L'ESTATE DELLA TUA VITA di Lucy Morton (Babelcube)

Autrice:  Lucy Morton
Titolo originale: El verano de tu vida
Traduttrice: Silvia Cipriani
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: New York - Grecia
Pubb. Italiana: Babelcube, 20 aprile 2017, pp. 95
Livello sensualità: MEDIO
Disponibile solo in ebook a € 2,37

TRAMA: Una storia tutta da vivere. Dolce, simpatica, piacevole, divertente e speciale. Un romanzo rosa basato su fatti realmente accaduti, che ti conquisterà per sempre. Lei in procinto di pronunciare il fatidico “Sì” all’uomo perfetto, quello che ha sempre sognato. Lui ha bisogno di tempo per riflettere prima di prendere una decisione che cambierà per sempre la sua vita. Lei e Lui non si conoscono e neanche sembrano destinati ad incontrarsi. Tuttavia, la speciale e magica isola greca di Icaria in Grecia sarà testimone della migliore estate della loro vita, quando il mondo dei due protagonisti sembrava sul punto di crollare. 


Tutto ha inizio con un matrimonio.
Momento di grande emozione nella vita di ogni donna, non fa eccezione la protagonista Kate, disoccupata trentaduenne che finalmente sta per coronare il suo sogno. Purtroppo non sappiamo molto di lei, l’autrice non ci fa conoscere nessun particolare della sua vita della sua personalità, sappiamo solo che è innamorata dell’idea del matrimonio e che vive con la paura di invecchiare sola con sette gatti in un tugurio a Soho.
Lo sposo Martin è un figura sfocata, sullo sfondo di mille preparativi, di lui si sa solo che è affascinante e perfettino.
Il fatidico giorno Kate si ritroverà abbandonata sull’altare in favore del migliore amico del suo fidanzato, questa verità sconvolgerà tutti i suoi progetti per il futuro e incoraggiata dalle sue amiche deciderà di partire da sola  per quello che avrebbe dovuto essere il suo viaggio di nozze.
Ecco che qui entra in scena Stuart attore/modello di pubblicità, impertinente e scorbutico, che va a letto con qualsiasi donna gli passi davanti, anche lui in fuga dalla realtà con una terribile decisione da prendere.
Dopo un incontro scontro sul volo che li porterà in Grecia, una volta arrivati sull’isola di Icaria, i due finiranno per alloggiare nello stesso hotel. Qui avrà inizio una serie di dispetti degni di due liceali, fino al momento in cui smetteranno di farsi la guerra e diventeranno amici, poi l’atmosfera romantica dell’isola farà il resto.
Non ho trovato nessuna caratterizzazione dei personaggi, sono piatti senza sfumature. La figura di Stuart è quella che mi ha convinta di meno, soprattutto dopo aver scoperto quale tormento nascondeva. Assistiamo alla sua continua ricerca di una compagna di letto per sfuggire alla noia, è insensibile e cinico con Kate ma si trasformerà nel giro di una settimana nell’uomo perfetto, dolce tenero e innamorato. Davvero l’ho trovata una forzatura.
 Anche l’ambientazione in un’isola pittoresca della Grecia non è approfondita, non si ha la sensazione di essere li, c’è solo una lunga lista di posti da visitare.
Insomma,  "L'estate delle tua vita" è  un romanzo che si lascia leggere  e dimenticare.







LEGGI UN ESTRATTO...
Il Matrimonio 
Ora capisco perché a Betty tremavano le mani il giorno delle nozze, perché stanno tremando anche a me mentre ci stiamo dirigendo verso la Cattedrale di San Patrizio, dove giurerò amore eterno a Martin. «Sono solo semplici scartoffie. Vuoi davvero formalizzare il nostro legame, Kate?» mi chiese un anno fa. Vedendo le mie lacrime, Martin mi abbracciò. Il giorno dopo mi ha fatto la proposta nel mio ristorante preferito, il Balthazar, a Soho. «Tesoro, andrà tutto bene» dice mio padre, interrompendo i miei pensieri. «Guardati, sei bellissima.» «Beh, sarebbe ancora più bella se avesse dormito di più.» Ribatte la mamma, alzando gli occhi al cielo e facendo un lungo sospiro di quelli che sa che mi danno sui nervi. Sì, sto bene. Mi sono guardata allo specchio e per la prima
volta dopo tanto tempo mi sono sentita bene. L'elegante abito bianco con strass senza spalline mi sta molto bene e, anche se sono ingrassata di tre chili a causa del sistema nervoso e il mio abuso di cioccolato e gelato al torrone, la cerniera sembra reggere. Mi sono lasciata libera una ciocca di capelli biondi che cade sul mio viso perfettamente truccato, ma temo che con il caldo che fa a New York nel mese di luglio mi scioglierò da un momento all'altro. Ma perché decidere di sposarsi proprio nel mese di luglio? Accidenti! Avrei dovuto pensarci meglio e scegliere novembre o dicembre. Il trucco sarebbe rimasto intatto e le radici dei capelli e le mie ascelle non avrebbero sudato come invece stanno facendo ora. Dieci minuti più tardi, con i miei genitori scendo dalla limousine bianca piena di rose rosse, che aspetterà all'ingresso della Cattedrale fino al momento in cui uscirò mano nella mano con Martin. Mi vengono un po’ i brividi a pensare che all’uscita dalla Cattedrale di San Patrizio non sarò più Kate Spencer ma Kate Logan. La signora Logan. Oh, mio Dio... da capogiro. Ho davvero le vertigini. Faccio un respiro profondo come se fossi a lezione di yoga e sotto l'occhio attento dei passanti che camminano al nostro fianco, come se si trattasse di un sabato qualsiasi, afferro il braccio di mio padre e saliamo insieme le scale verso l'ingresso della Cattedrale. No, non è un sabato normale, niente affatto. Non per me. È il giorno del mio matrimonio, il giorno che sognavo fin da bambina. Da quando mi mettevo in testa la fodera bianca del cuscino e correvo per casa dicendo: "È il giorno del mio matrimonio! È il giorno del mio matrimonio!". Quante cose sono successe da allora. Mia madre entra con alcuni invitati che sono ancora per strada, mi fissano come se avessero visto una dea. Li saluto e dico loro che poi potremo parlare a lungo. Capiscono che sono nervosa, annuiscono ed entrano nella Cattedrale prima di me. «Pronta, vita mia?» mi chiede papà sulla porta della Cattedrale che farà da sfondo al mio "Sì" a Martin. «Sì.» «Ti ricordi le volte in cui ti mettevi le fodere bianche dei cuscini in testa, tesoro?» La sua domanda mi fa ridere. «Certo che mi ricordo, papà.» Ho pensato alla stessa cosa solo un attimo fa. L’agitazione scompare. La marcia nuziale risuona melodiosa ed elegante, grazie alle mani di un pianista che si trova in fondo alla Cattedrale. La prima cosa che faccio entrando è guardare Martin. Come è bello! Porta i capelli all'indietro e la barba di tre giorni che portava due anni fa è sparita. Mi piace di più quando si rade, così posso vedere le divertenti fossette che gli spuntano sulle guance quando sorride. Sembra nervoso. Mi guarda ma non sorride. È serio, troppo serio. «Va tutto bene, Kate?» chiede papà, in un sussurro. No. Qualcosa non va. Vorrei uscire di corsa, vorrei non provare queste vertigini e non sentire queste maledette gambe tremanti con cui sto per slogarmi le caviglie. Mi guardo intorno. Gli invitati, eleganti e maestosi, sono in piedi e mi guardano come se fossi una ragazzina spiritosa che distribuisce caramelle a una sfilata di Carnevale. Le mie amiche sorridono emozionate, scoprendo troppo i denti per quello che succederà tra pochi minuti e so che pensano qualcosa del tipo: "Vedi, Kate? Vedi che non rimarrai zitella e non finirai a vivere con sette gatti in un minuscolo e vecchio appartamento di Soho?". Credo di aver voglia di vomitare. O morire. Scruto l'espressione sul volto di Martin e ho paura che sarà lui a scappare a gambe levate. Perché ho questa sensazione? Fino a 24 ore fa ero emozionata, eccitata per l’evento più importante della mia vita. Eppure adesso sono qui, a mettere in dubbio il mio fidanzato e futuro marito al vedere la faccia da cani che ha fatto quando mi ha visto. Non mi guarda come “il tizio della metropolitana” guardava Betty il giorno delle sue nozze. Mi guarda, sì, ma come quando ha qualcosa di brutto da dirmi. La navata verso l'altare mi sembra più lunga, faticosa e tragica di quella di “Shining”. Alla fine mi trovo davanti a Martin e gli sorrido. Ma accidenti, perché non mi sorride? Perché? Che diavolo gli succede? Oh, mio Dio! Vuole fuggire a gambe levate, è vero. Vuole lasciarmi sull'altare. Alzo le spalle e lo guardo con aria interrogativa. Nonostante siano passati cinque anni non interpreta ancora correttamente i miei gesti. O forse non vuole interpretarli. Non sembra voler essere lì e, allo stesso tempo, sembra essere in un altro mondo. In un posto molto lontano da me. Il prete comincia a parlare. Gli rivolgiamo la nostra attenzione, gli invitati si siedono, mia madre applaude piano, non so perché e io cerco negli occhi del pianista un po' di compassione per non aver ricevuto le parole che aspettavo da quello che sta per diventare mio marito: "Quanto sei bella, Kate." Il sermone mi sembra eterno. Cerco gli occhi di Martin, ma non li trovo. Tra gli invitati, il suo amico con la barba, con cui non sono mai andata d'accordo, sta piangendo. Freddy piange? Nemmeno mia madre sta piangendo!
Cosa sta succedendo qui? Martin lo guarda. Gli do una gomitata e il sacerdote alza le sopracciglia. «C’è qualcosa che non va?» sussurra il prete, avvicinando il suo volto pieno di rughe ai nostri. «Sì» risponde improvvisamente Martin. «Cosa?» Chiedo io. «Non voglio, Kate. Non voglio. No, no... io...» comincia a vacillare. Una furia sconosciuta si impadronisce della mia coscienza e poi capisco tutto. Freddy, il suo brutto amico barbuto, ha spalancato enormemente gli occhi quasi quanto me e ha smesso di piangere. Martin lo guarda nello stesso modo in cui “il tizio della metropolitana” guardò Betty il giorno del suo matrimonio. Reprimendo il mio desiderio di dargli un pugno e un calcio nelle palle, corro fuori dalla porta della Cattedrale, imbarazzata e umiliata, prima dei 200 invitati che sono rimasti sconvolti per l’assurda situazione. In strada, salgo subito nella limousine e ordino all’autista di partire. Non mi importa dove andiamo, basta andarcene. Anche se so che Martin non ha mosso un solo dito per trattenermi. Non sono uscita dalla porta della Cattedrale di San Patrizio come la signora Logan che immaginavo ormai di essere, ma come la Kate Spencer di sempre, che finirà per vivere da sola con sette gatti in un qualsiasi tugurio di Soho, perché colui che credeva fosse l'uomo della sua vita l’ha piantata sull'altare per l’uomo della propria. ...



*****
L'AUTRICE
Lucy Morton nasce il 12 marzo 1986 a Madrid. E' giornalista e lavora in una prestigiosa rivista di moda. Di padre neworkese, tutti i suoi racconti soni ispirati alla città dei grattacieli. "L'estate della sua vita", che la critica ha accolto come l'opera prima di un'autrice molto promettente, è stato auto pubblicato su Amazon ed è il suo debutto nel romanzo rosa.
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