BRIVIDI AD ALTA QUOTA di Laura Gay



*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Katie detestava volare. Si lasciò cadere sulla poltroncina della Business Class, lo stomaco annodato dalla paura. Cercò di distrarsi osservando i passeggeri del volo 306 della American Airlines: uomini d’affari in doppiopetto e donne rigide e impettite, nei loro tailleur grigio topo. Era tutto inutile: l’ansia le attanagliava le viscere.
     Sospirò, maledicendo se stessa per aver accettato quell’incarico. A quell’ora avrebbe dovuto trovarsi in vacanza, su qualche spiaggia della California. Ma no. Il suo redattore capo aveva deciso di assegnare proprio a lei l’intervista al multimiliardario Luke Anderson che, per inciso, detestava i giornalisti. Così si era ritrovata su quell’aereo, diretta a Parigi, dove Anderson aveva deciso di tenere un incontro con la stampa.
     Stava imprecando a bassa voce, proprio quando un uomo alto e atletico prese posto accanto a lei. Era fasciato in un completo scuro d’alta sartoria; con occhiali da sole e aria da non-mi-rivolgete-la-parola-altrimenti-mordo. Non che lei avesse intenzione di intavolare con lui una qualsiasi discussione. Era troppo impegnata a contare mentalmente per distrarsi.
     L’aereo decollò e Katie si ritrovò a chiudere gli occhi, serrando le dita sulle maniglie della poltroncina. Aveva allacciato correttamente la cintura di sicurezza? Si augurò di averlo fatto e ricominciò a contare.
     Uno, due, tre…
     Arrivata a quattrocentottanta perse il conto. Oddio, stava andando in iperventilazione!
     – Va tutto bene? – chiese una voce roca, decisamente sexy. Katie aprì gli occhi di scatto per incontrare quelli dell’uomo seduto accanto a lei, che evidentemente si era tolto gli occhiali da sole e ora la fissava con un paio di iridi azzurro cielo.
     – S-sì… credo – balbettò con un filo di voce, senza riuscire a distogliere lo sguardo da quegli occhi. Erano incredibili. Quasi ipnotici. Accorgendosi che lo stava fissando imbambolata da un paio di minuti, si schiarì la voce. – È solo che ho paura degli aerei – spiegò, agitando la mano per aria.
     L’uomo dagli occhi azzurri fece un sorrisino accondiscendente. – Io invece detesto i voli di linea. Purtroppo il mio aereo privato ha avuto un guasto e così ho dovuto prendere d’urgenza questo. Ho necessità di raggiungere Parigi al più presto.
     Aereo privato? Chiaramente la stava prendendo in giro.
     Katie si stampò un sorrisino ironico sul volto pallido e annuì. – Sì, certo. La capisco.
     Ostentando una calma che non provava affatto, afferrò il cartoncino laminato con le istruzioni per le emergenze: uscite di sicurezza, giubbotti di salvataggio… non ci aveva mai capito niente di quella roba, il che accrebbe la sua ansia.
     – Forse farebbe meglio a metterlo giù – fece il tizio con l’odio per i voli di linea, indicando il cartoncino che teneva in mano. – Chiuda gli occhi e si rilassi.
     Rilassarsi? E chi ci riesce?
     Katie si morse il labbro quasi fino a farlo sanguinare. – E come?
     – Pensi a qualcosa di piacevole.
     – Non mi viene in mente nulla.
     In realtà, tutto ciò a cui riusciva a pensare era un rumore di sottofondo, dall’aria alquanto sinistra. Cercò di incamerare ossigeno e rivolse uno sguardo atterrito a Occhioni azzurri. – Secondo lei, questo rumore è normale?
     Lui aggrottò la fronte. – Quale rumore?
     – Non lo sente?
     – Io non sento nulla.
     In quel preciso istante l’aereo ebbe un sussulto. Katie fu assalita da un’ondata di panico. Cominciò a sudare freddo mentre afferrava il braccio di Occhioni azzurri, come fosse stata un’ancora di salvezza.
     Oh, Dio. Oh, Dio. Oh, Dio.
     Senza accorgersene cominciò a ripeterlo come una litania. Poi delle labbra calde e seducenti coprirono le sue e tutto intorno a lei svanì come d’incanto.
  

Luke si ritrovò quella donna impossibile fra le braccia. L’aveva baciata per distrarla, ma era sua intenzione limitarsi a un bacio superficiale, quasi fraterno. Invece, non appena avvertì il corpo morbido e arrendevole di lei contro il proprio petto, perse ogni cognizione del tempo e dello spazio.
     Dannazione, sembrava fatto apposta per modellarsi al suo!
     Un brivido caldo gli serpeggiò lungo la schiena. Per un attimo la guardò dritta negli occhi. Erano grandi e scuri, intrisi di paura, ma anche di un desiderio malcelato che gli incendiò il sangue nelle vene all’istante. Percepì il profumo di lei nelle narici: un aroma intenso di vaniglia e di donna che gli andò dritto al cervello, procurandogli un’erezione improvvisa. Poi lei lo afferrò per la nuca, attirandolo nuovamente a sé. E l’incendio divampò, improvviso e inarrestabile.
     Quella bocca era così fresca, così morbida, così irresistibile. Luke chiuse gli occhi e si abbandonò alla sensualità di quel bacio, senza porre la minima resistenza. E perché avrebbe dovuto? In fondo era un uomo con normali appetiti sessuali e quella donna aveva tutte le carte in regola per stregare qualsiasi maschio arrapato avesse incontrato sul suo cammino. E lui era senz’altro arrapato in quel momento. Certo, avrebbe dovuto riflettere prima di agire in quel modo sconsiderato, ma in quell’attimo non riuscì a pensare ad altro che a quel corpo premuto contro il proprio, la morbida curva del seno che gli sfiorava il torace e che riusciva a percepire attraverso la stoffa della camicia.
     Un violento calore gli attraversò le membra togliendogli il fiato. Infine, lei si scostò liberandosi dal suo abbraccio, una luce confusa nello sguardo. – Oh, mio Dio.
     Non sapendo che altro dire, Luke azzardò una battuta. – Allora? Sono riuscito a evocarle qualcosa di sufficientemente piacevole?
     La donna arrossì continuando a fissarlo inebetita. Sembrava aver perso l’uso della parola. – È tutto a posto? Le chiese, preoccupato.
     – Sì, credo di sì – Sbatté le lunghe ciglia appuntite e inspirò. – Perché diamine l’ha fatto?
     Luke scrollò le spalle. – È stato un impulso. Volevo cercare di distrarla.
     – Oh, in quanto a questo ci è riuscito molto bene – Il tono di voce era lievemente indispettito. – Se per caso ha pensato che fossi una conquista facile a causa della mia avversione per gli aerei…
     Luke inarcò un sopracciglio e la interruppe: – Certo che no! Crede che io vada in giro a sedurre donne spaventate sugli aerei?
     – Cos’altro dovrei pensare? Mi è saltato addosso come una bestia in calore!
     – Be’, non mi sembra che lei abbia reagito in modo assai differente. Alla prima occasione mi ha ficcato la
lingua in bocca.
     La sconosciuta fece un verso stridulo, gli occhi talmente sgranati da sembrare due palle da bowling. – Cosa avrei fatto io?
     Osava pure negarlo? Luke si lasciò sfuggire una risatina sprezzante. – Perché non ammette che le è piaciuto?
     – Che cosa? – Arrossì di nuovo, annaspando come se fosse in cerca d’ossigeno. Oddio, dopo quel bacio non era da escludere.  – Come osa?
     Luke alzò gli occhi al cielo. Quella donna era petulante e ostinata. Ma cazzo, baciava da Dio.    


Katie avrebbe voluto dare una bella lezione a quello sbruffone, solo che quel bacio aveva scosso profondamente la sua abituale compostezza. Da quanto tempo non veniva baciata in quel modo? Troppo, senza dubbio. Anzi, a essere sinceri nessun uomo l’aveva mai baciata così, con quell’intensità travolgente ed eccitante.
     Si schiarì la voce e distolse lo sguardo, fissandolo oltre il finestrino. Ci mancava pure che perdesse la testa per un perfetto sconosciuto. Era davvero così disperata? Di certo lui l’aveva pensato.
     Cielo, si era comportata in modo sconsiderato. Le era bastato posare le labbra sulle sue per avvertire una potente scossa di desiderio. Era stata colta dall’impulso di affondare le dita nei suoi capelli e di accarezzare quel volto da dio greco. Avrebbe voluto saggiare la consistenza della sua pelle, aspirare a pieni polmoni quell’odore di maschio eccitato e far scorrere la lingua su di lui per sentirne il sapore.
     Ok, era matta da legare.
     Lo aveva desiderato così tanto, che anche ora il solo pensiero le procurava un nodo allo stomaco.
     – Ha intenzione di non rivolgermi più la parola? – le chiese a un tratto la voce roca di lui. Pareva contrariato. Katie gli rivolse quella che sperava fosse un’occhiata incendiaria.
     – Esattamente.
     – Almeno potrebbe ringraziarmi.
     – Ringraziarla? Per quale motivo dovrei farlo? – Katie si accigliò all’istante.
     – Be’, le ho fatto passare l’attacco di panico.
     Diamine, aveva ragione. Non si stava più preoccupando dei tremolii dell’aereo, né di precipitare da un momento all’altro. Ogni suo pensiero era rivolto a quell’uomo affascinante ed enigmatico – e anche un tantino presuntuoso – che l’aveva baciata come Dio comanda. Non smetteva di chiedersi come sarebbe stato avere con lui un incontro più intimo. Se faceva sesso come baciava… oddio, il solo pensiero le faceva tremare le ginocchia!
     Sbuffò, irritata più con se stessa che con lui. Poi afferrò la prima rivista che le capitò sotto mano e finse di immergersi nella lettura. Ma dopo pochi istanti fu costretta a sollevare lo sguardo, irritata dalla risatina sarcastica di lui. – Che c’è ora?
     Occhioni azzurri continuò a ridacchiare. – Sta tenendo la rivista al contrario.
     Un’ondata di calore l’avvolse. Avrebbe voluto sprofondare. Chissà come, riuscì a mantenersi seria e distaccata. – Che fa? Mi spia?
     Altra risata.
     Che male aveva fatto per meritarsi un compagno di viaggio simile? Cercò di darsi una risposta, ma non vi riuscì.
     Si ignorarono per il resto del viaggio e, atterrati all’aeroporto Charles De Gaulle, si persero di vista. Katie fu impegnata nella ricerca di un taxi che la portasse dritta in albergo e dimenticò del tutto lo sconosciuto dagli occhi azzurri. Be’, non proprio del tutto. Sentiva ancora il gusto della sua bocca sulla lingua, ma non l’avrebbe ammesso neppure sotto tortura. Una donna deve essere superiore a certe cose.
     Agitò una mano per chiamare un taxi, che le stava sfrecciando davanti, e gli corse dietro, rischiando di ruzzolare per terra a causa delle scarpe col tacco alto. Le aveva messe per darsi un tono più professionale, ma lei odiava i tacchi alti. Indossava solo ed esclusivamente ballerine e adesso cominciava a ricordarne il motivo: i sandali che aveva ai piedi facevano un male cane!
     – Bonjour – esclamò nel suo esitante francese, mentre si lasciava cadere sui sedili posteriori del taxi. – Mi porti a La Tremoille, per favore.
     Si trattava di uno dei più lussuosi alberghi parigini ed era proprio lì che Mr. Anderson avrebbe ricevuto i giornalisti, il giorno successivo. Per l’occasione, il giornale non aveva badato a spese e le aveva prenotato una stanza nel medesimo hotel. Ma quando Katie scese dal taxi, rimase quasi senza fiato e si rese conto di due cose: la prima era che non possedeva un abbigliamento adeguato e la seconda… be’, la seconda era che si sarebbe sentita come un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente raffinato ed esclusivo. Un motivo di più per detestare Anderson e quella dannata intervista.
     Sollevò il mento e drizzò la schiena, sforzandosi di camminare come una modella in passerella. Quindi, si avviò verso l’entrata di quell’edificio spettacolare che si trovava tra Avenue Montaigne e gli Champs-Elysees. Giunta all’ingresso, per poco non inciampò rischiando di rovinare a terra, ma riuscì a tenersi in equilibrio, evitando all’ultimo momento di fare la sua entrata trionfale. Le mancava proprio quello per attirare l’attenzione su di sé, cosa che voleva evitare a tutti i costi. Fu quando si diresse alla reception e notò le fronti corrugate di alcune signore dell’alta società, nei loro abiti griffati, che intuì che qualcosa non andava. Era una sua impressione o stavano fissando con disapprovazione proprio lei? Abbassò lo sguardo e si rese conto orripilata che la gonna le si era strappata proprio all’altezza del fondoschiena e che stava esibendo davanti a tutti il suo perizoma di pizzo nero.
     C’era mai limite al peggio?
     Katie si augurò di non scoprirlo e trascinandosi dietro il trolley, mentre fingeva un’indifferenza che era ben lontana dal provare, si fermò di fronte alla receptionist. – Dovrebbe esserci una prenotazione a mio nome. Sono Katie Wilson del Chicago Sun-Times.
     La signorina, impeccabile nella sua divisa blu notte, le indirizzò un sorrisino tirato. – Mi lasci controllare… ah, ecco… lei è qui per la conferenza stampa con Luke Anderson, giusto? La sua stanza è la 108, al primo piano. Le auguriamo un buon soggiorno.
     Katie fece una smorfia. Un bel soggiorno un cavolo! In fondo era lì per una dannatissima intervista, proprio mentre la sua amica del cuore Jessica si godeva le spiagge della California alla faccia sua. Si lasciò sfuggire un borbottio indistinto e si avviò verso gli ascensori, mentre un fattorino prendeva in consegna il suo bagaglio.
     Di una cosa era sicura: detestava già Parigi!


 Seduta al bar dell’albergo, Katie stava affogando i suoi dispiaceri con un drink delizioso, ma altamente alcolico, quando scorse un viso conosciuto: Occhioni azzurri, il tipo dell’aereo, si stava dirigendo proprio nella sua direzione.
     Merda.
     Si stampò in faccia un’aria distaccata e professionale e fece finta di non riconoscerlo. Purtroppo, non bastò a dissuaderlo. Con un sorrisino ironico su quelle labbra perfette e invitanti, Occhioni azzurri si piazzò proprio davanti a lei. – Guarda un po’ chi si rivede! – esclamò mettendo in evidenza la sua dentatura perfetta. – La ragazza che ha paura degli aerei.
     Lei si tese come le corde di uno stradivari. – Non ho paura degli aerei – precisò, acida. – Ho paura delle altezze elevate.
     Occhioni azzurri rise piano, con quel suo modo di fare da seduttore nato. – Un vero peccato. Immagino che non avrà intenzione di salire sulla Tour Eiffel, vero?
     In risposta gli lanciò un’occhiataccia. – Questi non sono affari suoi.
     – Trovarsi a Parigi e non visitare la Tour Eiffel è una vera tragedia.
     Katie bevve un altro sorso del suo drink, un sopracciglio biondo che schizzava verso l’alto. – La vera
tragedia, in realtà, è trovarsi qui per intervistare un dannato miliardario con la puzza sotto al naso. Non sono in viaggio di piacere, signor So-tutto-io.
     Lui aggrottò la fronte e si grattò la punta del naso. Un bel naso, a onor del vero. – Quindi lei è una giornalista. Si trova qui per la conferenza stampa con Anderson?
     – Come lo sa? È qui anche lei per lo stesso motivo?
     Occhioni azzurri scrollò le spalle. – In un certo senso.
     Katie non riusciva a crederci. Era un collega! Altro che aereo privato e tutte quelle stronzate. Era certa che la stesse prendendo in giro, durante il volo. Gli indirizzò un sorrisino ironico e gli indicò lo sgabello accanto al suo. – Be’, possiamo darci del tu, allora. Avanti, siediti. Mal comune, mezzo gaudio, come si suol dire.
     Dopo un attimo di esitazione, lui si accomodò e fece segno al barman di portargli lo stesso drink che stava bevendo lei. A quanto pareva erano già in sintonia. Katie sorrise tra sé, felice di aver trovato qualcuno con cui sfogare la propria frustrazione. – Sai, io avrei dovuto essere su una spiaggia della California, invece che qui a Parigi. Per colpa di Anderson ho dovuto rinunciare alle mie vacanze, ti pare giusto?
     – Ah, davvero? Be’, mi spiace.
     Katie sbuffò, continuando a sorseggiare la sua bevanda. Aveva un disgustoso colore rosa shocking, ma le Chicago Sun-Times.
piaceva. Strano, perché di solito non beveva mai alcolici. – Il mio capo ha deciso di assegnare a me l’incarico – riprese, già un po’ brilla. – Sai, sono una delle migliori reporter del
     – Sul serio? – Occhioni azzurri sembrava aver perso la sua loquacità, ma dimostrava interesse per ciò che lei diceva. Il sogno di ogni donna: trovarsi di fronte a un uomo affascinante che, invece di fissarti le tette, ti ascolta davvero. Incoraggiata, Katie attese che il barman gli servisse il suo drink e riprese a parlare.
     – Tra le altre cose, sai cosa dicono di Anderson?
     – No, che cosa?
     Katie sollevò un sopracciglio, in un modo di fare cameratesco. – Che detesta i giornalisti. Raramente concede un’intervista, ecco perché il mio capo ci tiene così tanto. Pare che questa conferenza stampa sia un evento eccezionale.
     Occhioni azzurri assaggiò il suo drink e fece una smorfia. – Cosa ci hanno messo qui dentro?
     – Non lo so, ma è buonissimo – Katie sollevò un braccio per attirare l’attenzione del barman e ne ordinò un altro.
     Il collega la osservò con espressione dubbiosa, ma poi si limitò a scrollare le spalle. – Tornando ad Anderson, forse è semplicemente un uomo molto occupato e geloso della propria privacy.
     Katie socchiuse gli occhi terminando il contenuto del suo bicchiere. – Sciocchezze! – Liquidò la questione con un’alzata di spalle. – Secondo me è solo un miliardario borioso e pieno di sé. E tu? Di che quotidiano sei?
     – Forse dovresti smettere di bere – Occhioni azzurri assunse un’aria preoccupata che la intenerì.
     – Non preoccuparti. Reggo benissimo l’alcol.
     Non era vero, ma non voleva fare la figura della provinciale con quel collega sexy che, tra le altre cose, baciava da Dio. Forse l’aveva giudicato male sull’aereo. E se gli avesse concesso un’altra opportunità? Erano entrambi a Parigi per lavoro. Non ci sarebbe stato nulla di male se avessero unito l’utile al dilettevole. Gli indirizzò un sorrisino malizioso e afferrò il secondo bicchiere come una bambina golosa un gelato.
     – Sai, avevi ragione sull’aereo – gli disse, mordendosi il labbro inferiore.
     – A che proposito?
     – Mi è piaciuto il tuo bacio.
     Vedendo che lui non diceva nulla, Katie fu assalita da un dubbio. – Ehi, non è che sei sposato, vero?
     Occhioni azzurri fece un sorrisino. – No, non sono sposato e neanche fidanzato. Tu però hai bevuto troppo.
     – Oh, e da cosa lo avresti dedotto?
     – Non mi avresti confessato che il bacio ti è piaciuto, altrimenti.
     Katie era stufa di tergiversare. Voleva di nuovo le labbra di quel maschione sexy incollate alle sue. Il cuore le batteva all’impazzata mentre gli fissava la bocca. Cercò di pensare a tutti i motivi per cui non avrebbe dovuto fare ciò che stava per fare, ma non le venne in mente nulla. Accorciando la distanza tra loro, lo baciò e oscuri fremiti di desiderio le esplosero dentro mentre gli afferrava la nuca e affondava la lingua in quella bocca meravigliosa. Dal canto suo, Occhioni azzurri non si tirò indietro. Variò l’angolazione del bacio,
le mani che le accarezzavano la schiena e le natiche. Dio, il calore che emanavano a contatto con la sua pelle, nonostante gli strati di stoffa che li separavano, era incredibile. Katie si sentì come se fosse stato appiccato un incendio. Si staccò da lui ancora ansimante, il cuore che le rimbombava nel petto.
     – Ehi – sussurrò contro le sue labbra. – Non sei affatto male, Occhioni azzurri.
     Lui strinse la mascella. Gli occhi, fissi in quelli di lei, emanavano scintille. Infine, le affondò le mani nei capelli avvicinando il viso alla sua bocca. Un secondo bacio, ancora più rovente del primo, lasciò Katie senza fiato. La lingua di lui era calda e ruvida contro la propria e la eccitò oltre ogni dire. Gettando la testa all’indietro gli offrì anche il collo e un gemito strozzato le uscì di gola non appena sentì le sue labbra umide scenderle sul collo.
     – Andiamo in camera mia – gli sussurrò all’orecchio – La mia stanza è la 108.
     Lui indietreggiò quel tanto che bastava per fissarla negli occhi. – Sei sicura?
     Oh, Dio. Sì.
     Ma non lo disse. Gli rispose invece con un altro bacio, finché non lo vide capitolare e trascinarla letteralmente su per le scale, dopo aver dato una lauta mancia al cameriere.


Katie chiuse gli occhi. Lo desiderava da morire. Nella penombra della stanza, la bocca di lui trovò la sua e lei la dischiuse per succhiargliela. I capezzoli si inturgidirono sotto il vestito e un sospiro di sollievo le uscì dalla gola, quando lui glielo sfilò di dosso per sfiorarle quelle punte estremamente sensibili coi pollici.
     Oh, cielo. Ancora. Fallo ancora.
     Katie si sentiva persa in un vortice di sensazioni incredibili. Il suo abito fu gettato sul pavimento in men che non si dica e lei si ritrovò avvinghiata a Occhioni azzurri, il bacino premuto contro la sua erezione.
     A un tratto lui si staccò, ansimante. – Aspetta – la sua voce era un sussurro roco. – Stiamo andando troppo in fretta… Frena. Non so neppure il tuo nome.
     – Katie. Mi chiamo Katie Wilson – Riprese a baciarlo, sfiorandogli con la lingua il mento volitivo e la mascella. La sua pelle era bollente e leggermente salata. Divina.
     – Bene, Katie – gemette lui. – Devo dirti una cosa.
     – Me la dirai dopo. Molto dopo.
     Senza voler sentire obiezioni, Katie gli slacciò il bottone dei pantaloni e tirò giù la zip, infilando dentro la mano. Deglutì sentendo il suo pene duro e gonfio sotto le dita e un sorrisetto soddisfatto le incuneò le labbra.
     – Katie… – Occhioni azzurri aveva negli occhi un’espressione pericolosa, quasi demoniaca. Rimase a fissarla per una frazione di secondo, dopo di che scosse la testa. – Oh, al diavolo! Vieni qui, dolcezza.
     Affondò la testa nell’incavo del suo seno, leccando la tenera carne fino al capezzolo e strappandole piccoli ansiti di soddisfazione. A quanto pareva Occhioni azzurri ci sapeva fare e non solo con i baci. Era un amante esperto, attento.
     – Ehi, collega – bisbigliò Katie con un filo di voce. – Stai andando alla grande.
     Lui le sfiorò il ventre con la mano e Katie fremette quando le sue dita scivolarono sulla peluria tra le cosce. Si stava bagnando e quella sensazione era così dolce, così perfetta. Era sicura che nessun altro uomo fosse stato in grado di stimolarla in quel modo, come se per lui farla godere fosse una missione di estrema importanza.
     Sentì di nuovo le sue labbra sul collo e sui seni mentre continuava a darle piacere con le dita. Katie si contorse, le cosce serrate contro quella mano che stava facendo cose indicibili. – Ti voglio dentro – sussurrò in un flebile lamento. – Adesso.
     Lui fece un sorrisino e infilò una mano nella tasca posteriore dei calzoni per estrarre qualcosa. Katie sentì il fruscio di una confezione di preservativi che veniva aperta e fremette nell’attesa. Occhioni azzurri si calò i pantaloni, senza premurarsi di toglierli. Aveva già gettato la giacca e la camicia d’alta sartoria – doveva informarsi sul nome del giornale per cui lavorava, perché era evidente che veniva pagato profumatamente – in un mucchio scomposto sul pavimento, e Katie allungò una mano a sfiorare quel petto solido e muscoloso mentre lui infilava il preservativo e la penetrava con un’unica, poderosa spinta.
     Chiuse gli occhi e in quel momento si aprirono per lei le porte del Paradiso.


Luke afferrò i polsi di Katie e li bloccò sul materasso nel momento in cui lei socchiudeva la bocca, lasciando che le loro lingue si intrecciassero al ritmo dei movimenti pelvici. Negli occhi di lei lesse un acuto desiderio. Una smania di essere posseduta che lo lasciò annichilito.
     Be’, quasi.
     – Vuoi venire, vero, piccola?
     Katie gemette e spinse avanti i fianchi. – Oh, sì. Ti prego.
     Bene. Perché aveva intenzione di farla godere come non mai, quella notte. Luke desiderava che non si
scordasse più di lui, sebbene in realtà non le avesse ancora detto chi era.
     Ma non era quello il momento. Ora desiderava solo perdersi in lei.
     I muscoli del suo corpo si tesero mentre spingeva più forte, sussurrandole sconcezze all’orecchio. La sentì ridacchiare e inarcare la schiena per andargli incontro, come in una danza sensuale in cui lei era la prima ballerina.
     Aveva avuto molte altre donne in precedenza, eppure Luke era certo di non aver mai trovato qualcuno con cui riusciva a sentirsi così in sintonia. Katie gli era entrata nel sangue da subito, fin da quel primo bacio
sull’aereo. In realtà, già allora avrebbe voluto strapparle le mutandine e possederla su quella dannata poltroncina della Business class.
     Luke cominciò a muoversi più veloce, ansimando come un mantice. Il sangue gli ribolliva nelle vene mentre ascoltava Katie gemere sempre più forte, fino a urlare di piacere.
     Gridava per lui. Per lui solo.
     Una soddisfazione primitiva gli riempì il petto. Voleva raggiungere l’orgasmo insieme a lei, toccare la vetta nel medesimo istante. Si tirò indietro per riaffondare dentro di lei e in quel momento vide le sue labbra tremare in un sospiro di piacere.
     Chiuse gli occhi, respirò a fondo e in quel momento venne a sua volta. Per un attimo si aggrappò a quella sensazione, gustandola. Si sentiva rilassato, felice… completo.
     Non era mai stato così bene con una donna.
     – Katie, devo dirti una cosa. Devo farlo, ora.
     Ma lei borbottò qualcosa e con un sorriso di beatitudine su quelle labbra a cuore si addormentò. 


Si svegliò di soprassalto. La luce che penetrava dalla finestra la colpì in pieno volto, quasi accecandola.
     Dio, che ora era?
     Aveva dormito tutta la notte come una bambina, complice l’alcol e il sesso. Il buon sesso. Anzi, meraviglioso. Era stato… non avrebbe saputo definirlo a parole. Katie allungò una mano verso l’altra metà del letto. Era ancora calda e profumava di lui.
     Occhioni azzurri.
     Si accorse solo in quell’istante che non conosceva il suo nome. Be’, lo avrebbe scoperto molto presto.
La rassegna stampa con Anderson era alle nove. Lanciò un’occhiata assonnata alla sveglia sul comodino e quasi non lanciò un urlo. Erano le otto e mezza, il che voleva dire che era in ritardo. Un ritardo pauroso.
     Cazzo, cazzo, cazzo.
     Si cacciò giù dal letto e quasi inciampò nella moquette. Le girava la testa, non avrebbe saputo dire se a causa dei drink micidiali che aveva bevuto la sera prima – al solo pensiero le veniva da vomitare – o se per il sesso strepitoso con Occhioni azzurri. Corse in bagno alla velocità della luce e si gettò sotto la doccia. Lavare via l’odore di Occhioni azzurri, che le si era appiccicato addosso, un po’ le dispiacque. Ma pensò che avrebbero potuto combattere il secondo round quella sera stessa, dopo l’intervista. Anzi, magari avrebbero potuto trascorrere il resto della giornata chiusi in camera.
     Un sorrisino entusiasta le fece incurvare le labbra all’insù, mentre cantava a squarciagola You can’t hurry love dei Dixie Chicks e si insaponava il corpo indolenzito. Dopo la doccia, si asciugò per bene e si infilò un paio di pantaloni neri e una camicia di seta rosso porpora, con una discreta scollatura. Un abbigliamento non troppo discreto e formale, ma elegante al punto giusto. Calzò i suoi sandali tacco dodici ed ecco fatto, era pronta per scendere nella fossa dei leoni per farsi sbranare da Anderson.
     Anzi, no. Magari sarebbe stata lei a sbranare lui.
     Si sentiva vitale come non mai.
     Fischiettando il motivetto dei Dixie Chicks, che ormai le era rimasto nella testa, si pettinò i capelli in uno chignon alto sulla nuca, lasciando ricadere qualche ricciolo ai lati del viso, per un effetto più sbarazzino. Sorrise soddisfatta allo specchio.
     Vai e stendilo, Katie!
     Ma quando si ritrovò nella sala conferenze, al piano terra, la sua spavalderia cominciò a scemare. I colleghi degli altri rotocalchi erano già presenti e si scambiavano battute e commenti sull’acidità di Anderson, chiedendosi il motivo di quella conferenza stampa così inattesa. Ma non vedeva Occhioni azzurri da nessuna parte. Katie sentì una fitta allo stomaco.
     Non se la sarà data a gambe, vero?
     Non sarebbe stato il primo uomo da una botta e via che incontrava sul proprio cammino. Non che fosse contraria al sesso senza legami, sia chiaro. Il fatto che fosse andata a letto con un perfetto sconosciuto era un esempio evidente di come la pensasse in merito. Però trovava irritante che la mattina dopo l’uomo in questione sparisse all’improvviso, come se non fosse esistito se non nella sua immaginazione. Dopotutto erano entrambi adulti e consenzienti. Perché darsi alla macchia? In quanto all’immaginazione… be’, non era proprio possibile che si fosse sognata tutto quanto. Una sessione di sesso come quella non si immagina. Era stato tutto fin troppo reale.
     Si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e si morse leggermente il labbro, proprio nel momento in cui la porta si apriva e Anderson faceva il suo ingresso, in un completo grigio scuro Dolce & Gabbana. La bocca le si spalancò d’impulso, restando bloccata in un’esclamazione di stupore. No, di puro terrore in verità.
     Occhioni azzurri e Luke Anderson erano la stessa persona.
     Dio, era stata a letto con la persona che doveva intervistare e non solo, gli aveva sbattuto in faccia tutta la sua avversione nei suoi confronti, complice qualche drink di troppo. Inutile dire che il suo comportamento non era stato affatto professionale. Sarebbe bastato molto meno per farle perdere il posto di lavoro.
     Col cuore che le batteva contro le costole, Katie cercò di farsi piccola piccola, mimetizzandosi dietro a una pianta. Aveva le guance in fiamme e la sua mente correva alla velocità della luce, nel tentativo di fare un po’ di chiarezza. Inutile. Era nel caos più completo. Non riuscì ad afferrare una sola delle parole che Anderson disse al microfono. Le domande dei colleghi fioccarono, una dopo l’altra, ma lei non riuscì ad aprire bocca. Rimase imbambolata a fissare il dio greco che solo qualche ora prima si era trovato nudo nel suo letto. Con lei sotto.
     Adesso sì che le veniva da vomitare.
     Il tempo passò quasi senza che se ne accorgesse. La sala si svuotò e rimasero solo lei e Anderson.
     – Puoi uscire da lì, ora – Lui la stava fissando con un sorriso fra l’imbarazzato e il divertito.
     Katie si irrigidì. – Immagino che ti sarai divertito alle mie spalle. Complimenti! Ti capita spesso di spacciarti per un'altra persona, per portarti a letto qualcuno?
     I suoi occhi assunsero un colore inquietante, diventando due pozze scure. – Ehi, io non mi sono spacciato per un altro. Volevo dirtelo, ma tu non mi hai lasciato parlare. E poi, dopo il sesso, ti sei addormentata di botto, come sotto l’effetto del cloroformio.
     Katie provò un’altra ondata di nausea. – Sei un bastardo, Anderson – disse con le lacrime agli occhi. – Stai lontano da me.
     Gli voltò le spalle e corse via senza voltarsi.
     La sua vita si era trasformata in un incubo dal quale non esisteva via d’uscita.
     Avrebbe voluto morire. 


California, una settimana dopo
Katie osservò le onde del mare infrangersi sulla riva, i capelli mossi dal vento. Un ciuffo le finì sugli occhi, ma non lo scostò. Si sentiva inerme di fronte a quell’immensità, azzurra come gli occhi di Anderson.
     Maledizione, non voleva pensare a lui. Non doveva.
     Al giornale le avevano imposto una settimana forzata di ferie, durante la quale avrebbero riflettuto sulla sua posizione. Il che equivaleva a un licenziamento sicuro. Tra i reporter inviati a Parigi, era l’unica che aveva fatto ritorno senza un pezzo nelle mani. La maledetta intervista.
     Calde lacrime di frustrazione le bagnarono il volto e le asciugò col dorso della mano, mentre qualcuno le si avvicinava con passi felpati.
     – Possiamo parlare? Ti ho inseguita per tutta la California e ora mi devi cinque minuti del tuo tempo.
     Non ebbe bisogno di voltarsi per capire a chi appartenesse quella voce. Ormai era impressa a fuoco nel suo cuore. – Anderson, che ci fai qui? Sei venuto a esultare per la mia sconfitta?
     Lui si sedette sulla sabbia al suo fianco. All’apparenza era calmo e controllato, ma un guizzo della mascella le fece capire che non era così sicuro di sé come desiderava apparire.
     – Katie, non era mia intenzione prenderti in giro. A Parigi non mi hai lasciato il tempo di spiegare.
     Si voltò verso di lui, una rabbia cieca che le comprimeva lo stomaco. – Spiegare? Non c’è nulla da spiegare. È stato solo sesso. Non penserai che per me abbia significato qualcosa di più?
     Naturalmente stava bleffando. Lui aveva significato molto di più. Significava tutto. Non si sarebbe sentita così annientata, altrimenti. Ma non voleva fare la figura della donna patetica che aveva letteralmente perso la testa per l’affascinante miliardario. Aveva un orgoglio da difendere, dopotutto.
     Lui sospirò e si lasciò sfuggire un’imprecazione. – Dannazione, Katie. Mi vuoi ascoltare? Mi dispiace per quello che è accaduto e sono pronto a rimediare.
     – Rimediare? E come?
     – Posso concederti un’intervista esclusiva. Solo per il tuo giornale. Potrai farmi tutte le domande che vuoi, anche sulla mia vita privata se lo desideri.
     Katie sgranò gli occhi. Anderson non parlava mai della sua vita privata. – D’accordo. Voglio sapere se ti capita spesso di andare a letto con donne abbordate nei bar degli alberghi.
     Lui fece un sorrisino. – Veramente sei stata tu ad abbordare me in quell’albergo. Comunque no, non mi capita spesso. Il fatto è che poche donne mi fanno l’effetto che mi fai tu.
     Katie si alzò di scatto. All’improvviso sentiva le lacrime pungerle gli occhi. Non voleva ascoltarlo, non voleva credere di essere stata per lui qualcosa di più di una semplice scopata. Altrimenti non sarebbe riuscita a negare i sentimenti che provava per lui e che decisamente era meglio tenere per sé. – A chi vuoi darla a bere, Anderson?

  Si alzò anche lui, gli occhi fissi nei suoi. – Non sto mentendo, Katie. Tu mi sei entrata dentro nell’esatto momento in cui le mie labbra hanno sfiorato le tue, su quel maledetto aereo. Voglio solo una possibilità. Permettimi di ricominciare da capo.
     Il sangue cominciò a fluirle più veloce nelle vene. – Ricominciare da capo? Se intendi farmi mettere piede di nuovo su un aereo, privato o di linea che sia, te lo puoi scordare!
     Anderson rise piano e scosse la testa, i capelli arruffati dal vento. – Non era quello che intendevo, anche se il sesso ad alta quota non deve essere male. Dovremmo provare un giorno o l’altro.
     Suo malgrado, Katie si lasciò sfuggire un sorriso. Come faceva quell’uomo a farle dimenticare la rabbia, l’umiliazione… ogni cosa. Niente sembrava avere importanza se non lui, lì in piedi, davanti a lei. Sospirò. – Non provarci, Anderson – rispose divertita.
     Lui l’afferrò per le spalle, attirandola a sé. – Ho intenzione di provarci, invece. E a lungo – Le labbra coprirono le sue, trasmettendole una scossa di desiderio talmente forte da farla tremare.
     Quando si staccò, Katie sollevò su di lui uno sguardo sognante. – Anderson, tu mi fai sentire sempre come se mi trovassi ad alta quota.
     Lui inarcò un sopracciglio. – Considerato l’effetto che ha su di te l’altitudine, non so se si tratti di un complimento.
     Ridendo, Katie lo afferrò per il bavero della camicia. – Baciami, stupido.
     E lui la baciò.

FINE


CHI E' L'AUTRICE

Laura Gay nasce a Genova dove tuttora vive, insieme al marito. Ama i libri, il cinema, la musica e gli animali, specialmente i gatti. Scrive da quando era bambina perché solo attraverso la scrittura riesce a esprimere se stessa e a volare con la fantasia.Ha pubblicato vari romanzi, tra cui Edmond e Charlotte. Le scelte dell’amore(Enrico Folci Editore, 2008), La figlia del re di Francia (0111 edizioni, 2010),Prigioniera del tempo (Boopen, 2010) e Ovunque sarai. (Boopen, 2011).  Per Delos Digital ha scritto Incantevole angelo (collana Passioni Romantiche),Sette giorni e sette notti, Senza Legami, Toccami, L’amante francese Adorabile bastardo (collana Senza Sfumature). Inoltre con Il risveglio dei sensi e Resta con me si è qualificata tra i finalisti nelle rispettive rassegne Rosso fuoco e Senza fiato, sul blog La mia biblioteca romantica, mentre un altro racconto, Bad Boy, si è distinto in Christmas in love 2013, sempre sullo stesso blog. Ha autopubblicato su amazon e kobo un romance storico dal titolo La contessa delle Tenebre e un time travel, Oltre i confini del tempo. La dama misetriosa  è la sua ultima autopubblicazione . Attualmente Laura collabora con il blog La mia biblioteca romantica per le recensioni.

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30 commenti:

  1. Cara consorella Laura, come sai mi piace tanto il tuo modo di scrivere pulito e scorrevole. Al solito, ho iniziato a leggere l’incipit salvandomi il link e invece ho proseguito fino alla fine. Che la Dea ti benedica

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    1. Grazie, consorella! Lieta di essere riuscita a catturare la tua attenzione e che la Dea benedica anche te.

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  2. Laura Gay è una certezza. Un racconto sensuale e divertente. Peccato non sia più lungo. Intrigante Mr Anderson!

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    1. Ti ringrazio, Lady MacKinnon. Chissà che non decida di riprenderlo in mano e farne un racconto un po' più lungo. ;-)

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  3. Bello questo racconto di Laura Gay. Molto interessante Luke Anderson e devo dire che mi è piaciuta anche Katie.

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    1. Felice che ti sia piaciuto, cara Franca.

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  4. mamma mia ma Laura Gay tu non riesci a deludermi mai ma come fai????
    Dove vendono un Luke anche per me???
    Cosa dire sono senza parole, avevo iniziato a leggere pensando che lo avrei iniziato e poi lo avrei finito di leggere stasera con calma ma mi ha preso talmente che non sono riuscita a fermarmi bellissimo coinvolgente emozionante
    Brava

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    1. Grazie Stefania! E naturalmente anche Luke ringrazia. 😉

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Molto, molto carino. Dovrei volare più spesso!
    Complimenti, Laura!

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    1. Grazie, Sarah. Se sugli aerei si incontrassero uomini affascinanti, pronti a baciarti, anch'io volerei più spesso. ;-)

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  6. Come al solito Laura i tuoi racconti sono frizzanti e allo stesso tempo romantici! Proprio un bel racconto!! Io non ho paura di volare, ma credo che se dovessi adocchiare un tipo come Luke iniziero' a farmi venire un attacco di panico! :-)

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    1. Ciao Viviana, lieta che il racconto ti sia piaciuto. Neanch'io ho paura di volare, purtroppo però soffro il mal d'aria e detesto volare. Inoltre, finora non mi è mai capitato di incontrare un uomo come Luke che mi faccia cambiare idea. ;-)

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  7. Divertente e ironico con un tocco di erotismo che non dispiace in questi caldi pomeriggi estivi :-P

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  8. Un bel racconto mooolto sensuale. Mi sto ancora sventolando per l'incontro rovente in albergo ^_^
    Qualche volta ho viaggiato in aereo, ma nemmeno io ho mai incontrato un uomo come Luke
    Anderson. Beata Katie!
    Se ci sarà una versione più lunga del racconto la leggerò con molto piacere :)

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  9. Molto carino e frizzante. Si legge e rilegge con piacere e un sorriso sulle labbra.Milena

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  10. Molto molto carino! E' stato un vero piacere leggere questo racconto ironico, sensuale, frizzantello. Ce ne puoi regalare subito un altro? Ciao!

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  11. Ciao Laura, il tuo racconto è frizzante, coinvolgente. L'ho apprezzato molto anche se odio volare!

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  12. Complimenti Laura, come al solito i tuoi racconti non deludono mai. Mi è piaciuto davvero tanto, nonostante sia un racconto piuttosto breve: la storia di katie e Luke è davvero molto coinvolgente e intrigante...

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  13. Questo racconto mi è piaciuto un sacco! Scorre via con una facilità pazzesca, divertente, sensuale, non volgare, la protagonista è adorabile e lui...un gran figo.
    Ho una sola perplessità: ma possibile che lei dovesse intervistare un tipo e non si fosse mai andata a cercare una foto? Google zero? Va bene che lui era riservato, ma su qualche rivista patinata o professionale uno come lui sarebbe dovuto apparire.

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    1. Grazie, Eiry. È vero. È strano che Katie non abbia cercato una sua foto o info su Luke. In realtà io ho voluto raffigurarla come una pasticciona, un po' sbadata. Vista in quest'ottica, forse può essere più credibile il fatto che non abbia agito come chiunque altro al suo posto avrebbe fatto. 😉

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    2. Grazie, Eiry. È vero. È strano che Katie non abbia cercato una sua foto o info su Luke. In realtà io ho voluto raffigurarla come una pasticciona, un po' sbadata. Vista in quest'ottica, forse può essere più credibile il fatto che non abbia agito come chiunque altro al suo posto avrebbe fatto. 😉

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    3. Grazie, Eiry. È vero. È strano che Katie non abbia cercato una sua foto o info su Luke. In realtà io ho voluto raffigurarla come una pasticciona, un po' sbadata. Vista in quest'ottica, forse può essere più credibile il fatto che non abbia agito come chiunque altro al suo posto avrebbe fatto. 😉

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  14. bello, romantico, divertente e accattivante, proprio come piace a me.....
    effettivamente un po' cortino, ma è la sostanza quella che conta..

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  15. In questi giorni mi sto dedicando alla lettura dei vostri racconti in concorso, il tuo è stato il primo ad essere letto. Ho aspettato a commentarlo per confrontarlo con gli altri.Sicuramente avrà il mio voto.Trovo che il modo di scrittura sia scorrevole e cattura molto l'attenzione.Bello mi è piaciuto molto.Auguri di cuore

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  16. spero che sul prossimo volo per londra ci sia un lord disposto a farmi passare l'improvviiso attacco di paura che mi faro venire.......non si sa mai !!!!! brava per il racconto della loro notte d'amore......decisa e discreta nella descrizione..........salutiiiiiii

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  17. Complimenti Laura, racconto molto carino.
    Miriam

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  18. Bellissimo.....complimenti!

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  19. Bellissimo.....complimenti!

    RispondiElimina

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