.






ALTRI LIBRI DI EMILY PIGOZZI

Lei non conosceva il linguaggio della passione, lui le avrebbe insegnato i passi per raggiungere la felicità. Fin da bambina Bianca ha un sogno: diventare una famosa ballerina classica. Per questo studia duramente all'Accademia della Scala. Nella sua vita sembra non esserci posto per l'amore, il suo corpo è solo uno strumento per la danza. Ma un giorno, in seguito a un provino andato male, una delle sue insegnanti le spiega che il suo modo di ballare è corretto ma meccanico, senza sentimenti. Delusa e piena di dubbi, Bianca decide di partire e per caso, complici un treno guasto e un black-out, conosce Max. Giovane, bellissimo ed enigmatico, per Bianca è naturale confidargli i suoi problemi e le sue paure. Max le fa una proposta: sparire con lui per pochi giorni. Le insegnerà il gusto dell'amore e della sensualità. E subito dopo i due dovranno salutarsi, per non rivedersi mai più. Ma non sempre la vita va come previsto, spesso lo spettacolo è diverso dalle prove. Dopo quei pochi giorni nulla è più come prima: Bianca e Max si ritroveranno invischiati in una spirale di passione e di desiderio dalla quale sembra impossibile uscire, per quanto la vita provi a dividerli per sempre. Un romanzo delicato e sorprendente, una passione che sboccia in punta di piedi e diventa un maestoso e sensuale passo a due. Leggi QUI la ns recensione.  Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.
 
Il mare separa, ma a volte può unire per sempre. Lilia è una giovane giornalista milanese che ha trent'anni, mille manie e paure, una famiglia freddina e un fidanzato noioso, abituato a considerarla parte dell'arredamento. Per rivitalizzare la storia d'amore con Guido, Lilia organizza una vacanza sulle coste dell'Istria, ma non appena arrivano nella bellissima Rovigno le cose si complicano e i destini della coppia si dividono. E Lilia viene sedotta e rapita dallo sguardo magnetico di Danijel. Bello, passionale e misterioso, ma chi è davvero quell'uomo, e soprattutto chi sono i demoni che lo tormentano? Lilia riparte per Milano senza risposte, convinta di aver perso la sua occasione per essere finalmente felice. Ma c'è qualcosa che la chiama, che vuole che torni davanti a quel mare… Tra i colori di una terra incantevole, martoriata da un passato tragico e non ancora dimenticato, Emily Pigozzi ci regala la storia struggente di due anime che si riconoscono e si comprendono, al di là di ogni ostacolo. Leggi QUI la ns recensione.  Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.

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L'AUTRICE
Emily Pigozzi scrive da sempre. Parla troppo e legge altrettanto, adora i dolci e la quiete della notte. Per diversi anni ha lavorato come attrice, prendendo parte a cortometraggi  e film e partecipando a tournée che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia.
 Il suo primo romanzo, “Un qualunque respiro” (Butterfly edizioni), è uscito nel 2014. Sono poi seguiti il romance “L’angelo del risveglio” (Delos digital) e “Il posto del mio cuore (0111 edizioni.)Nel 2016 ha invece pubblicato “Aspettami davanti al mare” e “Danza per me”, entrambi per la collana Youfeel di Rizzoli. I romanzi di Emily sono disponibili in tutti gli store.
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