BUON CAPODANNO!!!




Siete pronte per il brindisi di mezzanotte? Comunque sia andato, questo 2009 se ne andrà tra poche ore e il nuovo decennio ci aspetta...avete preparato qualcosa di rosso da indossare come porta fortuna? Sarete con le persone che amate?

Allora siete pronte ad accogliere il futuro a braccia aperte! Vi auguro di farlo il più romanticamente possibile!!!


E che il Nuovo Anno sia sempre pieno di...



TANTI ROMANTICI AUGURI !!!






RACCONTI DI CAPODANNO...

Aspettando il nuovo anno, vi piacerebbe leggere delle novelle dedicate al Capodanno?
Alcune autrici che gravitano intorno a Officina Italiana Romance hanno voluto festeggiare il nuovo anno a modo loro, scrivendo delle novelle su questo tema. Si tratta di sei racconti d’amore che spaziano tra storico, paranormal e contemporaneo e che parlano di amori perduti e ritrovati, magici e reali, impossibili e imprevedibili. Ma sempre tendenti al rosa. Amori da fine dell’anno, insomma, tra fuochi d’artificio e tappi di champagne che volano. A firmarli sono alcune amiche di questo blog: Cristina Contilli, Stefania Auci, Laura Gray, Samanta Catastini, Georgette Grig e Giusy Berni. Qualcuna di loro forse già la conoscete per aver partecipato alle nostre iniziative dedicate alla scrittura, New Pens for Romance e Christmas in love.

Se avete voglia di leggere i loro racconti, andate sul blog di OIR http://officinaromance.wordpress.com/
e non dimenticate di commentare alla fine, di esprimere il vostro giudizio, positivo o negativo che sia.

BUONA LETTURA e buon 2010 a tutte!


Vivienne

Novità in uscita...BACIATA DA UN ANGELO

Sembra che la moda dei vampiri presto dovrà lasciare spazio a quella di nuovi eroi...negli States stanno infatti già furoreggiando gli ANGELI!
Non a caso anche JR WARD, creatrice della celeberrima serie della Confraternita del Pugnale Nero ( The Black Dagger Brotherhood), e signora indiscussa del romance vampiresco, ha inaugurato da poco una nuova serie - FALLEN ANGELS - in cui i protagonisti anche se 'caduti' sono pur sempre angeli!
Primo romanzo della serie, uscito a ottobre, si intitola COVET ( ed. Signet,ottobre 2009).
LA TRAMA: Redenzione è una parola quasi sconosciuta per Jim Heron, la sua specialità, sia personalmente che professionalmente, è la vendetta, per lui 'il peccato' è solo una parola. Ma tutto cambia quando diventa un 'angelo caduto' e gli viene imposto di salvare le anime di sette persone, dai sette peccati capitali. La sua arma è 'la forza dell'amore' . Il suo nemico è il male. Fallire non è possibile Vincent Di Pietro è diventato schiavo del suo lavoro, finchè il fato non decide di intervenire nelle vesti un motociclista dai modi bruschi che a cavallo di una Harley si è autoproclamato suo salvatore e in quelli di una donna che lo spingerà ad interrogarsi sul suo destino. Con il Signore del Male pronto a reclamarlo, Vin dovrà collaborare con un angelo non solo per riconquistare la donna amata ma anche per redimere la sua stessa anima. (Leggi qui, un estratto del romanzo.)


Sempre in tema di angeli, la Newton-Compton ha pubblicato da poco BACIATA DA UN ANGELO - L'AMORE CHE NON MUORE MAI (collana Alias, € 14,90) della scrittrice americana Elizabeth Chandler. Cliccando su questo link, si possono leggere a scaricare gratuitamente i primi due capitoli del romanzo:
http://www.newtoncompton.com/newton/upload/File/estratti/baciatadaunangelo1estratto.pdf
Si tratta del primo romanzo di una trilogia (Kissed by an Agel Trilogy)molto apprezzata negli Stati Uniti, uscita originariamente nel 1995, ma ripubblicata in questo periodo (in cui gli angeli stanno avendo molto successo a discapito di vampiri e demoni) sia in volume unico che raccoglie tutti e tre i romanzi - KISSED BY AN ANGEL / THE POWER OF LOVE / SOULMATES - che in libri separati.

Dietro lo pseudonimo di Elizabeth Chandler si nasconde la scrittrice Mary Claire Helldorfer, la quale ha scritto romanzi di vari generi con vari pseudonimi, fra i quali questo, che è etichettato come Young Adult, cioè un romanzo per adolescenti, ma che probabilmente piacerà anche a lettrici che adolescenti non sono più.

Cosa racconta il primo volume del ciclo, Baciata da un Angelo?

E' la storia di Ivy e Tristan: Ivy è felice, ama il suo Tristan e la vita appare meravigliosa. Non chiede altro. Ha tutto ciò che vuole. Ma il Destino, per gli esseri umani, a volte, ha in serbo piani… inspiegabili, spesso assurdamente tragici. E quando il “piano” destinato ad Ivy si compie… Tristan muore. In un terribile incidente stradale. Per lei è la fine. E’ come se fosse morta insieme a lui. Ma… Tristan non viene “lasciato andare”. Resta sulla Terra sotto forma di angelo (un po’ confuso), con il compito di portare a termine una missione. Ma a lui interessa solo Ivy che, però, non riesce a percepirlo, nonstante sia così vicino. Tristan, allora, cerca il modo di comunicare con lei, anche perchè si rende conto che l’incidente in cui è morto non è stato casuale e che la vita di Ivy potrebbe essere in pericolo.

Ma come può riuscire a mettersi in contatto con l’amata, avvertirla, ora che lei - che aveva sempre fermamente creduto negli angeli - ha perso ogni fede?

In attesa di vedere in quali e quante vesti le autrici romance saranno in grado di proporci questi nuovi angelici eroi, un assaggio di angeli dal film CITY OF ANGELS...Enjoy!




Secondo voi riusciranno gli angeli, caduti o meno a soppiantare vampiri e affini nei cuori delle fans di questo genere di romanzi? Lasciate un commento.

CHRISTMAS IN LOVE!....'Nicola' di Vittoria L.A.


" NICOLA "
di VITTORIA L.A.
Bianco. Vedo solo neve intorno a me. Una folata di vento mi scivola gentile sul viso e mi scompiglia i capelli. Un brivido mi percorre la schiena, ma no, non sento freddo. Di nuovo il vento, di nuovo la sensazione di una mano calda che accarezza il mio viso, che gioca con i miei capelli.
“ Ti ho aspettata per così tanto tempo.”
E’così dolce questa voce che corre nel vento. Intorno a me non c’è nessuno. Ho tante cose da chiedere. Dove sono? Chi ha parlato?Mi guardo ancora intorno e questo posto mi sembra familiare, non so dove sono eppure mi sento tranquilla, mi sento a casa. Forse sono matta, ma sento di conoscere anche la voce nel vento.
“ Scusa, non lo sapevo” è tutto ciò che mi esce di bocca. Ma forse sono veramente matta, perché parlo con il vento e mi aspetto che risponda.
“ Lo so. Ma adesso che sei pronta potremo stare insieme se dirai di si. ”
Si, credo di essere matta. Il vento vuole stare con me?
“ Insieme? ”
Forse ho capito male.
“ Si, insieme, se tu lo vorrai. Spero che tu scelga di restare. Ho capito che eri tu quella destinata a me, quando avevo 18 anni. ”
Si sono matta. Ma perché continuo a sentire di conoscere questa voce? Perché voglio continuare a parlare con il vento?
“ Io sono Ginevra, solo Ginevra. Non credo di essere la lei del destino di nessuno. Inoltre credo di essere matta perché sento le voci e ci parlo .”
“ Non sono una voce. ”
“ Sei il vento o il signore del vento? ”
“ No, e non esiste il signore del vento. ”
Bene, quindi sento e parlo con una voce che non è una voce e che non è neppure il vento o il signore del vento, che naturalmente non esiste. Quindi con chi cavolo sto parlando?
“ A cosa pensi? Hai una strana espressione. ”
“ Che sono matta a par… un momento tu mi vedi? ”
“ Si perché non dovrei ? ”
“ Perché io vedo solo neve e non mi piace parlare con qualcuno o qualcosa che non vedo e che non conosco”
Una folata di vento mi oltrepassa facendo volare i miei capelli in tutte le direzioni.
“ Puoi chiamarmi Nicola. ”
Mi sento sussurrare all’orecchio e una mano calda prende la mia. E’ dietro di me e non riesco a muovermi, sono come bloccata.
“ Ginevra... ”
Sussurra il mio nome in un soffio leggero vicino ai miei capelli. Ci deve essere della magia nella sua voce perché la tensione scivola via e lentamente mi volto. Mi lascia andare la mano e in qualche modo mi sembra sbagliato. Mi giro e praticamente gli sbatto contro, non pensavo fosse così vicino. Lui non si muove di un centimetro. Faccio un paio di passi indietro e finalmente lo guardo in volto. Folti capelli scuri un po’ scompigliati fanno risaltare gli occhi di un azzurro chiaro e limpido.
Lo fisso in quegli occhi tanto belli da non sembrare neppure veri e mi perdo. Una carezza, è il vento che mi sfiora il viso o è lui? Non riesco a concentrarmi.
“ Ginevra... ” sussurra lui.
“ Sono io, ci siamo già visti ricordi? Non era un sogno. Io ho continuato ad aspettarti.”
Non riesco a muovermi. Perché non riesco a muovermi? Però riesco a pensare. Mi ricordo di lui? Non lo so. Però i suoi occhi… sì i suoi occhi li ho sognati. Ma era un sogno? Non capisco.
“ Ginevra, posso spiegarti se vuoi. Lascia che ti mostri e capirai. ”
Capire. Sì vorrei proprio capire. Capire perché tutto mi è familiare, il luogo, la sua voce, i suoi occhi. Devo essere in trance o sotto shock perché non riesco a parlare.
“ Ginevra ”
Colma la distanza tra noi e mi prende la mano. Mi sorride.
“ Stringi la mia mano se vuoi che ti mostri ”
Lo faccio, riesco a stringere la mano. Un attimo e non vedo più i suoi occhi, mi sta baciando. Immagini mi si riversano nella mente.
Mia madre in ospedale con i capelli scompigliati e mio padre che le tiene la mano.
Un’infermiera consegna un fagotto tra le braccia di mia madre. “ore 23. Ginevra Antonelli” legge papà ad alta voce “ si il braccialetto è giusto, è la nostra piccola” da un bacio alla mamma mentre le dice “ tesoro è il più bel regalo che potessi fami. Domani sarà il nostro primo natale con questa principessa.”
Una donna bella e dall’espressione dolce in un grande letto intagliato nel legno, culla un neonato. “ Benvenuto Nicola e buona vigilia.” Guarda la sveglia sul comodino. Sono le 23. “ Il tuo papà sta lavorando per far felici i bambini, ma domani sarà tutto tuo. ”
Uno spiazzo innevato, una slitta legata a sette renne, un uomo alto e forte che porta sulle spalle un bambino dagli occhi limpidi.“Papà, posso venire con te? ”
“ Nicola sai che devi aspettare di avere 18 anni. ”“ Ma io voglio lasciare i regali ai bambini! ” protesta il piccolo. “ Quando sarai più grande potrai accompagnarmi e un giorno quando sarà il momento prenderai il mio posto, come ho fatto io con mio padre e lui con il suo.” L’uomo alza il bambino senza sforzo e lo mette a terra.
“ E se io decidessi che è ora il momento? ”“ Nicola, non siamo noi a decidere, sono le donne. Per me è stata la mamma e per il nonno la nonna.”
Un ragazzo, capelli neri e occhi limpidi, cammina nervoso attraverso la cucina, mentre la donna bella dall’espressione dolce mette qualcosa nel forno.
“Nicola stai tranquillo, andrà bene. Anche tuo padre era nervoso la prima volta ”
“Non è questo, è che credevo che ieri notte lei sarebbe arrivata. Ormai ho 18 anni”
“ Si, e come tu ben sai li ha anche lei. Ogni ragazza è diversa. Io avevo 24 anni quando ho sognato tuo padre e ho deciso di restare, mentre tua nonna ne aveva 21.”
Nicola sale sulla slitta con il padre e in un attimo sono in cielo. “Secondo te la vedrò questa notte?” “ Beh come te ha 18 anni, è il suo ultimo anno di regali quindi la vedrai sicuramente, ma non è detto che in te si risvegli il legame e che tu percepisca che è la tua lei. La nonna aveva due fratelli piccoli ma il nonno nei due anni che è stato da lei non l’ha neppure notata.” “ Ma tu con la mamma hai capito” “Si, l’ho capito appena l’ho vista, ma mi ha fatto aspettare 6 anni prima di incontrarmi in sogno”
Camera di Ely, sto dormendo in un sacco a pelo ai piedi del suo letto dopo essere tornata dalla discoteca per festeggiare i miei 18 anni. “ Papà, è lei” Nicola si inginocchia vicino a me. “ Ti ho trovata” sussurra.
Camera mia, Nicola si siede sul mio letto mentre sto dormendo. “ Per fortuna tuo fratello è piccolo, così potrò vederti finché non deciderai di venire da me.” Si alza, arriva alla porta e torna indietro. “ Tanti auguri” Mi da un bacio sulla fronte e se ne va .
Camera mia, dormo sopra le coperte, ancora vestita da discoteca. Nicola se ne sta vicino al letto. Si guarda intorno. Prende il mio plaid e mi copre. “Quando verrai da me? Detesto vederti solo una notte ogni anno. Detesto pensare che questa sera non ero io quello vicino a te mentre indossavi questo vestito così corto”
Camera mia, Nicola si siede alla mia scrivania. “ Ah piccola mia, quante foto hai. Questa è così bella. Non arrabbiarti se te la rubo” Mi si avvicina e mi da un bacio sulla fronte. Mi accarezza i capelli. “ Ti sto aspettando da così tanto.” Mi accarezza una guancia. Mugolo qualcosa e apro gli occhi sonnacchiosi “Chi sei ?” Chiedo con voce impastata. “Un sogno” risponde lui . “ Che begli occhi” mormoro “Da oggi sono tuoi, te li regalo” sussurra lui. Mi riaddormento.
Nicola allontana leggermente il viso, i sogni sono finiti e siamo tornati in quel bianco infinito. Mi tiene stretta tra le braccia e mi guarda con i suoi occhi limpidi carichi di domande e aspettativa. Non so se ho capito bene come funziona la cosa. Ma c’è tempo per imparare e capire. Mi metto sulle punte, avvicino il mio viso al suo e bisbiglio tra le sue labbra “Si”.
CHI E' L'AUTRICE
VITTORIA L.A.è una lettrice del blog con l'amore per la scrittura che ha voluto donarci un suo racconto per festeggiare insieme queste feste.



Vi è piaciuto questo nuovo racconto di CHRISTMAS IN LOVE? I vostri commenti ed eventuali domande all'autrice sono più che benvenuti!




BUON NATALE !!!

MERRY CHRISTMAS !!!
DALLA VOSTRA BIBLIOTECA ROMANTICA




CHRISTMAS IN LOVE!...'Natale a Heriot Road' di Stefania Auci


NATALE A HERIOT ROAD

di STEFANIA AUCI

**Questo racconto e una slice of life dei personaggi che ho creato, i protagonisti della mia saga Urban Fantasy Moray Place 12 Edimpburgo
Edimburgo, Natale 2006

Non ho mai capito quest’ossessione per il Natale di voi umani.

Trascorrete giorni a preparare regali che nessuno desidera e ad addobbare la casa con ridicole luci natalizie, rami di vischio che puzzano di naftalina e bambolotti rossi e grotteschi. Alcunii scoprono improvvisamente devoti e pii, e sentono il bisogno di dimostrarlo cantando inni e altre amenità. Altri decidono di essere generosi, così trascorrono le loro giornate in mercatini di beneficenza, che rappresentano una valida occasione per svuotare soffitte o garage e sentirsi sulla buona strada per il paradiso.

Tutti si sentono religiosi. Munifici. Buoni.

Da duecento anni a questa parte, considero questa festa come la manifestazione palese dell’ipocrisia umana.

Perciò, comprenderete il mio disagio quando una mattina di dicembre, Emily ha iniziato a decorare il nostro appartamento di Heriot Row. Sembrava una gazza: svolazzava per casa, appendendo pupazzi vestiti di rosso in giro per le stanze, mentre canticchiava canzoni tradizionali. L’ho lasciata fare, guardandola con freddezza, senza dire una parola.

Lei ha ignorato le mie occhiate e ha continuato imperterrita a trasformare l’appartamento in una filiale di Jenners addobbata a festa.

“Non sapevo che avessi questa passione per le festività natalizie”, ho commentato, dopo aver visto la ghirlanda di rami e velluto rossolla porta della nostra casa. La sua espressione soddisfatta era inspiegabile per me.

Lei ha sorriso, serafica. “Non ti piace il Natale?”

“No.”

Emily ha inclinato la testa, seria, studiandomi. Riesce sempre a sostenere il mio sguardo, senza timore. È l’unica umana che riesce a fare ciò senza rabbrividire.

“Perché?”

Non era una domanda provocatoria, la sua. Era pura, autentica curiosità. Scossi la testa dinanzi a tanta ingenuità.

“Perché lo considero un’inutile parata del conformismo umano. Ignorate il prossimo per gran parte della vostra vita: ve ne ricordate solo a dicembre, giusto per sentirvi generosi dinanzi allo specchio e al mondo. Il mattino dopo lo avete già dimenticato”, ho commentato, riportando la mia attenzione al libro che stavo leggendo.

“Non è così per tutti. I bambini adorano il Natale perché è magico. È il momento in cui puoi far capire alle persone che ti sono accanto quanto tieni a loro”, ribatté lei, ostinata.

“Non lo metto in dubbio.” Ho replicato seccamente. “Ma non credo ci sia bisogno di una festa per certe dimostrazioni. In verità, questa è una motivazione ridicola”.

Fine della discussione.

Lei ha abbassato gli occhi e si è allontanata senza una parola. La mia risposta deve averla amareggiata: nei suoi occhi è affiorato un velo di delusione, subito spazzato via da una scintilla di divertimento. È sparita nella nostra camera con un sorrisetto misterioso stampato in viso.

La conosco: quel suo sguardo è presagio di qualcosa di spiazzante e inaspettato. Non capirò mai la logica di Emily: troppo umana. E forse, è questo il vero motivo per cui sono legato a lei: perché è l’unica donna che non potrò mai conoscere davvero.

Un mistero.

Dal canto mio, posso dire che in più di duecentocinquant’anni di vita ho sempre osservato queste feste con distacco. Con fastidio. Trovo assurdo che si debba aspettare una data per dire alle persone che condividono la nostra esistenza quanto hanno valore per noi. Di più: trovo ridicolo dimostrarlo con un oggetto.

I miei fratelli sono importanti per me. Ho cura di loro, li proteggo ogni giorno di ogni anno. Per tutto il tempo che il Destino mi concederà di trascorrere su questa terra come capo di questa famiglia, io sarò responsabile del loro benessere. Non provo sentimenti mutevoli. Conosco bene quali sono i miei compiti. Quale è il mio ruolo.

So chi sono.

C’è un solo motivo per cui un vampiro può amare il Natale: le persone sole si ubriacano più spesso del solito e divengono facili prede da dissanguare.

A parte questa valutazione molto schietta, che potrà urtare la vostra delicata sensibilità umana per la sua crudezza, io non vedo altre ragioni per considerarlo un giorno diverso o più importante

Emily, invece, appariva felice. Il suo viso era allegro, come se un’emozione segreta brillasse al centro dell’anima e venisse fuori attraverso i suoi occhi. L’ho vista preparare un pacco da spedire ad Anne, la sua amica che vive a Dartmouth, e le cartoline di Natale per le sue ex colleghe dell’agenzia Anderson. Ha persino comprato un regalino per Alyssa, Audrey e Duncan, i miei fratelli.

Quando le ho fatto notare che “noi” non festeggiamo il Natale, lei si è stretta nelle spalle e mi ha scoccato un’occhiata tra l’ironico e l’impaziente.

“Vuoi scommettere?”

Non ho replicato. Se ne accorgerà da sola.

La notte di Natale l’ho vista imbacuccarsi con giubbotto, cappello e sciarpa. Sul suo viso, un’espressione soddisfatta, piena di attesa. Sembrava davvero una bambina felice.

“Vado in cattedrale, per la funzione della vigilia. Suppongo che tu non voglia venire…”

Ho riso, più per il suo tono di voce speranzoso che per la battuta.

Io. In una chiesa. La notte di Natale.

Credo che l’edificio crollerebbe pietra su pietra se vi mettessi piede. Dio, ammesso che esista, avrebbe più di qualcosa da rimproverarmi… qualcosa come migliaia di esseri, umani e non, ammazzati con le mie stesse mani senza rimorso.

“No”, ho risposto. “Però ti accompagno. Non voglio che tu vada in giro da sola.”

“C’è un sacco di gente in giro stanotte, Oliver” ha sbuffato lei, sulla soglia di casa. “Chi credi che possa voler far male a qualcuno”

“Posso farti un paio di esempi pratici, se vuoi. A quel punto però, il tuo spirito natalizio sarebbe distrutto e non avresti più voglia di festeggiare”, le ho spiegato, chiudendo la porta del nostro appartamento al 25 A di Heriot Row. Lei non ha risposto, limitandosi a uno sguardo cupo.

Ha capito benissimo cosa intendevo.

Sulla soglia della chiesa, mi ha lanciato un’occhiata accorata. Mi ha stretto la mano.

“Non andrai a caccia stanotte, vero?”, ha sussurrato nell’orecchio, con la voce che cercava di nascondere il disagio che provava.

“Spirito del Natale, eh?”, domandai, provocatorio. Prima che potesse ribattere, risposi. “Sono andato ieri notte con Duncan, mentre dormivi. Nessun assassino sporcherà il tuo prezioso Natale con le sue scellerate azioni.”

Emily ha scosso la testa, con la faccia rossa di freddo e disagio, colta in contropiede dal mio sarcasmo. “Oliver, non intendevo dire questo…”

Ridacchiai. “Bugiarda. Perché non ammetti semplicemente che avevo ragione?”

È sparita oltre la porta della chiesa, dopo avermi scoccato un’occhiataccia, seccata per non aver avuto l’ultima parola. Ho riso dinanzi alla sua espressione accigliata: Emily è così umana.

Così… rara.

Mentre Emily seguiva la cerimonia religiosa nella cattedrale, io ho camminato per le strade di Edimburgo addobbate a festa per Hogmanay, piene di turisti e di ubriachi. Nei close, le coppiette facevano a meno del vischio per baciarsi.

È cambiata, la mia amata Auld Reekie…

Castle Rock è illuminata a giorno, il Royal Mile è pieno di negozi di dubbio gusto. Strade ingombre di auto e taxi. Musica e baccano dovunque. Non c’è più traccia del silenzio della notte.

Gli esseri umani, invece, sono sempre gli stessi.

Meschini. Bugiardi. Ipocriti. Vigliacchi.

Emily mi ha raggiunto dinanzi lo Hub. Abbiamo fatto una piccola passeggiata, sino ad arrivare alla spianata dinanzi il Castello. Il suo fiato si condensava in piccole nuvole di vapore. Era stretta al mio braccio, la sua testa appoggiata sulla mia spalla.

La sua mano calda nella mia, gelida.

Mi guardava come se fossi l’essere più importante della terra. E questa è una cosa che non riuscirò mai a capire. Ad accettare. Mi mette a disagio.

Ci siamo fermati ad ammirare la città illuminata ai nostri piedi. Il vento freddo ha fatto rabbrividire Emily.

“È bellissima” ha sussurrato, con gli occhi fissi sui tetti di ardesia della New Town. Poi ha alzato gli occhi su di me. Mi ha regalato uno sguardo carico di tenerezza.

I suoi occhi verdi, intensi e puliti, erano come quelli di un bambino.

“Buon Natale, Oliver.”

L’ha detto piano, guardandomi quasi con timore, deglutendo. Nelle sue mani, un piccolo pacco di carta dorata.

L’ho preso, più incredulo che irritato. Rabbia e fastidio si agitavano nella mia mente: non avevo detto che non avevo alcuna intenzione di partecipare a quell’insulsa festa umana? Perché aveva pensato a un regalo? Per me? Non aveva capito niente, allora!

Stavo per ridarle il pacchetto ma l’espressione dei suoi occhi mi bloccò: erano carichi di attesa. Timore. Speranza. E di quel sentimento che non riesco più a sentire, ma che lei sa provare in maniera immensa e unica.

E quest’emozione era rivolta a me.

Scuotendo la testa, contrariato, l’ho scartato: era un libro antico. L’ho sfogliato in silenzio, mentre Emily mi scrutava, nervosa. Aveva compreso che non avevo gradito quel gesto e adesso spiava le mie reazioni, incerta.

“È un’edizione degli Amores di Ovidio, del 1880. Il signor Clark mi ha assicurato che si tratta di un volume in ottime condizioni. Io… io so che tu ami più la letteratura greca, ma hai quasi tutto, così ho pensato a questo… e ho visto che non lo avevi, così…”, spiegò, impacciata. La sua voce si perse in un soffio di vento. Era divenuta sempre più flebile. Spaventata.

Io non risposi subito.

Il risentimento, all’improvviso, si è trasformato in qualcosa d’inaspettato. Doloroso. Consolatorio. Caldo. Qualcosa di sconosciuto, che posso descrivere solo per approssimazione.

Lei aveva pensato a un dono per me. Era andata a cercare qualcosa che io non possedevo e che potesse piacermi. Non è un’impresa facile: la mia collezione di libri antichi di letteratura classica è una delle più ricche di tutta la Scozia, se non della Gran Bretagna.

E aveva scelto Ovidio. Non i più conosciuti Catullo o Orazio.

Mi accorsi che il suo sguardo si era rattristato. Si mordicchiò il labbro; gli occhi si arrossarono. Non era per il freddo, ne ero sicuro.

“Se non ti piace non fa nulla, puoi cambiarlo…” mormorò, chinando gli occhi a terra.

“No” risposi, piano.

Lei alzò la testa, sorpresa.

“Non lo cambierò”, spiegai. Tenni il volume tra le dita, senza guardarla. “È molto bello. Solo… non me lo aspettavo”.

Era il primo regalo di Natale che ricevevo in più di due secoli. Ero più sconcertato di quanto volessi ammettere, ma non era questo a stupirmi, quanto la sensazione di benessere, di calore che sentivo dentro. Qualcosa di anomalo, disturbante e insieme piacevole.

Sentirmi così era… strano.

Il viso di Emily si spalancò in un sorriso luminoso che arrivò sino agli occhi, riempiendoli di emozione. Mi abbracciò, tenendo il viso sollevato verso il mio.

“Natale è far capire agli altri che sono importanti nella nostra vita. Tu sei fondamentale nella mia: nessuno mi ha mai donato quanto mi ha dato tu, anche se sei… quello che sei, e non mi importa, perché... perché solo tu riesci a farmi sentire viva. Volevo che lo sapessi”, confessò. La sua voce tremava. Le sue palpebre sbattevano troppo velocemente. Il suo cuore, lo sentivo, era accelerato.

Annuii, senza parlare. Lei appoggiò la testa sul mio petto morto.

“Buon Natale, Oliver.”

Sorrisi tra me. E poi la baciai, sotto gli occhi indifferenti di decine di persone.

Un’umana e un vampiro. Ma a chi poteva importare?

È lei che è importante per me.

Davvero importante.

CHI E' L'AUTRICE

Mi chiamo STEFANIA AUCI. Sono nata a Trapani, nella gloriosa annata del 1974. Laureata in giurisprudenza nel 1999, ho provato a cercare la strada della mia vita e devo dire che non mi son fatta mancare nulla: avvocato, insegnante, segretaria d’orchestra e cancelliere presso il Tribunale di Firenze. In tutto questo, ho continuato a scrivere passando dai quaderni di scuola al mio amatissimo laptop. Sposata (sant’uomo, mio marito…), con due figli (tre, se si conta il computer di cui sopra) e una gatta bisbetica, vivo a Palermo dal 2005. Cosa scrivo? Paranormal e urban fantasy, con un tocco di suspence. Amo esplorare il lato oscuro dell’uomo, con un tocco di ironia (che non guasta mai) e mescolare realtà e leggenda. Tra le mie letture preferite, i grandi classici, la letteratura inglese dell’Ottocento, i ghost tales, e in genere, romanzi urban fantasy e thrillers, qualcosa di romance e di saggistica, e un po’ di narrativa italiana. Altra mia grande passione: i viaggi, specie nel Regno Unito.Non è un caso che tutte le mie storie siano ambientate lì…

IL BLOG DI STEFANIA AUCI : http://morayplace12.blogspot.com/

Vi è piaciuto questo nuovo racconto di CHRISTMAS IN LOVE? I vostri commenti ed eventuali domande all'autrice sono più che benvenuti!


Un magico Natale...ancora con Walt Disney !



Uno dei film di Natale, La Principessa e il Ranocchio, l'abbiamo detto, è siglato Walt Disney (vedi qui) , ma anche standocene comodamente a casa possiamo godere dell'abilità creativa della casa produttrice di cartoni animati per eccellenza, e soddisfare il nostro lato bambino...non so voi ma in me è più che vivo e vegeto!
A uno dei miei cartoons preferiti - Beauty and the Beast (Bella e la Bestia) - qualche anno fa è stato aggiunto un episodio natalizio - Beauty and the Beast , the Enchanted Christmas ( Bella e la Bestia, Un Magico Natale) - ...ve ne propongo una clip, perchè cattura l'atmosfera delle feste ed è semplicemente delizioso! Enjoy!





Vi piacciono i cartoni animati come questo o li ritenete solo un bel ricordo d'infanzia?



CHRISTMAS IN LOVE!...'Il Gatto Magico' di Flora...


IL GATTO MAGICO

di FLORA NOVELS

Sta per arrivare Natale e Serena si preoccupa quando scompare il suo gatto nero...


- Ciao vicina. Sono venuto a sfamarti. Rimani qui oggi a pranzo?

Renato entrò poco dopo la chiusura del negozio. Veniva spesso a rifornirmi di cibo dal ristorante che gestiva accanto alla mia libreria.

- Sì, devo sistemare la vetrina e preparare l'albero di Natale. Manca meno di un mese, ormai. E per mia fortuna, almeno in questo periodo, la gente si ricorda di saper leggere. Tu non hai lo stesso problema, nessuno si dimentica di mangiare.

- Già. Comunque, a parte i soliti lettori fedeli, gli altri usano i libri per ammazzare le mosche. Capita pure a me ogni tanto.

- Allora, cosa mi hai portato? Che c'è lì dentro? - chiesi incuriosita, ignorando il suo sarcasmo.

- Un pasto da strega: pipistrelli, code di lucertola, occhi di coccodrillo, - scherzò lui.

- Insomma i resti della mattinata, - commentai stando al gioco. - Me li porti solamente per evitare di buttarli nella spazzatura, non è così?

- Ma se ti tratto da regina! E tu come ripaghi la mia generosità? Con l'oroscopo personalizzato, le fasi lunari, le percezioni psicomedianiche e i frullati di energia sensitiva. Ho dimenticato qualcosa?

- Sì, le scarpe. Ti ho tirato una scarpa una volta.

Gli sorrisi mentre mi apprestavo a consumare i "resti" provenienti dal suo locale.

La sua attività commerciale era più vecchia della mia. Renato la gestiva con suo fratello, io con un'amica. I nostri rispettivi soci erano già sposati con prole. Noi, invece, giocavamo agli eterni single sui trenta e dintorni, scherzavamo sulle nostre disavventure sentimentali e finivamo con l'affogare i dispiaceri nel lavoro.

A volte sembrava che Renato mi vedesse davvero come una strega. Capelli corvini, viso pallido, grandi occhi scuri. Avevo un fisico asciutto, vestivo in maniera casual con colori decisi: tutto nero, tutto rosso, tutto giallo. Raramente spezzavo la mia figura perché così riuscivo a dare l'illusione di essere più alta.

Il tocco finale, quello che faceva di me una strega a tutti gli effetti, era il gatto nero dagli occhi verdi che si aggirava con curiosità e discrezione nel mio negozio.

Era Orfeo il vero sensitivo, io lo diventavo occasionalmente, di riflesso, come risultato di una sorta di simbiosi. La sua indifferenza o l'ostilità verso una persona si rivelava solitamente giustificata da qualche ragione.

Stavamo insieme da otto anni nel pieno rispetto della reciproca indipendenza. Si era abituato al quartiere e aveva imparato a restare lontano dai libri, tranne quando cercavo di concentrarmi nella lettura.

Renato era l'unico estraneo a cui faceva le fusa. All'inizio si erano squadrati guardinghi poi avevano fatto amicizia. Ma il passatempo preferito del mio amico felino rimaneva il vagabondaggio. Soltanto io ero in grado di andarlo a ripescare.

Però non ero in grado di convincere Renato che essere una specie di sensitiva in erba non aveva niente a che fare con riti e magie nere. Il mio era un interesse di carattere spirituale. Ero attratta dai misteri. Tutto qui. E non c'era verso di persuaderlo che persino dietro un banale oroscopo poteva celarsi una qualche verità su di noi e sulla nostra personalità.

- Se non sbaglio, ti sei riconosciuto perfettamente nel ritratto che ho fatto di te, - gli ricordai, poco propensa ad arrendermi.

- Sì, lo ammetto, mi hai descritto molto bene. Cosa sono io? Ah sì, un Ariete impulsivo, entusiasta, dinamico. Ma non bisogna sottovalutare il mio ascendente: un Toro tranquillo, controllato, meditativo. Quindi convivo con due anime opposte, contrastanti ma complementari. Io di tutto questo ho capito solo che le corna sono nel mio destino: Ariete-Toro. Non c'è scampo.

- Siamo sulla stessa barca. Io sono Capricorno-Toro, - replicai ridendo.

- Entrambi segni di terra. E da quanto mi hai detto, dovresti essere piuttosto razionale. Invece...

- Invece ho spesso la testa fra le nuvole, giusto? Beh, si spiega facilmente se consideri che la terra racchiude un po' tutti gli elementi.

- Il discorso non fa una piega, - concordò ironico.

- Già. Ma ci sono altri oroscopi interessanti, come quello cinese, per esempio, - continuai infervorata dal mio argomento preferito. - Non mi pare di avertene parlato. Sai che c'è un animale simbolo per ogni anno di nascita? Il mio è quello della scimmia. Sono una specie di monella: curiosa, creativa, irrequieta e piena di idee.

- È perfetto per te. Sentiamo scimmiotta, che animale sarei io?

- Una tigre: ribelle, indisciplinato, coraggioso e carismatico. Un tipo difficile con cui non ci si annoia.

- E nonostante il carisma...sfigato in amore, - concluse lui con una punta di amarezza.

- No, per quello è una questione di tempi, non è ancora arrivato il nostro momento ma sento che manca poco.

Quel "nostro" suonava ambiguo. Renato comunque non se ne accorse perché era troppo impegnato a prendermi in giro.

- Davvero manca poco? Allora avvertimi Serena, mi raccomando. Se la fortuna deve bussare alla mia porta, voglio farmi trovare in casa.

- Sei un miscredente. La fortuna è dentro di te, - lo ammonii.

Renato mi guardò con quei suoi teneri, sfacciati occhi azzurri.

- So già cosa mi regalerai a Natale. Quel libro alle tue spalle: "Scoprite i poteri segreti della vostra mente".

- Te lo regalo subito, se ti togli dai piedi.

Renato simulò un inchino scherzoso e poi se ne andò strizzandomi l'occhio.

Era simpatico, aveva un portamento sicuro e un aspetto mediamente attraente. Eppure le ragazze se lo lasciavano scappare, inspiegabilmente...

No, la spiegazione c'era. Lui detestava le briglie, le bugie, la noia e le persone che ti vogliono trasformare in una brutta copia di loro stessi. Io ero un po' più tollerante verso le debolezze umane, però condividevo quel tipo di allergia.

Quando lo conobbi aveva appena rotto con la sua ragazza. Io invece avevo prolungato l'agonia della mia relazione per altri cinque mesi.

Un bel legame platonico si era rinsaldato tra due cuori infranti. Io lo coinvolgevo nelle mie letture, nello yoga, nell'ironico interesse per le scienze occulte e lui mi trascinava in barca a vela d'estate e in estenuanti corse al parco d'inverno.

Fu proprio di ritorno da una maratona mattutina che, la settimana successiva, Orfeo sparì dalla circolazione. Non era inconsueto ma il secondo giorno cominciai a preoccuparmi perché normalmente si faceva sempre ritrovare.

Quella sera in negozio Renato tentava di risollevarmi il morale, a modo suo.

- Andiamo! Avrà diritto anche lui alla settimana bianca e ad un'avventura con una bella gattina.

- Questo è quello che hai intenzione di fare tu.

- Scherzi? Dopo quasi un anno di astinenza si profila all'orizzonte altra astinenza. Fra poco mi daranno i "voti" per buona condotta, mi toccherà dire la messa la domenica.

Una distensiva risata mi rinfrancò e mi rese dolcemente sfrontata.

- Non ti ci vedo. Ti vedo meglio a continuare con il tuo sistema.

- Il mio sistema?

- Tutto quello sport... In mancanza di esercizi fisici più piacevoli..., - lo canzonai maliziosamente.

- È una deduzione che ha qualche fondamento, - ammise prima di ribattere a tono. - E dimmi, con te funziona? Fai sport pure tu...

Quella considerazione mi colse di sorpresa. Avevamo affrontato spesso argomenti "delicati", eppure in quel momento sentii aleggiare un certo disagio. Chissà, magari era colpa delle feste natalizie. Purtroppo sono fonte di grande malinconia per le persone sole. E poi c'era Orfeo. La sua lontananza mi rendeva vulnerabile. Ignorai quella sensazione e risposi francamente.

- Beh, non è la stessa cosa, - gli confidai con un certo imbarazzo.

- No, decisamente no, - replicò con lo stesso sorriso ambiguo e imbarazzato.

- Intanto quel disgraziato mi ha piantata, - mi lamentai ancora pochi istanti dopo, cercando di cambiare discorso.

Renato mi fissò un po' stordito. - Di chi parli?

- Del mago Zurlì, - risposi in tono sarcastico.

- Oh, scusa. Orfeo! Non hai nessun contatto sensoriale?

- Vuoi prenderti gioco di me? - risposi lanciandogli un'occhiataccia. - Ero convinta che non ci credessi. Cos'è questa novità?

- Non è una novità. Tutto ciò che riguarda quel gatto è misterioso, quindi anche tu. Ricordo perfettamente la sua diffidenza e la sua gelosia quando mi ha conosciuto. Poi si è abituato, l'ho conquistato. Però se mi avvicino troppo a te inizia a soffiare e a gonfiare il pelo. Credo abbia paura che tu possa soffrire di nuovo.

- Uhm, te lo sarai immaginato, - affermai dubbiosa.

- Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Lo stesso vale per i ciechi.

- Non sono sicura di seguirti. Che significa questa frase?

- Sei tu la strega, dormici sopra scimmietta, - dichiarò prima di congedarsi.

Ottimo consiglio però dormii solamente un paio di ore e poi non avevo voglia di analizzare le sue parole sibilline.

L'indomani Orfeo era ancora latitante e il mio amico Renato aveva scoperto il gusto del mistero. Quelle osservazioni si riferivano a me, alla mia diffidenza e alla mia paura di un nuovo rapporto. Ma che c'entrava con lui? Noi non eravamo una potenziale coppia. O sì? Forse lui aveva visto qualcosa più chiaramente di me.

Avevo una cattiva influenza su Renato se cominciava a stravedere. Comunque non potevo preoccuparmene in quel momento perché avevo un milione di cose da fare in libreria.

La giornata fu lunga e frenetica, come sempre sotto le feste, così arrivai distrutta alla fine della serata.

L'assenza di Orfeo mi angosciava e mi pesava. Sì, dovevo ammetterlo. Avrebbe potuto essere ferito o peggio. Le mie energie positive sembravano scomparse con lui.

Renato mi trovò abbattuta e stanca, vestita di nero e sbiancata in volto. Mi stavo dondolando sulla sedia di vimini che arredava l'angolo dei libri per bambini. Incrociai il suo sguardo e ricambiai la calda intensità del suo sorriso.

- Una bella ragazza che si chiama Serena non può non essere "serena". È proibito. Ti ho portato un antidoto contro le sventure. La pizza "Tiramisù".

- Hai messo il mascarpone nella pizza? - domandai sbalordita.

- No. È una mia invenzione con delle spezie particolari dagli effetti miracolosi sull'umore.

Gettai un'occhiata nella scatola aperta e accennai una smorfia. - È una comunissima margherita, - commentai.

- Apparenze, solo apparenze. E tu saresti una strega?

- Non sono più una strega senza il mio gatto.

- Poco tempo fa qualcuno mi ha rivelato un segreto: "la fortuna è dentro di te".

- Bene! Ho creato un mostro. Usi le mie "pillole di saggezza" contro di me, ora?

- Non contro di te. Per te, - affermò lui con un tale slancio che mi venne istintivo avvicinarmi e baciarlo affettuosamente sulla guancia.

Quando mi scostai i nostri sguardi si allacciarono, turbati dalla paura e dal desiderio. Deglutii a fatica e la sua mano tremò posandosi sulla mia. Mi allontanai smarrita con la scusa della pizza e quell'istante magico svanì.

La pizza rimise le cose a posto. Il mio umore migliorò e noi tornammo gli amici di sempre. Beh...più o meno.

La nostra conversazione stava proseguendo su argomenti impersonali e generici quando un rumore sul retro del negozio attirò la nostra attenzione. Renato si offrì coraggiosamente di controllare ed io lo seguii.

Il mio adorabile micio nero se ne stava lì, ritto sulle zampe anteriori agitando la coda festosamente. Un sorriso di sollievo e una lacrima di gioia sfuggirono al mio controllo.

Lo strinsi forte fin quasi a soffocarlo mentre lui strusciava il muso sul mio petto. Sicuramente se l'era cavata ma, riportandolo dentro, provvidi a sfamarlo e lui alla fine si accucciò sul mio grembo.

- Stanotte dormi con me, furfante, - lo avvertii.

Renato non resistette alla tentazione di una battuta. - Da quanto tempo non sento pronunciare questa frase da una donna!

Ed io non resistetti alla tentazione di deriderlo. - Non vorrai interrompere la tua astinenza?

Renato accarezzò il mio felino vagabondo strapazzandogli dolcemente le orecchie.

- Orfeo, amico... la tua padrona mi sta deliberatamente provocando e non si è accorta di essere in una posizione pericolosa.

- Pericolosa?

Per tutta risposta mi indicò il faretto che avevo decorato con il vischio.

- Quella di baciarsi sotto il vischio è una stupida usanza. Tutta scena.

Forse Renato stava per replicare alla mia osservazione però Orfeo fu più svelto. Mi abbandonò e andò da lui a fargli le fusa.

Io e Renato ci scambiammo un'occhiata divertita, imbarazzata, incredula.

- Orfeo, ti proibisco di intrometterti nella mia vita privata!

Lui sembrò ignorarmi e la situazione rischiava di incantarsi.

Fissammo Orfeo, lì impalati nel silenzio finché all'improvviso non si spensero le luci. C'era buio in strada, quindi doveva trattarsi di un guasto esterno.

- Cerchiamo di recuperare un paio di candele, - propose Renato.

Il lieve chiarore dei lumini di cera natalizi esposti in vetrina ci fu di grande aiuto. Orfeo, invece, perfettamente a suo agio nell'oscurità, si era prudentemente occultato dietro la porta. Lo prelevai e lo sistemai sul bancone. Avevo un conto in sospeso con lui.

Poi notai che Renato, a due passi da me, lottava disperatamente per non ridere.

- Ridi pure, se ti va, ma spiegami almeno il motivo.

- Sopra di te, - mi indicò.

Sollevai la testa, individuai subito un altro dei miei faretti decorati con il vischio e scoppiai a ridere praticamente fra le braccia di Renato che proponeva di ammettere la sconfitta.

- Arrendiamoci!

Non avevo scelta, ero ancora così euforica che non opposi resistenza quando sentii le sue labbra sulle mie.

Quella risata si spense di colpo e si trasformò. Anche il bacio si trasformò, divenne profondo, intimo, infinito.

Il ritorno della luce ci separò e fu allora che ci rammentammo del terzo incomodo.

Orfeo evidentemente voleva ricordarci il suo ruolo perché si era messo a fare le fusa, strusciando in circolo attorno alle nostre gambe unite.

- Era questo il tuo piano, signorino? La fuga, il ritorno, il vischio? Come siamo ridotti se deve essere un gatto a farci vedere quello che abbiamo sotto il naso!

- Una magia. L'amore è una magia e Orfeo non è un gatto qualunque, è magico perché appartiene a una strega. Non avevi detto che il nostro momento sarebbe arrivato presto?

- Non intendevo nostro-nostro. O sì? Per questo tu...

- È chiaro che non sei completamente consapevole dei tuoi poteri. Un giorno lo sarai, rilassati. Nel frattempo sei in grado di prevedere se avremo Cupido sempre tra i piedi? Non fraintendermi, lo adoro, ora più che mai. Anzi inventerò una pizza, la pizza Orfeo, soprattutto se sarà così intelligente da concederci un po' di privacy. Mi sento spiato.


Orfeo probabilmente aveva capito tutto. Infatti si avviò con discrezione verso la sua cuccia e lasciò a noi il compito di trasformare la magia dell'amore in realtà.


CHI E' L'AUTRICE

FLORA NOVELS è lo pseudonimo di una scrittrice che ha dedicato un intero blog, Novellando (http://novellando.blog.tiscali.it/), alla sua passione per la scrittura, su cui pubblica periodicamente i suoi racconti. Di se stessa dice: Adoro leggere, scrivo sin da ragazzina e sono ancora alla ricerca dell'occasione giusta per trasformare la mia passione in un mestiere a tutti gli effetti. Nel suo blog troverete il frutto della mia esperienza come autrice di novelle e romanzi (non solo rosa).


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