DEMON'S NIGHT di Gena Showalter

Autrice: GENA SHOWALTER
Titolo originale: The Darkest Night
Genere: Paranormal
Ambientazione: Budapest, giorni nostri
Pubblicazione originale: ed. HQN Books, aprile 2009, pagg.384
Pubblicato in Italia: ed.Harlequin/Mondadori, collana BlueNocturne, nr.2, aprile 2009
Parte di una serie: 1°romanzo della serie 'Lords of the Underworld'
Livello sensualità: Medio
Giudizio :
I guerrieri avevano scatenato il male per vendicare il loro orgoglio ferito e ora erano costretti a ospitarlo dentro di sé. Così erano nati i Signori degli Inferi.
Un guerriero immortale costretto da una maledizione a morire e a risorgere ogni notte... Una giovane donna mortale tormentata dagli echi del passato... Da sempre Ashlyn Darrow sente le voci delle persone che il destino ha condotto in quei luoghi. Un tormento che non le dà pace, finché non viene a sapere che nella cupa fortezza alle porte di Budapest vivono delle creature dai poteri soprannaturali in grado di salvarla. Quando incontra Maddox, un impetuoso guerriero prigioniero di un inferno tutto suo, per lei è come un sogno che si avvera. Le voci improvvisamente tacciono, e una passione irresistibile l'attrae verso quell'uomo cupo e affascinante. Ma ogni bacio, ogni carezza, la conducono più vicino alla distruzione, e a un'estrema prova d'amore.

Premessa

Migliaia di anni fa, gli dei crearono dei guerrieri immortali che fossero al loro servizio per difenderli dai nemici. Un giorno Zeus re degli dei, decise di affidare il suo bene più prezioso a Pandora, valorosa guerriera. Un vaso sacro, dimOuniak, formato con le ossa della defunta dea dell’oppressione contenente demoni così malvagi e devastanti da non poter restare neanche negli Inferi. Ciò scatena la gelosia e l’invidia degli altri guerrieri, che per dimostrare agli dei di aver commesso un errore nell’affidare il vaso a Pandora, decidono di liberare nel mondo i demoni racchiusi nel vaso. Nella confusione generale, il vaso misteriosamente scompare. I guerrieri non riuscirono a ricatturare gli spiriti maligni, che purtroppo scatenarono una guerra violenta e sanguinaria tra gli umani, uccidendoli e divorandone le carni. Il mondo era piombato nel caos e nelle tenebre.

Per fermare la guerra, gli dei decisero di condannare i guerrieri che l’avevano scatenata per vendicare il loro orgoglio ferito, ad ospitare dentro di sè un demone…

Questi guerrieri sono ora i “ Signori degli Inferi”(Lords of the Underworld).

I protagonisti del romanzo

MADDOX è un guerriero immortale creato per proteggere il re degli dei. Dall’apertura del vaso porta in se il demone della VIOLENZA divenuto tutt’uno con lui. L’uomo non poteva vivere senza il demone e il demone non poteva manifestarsi senza l’uomo. Ma essendo colpevole anche dell’uccisione di Pandora, custode del vaso, Zeus aveva lanciato su di lui una seconda maledizione: ogni giorno a mezzanotte sarebbe morto come Pandora, trafitto per sei volte da una spada allo stomaco. Avrebbe poi passato tutta la notte a bruciare tra le fiamme degli Inferi, per poi tornare in vita la mattina e tornare a morire la notte successiva.

ASHLYN DARROW è una donna che sin da bambina sente le voci. Le bastava stare ferma in un posto per sentire tutte le conversazioni avvenute là nel corso del tempo: passato, presente e lingua non avevano importanza. Per qualcuno questo era un dono, ma per lei era un incubo. Quando ,giunta a Budapest, ha sentito parlare di uomini dalle capacità misteriose che vivevano nella foresta, decide di cercarli con la speranza che questi potessero aiutarla a fermare o controllare le voci. Non poteva più vivere con le voci.

La storia : Un gruppo di sei guerrieri, belli, seducenti, affascinanti e pericolosi, vive isolato da un’eternità, in una fortezza situata in cima ad una collina circondata da una fitta foresta, affacciata sulla città di Budapest. Vivendo isolati e non facendo del male a nessuno degli abitanti della città, i guerrieri avena creato una sorta di legame di protezione con gli umani. Quest’ultimi infatti li credevano “angeli”, esseri magici. Non sono dello stesso parere i Cacciatori, una lega di uomini mortali decisi a distruggere coloro che avevano scatenato tanto male sin dai tempi dell’antica Grecia, quando nei giorni di guerra, stragi, urla e morte, i guerrieri erano più demoni che uomini. Giorni in cui la fame di distruzione dei demoni aveva preso il sopravvento su di loro e dettava ogni loro crudele e sanguinaria azione.

I Cacciatori, seppur più deboli fisicamente, avevano imparato a combattere con l’astuzia, addestrando le donne perché fungessero da Esca per sedurre e distrarre i guerrieri e colpirli a morte decapitandoli. Così era stato ucciso uno dei guerrieri, Baden, custode della Sfiducia, il cui demone una volta uscito dal suo corpo vagava ora senza controllo. Nessuno sapeva dove ora risiedesse. Per paura che il suo demone, Violenza, potesse prendere il sopravvento in presenza di umani e far loro del male, da anni Maddox non lasciava la fortezza se non per brevi passeggiate nella foresta sottostante . Ogni tanto si concedeva un’amante, ma per evitare di destare il demone dentro di lui, si concedeva solo unioni veloci, impersonali e vuote, soddisfacenti solo dal punto di vista fisico. Non le guardava neanche in faccia e per proteggere i segreti dei guerrieri, non le faceva entrare nella fortezza ma le possedeva nella foresta per poi mandarle via con un ammonimento: se fossero tornate sarebbero morte.Durante una perlustrazione nella foresta per eliminare dei Cacciatori infiltrati, Maddox incontra Ashlyn.

Ashlyn aveva sentito parlare in città di uomini dai poteri misteriosi ed era andata a cercarli con l’intendo di liberarsi delle voci. Incontra Maddox nella foresta, dopo che si era scontrato con i Cacciatori. La sua espressione è di pura brutalità mentre si sta avventando a tutta velocità su di lei. Maddox, annusandola e tenendola ferma, le chiede se anche lei è un Cacciatore e se ha un tatuaggio (a forma di infinito che hanno tutti i Cacciatori sul polso). Ashlyn non capisce a cosa si stia riferendo,ma la cosa che la colpisce di più in quell’uomo con capelli neri e dai luminosi occhi viola, imponente, muscoloso e dall’aria selvaggi è … il silenzio. Con Maddox vicino, 'le voci' spariscono. Per la prima volta nella sua vita Ashlyn può “sentire” il silenzio, la quiete. Il suo desiderio si è avverato e quell’uomo dallo sguardo omicida davanti a lei, non le fa più paura. Per lei lui è un angelo, non un demone. Come potrebbe un demone essere fonte di pace?

Ma al chiarore della notte Ashlyn non può non vedere un altro viso materializzarsisotto la pelle di lui, l’ombra di qualcun altro dagli occhi rossi come braci, zigomi scheletrici e denti simili a zanne aguzze. Eppure, quando lui la lascia sola, lo prega di tornare e lo ringrazia quando lui torna.

Maddox a sua volta rimane affascinato da questa donna che non ha paura di lui, che anzi osa zittirlo. Da subito guardandosi negli occhi provano una forte attrazione reciproca. Ashlyn lo prega di portarla con lui, vuole restare con quell’uomo per imparare a controllare l'e voci 'da sola. Ma Maddox teme che Ashlyn possa essere un’Esca, non può portarla alla fortezza e mettere in pericolo tutti gli altri guerrieri. Ma all’avvicinarsi della mezzanotte e al compimento della sua maledizione, Maddox deve rientrare urgentemente alla fortezza e deve decidere se abbandonarla nella foresta o portarla con sè.Dapprima decide di abbandonarla, ma allontanandosi la ode emettere un lamento straziato che spesso anche lui era tentato di lasciarsi sfuggire. E questo scatena in lui il bisogno di aiutarla e di toccare la sua pelle morbida. Quel bisogno diventa più forte di Violenza, un fatto incredibile, senza precedenti. Tenere Ashlyn tra le braccia fa indietreggiare l’inferno della sua vita. Gli crea un’emozione più potente di qualsiasi cosa e un'emozione che minaccia di assumere il controllo.

Maddox non vuole dentro di lui un’altra forza capace di dominarlo. Ma non può fare a meno di chiedersi perché quando Ashlyn lo ha visto coperto del sangue dei Cacciatori non abbia reagito con paura e orrore. Perché era stato un sorriso a illuminarle il viso? Non riesce a darsi delle spiegazioni, ma la porta con sè. Giunti in fortezza, il destino di Maddox si compie. Gli altri guerrieri, anche loro prigionieri ognuno di un suo inferno personale e custodi ognuno di un demone diverso e crudele, sono contrari alla presenza di Ashlyn, sicuri che sia un’Esca mandata dai Cacciatori per scovarli, indebolirli e ucciderli. Non capiscono come quella donna possa così facilmente influenzare l’umore di Maddox e Violenza, al punto di far loro perdere la testa e le staffe. Ma Maddox sa che Ashley non è andata da lui con l’intento di distruggerlo. Non ha secondi fini. E’ innocente.

Ashley invece scopre suo malgrado di essere stata davvero un'Esca. Usata dalle persone di cui si fidava per arrivare ai guerrieri. E quando le sarà richiesto l’estremo sacrificio per salvare dalla maledizione l’uomo che ama,non si tirerà indietro.

I Cacciatori non sono l’unico nemico contro cui i guerrieri devono difendersi. Gli antichi dei della Grecia che li avevano condannati e puniti, vengono sconfitti dai TITANI che prendono il potere. Sono loro ora a controllarli. Ma una volta tornati a capo dell’Olimpo,cosa franno i Titani? Li libereranno dei loro demoni senza ucciderli o chiederanno loro di commettere reati ai quali loro non vorrebbero partecipare?

Questo è un libro che richiede un po’ di concentrazione nel leggerlo. Ha una storia complessa, la guerra con i demoni, gli umani, i Cacciatori, gli dei e i Titani. Ha tanti protagonisti e personaggi, tra i quali spiccano ovviamente i guerrieri, che sono inizialmente sei, ma poi se ne aggiungeranno altri.

La storia ha un’ambientazione un po’ cupa. I personaggi sono lugubri, violenti, pericolosi, in base al tipo di demone che portano in loro. Ci sono tanti tatuaggi, piercing, vestiti neri, capelli blu e atteggiamenti da punk. I guerrieri girano armati fino ai denti. Sono sempre in costante tensione per un prossimo attacco del nemico. Non hanno pace. Non conoscono l’amore o il calore di un’altra persona. Vivono tutti oppressi dalla loro maledizione.

Protagonista indiscusso di questo libro, secondo me, non è la storia d’amore (che ovviamente c’è), ma il “riscatto dei propri peccati”. I guerrieri hanno peccato d’orgoglio, hanno scatenato una faida, sono stati puniti e sono stati condannati a soffrire per l’eternità per il loro peccato.

E’ un libro che si discosta dal romanzo rosa classico, che è principalmente romantico, e proprio per questo mi è piaciuto molto. Nonostante la storia complessa, si fa leggere con scorrevolezza, ogni situazione o riferimento al passato è ben spiegato, niente resta incomprensibile, e rimane sempre costante la voglia e il desiderio di sapere quello che succederà dopo. Io l’ho divorato in due giorni, e non vedo l’ora di leggere il seguito. E mai parola è stata più giusta: il seguito. Sì perché a mio avviso, non si possono leggere i libri successivi senza aver letto questo primo volume dove vengono introdotti i protagonisti dei libri a venire.

Qui fanno infatti già la loro comparsa Lucien, custode della Morte, e Anya, peperina figlia di un dio che odia i Titani. Loro sono i protagonisti del prossimo “Demon’s Kiss”, in uscita sempre nella collana BlueNocturne dal 23 giugno.

Abbiamo anche conosciuto Reyes custode del Dolore e DaniKa, protagonisti di “The Darkesest Pleasure” ( non so come lo tradurranno in italiano), terzo romanzo della serie.

Ci sono poi Aeron custode dell’Ira e Paris custode della Promiscuità, ma permettetemi, se non lo conoscete ancora, di dire due paroline su Torin custode della Malattia. Un guerriero che porta costantemente i guanti alle mani, cammina lontano dagli altri perché ha paura di avvicinarsi a qualcuno e inavvertitamente sfiorarlo. Se toccasse qualcuno o qualcuno lo toccasse, si scatenerebbe una pestilenza che ucciderebbe decine o centinaia di persone. Immaginate ora la solitudine di un uomo che da una eternità non sente il tocco di un’altra persona, non può dare o ricevere una carezza senza uccidere. A me ha fatto molta compassione. E molto tenera ho trovato la frase che gli rivolge Ashlyn per ringraziarlo di averla aiutata a fuggire (…), quando lui ferito giace solo nel letto con gli occhi chiusi:

“Vorrei poterti toccare, tenerti per mano e ringraziarti per avermi nascosta. Quella notte sono riuscita a raggiungere Maddox e a stringerlo tra le mie braccia.”

Torin aprì gli occhi e i loro sguardi si incontrarono. I suoi occhi verdi erano gentili. Se avesse potuto parlare, le piaceva pensare che le avrebbe dato il benvenuto a casa.

“Spero che tu guarisca presto, Torin”.

Non so se Torin avrà un suo libro, ma anche io spero di poter leggere nei libri successivi della sua guarigione. E non dimentichiamoci dell’altro grande protagonista delle storie: il vaso di Pandora, o dimOuniak, l’unico vaso in grado di imprigionare e contenere i demoni.

Riusciranno i guerrieri a trovarlo e liberarsi della maledizione? O saranno i Cacciatori a trovarlo per primi così da uccidere oltre ai demoni anche i guerrieri? Non siete curiose come me di scoprirlo?

DA LEGGERE ( in italiano) NELLA STESSA SERIE

Demon's kiss ( The Darkest Kiss) - 2° libro, ed. Harlequin/Mondadori, collana BlueNocturne, nr. 4, a giugno 2009 (Lucien e Anya )

LA SERIE ORIGINALE DEI LORDS OF THE UNDERWORLD










Il sito della serie: http://lotu.genashowalter.com/index.htm




L' AUTRICE
GENA SHOWALTER , classe 1976, ha venduto il suo primo romanzo a 26 anni e quattro anni dopo è già un'autrice di bestseller molto popolare, con già 13 romanzi all'attivo. E' autrice di romanzi rosa di vario genere, che spaziano dal paranormal romance, ai romanzi contemporanei, a quelli per adolescenti e all' urban fantasy .
I suoi libri sono apparsi sulle pagine di Cosmopolitan e di Sventeen dove è citta come autrice di rormanzi mozzafiato, storie che appassionano dalla prima all'ultima pagina, con eroi sensuali che si fanno ricordare. La Showalter è una vera nuova stella nel panorama del romanzo rosa e soprattutto in quello di genere paranormale.

Il sito dell'autrice: http://www.genashowalter.com/



RACHELE


Avete letto questo romanzo e volete dire il vostro punto di vista. Siete benvenute! Lasciate un commento.

SULLE ALI DELLA NOTTE di Maggie Shayne

Autrice: MAGGIE SHAYNE
Titolo originale: Twilight Phantasies
Genere: Paranormal
Ambientazione: Byram, Connecticut (USA), giorni nostri
Pubblicazione originale: ed. Silhoutte Shadow,1993. Ora disponibile solo nella raccolta Wings in the Night , ed. Harlequin, dicembre 2001, pagg.694
Pubblicato in Italia: ed.Harlequin/Mondadori, collana BlueNocturne, nr.1, aprile 2009
Parte di una serie: 1°romanzo della serie 'The Wings in the Night'
Livello sensualità: Medio
Giudizio :
Dopo secoli di solitudine finalmente una luce illumina l'eterna notte della sua esistenza con la promessa di un amore destinato a durare per sempre.
Condannato all'oscura esistenza dei non-morti da oltre due secoli, Eric Marquand non si è mai lamentato del destino che lo ha costretto a vivere per sempre nelle tenebre. Finché incontra Tamara Dey, la donna che ha conquistato il suo cuore e che non potrà mai essere sua, perché possederla significherebbe distruggerla. Ma lei, pur spaventata dall'aura di disperazione che avvolge quella misteriosa creatura della notte, sa che il suo fato è indissolubilmente legato a quello di Eric e, sfidando ogni logica, abbraccia fiduciosa il sentimento che la trascina tra le braccia dell'affascinante vampiro. E per salvare quell'amore è disposta ad andare contro tutto ciò che ha sempre creduto.

Tamara Dey è una giovane donna di ventisei anni che vive a Byram nel Connecticut con il suo tutore, Daniel St. Claire che l'ha adottata all’età di sei anni dopo la morte improvvisa dei suoi genitori.
Daniel St. Claire e il suo collaboratore Curtis Rogers, lavorano per il DPI (Division of Paranormal Investigation) e sono alla ricerca di vampiri, su cui effettuano anche ricerche sperimentali non autorizzate e segrete.

In particolare il loro obiettivo principale da anni, è catturare con ogni mezzo il vampiro Marquand.

Anche Tamara lavora per il DPI, ma a lei non è permesso studiare la documentazione sul presunto vampiro Marquand perché “non dispone delle necessarie autorizzazioni di sicurezza”. La cosa la disturba molto anche perché lei non crede nell’esistenza dei vampiri e trova eccessiva la dedizione su questo argomento del patrigno Daniel e di Curtis. In particolare lei si occupa di Jamey Bryant, un bambino con il dono della chiaroveggenza che ha instaurato con lei un forte legame. Al punto che Tamara sarebbe capace di uccidere colui che osasse fargli del male. (Jamey riuscirà a prevedere i pericoli in cui andrà incontro Eric e quelli a cui verrà sottoposta Tamara e cercherà di aiutarli, mettendo a repentaglio anche la sua stessa vita.)

Altre sono però le preoccupazioni di Tamara, in particolare un incubo che la perseguita da un po’ ogni notte alla stessa ora, lasciandola spossata e confusa.

"Nel sogno stava correndo, fuggendo da qualcosa verso… qualcuno! Si tuffò nella fitta vegetazione della foresta, in un intrico di rovi e piante rampicanti che le artigliavano le gambe, intrappolandola e impedendole di avanzare. Spire di nebbia le avvolgevano le caviglie, rendendole impossibile vedere dove metteva i piedi. Non aveva smesso di invocare il suo nome nemmeno per un istante, ma come sempre, al risveglio, non riuscì a ricordarlo.”

Perché non riusciva a ricordare il nome che pronunciava in sogno?

Eric Marquand era un uomo di 35 anni che stava per essere ghigliottinato. La mattina della sua esecuzione ricevette in carcere la visita di Roland, un vampiro che aveva vegliato su di lui sin dalla nascita, e che adesso era venuto per: non lasciarlo morire, né oggi, né domani, né un altro giorno. Eric è ora un vampiro da quasi due secoli che vive la sua vita in solitudine, fino a quando non incontra Tamara. Riesce a sentire Tamara gridare quando ha gli incubi. La sente chiamare il suo nome. Ma sa che non è in un reale pericolo. Allora cosa la angoscia? Cosa le provoca quegli spaventosi incubi? E perché nel sogno lo chiama?

“Dove sei Eric? Perché non vieni da me? Mi sono persa. Ho bisogno di te.”

“Sono qui Tamara.”

“Non riesco a vederti”

“Sono qui vicino. Presto verrò da te, amore. Adesso cerca di dormire. Non hai più bisogno di chiamarmi nel sonno. Ti ho sentito e… verrò.”

Sono passati venti anni dall’ultima volta che Eric ha incontrato Tamara. Tamara aveva solo sei anni all’epoca e si trovava in fin di vita in un letto di ospedale, perché aveva perso troppo sangue in un incidente. Ma Eric non sopportava di veder morire quella bambina che lui adorava e proteggeva. Così ebbe l’intuizione di farle bere il suo sangue. E Tamara si riprese, guarendo. Da allora il loro legame psichico già esistente, si era rafforzato fino a costringere Eric ad allontanarsi dalla bambina e dalla città con la speranza di affievolire quel legame. Ma non aveva funzionato, non appena tornato in città, il richiamo di Tamara era diventato per lui irresistibile. Doveva vederla.Lei si sarebbe ricordata di lui? Di quello che era successo tra loro in quell’ospedale? Lo avrebbe riconosciuto?

Quando si incontrano, lei rimane a fissarlo sbigottita. Non lo riconosce, ma sa di avere bisogno di lui. Incosciamente sa di conoscerlo e non riesce a permettergli di allontanarsi e di lasciarla “di nuovo”. Come era possibile? Stava forse impazzendo?

Quando Eric scopre che Tamara lavora per il DPI e soprattutto con Daniel St. Claire e Curtis Rogers, suoi mortali nemici che effettuano ricerche sperimentali sui vampiri prima di ucciderli, lui teme che lei possa averlo cercato solo per tendergli una trappola.E teme anche per il suo amico Roland, che tornato dopo tanti anni di isolamento in un’isola sperduta del sud del Pacifico, è ora ospite in casa sua. Roland è tornato perché sa che Eric è turbato dalle grida notturne di Tamara e vuole aiutarlo. Roland non può sentire Tamara, ma la sente solo attraverso la lettura della mente di Eric che ha con lui un intenso legame psichico. Eric prima di essere trasformato in un vampiro, era un Prescelto : uno di quei rari esseri umani che hanno una lieve connessione psichica con i non-morti, anche se spesso non se ne rendono conto. I Prescelti hanno un antenato in comune: il Principe Vlad l’Impalatore, ed hanno nel sangue un rarissimo antigene conosciuto come ‘antigene belladonna’. Solo gli individui che possiedono entrambi questi requisiti possono diventare vampiri. Loro sono i Prescelti. Ogni Prescelto ha un vampiro che lo protegge con cui ha spesso un intenso legame psichico. Anche alcuni esseri umani del DPI che conducono esperimenti scientifici sanno dell’esistenza dell’antigene belladonna e con questo riescono a individuare i Prescelti e tenerli sotto controllo.

Tamara non lo sa, ma anche lei è una Prescelta e il suo vampiro protettore è Marquand. Eric era solito vegliare il suo sonno quando lei era solo un’adorabile bambina. E quando lei ha avuto bisogno di lui, Eric l’ha salvata da morte certa. Rimanendo in ospedale con lei per tutta la notte, cullandola, raccontandole delle fiabe e cantando per lei. Al mattino però Eric decise di partire per indebolire il legame che c’era tra loro, e solo al suo ritorno ha scoperto che i genitori di Tamara erano morti pochi giorni dopo di un misterioso virus e che la bambina era stata affidata a Daniel St. Calire che l’aveva cresciuta.

Quando Tamara scopre che Eric è veramente un vampiro, lo shock è grande, teme che lui la stia usando solo per arrivare a liberarsi del suo tutore, Daniel St. Claire ,che gli da la caccia da anni. Non ricorda il loro precedente incontro, quando era una bambina. La sua mente è confusa ed ha rimosso i ricordi di quel periodo. Riuscirà a ricordare? Potranno mai fidarsi l’uno dell’altra? E come liberarsi di un legame che pare indissolubile?

Potranno le crudeli macchinazioni di Daniel St. Claire e Rogers Curtis ,che cercheranno di usarli, dividerli e perfino ucciderli, minare la loro fiducia e separarli?

Finalmente è stata pubblicata la tanto attesa collana BLUENOCTURNE della Harlequin Mondadori, o almeno era tanto attesa da me che amo leggere storie con vampiri, demoni e quant’altro.

Ultimamente c’è un' ampia scelta in commercio di libri del genere Paranormale anche qui in Italia, ed io mi ci sono tuffata a capofitto.
Ho letto tutti i paranormali della collana “I Romanzi Mystère”, adorando quelli che parlavano di vampiri e lupi mannari, come nei libri di Ronda Thompson, Lucy Blue, Lois Greimas e Teresa Medeiros. E non capisco perché sia stato deciso di interrompere tale collana. A mio modesto parere la causa va attribuita forse alle scelte “non forti” dei temi dei libri. Non tutti i romanzi Mystère infatti erano veramente dei Paranormali - come definirli? - Dark? Un esempio per tutti? Magia Proibita di Jo Beverley. È’ vero, c’era presente una misteriosa tavoletta magica che esaudisce i desideri, ma la magia era così “tiepida” da non giustificare, secondo me, l’inclusione di tale romanzo in questa collana piuttosto che in quella normale dei I Romanzi, anche considerando che questo libro fa parte di una serie (Company of Rogue) già iniziata nei I Romanzi, appunto.

Ho poi letto anche tutti e 4 i libri della serie “TWILIGHT” della Stephenie Meyer. Pur non essendo più un’adolescente, come potevo non adorare Edward e Bella, Jacob e tutti i Cullen, e seguirli nella loro crescita e trasformazione?
Ed ancora non potevo non seguire la finalmente tradotta in italiano serie della “Confraternita del Pugnale Nero” (Black Dagger Brotherhood) della J. R. Ward, a partire da Dark Lover e Lover Eternal. Qui ci sono protagonisti più adulti e maturi, nonché dark, adatti appunto ad un pubblico non proprio adolescenziale.

Queste per citare le serie più famose e chiacchierate degli ultimi tempi, perché ovviamente il mercato del Paranormale non si ferma qui e di tante altre potrebbero parlare quelle fortunate lettrici che possono leggere in lingua inglese quei libri che non sono stati ancora o non saranno mai tradotti in italiano.

Tornando a “Sulle ali della notte” , romanzo n. 1 della nuova collana BLUENOCTURNE della Harlequin Mondadori, il romanzo è carino e vale la pena di leggerlo. Per dirla alla “Francy”: è un libro ben scritto, avvincente anche se non travolgente. Per passare qualche ora piacevole in buona compagnia. Vale comunque la pena leggerlo, secondo me, anche in previsione dei suoi numerosi seguiti (14 mi pare), che potrebbero regalarci emozioni più forti rispetto a questa prima storia. A volte i primi romanzi non sono sempre i migliori.

Forte delle recenti varie letture di cui accennavo sopra, non ho potuto fare a meno però di notare le somiglianze e di fare paragoni tra questo e altri libri.
In particolare “Sulle ali della notte” mi ha ricordato “Twilight”. Poi a ben pensarci mi sono resa conto che forse è il contrario, essendo “Sulle ali della notte” stato scritto in epoca più remota (1993) rispetto a Twilight che è datato 2005. Eric Marquand, come Edward Cullen, è un vampiro da circa 200 anni e si sente solo. Entrambi vivono la loro immortalità come una sorta di maledizione. Entrambi non si nutrono di sangue umano prelevato alla fonte, (nel senso che non vanno in giro a mordere umani). Edward si nutre del sangue di animali, Eric invece ruba il sangue umano delle trasfusioni dagli ospedali.

Come Edward, Eric si fa scrupoli nel trasformare la sua amata in un vampiro. Vorrebbe anche lui restarle vicino fino a quando lei non invecchierà e morirà di morte naturale. Per poi morire di crepacuore quando dovrà vivere per l’eternità senza la sua donna. Però, rispetto ad Edward Eric è agevolato; essendo Tamara una Prescelta, avendo cioè nel sangue l’antigene belladonna, non vivrà oltre i 45 anni (che fortunata!), quindi gli scrupoli di Eric sono avvantaggiati e non ce li dobbiamo sorbire per 4 libri, ma riesce a liberarsene in uno. Anche Eric è velocissimo nel correre, ma contrariamente a Edward, non può esporsi ai raggi solari.

E ultimo, ma non ultimo, essendo Twilight un libro rivolto agli adolescenti, si ritrova una componente importantissima per gli adolescenti, ovvero la famiglia come luogo di accoglienza e di protezione. Edward infatti ha una famiglia (seppur di vampiri) che lo ha accolto, lo accudisce e lo protegge. Eric invece dopo la sua trasformazione in non-morto, ha dovuto rinunciare alla sua famiglia umana (madre e sorella) per evitare loro il trauma di vederlo trasformato, permettendo loro di condurre una vita normale.

Eric comunque ha dalla sua il vantaggio di essere un “uomo” e non un ragazzino. Con i suoi poteri psichici riesce a far fare a Tamara ciò che vuole con la sola forza del pensiero. E’ un uomo forte, disposto a sacrificarsi per difendere la sua amata. Ma per riuscire ad amare dovrà superare le sue paure.

Leggetelo dunque e fatemi sapere le vostre opinioni.

DA LEGGERE NELLA STESSA SERIE

La Regina della Notte ( Twilight Memories) - 2° libro, ed. Harlequin/Mondadori, collana BlueNocturne, nr. 3, a giugno 2009 (Roland e Rhiannon )


L' AUTRICE
La fortunata carriera da scrittrice di MAGGIE SHAYNE è iniziata anni fa durante una notte insonne ad assistere un neonato con le coliche. Lettrice vorace e amante della scrittura fin dalla più tenera età, Maggie si trovò improvvisamente senza un libro da leggere mentre assisteva il bimbo malato.Così finì per dipanare una storia da lei stessa inventata, sviluppando una trama che le rimase in testa per giorni, finchè non decise di sedersi a tavolino e metterla nero su bianco.
Oggi la Shayne è autrice di più di quaranta romanzi, che vanno dalle storie di streghe, vampiri, fantasmi, ecc. fino ai romantic suspense ad altissma tensione.L'autrice ha vinto numerosi premi, fra cui due Romantic Times Bookclub alla carriera, il National Readers Choice Award, e il molto ambito RITA Award, per il quale è stata nominata ben dodici volte . La Shayne è anche stata sceneggiatrice per le soap operas Sentieri e Così Gira il Mondo. Uno dei suoi romanzi, Eternity, è stato acquistato per ricavarne un film.
Maggie trova forza e conforto nella sua spiritualità ed è la fondatrice di una nuova tradizione spirituale, chiamata Wicca, anche conosciuta come RavenMyst Circle (circolo mistico del corvo), organizzazione senza scopo di lucro chee tiene seminari a chi è interessato ad approfondirne la filosofia.

Maggie Shayne vive a Otselic, una piccola città a sud dello stato di New York,dove, a suo dire, ci sono più mucche che persone, con il suo fedele bulldog inglese Wrinkles e il suo viziatissimo gatto Glorificus , più una coppia di Labrador retrivers.

SITO DELL'AUTRICE: http://www.maggieshayne.com/



RACHELE


Avete letto questo romanzo e volete dire il vostro punto di vista. Siete benvenute! Lasciate un commento.

IL MIGLIORE DEL 2008 : DARK LOVER di JD Ward

Ricordate quando circa due mesi fa abbiamo lanciato il sondaggio per leggere il romanzo preferito del 2008 per le lettrici del blog? ( Io il mio l'avevo già eletto : Private Arrangements di Sherry Thomas, al momento in lizza come migliore romanzo storico per i premi RITA...in bocca al lupo a Sherry!!!)

Avete risposto in tante, sia con i commenti che con le email e abbiamo allungato il tempo delle votazioni fino alla fine di marzo per dare la possibilità a molte di voi di votare.

Adesso abbiamo anche noi un vincitore!

AND THE WINNER IS...

DARK LOVER / Un amore proibito
di JD Ward

Questo è decisamente l'anno del paranormale! Sottogenere rosa popolare da anni negli Stati Uniti, si sta affermando evidentemente anche in Italia, se vogliamo prestare vede ai voti delle nostre lettrici! Buon piazzamento anche per Sognando di Te di Lisa Kleypas.

Colonne sonore che rimangono nel cuore

Chi, come me, non potrebbe vivere senza musica sa che qualsiasi momento della propria vita potrebbe essere ricordato non solo in base alle immagini, ai sapori e agli odori ma anche in base alla musica e alle canzoni che hanno caratterizzato la nostra vita in quel periodo.

Quando leggo le storie d'amore spesso accompagno la lettura con la musica e in qualche modo collego una personale colonna sonora a quella storia, come se fosse un film.

Perchè la musica può suscitare miriadi di emozioni. E a proposito di film ci sono film che non avrebbero avuto lo stesso impatto emotivo se non fossero stati accompagnati da una colonna sonora splendida. E se devo pensare quali film mi sono rimasti nel cuore , fra le altre cose, anche per la musica, allora mi vengono in mente questi quattro...Enjoy!


LEZIONI DI PIANO



L'ULTIMO DEI MOICANI



IL GLADIATORE



BLADE RUNNER




** Lezioni di piano : The Sacrifice di Michael Nyman
** L'ultimo dei Moicani : The Gael di Dougie MacLean
** Il Gladiatore : Now We Are Free di Lisa Gerrard e Hans Zimmer
** Blade Runner : Love Theme di Vangelis


Anche per voi la musica concorre fortemente a creare emozioni ? Qual è la vostra 'soundtrack' preferita? Ascoltate musica quando leggete ?
Lasciate un commento.

SCOPRIAMO I CLASSICI : 'Northanger Abbey' di Jane Austen

Avete presente i Classici? Sì, quelli della letteratura, quelli con la C maiuscola, che sono spesso considerati troppo lunghi e noiosi per essere divertenti da leggere?

Chi legge questo blog sa che noi abitualmente trattiamo altro, che siamo sostenitrici di un genere di narrativa d'intrattenimento, come quella rosa, che fa della 'leggerezza' virtù. Avere passioni più leggere non significa però non riuiscire ad apprezzare anche quei romanzi che fanno parte del patrimonio culturale dell'umanità.

Infatti con questo post parte una nuova rubrica che è anche una sfida: far scoprire ( a chi ancora non lo sapesse) che certi libri meritano senz'altro di essere 'avvicinati', letti e assaporati. Basta avere la voglia di entrarci, di capirli e gustarli pian piano, come faremmo con un buon vino...chi l'ha detto che un classico della letteratura deve essere per forza noioso?
Stefania mi ha proposto questa nuova rubrica proprio con lo scopo di far scoprire certi romanzi a chi di voi non ne ha mai voluto sapere, a chi non li conosce o a chi ha sempre pensato che certi tipi di letture non facessero per lei. Ecco, il nostro scopo è farvi cambiare idea!
E con chi dovevamo cominciare questa nostra carrellata 'letteraria' (in fondo siamo in una 'biblioteca'!) se non con la mamma di tutti i romanzi storici sentimentali, con l'ispiratrice di tutte le storie d'amore in costume Regency, con l'incomparabile JANE AUSTEN ?

Fra tutti i suoi romanzi Stefania ha scelto oggi di presentare il suo romanzo più breve che è forse anche uno di quelli meno conosciuti, ma non per questo meno interessanti: L'ABBAZIA DI NORTHANGER.



NORTHANGER ABBEY è considerato uno dei romanzi minori di Jane Austen. Ebbene, dichiaro subito che non sono d’accordo con questa valutazione. Sin dalla prima volta che l’ho letto, l’ho trovato divertente.
Divertente, sì. Avete letto bene, non sentimentale o intimo. In questo romanzo, lo spirito della Austen è caustico, graffiante persino, e regala attraverso la storia di una ragazza e della sua “educazione sentimentale” una critica sociale e di costume che è senza pari nelle sue altre opere.
Infatti, mentre nell’amatissimo Orgoglio e pregiudizio la critica sociale è mascherata tra le righe, in modo tale che solo un lettore attento può coglierla, in Northanger Abbey l’autrice si scaglia contro la moda della Reggenza che voleva le ragazze immerse in letture “pericolose” quali erano i romanzi gotici, tutte prese a spettegolare, scrivere lettere e diari, e flirtare con ufficiali privi di scrupoli.
Il risultato è una vicenda appassionante, fresca e godibilissima. Senza tempo.
La protagonista, Catherine Moreland, ha i sogni, le idee confuse e lo sguardo velato dall’ottimismo senza patemi, tipico degli adolescenti di ogni epoca; di contro, gli altri personaggi rappresentano degli archetipi concreti, dei caratteri umani che ognuno di noi ha incontrato nella propria vita: l’amica opportunista, la compagna fedele e sincera, la madre invadente, l’amica di famiglia parvenu, e infine il grande amore della vita, saldo e forte ma non per questo meno appassionato e memorabile. Ognuno di queste figure scaverà la personalità di Catherine fino a spogliarla dai sogni infantili di complotti metafisici per trasformarla in una giovane donna assennata e matura. Questo avviene senza traumi o dolori inconsolabili ma con una serie di passaggi graduali.
In questo senso, si può dire che Northanger Abbey è anche un romanzo di formazione, per quanto atipico possa apparire. Se si guarda al di là dell’ironia e della satira sociale, la Austen descrive la crescita di Catherine e il suo passaggio all’età adulta con una forza tale da impressionare il lettore. Questo si nota attraverso il mutamento dello stile, che nell’ultima parte del romanzo diventa meno frizzante per trasformarsi in un flusso maturo, ma non per questo noioso. È un romanzo che può esser letto su diversi piani e con diverse chiavi di lettura: satira di costume, satira letteraria, romanzo di formazione e infine, forse, romanzo d’amore.
La sua storia è frizzante, piena di sorprese; la sua protagonista, una ragazza assai diversa dalla tipologia delle protagoniste austeniane: Catherine Moreland non ha la tempra e il carattere delle sorelle Bennet, non è assennata come le sorelle Dashwood, non ha il coraggio di Anne Elliott o la sicurezza arrogante di Emma; eppure è indimenticabile, delicata e insieme, coraggiosa.
Procediamo con ordine.
Catherine è la quartogenita di una normalissima famiglia della piccola borghesia terriera; i suoi familiari sono terribilmente prosaici, la sua vita piatta. Per spezzare questa monotonia, la ragazza si rifugia nella lettura dei romanzi gotici tanto in auge in quel periodo: lei per prima “sa” di essere un’eroina, sebbene le sue origini e la sua vita siano quanto di più lontano dall’idea di eroina gotica. Non ha ancora lasciato alle spalle la sua adolescenza ma nello stesso tempo, aspira a essere qualcosa di più e di diverso. È fantasiosa, insicura, sognatrice in maniera infantile e sarà proprio attraverso le vicende che la vedono protagonista in questo delizioso romanzo, che arriverà alla maturità.

Ecco come l’Autrice parla della sua eroina:
Nessuno che avesse conosciuto Catherine Moreland nella sua prima infanzia avrebbe mai supposto che il suo destino sarebbe stato quello di essere un’eroina. Tutto era contro di lei: la posizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo aspetto fisico e persino le sue inclinazioni. (…) Al presente tuttavia non era consapevole della sua miseria, dal momento che non aveva un innamorato da ritrarre. Aveva raggiunto l’età di diciassette anni senza aver visto alcun amabile giovanotto che avesse attratto la sua sensibilità, senza aver ispirato alcuna vera passione, e persino senza aver suscitato alcun sentimento di ammirazione che non fosse assai moderato e transitorio. Che cosa strana! Ma le cose strane si possono ben spiegare quando se ne cerchi attentamente la causa. Non c’era alcun lord nel vicinato, e neppure un baronetto. Non c’era nessuna famiglia tra le loro conoscenze che avesse raccolto e allevato un bambino accidentalmente trovato sulla porta – non c’era anzi, alcun giovanotto le cui origini fossero ignote. Suo padre non aveva pupilli e lo squire della parrocchia non aveva figli.
Ma quando una giovane donna è nata per diventare un’eroina, la pervicacia di quaranta famiglie del circondario non glielo impedirà.”
Già da questo passo tratto dal primo capitolo, si nota come in questo primo romanzo di Jane Austen, scritto nel 1803 ma pubblicato nel 1811, l’Autrice è assai più tagliente e ironica di quanto non sia nei suoi altri romanzi. In quel periodo, imperava, anzi, impazzava la moda dei romanzi gotici di cui Ann Radcliffe era la maggiore autrice. Jane Austen, invece, descriveva in modo preciso il quotidiano di quella gentry cui lei stessa apparteneva: non per nulla è considerata la più importante autrice di domestic novels, quei romanzi che descrivono il quotidiano e che, ovviamente poco o nulla avevano a che fare con le atmosfere tetre e raccapriccianti dei “Misteri di Udolpho” o “The Monk (Il monaco)”.
A strappare Catherine dalla sua piatta esistenza arriva l’invito di un’amica di famiglia, Mrs Allen, che porta Catherine con sé a Bath. La città termale viene descritta in modo spietato, privata dal quella patina di charme a cui noi lettrici moderne siamo state abituate dai romance. Un esempio? Il ballo che si svolge nelle Upper Rooms: è caotico e affollato, la ragazza passa del tutto inosservata e si trova a far tappezzeria in perfetta solitudine. Il soggiorno diviene assai più interessante quando entrano in scena dei personaggi che cambieranno per sempre la vita di Catherine: Isabella Thorpe e Henry ed Eleanor Tilney.
Jane Austen ha una capacità straordinaria nel tratteggiare queste due figure femminili: sono costruite per antitesi, l’una rispetto all’altra. Tanto Isabella è charmante e socievole, tanto Eleanor Tilney appare riservata e silenziosa, persino noiosa.
Nel corso della vicenda, Isabella svela il suo vero carattere: dietro tutto il suo fascino si cela una giovane donna arrivista, piena di sé. Un’amica inaffidabile, in una parola, che delude Catherine, costringendola ad aprire gli occhi su quelle che erano state le reali intenzioni e il fondamento della loro amicizia e riservandole la prima vera, grande delusione della sua vita. Isabella si era legata sentimentalmente al fratello di Catherine, James, ma lo abbandona per il fratello di Eleanor, il capitano Tilney… salvo essere abbandonata a sua volta dal militare privo di scrupoli.
D’altra parte, Eleanor, così impeccabile da sembrare algida, si rivela affidabile e dotata non solo di buone maniere ma di una grande sensibilità, coerenza e dolcezza.
Il personaggio che attira maggiormente l’attenzione di Catherine, però, è Henry Tilney. Fratello di Eleanor e del capitano, viene presentato dalla Austen come un giovane uomo, che parla di mussola e di economia domestica senza però risultare poco credibile o effeminato. È la perfetta incarnazione di eroe beta: sicuro di sé ma non spaccone, dotato del fascino rassicurante del quotidiano, della solidità e del buon senso.

Vediamo un po’ come Jane Austen lo presenta: “Fecero (Catherine e Mrs Allen, ndr.) la loro apparizione alle LowerRooms e qui la nostra eroina ebbe miglior fortuna. Il maestro delle cerimonie le presentò infatti un giovane gentiluomo il cui nome era Tilney, perché le facesse da cavaliere. Sembrava avere all’incirca ventiquattro o venticinque anni, era abbastanza alto e piacevole di modi, aveva lo sguardo vivace e intelligente e, se non era proprio bello, c’era abbastanza vicino.”
A differenza di Mr Darcy, Henry Tilney non è altero, né particolarmente ricco: è un giovane attento, arguto, dotato di una maturità e di uno spirito tagliente che in più di un’occasione mette in difficoltà l’ingenua Catherine. “Il giovane parlò fluentemente e con spirito e nei suoi modi c’erano una malizia e un’arguzia che la incuriosirono sebbene non le capisse del tutto.”
Tra il signor Tilney e la signorina Moreland s’instaura un legame che non è sentimentale quanto piuttosto intellettuale. Il giovane tiene con lei un atteggiamento che a prima vista sembra frutto di condiscendenza ma che solo a una seconda, più attenta occhiata si qualifica come tensione affettiva. Lui è incuriosito da quella figura così fresca e ingenua, eppure così vitale. D’altra parte, Henry non può non prendere in giro la mania di Catherine di cercare misteri e maledizioni in ogni dove.
All’arrivo a Northanger Abbey, avita residenza dei Tilney dove Catherine giunge, invitata da Eleanor, questo tratto caratteriale del protagonista emerge con tutta la sua forza. I dialoghi tra i due sono un continuo alternarsi di curiosità e tensione, un delicato e frizzante mix di atteggiamento ironico e stupore. Persino quando la curiosità di Catherine arriva a immaginare un complotto che avrebbe posto fine alla vita della madre dei fratelli Tilney, Henry, sia pure molto deluso e contrariato, risponde con ironia tagliente.
Se capisco bene, lei ha pensato una cosa di tale orrore che non ho quasi parole per definirla. Cara signorina Morland, consideri la spaventosa natura dei sospetti che ha nutrito (l’omicidio della madre da parte del padre, ndr.). Come ha potuto formularli? Ricordi in che paese siamo e in che epoca viviamo. Ricordi che siamo inglesi e che siamo cristiani. Faccia appello alla sua capacità di capire e al suo senso della realtà nonché alla sua capacità di osservare ciò che le accade attorno. La nostra educazione ci prepara forse a tali atrocità?
Altro dato che contribuisce a rendere Northager Abbey tanto particolare rispetto agli altri romanzi di J, Austen è la presenza di un villain, un nemico. In questo caso, più che di un vero e proprio antagonista, si dovrebbe parlare di un nemico in senso più generale: Jane Austen mutua dai romanzi gotici l’idea di un nemico segreto che si svela nelle ultime pagine con un’azione tremenda e raccapricciante.
Nel caso di specie, il villain è il padre di Henry, il generale Tilney, che aveva creduto Catherine una ricca ereditiera; alla scoperta delle scarse o nulle risorse finanziarie della giovane Morland, la caccia via da Northanger Abbey nel cuore della notte, vietando ai figli qualunque relazione con la povera squattrinata. Nulla può fare Eleanor e Henry, lontano dal palazzo, viene a scoprire che la ragazza di cui adesso è innamorato solo al ritorno dalla sua canonica.
Il finale è un happy end in cui si assiste, più che al trionfo dell’amore, al trionfo della maturità. Catherine e Henry si sposano contro la volontà del generale e finalmente la giovane, ormai divenuta una donna, capisce qual è ciò che davvero conta per lei: Incamminarsi sulla via della perfetta felicità a ventisei e diciotto anni è cosa piuttosto positiva e professandomi in più convinta che le ingiuste interferenze del generale, lungi dall’essere dannose alla loro felicità, furono forse piuttosto favorevoli a essa, contribuendo a migliorare la loro conoscenza reciproca e aggiungendo forza al loro attaccamento, lascio da stabilire da parte di chi possa essere interessato, se la tendenza di quest’opera sia a raccomandare la tirannia dei genitori o a ricompensare la disobbedienza dei figli.”

Stefania

Speriamo che questo post sia riuscito a instillare una piccola goccia di curiosità in tutte quelle che non hanno mai pensato di essere 'portate' alla lettura dei classici. Un tempo quelli che per noi ora sono classici si vendevano per fare intrattenimento,e questa caratteristica nel tempo non l'hanno certo persa. Perciò, se non l'avete mai fatto, mettetevi alla prova, la prossima volta che passate da una libreria o da una biblioteca scegliete Northanger Abbey ed entrate nel mondo di Jane Austen!
...E se il romanzo vi è piaciuto potrete riviverne da capo le emozioni, guardando il delizioso film per la TV che ITV ha prodotto nel 2007, in cui Catherine Morland e Henry Tilney sono stati interpretati rispettivamente da Felicity Jones e JJ Feild ( felicissima scelta del cast, secondo me). Eccovene un assaggio e...BUONA LETTURA!


 

Avete mai letto Northanger Abbey?Avete visto lo sceneggiato di ITV ? Cosa ne pensate? un classico da ricordare? Lasciate un vostro commento.

BLUE NOCTURNE : esce la nuova collana di Harlequin/Mondadori dedicata al paranormal romance

Il successo anche qui in Italia di Twilight ( libro e film ) e di altri romanzi su vampiri e affini è probabile testimonianza di un crescente interesse verso un sotto genere romance che negli Stati Uniti sta riscuotendo già da qualche anno un grandissimo successo, attirando anche una fascia di lettrici più giovani che normalmente non leggono romanzi . (Come insegnante ho potuto vedere in prima persona quanto la saga della Meyer abbia catturato l'attenzione di molte mie allieve adolescenti che, poco abituate alla lettura, non hanno avuto paura di affrontare tomi da 4oo/500 pagine pur di continuare a leggere la storia di Edward e Bella!).

Conscia di questo crescente interesse, la Harlequin Mondadori ha deciso di ampliare l'offerta di questo genere anche da noi, inaugurando questo mese una nuova collana di romanzi, la BLUENOCTURNE, che escirà il 21 aprile con due titoli di autrici di paranormal super famose:
SULLE ALI DELLA NOTTE ( Twilight Phantasies) di Maggie Shayne , primo romanzo di una saga arrivata negli USA al tredicesimo episodio, e DEMON'S NIGHT ( the Darkest Night ) primo romanzo della nuova fortunata serie dei Lords of Underworld di Gena Showalter .
E a giugno due nuovi volumi con altri due episodi delle respettive serie: La regina della notte di Maggie Shayne e Demon's kiss di Gena Showalter.
** Sul sito della Harlequin/Mondadori ( clicca qui per andarci) questi romanzi sono già prenotabili e dopo la data di uscita in edicola saranno acquistabili anche online.

SULLE ALI DELLA NOTTE di Maggie Shayne
(nr.1 collana BlueNocturne di Harlequin/Mondadori)

Dopo secoli di solitudine finalmente una luce illumina l'eterna notte della sua esistenza con la promessa di un amore destinato a durare per sempre.
Condannato all'oscura esistenza dei non-morti da oltre due secoli, Eric Marquand non si è mai lamentato del destino che lo ha costretto a vivere per sempre nelle tenebre. Finché incontra Tamara Dey, la donna che ha conquistato il suo cuore e che non potrà mai essere sua, perché possederla significherebbe distruggerla. Ma lei, pur spaventata dall'aura di disperazione che avvolge quella misteriosa creatura della notte, sa che il suo fato è indissolubilmente legato a quello di Eric e, sfidando ogni logica, abbraccia fiduciosa il sentimento che la trascina tra le braccia dell'affascinante vampiro. E per salvare quell'amore è disposta ad andare contro tutto ciò che ha sempre creduto.

LEGGI IN ANTEPRIMA UN ESTRATTO DEL ROMANZO
( per gentile concessione della Harlequin Mondadori)
Eric si svegliò con la sensazione di avere la testa imbottita di cotone. Non aveva bisogno di finestre per percepire il debole chiarore che indugiava ancora nella parte occidentale della volta celeste. Non era stato il sopraggiungere delle tenebre a svegliarlo; nelle ultime settimane gli era accaduta la stessa cosa ogni sera. Le grida della donna gli echeggiavano nel cervello strappandolo al sonno. Terrore e confusione vibravano in quelle grida strazianti e le sue richieste d'aiuto lo colpivano come un arpione uncinato che gli lacerava il cuore e lo attirava verso di lei. Eppure esitava. L'istinto lo ammoniva a non agire d'impulso. Nei richiami disperati della donna non avvertiva una minaccia imminente, né aveva la sensazione che fossero causati da un pericolo reale. Ma da che cosa, allora?
Il fatto che lei riuscisse a chiamarlo a sé era incredibile. Nessun essere umano era in grado di evocare un vampiro. E il fatto che qualcosa di diverso da un pericolo mortale riuscisse a destarlo dal suo sonno simile alla morte lo sconcertava. Desiderava andare da lei, porle le domande che lo tormentavano. E tuttavia esitava. Aveva lasciato quel luogo molto tempo prima, giurando a se stesso che sarebbe stato lontano da quella ragazza per il suo bene. Aveva sperato che con il tempo e la distanza quell'intenso legame psichico si sarebbe affievolito, ma a quanto pareva non aveva
funzionato.
Si rilassò per un'altra ora nella quiete del suo rifugio sotterraneo. Quando il sole fu tramontato del tutto avvertì la familiare scossa di energia che lo pervadeva sempre in quel momento. I suoi sensi si fecero affilati come una lama e il corpo fu solleticato da mille sensazioni acuminate come spilli.
Si vestì, e dopo aver aperto le numerose serrature che chiudevano la massiccia porta si inoltrò silenziosamente nell'oscurità e spinse la lastra di pietra che si trovava a un'estremità della stanza. La parete si spalancò senza sforzo verso l'interno su quella che sembrava una normale cantina. Dalla parte opposta, la porta sembrava una rastrelliera ben rifornita di bottiglie di vino. Eric la richiuse alle proprie spalle e salì le scale che conducevano all'abitazione vera e propria.
Doveva vederla. Lo sapeva ormai da tempo, anche
se aveva cercato di negarlo: il suo richiamo era irresistibile. Quando la sua voce dolce e tormentata lo raggiungeva nelle pieghe vellutate del sonno, avvertiva con assoluta chiarezza l'angoscia che la torturava. Doveva a tutti i costi conoscere il motivo di tanta ansia. Eric si avvolse in un mantello scuro e uscì dalla porta a vetri del soggiorno. Attraversò il giardino che dal retro della casa si spingeva fino alla scogliera a picco sullo stretto di Long Island, raggiunse l'alta cancellata di ferro che circondava la proprietà e la scavalcò senza difficoltà, dopodiché si incamminò fra gli alberi.
Dopo un po' si fermò, vuotò la mente da ogni pensiero e chiuse gli occhi, aprendosi alla cacofonia di
sensazioni cui di norma negava l'accesso. Quella specie di bombardamento sensoriale lo fece sussultare. Nella sua mente risuonarono voci con toni, inflessioni e intensità diverse, e si sentì pervadere da una miriade di emozioni che andavano dal puro terrore alla gioia incontenibile. Eric cercò di difendersi dal turbine di sensazioni fisiche, piacevoli e dolorose, che imperversavano
dentro di lui. Non era in grado di individuare la mente di una persona particolare, a meno che non
gli stesse inviando un messaggio ben preciso... proprio come stava facendo lei in quel momento. A poco a poco acquisì il controllo di quella caotica accozzaglia di sensazioni e le passò al setaccio una per una, cercando di individuare la sua voce, i suoi pensieri. Nel momento in cui ci riuscì, si voltò nella direzione in cui lei si trovava. Quando si avvicinò al campo di pattinaggio e la vide,
si sentì mancare il fiato. Stava volteggiando al centro della superficie ghiacciata, illuminata dal chiaro
di luna, il viso trasfigurato da un'espressione struggente, quasi fosse innamorata della notte. A un tratto si fermò, allargò le braccia con la grazia di una ballerina e ripartì lentamente, poi accelerò di nuovo disegnando degli otto sul ghiaccio, si voltò e continuò a pattinare all'indietro a passo incrociato, rallentando gradualmente.
Guardandola, Eric avvertì un curioso bruciore alla gola. Erano trascorsi vent'anni da quando si era allontanato dal letto d'ospedale in cui giaceva quella bambina dai capelli corvini dopo averle salvato la vita. Ricordava con estrema chiarezza come lei avesse aperto gli occhi e si fosse aggrappata alla sua mano. Lo aveva chiamato per nome implorandolo di non lasciarla.
Lo aveva chiamato per nome, anche se non l'aveva mai visto prima di quella notte! In quel momento si era reso conto di quanto forte fosse il loro legame, e aveva deciso di andarsene.
Ricordava ancora ciò che era successo?, si domandò.
Lo avrebbe riconosciuto, vedendolo di nuovo?
Comunque fosse, non aveva intenzione di metterla alla prova. Tutto ciò che desiderava era guardarla, e penetrare nella sua mente per capire la causa degli incubi che l'angosciavano.
Lei si avvicinò a una panchina e vi posò i paraorecchie, poi scosse la testa e i capelli le scesero disordinatamente sulle spalle come un manto di riccioli neri. Si sfilò il giaccone, e dopo averlo appoggiato sullo schienale della panchina senza accorgersi che era caduto nella neve fresca, si girò e riprese a pattinare.
Eric aprì la mente e si sintonizzò su quella di lei, affilando i propri sensi. Bastarono pochi secondi, e
ancora una volta la forza del legame mentale che invariabilmente si instaurava tra loro lo stupì. Riusciva a udire i suoi pensieri con una chiarezza sconvolgente.
Sentì una musica, quella al ritmo della quale lei stava volteggiando sul ghiaccio. A un certo punto la
melodia si affievolì e lei parlò tra sé. Un axel adesso.
Brava Tamara. Un po' più veloce... ora!
Gli si strinse il cuore, guardandola. Era così bella, così aggraziata, con gli orecchini di diamanti che luccicavano alla luce della luna come se fossero magicamente intessuti nei suoi capelli. Possibile che fosse il suo Giuda? Un traditore travestito da angelo? Si sforzò di ristabilire il contatto con la sua mente, ma tutto quello che riuscì a percepire furono gioia ed esuberanza, e ancora quella melodia, l'ouverture dell'Impresario Teatrale. Tamara pattinava in perfetta armonia con il ritmo incalzante del brano, quando a un tratto la musica si interruppe bruscamente e lei si fermò al centro della pista, la testa inclinata, come se avesse udito un rumore che non riusciva a identificare.
Tamara si girò su se stessa con estrema lentezza, guardandosi intorno, e si fermò solo nel momento in cui lo ebbe di fronte, anche se Eric sapeva che non poteva vederlo, vestito di nero e immerso com'era nell'oscurità. Eppure lei aggrottò la fronte e si avviò nella sua direzione.
Possibile che il loro legame fosse così forte che lei avvertiva la sua presenza? Si era accorta che le stava sondando la mente? Eric si voltò con l'intenzione di allontanarsi, ma frenando lei sollevò dei frammenti di ghiaccio che gli colpirono le gambe. Avvertì il calore che si irradiava dal suo corpo surriscaldato dall'attività fisica. Lei lo aveva visto, a quel punto. Il suo sguardo gli tracciò una scia rovente sulla schiena, e lui non riuscì ad allontanarsi. Pur sapendo che era una follia,
Eric si voltò e la guardò negli occhi. Tamara lo fissò sbigottita per qualche istante. Aveva
le guance e la punta del naso arrossate, il fiato condensandosi le usciva dalla bocca formando delle nuvolette, e una vena le pulsava lieve sul collo. Pur costringendosi a distogliere lo sguardo dalla sua gola, Eric continuò a sentire dentro di sé quel lieve battito, come Beethoven doveva avere avvertito l'impatto fisico della propria musica. Scoprì di non poter distogliere lo sguardo dai suoi occhi: lo tenevano prigioniero, come se anche lei possedesse il potere di comandare sugli esseri umani. Eric si sentì annegare in quelle pozze enormi e profonde, così scure che faticava a distinguerne
le pupille. Mio Dio, pensò, sembrava già una di loro.
Tamara si accigliò e scosse il capo come se volesse scuotersi la neve dai capelli. «Mi dispiace, credevo si trattasse...»
La frase le morì sulle labbra, ma Eric aveva già capito.Aveva pensato che si trattasse di qualcuno che conosceva, qualcuno che le era molto vicino. E in effetti non si sbagliava. «... di qualcun altro» concluse al posto suo. «Mi capita spesso. Credo di avere un viso
molto comune.» Le sondò la mente cercando di scoprire se per caso lo avesse riconosciuto, ma lei non serbava alcun ricordo del loro precedente incontro.
Nella sua mente c'era solo quel potente desiderio, quel bisogno cui non sapeva dare spiegazione. «Buonanotte» le disse, voltandosi.
Non aveva ancora mosso il primo passo, che sentì la sua silenziosa supplica. Ti prego, non andare via! Si voltò di nuovo, incapace di resistere a quel richiamo.
La parte razionale della sua mente non faceva che pensare al tesserino del DPI che aveva trovato nel portafoglio della ragazza. Il cuore invece gli suggeriva di stringerla tra le braccia. Crescendo, Tamara si era trasformata in una donna molto attraente, la cui bellezza avrebbe tolto il fiato a qualunque uomo. I suoi occhi erano lucidi di pianto e quella scoperta lo turbò profondamente.
«Sono certa che ci conosciamo» sussurrò lei con voce tremante. «Dimmi chi sei.»
«Devi esserti sbagliata» ripeté Eric. «Sono certo che non ci siamo mai visti.» Fece per voltarsi, ma
questa volta lei si avvicinò, allungando una mano verso di lui. Il movimento le fece perdere l'equilibrio e fu solo grazie alla sua velocità sovrumana se Eric riuscì a voltarsi in tempo per impedirle di cadere: le sue braccia si strinsero intorno al suo corpo snello e delicato, attirandolo contro di sé.
Qualcosa gli impedì di lasciarla andare. La tenne stretta, e anziché opporre resistenza lei gli posò il capo sul petto, all'altezza del cuore che gli batteva all'impazzata. Il profumo che emanava da lei era inebriante e quando gli posò le mani sulle spalle, come per ritrovare l'equilibrio, Eric capì che avrebbe preferito morire mille volte piuttosto che lasciarla andare.
Tamara sollevò il capo e lo guardò dritto negli occhi.
«Noi ci conosciamo, vero?»

DEMON'S NIGHT di Gena Showalter
(nr.2 collana BlueNocturne di Harlequin/Mondadori)

I guerrieri avevano scatenato il male per vendicare il loro orgoglio ferito e ora erano costretti a ospitarlo dentro di sé. Così erano nati i Signori degli Inferi. Un guerriero immortale costretto da una maledizione a morire e a risorgere ogni notte... Una giovane donna mortale tormentata dagli echi del passato... Da sempre Ashlyn Darrow sente le voci delle persone che il destino ha condotto in quei luoghi. Un tormento che non le dà pace, finché non viene a sapere che nella cupa fortezza alle porte di Budapest vivono delle creature dai poteri soprannaturali in grado di salvarla. Quando incontra Maddox, un impetuoso guerriero prigioniero di un inferno tutto suo, per lei è come un sogno che si avvera. Le voci improvvisamente tacciono, e una passione irresistibile l'attrae verso quell'uomo cupo e affascinante. Ma ogni bacio, ogni carezza, la conducono più vicino alla distruzione, e a un'estrema prova d'amore.

LEGGI IN ANTEPRIMA UN ESTRATTO DEL ROMANZO
( per gentile concessione della Harlequin Mondadori)

Ogni notte la morte arrivava in modo lento e doloroso e ogni mattina Maddox si risvegliava sapendo di dover morire di nuovo. Questa era la sua maledizione e il suo castigo eterno. Si passò la lingua sui denti, desiderando che fosse una lama con cui tagliare la gola al nemico. Era già trascorsa quasi tutta la giornata: sentiva il tempo scorrere via, un velenoso ticchettio nella sua mente, e ogni singolo movimento delle lancette gli ricordava il dolore e la mortalità. Tra poco più di un'ora il primo colpo gli avrebbe trafitto lo stomaco, senza che lui potesse farci niente: la morte sarebbe arrivata inesorabile. «Maledetti dei» borbottò tra i denti, accelerando la velocità con cui si esercitava con i pesi.
«Sì, sono tutti dei bastardi» concordò una voce familiare alle sue spalle. Maddox non rallentò il ritmo all'intrusione di Torin.Aveva sfogato la frustrazione e la rabbia per due ore, colpendo la sacca da pugile, camminando sul tapis roulant e ora sollevando pesi; rivoli di sudore gli colavano sul petto nudo e le braccia, sottolineando i muscoli possenti. Avrebbe dovuto sentirsi esausto mentalmente come lo era fisicamente e invece le emozioni erano più intense e cupe che mai.
«Non dovresti essere qui» disse. «Non volevo interromperti, ma è successa una cosa » si giustificò Torin con un sospiro.
«Occupatene, allora.»
«Non posso.»
«Provaci; io non sono in grado di aiutarti.»

In quelle ultime settimane bastava poco per suscitare la sua collera assassina a cui nessuno scampava, neanche i suoi amici. Anzi, soprattutto i suoi amici. Non era quella la sua intenzione, ma a volte non riusciva a controllare l'impulso di colpire e straziare.
«Maddox...»
«Ho i nervi a fiori di pelle, Torin» gracchiò lui. «Farei più male che bene.»
Maddox conosceva i suoi limiti da migliaia di anni,fin dal giorno maledetto in cui gli dei avevano scelto una donna per un compito che avrebbero dovuto affidare a lui. Pandora era la guerriera più forte del suo tempo, ma lui era migliore e più capace, eppure era stato considerato troppo debole per vigilare su dimOuniak, un vaso sacro che conteneva demoni così malvagi e devastanti da non poter restare neanche negli Inferi. Maddox non avrebbe certo permesso che venisse distrutto; si era sentito invadere dalla frustrazione per quell'affronto, un sentimento condiviso da tutti i guerrieri che ora vivevano là. Avevano combattuto e ucciso per il re degli dei, l'avevano protetto con cura e si aspettavano che quel compito venisse affidato a loro. Il fatto che invece fosse stata scelta Pandora costituiva un'intollerabile umiliazione. La notte in cui avevano rubato il vaso a Pandora e liberato nel mondo un'orda di demoni volevano solo dare una lezione agli dei, ma il piano per dimostrare il loro potere era fallito: nel parapiglia il vaso era scomparso e i guerrieri non erano riusciti a ricatturare gli spiriti maligni. Il mondo era piombato nel caos e nelle tenebre, fino a quando il re degli dei era intervenuto, condannando ogni guerriero a ospitare un demone dentro di sé. Era stato un castigo esemplare e adeguato: i guerrieri avevano scatenato il male per vendicare il loro orgoglio ferito e ora erano costretti a ospitarlo. Così erano nati i Signori degli Inferi. A Maddox era stato assegnato il demone della Violenza, che ormai faceva parte di lui come il cuore o i polmoni. L'uomo non poteva vivere senza il demone e il demone non poteva manifestarsi senza l'uomo: erano connessi come due metà di un insieme. Fin dall'inizio la creatura che viveva dentro di lui lo aveva spinto a commettere azioni odiose e malvagie e Maddox era stato costretto a obbedire, perfino quando si trattava di uccidere una donna... come era successo con Pandora. Maddox strinse così forte i pesi che le nocche divennero bianche: nel corso degli anni era riuscito a controllare gli stimoli più ignobili del demone, ma era una lotta costante e lui sapeva che avrebbe potuto cedere in qualsiasi momento. Che cosa avrebbe dato per un giorno di calma, senza quel desiderio travolgente di fare del male agli altri, senza battaglie interiori, preoccupazioni e morte! Un giorno di pace...
«Non sei al sicuro qui» disse all'amico, ancora fermo sulla porta.
«Devi andartene.»
Posò la sbarra a cui
erano attaccati i pesi e si mise a sedere.
«Solo Lucien
e Reyes possono starmi vicino quando muoio.» E solo perché, per quanto riluttanti, avevano un ruolo da svolgere. Erano impotenti nei confronti dei loro demoni come Maddox lo era nei confronti del suo.
«Manca ancora un'ora.» Torin gli lanciò un asciu
gamano per tergersi il sudore.
«Correrò il rischio.»
Maddox lo prese al volo e se lo passò sulla faccia.
«Acqua.»
Non aveva ancora finito di chiedere, che una bottiglietta
ghiacciata fendette l'aria: l'afferrò con destrezza, la scolò avido e studiò l'amico. Come al solito Torin era tutto vestito di nero e portava i guanti. I capelli chiari gli ricadevano sulle spalle e incorniciavano un viso che le donne mortali consideravano bellissimo. Non sapevano che quell'uomo era un demone dall'aspetto angelico, anche se in realtà avrebbero dovuto capirlo: pareva emanare insolenza e nei suoi occhi verdi brillava una luce inquietante. Sarebbe stato capace di riderti in faccia mentre ti cavava il cuore, o magari mentre si cavava il cuore. Per sopravvivere erano tutti costretti a trovare un po' di umorismo dove potevano. Come tutti gli abitanti della fortezza di Budapest, Torin era un dannato: non moriva tutte le notti come Maddox, ma non poteva toccare un essere vivente senza trasmettergli qualche terribile infezione. Torin era posseduto dal demone della Malattia. Non toccava una donna da oltre quattrocento anni: aveva imparato quella dura lezione quando, cedendo al desiderio, aveva accarezzato il viso di una donna e scatenato un'epidemia che aveva decimato un villaggio dopo l'altro, uccidendo un enorme numero di esseri umani.
«Cinque minuti del tuo tempo: è tutto quello che ti chiedo» proseguì Torin risoluto.
«Pensi che oggi verremo puniti per aver insultato
gli dei?» chiese Maddox, ignorando la sua richiesta. Se non avesse permesso a nessuno di chiedergli un favore,non si sarebbe sentito in colpa al momento di rifiutarlo.
«Ogni nostro respiro è una punizione» rispose l'amico
con un sospiro. Era vero. Maddox arricciò le labbra in un sorriso lento e affilato e inclinò la testa verso il soffitto. Bastardi. Punitemi ancora, se osate. Forse allora sarebbe finalmente svanito nel nulla. Comunque dubitava che gli dei lo avrebbero ascoltato: dopo aver scagliato su di lui la maledizione di morte, lo avevano ignorato, fingendo di non sentire le sue invocazioni di perdono e assoluzione, le sue promesse e i suoi disperati tentativi di concludere un accordo. E comunque, cos'altro potevano fargli? Niente poteva essere peggio di morire ogni notte, di ritrovarsi privato di tutto ciò che era buono e giusto e di ospitare nel corpo e nella mente il demone della Violenza. Maddox balzò in piedi e lanciò in un cesto l'asciugamano umido e la bottiglia dell'acqua vuota, poi attraversò la stanza, raggiunse l'alcova semi-circolare di vetro colorato e guardò fuori nella notte attraverso l'unica parte trasparente.
Vide il Paradiso.

Vide l'Inferno.

Vide la libertà, la prigionia, tutto e niente.
Vide... la sua casa.
La fortezza era situata in cima a una collina affacciata sulla città: le luci brillavano intense, illuminavano il cielo di velluto e si riflettevano sul Danubio e sugli alberi carichi di neve. Spinti dal vento, i fiocchi candidi danzavano nell'aria. Lassù lui e gli altri potevano godere di un po' di intimità nei confronti del resto del mondo e potevano andare e venire senza essere costretti ad affrontare raffiche di domande. Perché non invecchi? Perché di notte urla disumane scuotono la foresta? Perché talvolta sembri un mostro?

Cosa pensate di questa nuova iniziativa della Harlequin/Mondadori di inaugurare una nuova collana di paranormal romance? Vi attirano i primi due titoli? Lasciate i vostri commenti.

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